CHARLIE JONAS.
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PAUSA CAFF CON GATTI.
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Titolo originale: Katzencaf.
Traduzione di: Paola Rumi.
2021. Garzanti Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Cerca il tuo tavolino preferito. Accomodati, ordina un caff e gusta un dolce. Scegli un libro dagli scaffali.
Lascia che il gatto si avvicini a te. Ora puoi cambiare la tua vita.
Come quella sera, quando una gattina bianca dagli occhi verdi cangianti era comparsa all'improvviso, quasi fosse caduta dal cielo, miagolando e picchiettando con le zampe sui vetri. Sembrava non appartenere a nessuno, cos aveva accolto quell'ospite inaspettata nella sua vita. Quella era stata una bella giornata.
Si aggirano furtivi tra i tavolini, dormono sugli scaffali, usurpano le sedie pi comode.
Sono loro i veri padroni della caffetteria pi famosa della citt: i gatti, come la dolce e bianca Mimi. Sar forse per questo che l succedono cose straordinarie. Al suono delle fusa tutto sembra pi semplice, ogni scelta meno ardua, ogni errore meno irrimediabile.
Perch tutti hanno ostacoli da superare e scuse da fare, ma i gatti ci aiutano a trovare il coraggio di cambiare. Basta poco perch tutto accada: si sceglie il tavolo preferito, si ordina un caff e una fetta di dolce, si prende un libro dagli scaffali. Ma soprattutto si segue una regola: aspettare.
Aspettare che gli strambi avventori dal passo felpato decidano di avvicinarsi. Perch, si sa,  inutile chiamare un gatto: verr solo quando lui vorr.
 cos per Maxie che non  mai riuscita a capire quale sia il suo sogno nel cassetto, o Leonie che non dice la verit per non ferire una persona cara. Poi c' Paul che vorrebbe tanto abbracciare sua figlia Emma, che si sente spesso sola. Per loro la caffetteria  l'unico posto in cui tutto sembra di nuovo possibile. In cui il passato pu servire per cambiare il presente. Se ne esce diversi, pi forti, pi ottimisti. In fondo, niente di quello che si  fatto o detto  imperdonabile. E dove c' un rimorso c' sempre una seconda occasione. Mimi e i suoi amici sono l per ricordarcelo: nulla  mai perduto per sempre.
Un esordio che ha conquistato il mondo intero. Nessun lettore, nessun giornalista, nessun libraio n alcun editore ha potuto resistere al fascino dei gatti, dei libri e di un'antica caffetteria. Tutti si sono innamorati di questa storia che fa sembrare quello che c' intorno bello e pieno di possibilit.
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L'AUTORE.
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CHARLIE JONAS  lo pseudonimo di una famosa giornalista tedesca amante dei gatti. Per scrivere il suo romanzo d'esordio: Pausa caff con gatti, si  ispirata a un luogo reale, in cui si pu entrare per comprare un libro, gustare una tazza di caff o una fetta di torta, ma anche adottare o semplicemente coccolare teneri gatti.
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PAUSA CAFF CON GATTI.
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Capitolo 1.
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Pioveva ormai da ore. Susann Siebenschn, alla finestra, fissava gli alti alberi verdi della EichendorffstraBe, che in quella giornata capricciosa di aprile non riuscivano a darle conforto. Anche Mimi, accanto a lei, pareva avere lo sguardo perso nel vuoto. Bianca come la neve, ritta e immobile come una sfinge, sedeva sul davanzale interno e si concentrava sulla cortina color argento formata da innumerevoli goccioline.
Che tempo schifoso, comment Susann.
Mimi non disse niente. Era una gatta, e i gatti, come  risaputo, non parlano granch.
Colonia sar anche la citt pi bella del mondo, prosegu Susann, ma da queste parti piove decisamente troppo.
Anche Bertold lo diceva sempre: Colonia  il regno della pioggia. Sospir con aria afflitta.
Naturalmente non si trattava solo del meteo. 11 colloquio con quel dottor Kugelmann, il cordiale ortopedico dal viso rosso e con una stretta di mano decisa dal quale era stata quella mattina, le dava da pensare.
Allora, signora Siebenschn... aveva detto il medico mentre sbatteva le lastre sullo schermo luminoso per poi lasciarsi cadere di botto sulla sua sedia. Prima o poi dovremo mettere un'anca nuova. Se il dolore aumenta, non aspetterei troppo. Ovviamente il movimento aiuta sempre, cosa le devo dire... Meno peso grava sulle anche e meglio , no? L'aveva guardata, aveva sospirato con aria complice e infine si era posato le mani sulla pancia, che appariva prominente sotto il camice bianco. Susann si era sentita un po' in colpa e d'un tratto aveva avuto piena coscienza di quei dieci chili di troppo che si portava dietro da qualche anno. Si era stretta nel suo scialle dalla delicata decorazione floreale e si era ripromessa di mangiare meno dolci in futuro.
Kugelmann si era appoggiato allo schienale, incrociando le dita con aria benevola.
Ammetto che il tempo tipico della pianura di Colonia non sia particolarmente salutare per le nostre ossa marce...
In un posto pi caldo il suo fisico sarebbe stato meglio preservato, ma non si pu sempre scegliere, vero?
Susann aveva scosso il capo tristemente.
Quanti anni ha? Il medico aveva gettato un'occhiata al computer. Settantatr? Be', allora ha tutta la vita davanti -
per cos dire. Aveva riso allegramente, mentre Susann si rannicchiava sempre pi nella sedia destinata ai pazienti.
Ah, signora Siebenschn, non si perda d'animo! Un intervento all'anca al giorno d'oggi non  nulla di grave. Nel giro di pochi mesi torner a saltare come un grillo.
E mentre il dottor Kugelmann, con gli occhi che brillavano, lodava i vantaggi di una protesi in titanio - un ortopedico resta sempre un ortopedico -, Susann era stata presa da un profondo sconforto.
A dire il vero si potrebbe anche pensare di intervenire su entrambe le anche - l'artrosi non fa mai le cose a met...
aveva ipotizzato il medico. Con questo sistema abbiamo ottenuto ottimi risultati. Aspetti... Si era messo a battere eccitato sulla tastiera e poi aveva rivolto il monitor verso Susann.
Guardi questo video di tre minuti: rester meravigliata!
Susann era impallidita e aveva rifiutato con un cenno della mano. Le sembrava che il discorso stesse prendendo una brutta piega. Forse potrei chiedere un secondo parere...
aveva detto con un filo di voce.
Lo faccia... lo faccia! Il dottor Kugelmann aveva mantenuto un tono affabile mentre le allungava sulla scrivania una brochure informativa che lei aveva fatto sparire nella borsetta.
Ci pensi su - non deve farlo per forza la settimana prossima, le aveva detto alla fine salutandola, e i lampi nei suoi occhi azzurri dietro gli occhiali rivelavano il desiderio di mettersi in azione. Le aveva quasi stritolato la mano. Io sono sempre
pronto. E accorgendosi che lei esitava, aveva aggiunto:
Far meglio ad abituarsi all'idea: non potr evitarlo.
Susann Siebenschn era scappata via dall'ambulatorio. In un impeto di ostinazione aveva oltrepassato l'ascensore, prendendo le scale. Forza... si era detta, consapevole di non avere alcuna voglia di abituarsi al pensiero di una punta in titanio ficcata nel suo femore. Aveva deciso di passare dalla pasticceria Schneider e comprarsi una generosa fetta di torta al burro.
Una volta arrivata a casa, poco pi tardi, dopo essersi tolta l'impermeabile bagnato e aver posato l'ombrello aperto sul pianerottolo perch si asciugasse, aveva preso in mano istintivamente il telefono per chiamare Lo, la sua migliore amica. Lo avrebbe detto che gli ortopedici vogliono sempre operare -Si sa, sono dei veri macellai! - e avrebbe tirato fuori la storia dell'amico di un amico che un paio di anni prima dopo una diagnosi analoga si era unito a un gruppo di escursionisti e ancora andava allegramente per boschi con le sue anche originarie.
Mai buttarsi gi, aveva sempre detto Lo, agitando l'indice scherzosa. Essere infelice non ha mai reso felice nessuno.
E aveva ragione. Non serviva a niente avere l'infelicit come migliore amica. Sorridendo assorta, Susann cominci ad accarezzare il pelo di Mimi. E mentre il rumore della pioggia si mescolava alle leggere fusa della gatta, pens che Lo aveva il raro dono di far sorridere gli altri. Di rendere la vita leggera. Ed era anche la persona che le era stata pi vicino dopo la morte improvvisa di Bertold, cinque anni prima.
Susann Siebenschn sospir al pensiero di quell'anno tragico in cui lei e il marito, come sempre, nel mese di maggio erano andati a Ischia per godersi lo splendore della fioritura dell'isola vulcanica, il buon cibo e l'energia benefica delle calde acque termali. Un viaggio da cui sarebbe tornata da sola. Perch l'appassionato camminatore, che aveva otto anni pi della moglie, aveva esalato serenamente l'ultimo respiro in cima all'Epomeo davanti a un bicchiere di vino rosso e a un piatto di gustose bruschette.
Susann ricordava ancora perfettamente il momento in cui
Bertold aveva allontanato il piatto, si era appoggiato con un sospiro soddisfatto allo schienale della sedia e aveva detto:
Pomodori cos non ci sono da nessun'altra parte al mondo.
Poi aveva lasciato vagare lo sguardo su quell'ampio paesaggio di un verde tenue che si estendeva in lontananza fino al mare. Guarda come  bello tutto questo, Susannchen. Non sembra il paradiso?
Con queste parole aveva chiuso gli occhi per fare un pisolino al sole. Cos almeno pensava lei. Che quelle erano state le sue ultime parole l'avrebbe capito solo un quarto d'ora dopo.
E quando, alcuni giorni pi tardi, erano ritornati in Germania
- lei nella cabina di un aereo Alitalia, Bertold in una cassa di zinco -, Susann aveva giurato a s stessa di non rimettere mai pi piede su quell'isola dove aveva trascorso tante meravigliose vacanze con il marito. Comunque Bertold, che aveva lavorato diversi anni come agente assicurativo, era stato abbastanza previdente da stipulare una polizza viaggio che prevedeva anche il trasporto in patria in caso di morte - una benedizione in quella situazione spiacevole. E, nonostante il dolore, Susann era rimasta colpita dalla competenza e dalla gentilezza con cui quelle persone si erano prese cura di lei e delle spoglie mortali di Bertold.
Tesoro, un infarto sull'Epomeo... che incubo! avevano esclamato le amiche all'apprendere la notizia, precipitandosi a consolare Susann. D'altro canto... andarsene in un momento cos felice... che bella morte! Una cosa del genere se la augurano tutti. E ancora: Andr meglio con il passare del tempo. La vita va avanti....
E in effetti la vita andava avanti - o meglio: le cose andavano semplicemente avanti, perch per Susann, i giorni, le settimane e i mesi senza il suo fedele marito, che aveva condiviso con lei gli alti e i bassi della vita, erano tristi e perlopi solitari.
A volte ce l'aveva un po' con Bertold, che se l'era svignata in quel modo, lasciandola da sola. Figli non ne avevano, circostanza che andava attribuita all'abitudine un po' incosciente di Susann di girare con abiti molto leggeri nelle sere ancora piuttosto fredde di inizio estate, che le aveva causato una malattia infiammatoria pelvica. Il fatto che sua moglie
non potesse avere figli, comunque, non aveva ridotto l'amore di Bertold per lei. Ognuno di noi ha l'altro, questo  ci che conta, diceva sempre. E proprio questo era il problema: che adesso l'altro non c'era pi. Non c'era pi un noi, non c'era pi Bertold, e nessuno pi la chiamava Susannchen
n le leggeva un articolo divertente o interessante dal Klner Stadt-Anzeiger.
Lo l'aveva aiutata molto. Lo era una che metteva le cose a posto, e anche adesso, Susann ne era certa, avrebbe avuto un buon consiglio per la sua amica dalle anche doloranti.
Ma Lo non c'era pi. Se n'era andata - cos si diceva quando qualcuno poco oltre la sessantina moriva. Come se quella persona avesse semplicemente cambiato posto.
Naturalmente c'erano anche altre amiche e diversi conoscenti.
Era inevitabile, quando si abitava in una citt come Colonia. In un Veedel, un quartiere, in cui le persone si intrattenevano a parlare tra loro per strada e dove ogni mattina la panettiera domandava: Come va oggi, signora Siebenschn?
Tutto bene?, e lo diceva sinceramente.
Ma Lo, con la sua risata contagiosa, era sempre stata la sua preferita. Domani  un altro giorno, diceva, quando nuvole scure si addensavano all'orizzonte e la vita ancora una volta non era tanto semplice. Domani  un altro giorno era la formula magica di Lo, che l'aveva presa da Rossella O'Hara, l'intrepida eroina di Via col vento. E, s, in teoria ogni giorno che passava su questa terra poteva accadere qualcosa di sorprendente e persino di bello. Come quella sera poche settimane dopo la morte di Lo, quando una gattina bianca dagli occhi verdi cangianti era comparsa all'improvviso, quasi fosse caduta dal cielo, davanti alla porta della sua terrazza, miagolando e picchiettando con le zampe sui vetri. Sembrava non appartenere a nessuno, cos Susann aveva accolto quell'ospite inaspettata dapprima nel suo soggiorno e poi nella sua vita. Quella era stata una bella giornata.
Da circa un anno Mimi le faceva compagnia e di notte stava sdraiata ai piedi di quel letto matrimoniale che sembrava diventare sempre pi grande, troppo grande. Ovviamente una gatta non era un marito e non poteva nemmeno sostituire
una migliore amica, tuttavia Mimi riempiva di vita l'appartamento e a volte Susann aveva il sospetto che quella micia bianca non fosse arrivata l per caso ma che fosse stata inviata da un'anima buona dalla risata contagiosa.
Mentre dunque stava alla finestra del suo appartamento in uno stabile d'epoca, fissando la pioggia battente e riflettendo sulla vita, Susann si chiese quando aveva iniziato a distinguere i giorni in belli e brutti. Ancora solo pochi anni prima, ogni volta che la sera posava il suo libro, spegneva la luce sul comodino e dava un bacio a Bertold, non le sarebbe mai venuto in mente di dire cose tipo: Oggi  stata una bella giornata.
Oppure: Oggi  stata una brutta giornata. Era forse l'et che portava a formulare simili pensieri? Le perdite che si accumulavano? Il fatto che la notte si dormiva sempre peggio e la mattina le ossa erano sempre pi dolenti? Susann si rese conto di essere diventata un po' piagnucolosa. Le faceva male l'anca e la diagnosi del dottor Kugelmann la preoccupava.
E quando ci si preoccupava si cominciava a pensare che le cose sarebbero di certo andate storte. Susann si allontan dalla finestra e raddrizz le spalle.
Mimi gir la testa e la guard con aria interrogativa.
Sai una cosa, Mimi? Adesso ci facciamo un bel caff e poi vediamo se questa non pu ancora trasformarsi in una bella giornata.
Mimi miagol e salt gi dal davanzale.
Mai buttarsi gi, eh?... sussurr Susann poco dopo, mentre il caff gorgogliava riempiendo la cucina con il suo intenso profumo consolatore. Ma, seriamente... cosa dovrei fare adesso?
Port il caff e la torta al burro in soggiorno, pos il vassoio sul tavolino e si sedette sul divano a fiori. Mimi si sistem accanto a lei e la guard come in attesa. Fuori continuava a piovere. Mentre sorbiva con cautela il caff bollente, Susann teneva lo sguardo fisso sulla foto che, nella sua cornice d'argento, faceva mostra di s sulla credenza: raffigurava lei e Bertold davanti a un ristorantino nella pittoresca baia di Ischia Porto. Guard le case variopinte che seguivano il profilo
a semicerchio della baia, le buganvillee color rosa fragola e le clematidi di un blu intenso che si arrampicavano rigogliose sui muri e inondavano d'ombra i tavolini graziosamente apparecchiati. Le sembrava quasi di percepire quel caratteristico profumo di fiori, mare e grigliate che si fa incontro a chi visita quei luoghi.
E tutto d'un tratto fu presa dal desiderio di andarsene.
Non nel senso di ritirarsi ma nel senso di andare via. Andare ancora una volta a Ischia. Soggiornare ancora una volta all'hotel Paradiso, dove era sempre stata accolta con gentilezza quando arrivava con Bertold dopo la traversata in traghetto da Napoli. Camminare di nuovo nelle antiche stradine, bere un Aperol sour nel porto di Forio, percorrere lentamente la magnifica via Roma da Ischia Ponte a Ischia Porto, tra gelaterie e negozietti graziosi, e spingersi fino al Castello Aragonese, che si raggiungeva attraversando uno stretto ponte di pietra, e l, su una delle terrazze, bere un cappuccino all'ombra degli ulivi godendosi la vista mozzafiato sul mare, che si estendeva fino al Vesuvio...
Per la terza volta quel giorno Susann fece un sospiro profondo, in questo caso, per, dovuto al bellissimo ricordo in cui si mescolavano un alito di malinconia e un'immensa nostalgia.
E pi lei si perdeva nei ricordi, pi le piaceva l'idea di rompere la solenne promessa fatta a quel tempo e ritornare ancora una volta - un'ultima volta - a Ischia. Sulla sua isola preferita. Dove il sole in primavera era piacevolmente tiepido e il clima mite e secco.
Forse sar l'ultima volta che potr fare un viaggio, borbott.
Carpe diem, Susann. Finch  ancora possibile.
Guard di fianco a s, dove la sua gatta si era raggomitolata soddisfatta.
Ma Mimi dove la metto?
Pensierosa, Susann mise in bocca l'ultima forchettata di torta. Sistemare da qualche parte un gatto non era una cosa tanto semplice, naturalmente. I cani si potevano affidare alle pensioni per cani o anche portarli con s. Pensioni per gatti, per quanto ne sapeva, dalle sue parti non ce n'erano,
e affidare Mimi a un servizio di cat sitter scovato su internet era fuori questione. Doveva trovare una persona di fiducia, qualcuno che conosceva direttamente. Pass in rassegna col pensiero diverse possibilit, le scart una dopo l'altra, finch davanti ai suoi occhi comparve all'improvviso il volto di una donna dai capelli scuri che portava il basco in maniera disinvolta. Come aveva fatto a non pensarci prima! Leonie Beaumarchais, un'insegnante che da qualche tempo abitava qualche casa pi gi nella OttostraBe, sembrava proprio la candidata ideale. Naturalmente non era esattamente un'amica, e poi tra loro c'era una differenza d'et non indifferente, ma Leonie le era stata da subito simpatica, e via via che si conoscevano avevano capito di condividere alcune cose. All'inizio si erano incontrate qualche volta per strada, dal macellaio nella LaridmannstraBe o dal fioraio, e quella giovane donna vestita in modo molto fine aveva colpito Susann. La nuova vicina aveva quel certo non so che: era affascinante, e il suo sorriso era un po' pi bello di quello della maggior parte delle persone. Quando si incontravano, le due donne si salutavano cordialmente, parlavano del pi e del meno, come si fa tra vicini, e una volta, nel negozietto di vino e formaggi in fondo alla EichendorffstraBe - dove entrambe facevano volentieri acquisti perch sapevano apprezzare un formaggio gustoso o un buon vino rosso -, si erano intrattenute a chiacchierare sulla questione se al pane all'aglio orsino fatto in casa si abbinasse meglio un Comt stagionato ventiquattro mesi o un Brie de Meaux.
Beaumarchais? E un nome francese? aveva chiesto Susann con interesse quando Leonie si era presentata fuori dal negozio dove erano rimaste per qualche minuto a parlare.
E cos era saltato fuori che in effetti la giovane donna con il basco era per met francese e aveva trascorso la sua infanzia a Parigi. Suo padre, un francese originario di Lione, lavorava al ministero degli Esteri. Tuttavia, grazie alla madre tedesca, Leonie
si sentiva a proprio agio con entrambe le lingue. Infatti parlava senza alcun accento e da due anni insegnava tedesco e francese in una scuola del quartiere di Neuehrenfeld. A diciotto anni si era trasferita con la madre a Dsseldorf, dove
aveva fatto la maturit e in seguito terminato gli studi. Quel sabato pomeriggio pieno di sole non aveva fatto cenno a cosa ne era stato del padre. C'era stata una breve pausa di silenzio, e naturalmente Susann non aveva chiesto nulla. In fondo era una signora discreta.
Bene, allora buona giornata. Mi ha fatto piacere.
Anche a me.
Avevano ripreso in mano le loro borse della spesa e si erano rese conto di andare nella stessa direzione.
Non  stato difficile per lei passare da Parigi a... Dsseldorf?
Proprio Dsseldorf! Come la maggior parte dei suoi concittadini, Susann aveva dei radicati pregiudizi nei confronti della capitale della Renania Settentrionale-Vestfalia e dei suoi abitanti.
Leonie Beaumarchais aveva scosso il capo, mentre raggiungevano la parte pi tranquilla della EichendorffstraBe dopo aver attraversato l'Ehrenfeldgrtel, il viale trafficato che divideva in due il quartiere.
Ma no! A parte tutto il resto, quello  andato bene. Leonie
sollev le sopracciglia. Sa come si dice a Dsseldorf?
Dsseldorf  una piccola Parigi, aveva aggiunto, e Susann aveva avuto il leggero sospetto che mademoiselle Beaumarchais, col suo nasino all'ins, si desse un po' di arie perch veniva dall'elegante Dsseldorf.
E sa cosa si dice a Colonia?
Leonie Beaumarchais aveva inclinato il capo guardandola con curiosit.
No. Cosa si dice a Colonia? aveva chiesto senza alcun tono polemico. Evidentemente non sapeva niente dell'eterna rivalit fra le due citt sul Reno.
Colonia  un sentimento, aveva risposto Susann, senza riuscire a nascondere del tutto un certo orgoglio nel tono della voce.
Oh! Leonie aveva riso di cuore. S, questo l'ho notato.
Sa, signora Siebenschn, in realt sono contenta di aver avuto la cattedra a Colonia e non a Dsseldorf. Ma non lo racconti a mia madre... Aveva fatto l'occhiolino a Susann con aria complice. Colonia  cos... viva, e le persone sono aperte e
tolleranti. E ci sono i vari quartieri - proprio come a Parigi. A
volte il nostro mi ricorda il Quartiere Latino, dove girovagavo volentieri da ragazza. Tutti questi negozietti, le strade animate...
Qui si vive senza stress. E anche se non  tutto bello e perfettamente pulito, Colonia ha uno charme tutto suo.
Susann Siebenschn aveva annuito entusiasta. Apprezzava quelle parole, naturalmente. Mademoiselle Beaumarchais le piaceva sempre di pi e, osservandola passeggiare accanto a lei con il suo abitino estivo leggero e le scarpe rosse con il cinturino, la giovane donna dagli occhi scuri le appariva sempre pi come una versione di s stessa pi giovane. E tutto sommato Colonia e Parigi erano accomunate da pi cose di quante si potesse pensare in un primo momento. Chi, se non l'abitante di Colonia, sapeva davvero cos'era il tanto decantato savoir-vivre? E in fondo che differenza c'era tra C'est la vie e il detto di Colonia Et es, wie et es,  come ? O tra Chacun  son gout e Jede Jeck es anders, ognuno  fatto a modo suo? E poi il duomo di Colonia! Era perlomeno tanto grandioso quanto la cattedrale di Notre-Dame, e quella purtroppo era stata recentemente danneggiata da un grande incendio, mentre il duomo stava saldo sul Reno e vegliava sulla citt.
Susann era persa da qualche istante in questi pensieri estremamente piacevoli quando aveva udito Leonie Beaumarchais chiedere: E lei? Abita da molto a Colonia?.
Sono nata qui, aveva spiegato. Home is where my Dome is.
Qualche tempo dopo le due donne si erano incontrate da Pane e Cioccolata, un piccolo ristorante italiano sulla OttostraBe
che offriva un menu semplice e gustoso
Ma guarda un po'! aveva esclamato Susann felicemente sorpresa, quando aveva visto Leonie entrare dalla porta. Cosa fa lei nel mio ristorante italiano preferito?
 anche il mio ristorante italiano preferito, aveva precisato Leonie Beaumarchais. Pane e Cioccolata , per cos dire, la mia cucina allargata. Io abito proprio qui di fronte. E
aveva indicato un antico edificio a pi piani dall'altra parte della strada.
Con un gesto magnanimo, Susann aveva invitato al suo tavolo la sua nuova amica mezzo francese.
Non vuole sedersi con me? O aspetta qualcuno?
No. Leonie aveva scosso la testa e si era ravviata i capelli.
Sono qui da sola. Si era seduta, sorridendo imbarazzata. Sa com', non cucino volentieri. Ma mi piace mangiare bene.
 lo stesso per me, aveva replicato Susann radiosa. Allora brindiamo a questa passione comune!
Aveva fatto un cenno al cameriere chiedendo di portare al tavolo un secondo bicchiere e versare del vino per Leonie.
Ai buoni vicini e al buon cibo! aveva detto Susann.
A votre saut! aveva esclamato Leonie.
In quella sera di tarda estate, che si era protratta fino ben oltre mezzanotte e che Susann Siebenschn ricordava ancora con piacere, l'anziana donna aveva raccontato alla giovane amica di essere vedova da alcuni anni, cosa che aveva parecchio ridotto la sua voglia di cucinare. E la graziosa Leonie le aveva confidato che preferiva passare il tempo a leggere un libro piuttosto che stare ai fornelli, e inoltre, dopo alcune relazioni sfortunate, ne aveva piene le tasche, degli uomini in generale e dei francesi in particolare.
 incredibile quanto siano bugiardi! Ti intortano per bene, ti sussurrano chrie nell'orecchio, e nel frattempo c' gi un'altra donna a tenergli caldo il letto... aveva detto indignata mentre mangiavano a cucchiaiate un tiramis come dessert. Allora preferisco stare da sola. Aveva raschiato energicamente le ultime tracce di crema al mascarpone dal suo piatto. E comunque a casa mia di uomini non ne entrano pi.
A quel punto a Susann era venuto spontaneo prendere la mano di Leonie.
Sciocchezze, mia cara, come pu dire una cosa del genere?
 ovvio che far di nuovo entrare un uomo a casa sua. Lei  ancora cos giovane, e gli uomini non sono tutti cos bugiardi: restano alcuni esemplari gentili, mi creda. Doveva aver pensato a Bertold, perch aveva sospirato malinconica.
Ma evidentemente non sono l per me, aveva ribattuto Leonie, sospirando a sua volta.
Erano rimaste in silenzio per qualche istante, ognuna immersa nei propri pensieri.
Almeno io ho una gattina... Mimi... cos non sono del tutto sola in casa, aveva detto Susann alla fine, e Leonie aveva annuito comprensiva.
 fantastico, i gattini sono davvero graziosi!
Forse anche lei dovrebbe prendersi un cucciolo.
S... forse.
Ma non un cane: richiede troppo impegno.
No, no, per l'amor del cielo! Leonie dovette ridere. Assolutamente nessun cane. Le sembro una che porterebbe fuori il cane tre volte al giorno? Mi piace troppo dormire fino a tardi nel weekend.
A tutto questo doveva pensare Susann mentre stava seduta sul divano con Mimi che faceva le fusa al suo fianco. La pioggia era cessata e il suo cuore cominciava gi a battere pi veloce per la gioia, perch improvvisamente era tutto chiaro.
Avrebbe invitato l'insegnante da Pane e Cioccolata e l'avrebbe pregata di ospitare Mimi per due... anzi, meglio tre settimane.
Per la sua ultima vacanza a Ischia. Forse addirittura per l'ultima vacanza della sua vita. Di certo avrebbe dovuto piagnucolare un po' e ricorrere al suo sguardo mogio -
quello sguardo del quale Bertold aveva sempre detto che quando guardava qualcuno in quel modo non le si poteva dire di no.
Sicuramente Leonie Beaumarchais non avrebbe opposto un rifiuto a questo suo desiderio. La giovane, donna era la persona ideale: non abitava lontano, viveva da sola e amava i gatti. E poi era davvero adorabile. A Mimi sarebbe piaciuta.
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Capitolo 2.
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La donna davvero adorabile stava spingendo a mano la sua bicicletta lungo la Subbelrather Strabe ed era fuori di s dalla rabbia.
Non ci posso credere! grid irritata nel suo cellulare, tenendo bloccato l'apparecchio con la spalla mentre sistemava la tracolla della cartella che minacciava di scivolare gi.
Con l'altra mano reggeva in equilibrio la bici e la guidava in un pericoloso zig-zag sul marciapiede. Come osi chiamarmi e chiedermi una cosa del genere? Dopo tutto quello che  successo...! Come si pu essere cos sfacciati? Vedi di sparire dalla mia vita, tu... tu... Seguirono alcuni epiteti, tra i meno carini che si potessero attribuire a un uomo - conard e salaud erano i pi innocenti -, e il fatto che Leonie Beaumarchais esprimesse la sua rabbia in francese non rendeva la situazione migliore.
Un giovane dagli occhi scuri e innocenti che indossava dei pantaloni da jogging usc da un kebab, incroci le braccia e squadr curioso la giovane donna con il basco blu.
Per, sei proprio arrabbiata... esclam. Colpisci duro, eh? Quando hai finito con lui vieni a cercarmi. Sorrise, e Leonie
gli lanci uno sguardo inceneritore. A volte gli uomini erano...
semplicemente impressionanti nella loro vanit.
Chrie? Sei ancora l? gracchi una voce dal cellulare.
S, sono qui, ma adesso metto gi. Basta cos.
Se metti gi, io prendo il primo treno per Colonia.
Leonie inspir profondamente prima di rispondere. Quell'idiota sarebbe stato davvero capace di ricomparire davanti a casa sua.
Non t'azzardare! Si sforz di mantenersi calma.
Leonie... cerc di blandirla lui. Non essere cos dura. Lo so che a volte ho fatto delle fesserie, ma tu eri cos lontana, e lodie era... be', era a Parigi, e io in fondo ero un uomo solo...
Evidentemente credeva alle sciocchezze che diceva.
Jean-Philippe, mi hai tradito per pi di un anno con quella donna e, se non l'avessi scoperto per caso, tu non mi avresti mai detto niente. Anch'io ero sola. Stavo nella mia cameretta a Dsseldorf. Ma, al contrario di te, studiavo giorno e notte. Facevo il mio tirocinio e insegnavo la grammatica francese agli studenti.
A Leonie ardevano ancora le guance al ricordo del momento pi imbarazzante della sua vita. Quando un giorno era tornata a Parigi prima del previsto, entusiasta all'idea di passare un fine settimana lungo con Jean-Philippe. Doveva essere una sorpresa. Il suo fidanzato a quell'epoca collaborava come giornalista freelance con un settimanale, con orari fissi che per spesso si allungavano fino a tarda sera. Cosa che avrebbe dovuto insospettirla. E cos nel letto di Jean-Philippe c'era quella biondina, lodie - che razza di nome, poi! -, che la guardava coi suoi occhioni stupiti.
Cosa fa nel letto del mio ragazzo?
le aveva chiesto Leonie con tono tagliente.
Cosa fa lei in casa del mio ragazzo? aveva ribattuto lodie.
Proprio in quel momento la chiave aveva girato nella toppa e Jean-Philippe era entrato con una bottiglia di vino rosso in mano, urlando allegro dalla soglia: Chrie, arrivo, sei pronta per il tuo Superman?. A quel punto la catastrofe era perfetta, e la relazione tra Leonie e Jean-Philippe una storia chiusa.
lodie invece era rimasta, almeno per un breve tempo, cosa che aveva particolarmente irritato Leonie.
Ma chrie, non sarai sul serio ancora arrabbiata con me! 
passato cos tanto tempo... le sussurr adesso nell'orecchio Jean-Philippe. '
Gi. Ottocentoventiquattro giorni, per la precisione.
Te l'avevo detto.
E non chiamarmi chrie!
Tutto quello che vuoi, ma princesse. Ma non potrei venire
a stare da te per questi tre giorni? A causa di quella stupida fiera, a Colonia non si trova neanche uno straccio di camera.
Davvero! E tu sei l'unica che conosco l, e per me sarebbe importante. Mi far piccolo piccolo...
Leonie, indignata, cominci a respirare affannosamente, cosa che fece pensare a Jean-Philippe di averla convinta.
E come fai ad avere il mio nuovo numero di telefono?
Me l'ha dato tuo padre.
Tipico di pap...
A poco a poco questa faccenda comincia a rasentare il ridicolo.
Ma come? Siamo sempre andati d'accordo, io e tuo padre.
Perch tutto questo non mi sorprende?
Leonie serr le labbra. Anche suo padre era uno charmeur di bell'aspetto, che aveva tradito sua madre pi di una volta perch non sapeva resistere a un paio di begli occhi. Ancora oggi Leonie non riusciva a capire come avesse fatto sua madre a perdonarlo ogni volta. Anche quando lui l'aveva lasciata definitivamente e si era fatto una nuova famiglia con l'altra donna, lei aveva continuato a sentirlo per telefono - in memoria dei vecchi tempi. Non era poi stato tutto cos male, Leonie, e nonostante tutto tuo padre aveva un grande cuore.
In memoria dei vecchi tempi, aggiunse ora Jean-Philippe, e Leonie sent un leggero conato di vomito. E poi, chiss?
fantastic lui al telefono. Magari i vecchi tempi potremmo anche farli rivivere. Penso cos spesso a te, a volte di notte ti sogno.
La tua bella bocca, la tua pelle di seta... sono cose che non si dimenticano facilmente. Sospir, ubriacato dalle sue stesse parole. Hai ancora un posto nel mio cuore, chrie, lo sai.
E naturalmente anche nel mio letto, se vuoi.
Nel mio letto, se mai. Ma non succeder. Il posto nel mio letto  gi occupato.
Ah... s? Jean-Philippe pareva disorientato e Leonie esultava dentro di s. Questo il suo ex ragazzo non se lo aspettava.
Quindi chi  il fortunato?
Un avvocato di Colonia, ment Leonie con tono deciso.
Ci sposeremo presto.
Cosa? Ma tuo padre ha detto...
Mio padre non sa niente della mia vita, ribatt Leonie.
E questa almeno non era una bugia. Temo che dovrai cercarti un altro posto dove dormire, Jean-Philippe. Vedrai che ce la farai. Ma... esaudiresti un mio desiderio?
Esaudirei qualsiasi tuo desiderio, chrie, rispose lui sentendo rinascere le speranze.
Non chiamarmi pi.
Chiuse la comunicazione e mise via il cellulare. Quando oltrepass il cancello e leg la bicicletta alla recinzione in ferro che circondava il giardinetto davanti al suo palazzo - dove abitava in un appartamento di due locali senza balcone: di pi non poteva permettersi per il momento perch, come tutte le grandi citt, anche Colonia era diventata molto cara
- Leonie si chiese come mai nel suo letto non ci fosse davvero un avvocato. Un uomo gentile e serio, che non mentiva ogni volta che apriva bocca. Perch incontrava sempre solo uomini che prima o poi la tradivano? Era forse colpa di suo padre? Una sorta di condizionamento infantile che la spingeva verso uomini simpatici e ingannatori, un modello che seguiva come un sonnambulo la luna? Cascamorti di bell'aspetto, come Jean-Philippe. Come Marcel, che viveva separato dalla moglie e l'aveva sedotta quando era una giovane studentessa e, spinta dalla madre, era andata a una festa di compleanno di suo padre. Inutile dire che al tempo stesso Marcel era ancora nelle grazie della consorte e non si decideva a divorziare, e quando Leonie gli aveva puntato la pistola alla tempia lui aveva scelto la sua ex. Anche il dolce Maximilien, il suo primo grande amore, un giovane dal viso d'angelo, l'aveva ignobilmente tradita. E quando lei l'aveva visto sulla panchina del parco con una compagna di classe alla quale alzava la gonna mentre la baciava con passione nella luce del tramonto, il suo cuore di sedicenne era andato in frantumi per la prima volta, lasciando solo un cumulo di macerie.
Del resto anche gli uomini tedeschi non erano diversi, si disse Leonie mentre, ormai decisamente di cattivo umore,
rovistava nella borsa in cerca delle chiavi di casa. Forse solo un po' pi maldestri nel dire menzogne. Lonard, uno studente coi riccioli biondi e un sorriso da mozzare il fiato che distribuiva il suo numero di telefono come confetti, l'aveva smascherato piuttosto in fretta. Non avevo idea che tu l'avessi presa cos sul serio, aveva borbottato lui mentre se ne andava. Pensavo solo che ce la intendessimo fisicamente.
Leonie sorrise amaramente. A quanto pareva, essere lasciata era il suo destino. Un'esperienza primordiale che aveva gi fatto da bambina, quando si era persa in un grande magazzino Monoprix. Aveva singhiozzato per quella che le era sembrata un'eternit lungo le corsie del reparto alimentari prima che una cassiera si accorgesse di lei e facesse chiamare suo padre. Quel quarto d'ora da sola tra due file di giganteschi scaffali del supermercato aveva lasciato in Leonie un segno traumatico. Forse anche quello era uno dei motivi per cui ancora oggi aveva una profonda avversione per i supermercati e preferiva fare acquisti nei piccoli negozi. Se si doveva credere a suo padre, quella era la sua eredit francese
(nessun francese compra volentieri nei supermercati!), tanto quanto l'amore per la bella vita e una passione per le belle scarpe. Sono incantato... in te c' una vera francese, le aveva detto una volta pap, in visita a Parigi. Con aria ammirata, l'aveva tenuta a una certa distanza per osservarla meglio.
Hai preso da me pi di quanto tu creda.
Spero proprio di no, aveva replicato Leonie pungente, perch il rapporto con suo padre, per le ragioni citate sopra, era ambivalente. Eppure, quando si guardava allo specchio riconosceva gli occhi scuri e vellutati del genitore e le stesse fossette che si formavano quando rideva.
Leonie prese la sua cartella e raggiunse l'ingresso. Tutto d'un tratto sent una grande stanchezza. Anche senza la richiesta sfacciata di Jean-Philippe, la giornata era stata piuttosto stressante. Gli alunni della quinta B le erano saltati addosso appena era entrata in classe e tutti volevano raccontarle qualcosa.
Dopo il fine settimana era sempre pi dura. Giocando
a palla durante l'intervallo due bambini si erano scontrati, urtando uno contro la testa dell'altro, procurandosi una ferita lacero-contusa e una sospetta commozione cerebrale che avevano richiesto l'intervento dell'ambulanza e una telefonata ai genitori. Per garantire pace e ordine nelle prime classi ci volevano davvero nervi saldi(1).
Quando il cellulare nella tasca dell'impermeabile ricominci a vibrare, Leonie sent di nuovo l'adrenalina scorrere nelle vene. Quell'uomo era ancora pi snervante di cento bambini di quinta messi insieme!
Santo cielo, che c' ancora? sbuff. Non avevo detto che non voglio pi telefonate?
Un silenzio stupito riemp per qualche istante la linea.
Leonie?  lei? chiese una voce di donna un po' esitante.
Forse disturbo?
Ah,  lei, signora Siebenschn! No, no, per niente!
Leonie riprese il controllo.
Oh bene, mia cara, cara Leonie, perch avrei un compito per lei... La signora Siebenschn ridacchi imbarazzata.
Avrebbe tempo per incontrarci domani sera da Pane e Cioccolata?
Avrei piacere di invitarla. Verso le sette e mezzo?
D'accordo. Perch no? Leonie dovette sorridere delle maniere cerimoniose di Susann Siebenschn. Non poteva sapere che il compito che la vicina aveva in mente non consisteva semplicemente in un invito a cena. Che idea carina, vengo volentieri, disse di nuovo. Senza minimamente immaginare che con quelle parole aveva annunciato l'inizio di una nuova era della sua vita.
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Note.
1. Nel sistema scolastico di molti Lnder tedeschi la scuola elementare dura quattro anni. Dopodich, intorno ai dieci anni, i bambini entrano nel percorso di istruzione superiore. Tra le scelte possibili c' il Gymnasium, che comprende le classi dalla quinta alla tredicesima e termina con la maturit.
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Capitolo 3.
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Con mani tremanti, Susann Siebenschn mise gi il telefono.
L'aveva fatto, l'aveva fatto davvero. Dopo la chiamata con Leonie Beaumarchais, aveva preso un tale slancio che aveva tirato fuori la sua vecchia rubrica e aveva recuperato il numero dell'hotel Paradiso. Per la prima volta dopo cinque anni.
Hotel Paradiso, buongiorno, rispose una squillante voce maschile che le suon subito familiare.
Ja, hallo... Sono Susann Siebenschn, disse lei. Da Colonia, aggiunse per sicurezza. Alla reception dell'hotel Paradiso parlavano tedesco, cosa che Susann aveva sempre trovato molto gradevole. Si ricorda ancora di me?
Ci fu una breve pausa, prima che la voce dall'altra parte della linea cadesse in estasi.
Noooo! La signora Siebenschn! url Massimo nel telefono.
Certo, certo che ci ricordiamo di lei! Come sta, signora?
Non abbiamo pi avuto sue notizie da quando... il suo povero marito... mamma mia, che disgrazia! La voce di Massimo si abbass per un istante, in segno di rispetto. Quanto tempo  passato?
Cinque anni, rispose Susann, e pens agli auguri di Natale che aveva ricevuto regolarmente dall'hotel.
Santo cielo, gi cinque anni! Ci siamo chiesti tante volte cosa faceva e come stava l nella fredda Germania -  la signora Siebenschn, si interruppe tutto agitato, e sullo sfondo si sentivano voci felici. Come sta, signora?
Susann era commossa.
Be'... adesso che parlo con lei va molto meglio, disse
sincera. La mia anca mi fa un po' disperare e stavo pensando di venire a Ischia, anche se senza Bertold...
S, il povero Bertoldo... Massimo sospir con compassione.
Ma venga, signora, venga, ci far molto piacere! E per la sua anca... vedr che con un ciclo di fangoterapia, una nuotata quotidiana nella nostra piscina termale e un bicchiere di vino rosso a cena andr tutto bene!
Tutto ci suonava davvero molto bene alle orecchie di Susann.
Avete una camera libera?
Quando vorrebbe venire, signora Siebenschn? Quando?
Fine maggio? Per... tre settimane?
Maggio... Mi lasci vedere, mi lasci vedere... Massimo, che aveva l'abitudine di ripetere una frase quando era contento ed eccitato, tacque concentrato per qualche istante mentre in sottofondo si sentiva il ticchettio leggero di un mouse.
Mmm... mmm... fece preoccupato. Non la vedo tanto bene... Di nuovo silenzio. Poi: Ecco, siamo fortunati. Posso darle una camera dal tre maggio per tre settimane. Dopo  pi difficile, si va purtroppo a settembre... Ma se viene all'inizio di maggio c' ancora una camera libera. L'ultima doppia. La 225... E una camera d'angolo molto bella, al primo piano, vista mare.
A Susann pareva di ricordare quella stanza, da cui si vedeva non solo il mare ma anche la bella piscina con la palma reale.
Gliela prenoto, signora? E penso anche al volo? Con trasferimento dall'aeroporto di Napoli al porto, traghetto e vettura con autista da Ischia Porto, come sempre?.
Susann Siebenschn deglut. Mancavano solo due settimane e lei non aveva ancora parlato di Mimi a Leonie. Ma l'avrebbe fatto la sera seguente. A settembre forse sarebbe stata sotto i ferri. In un certo senso era
un'emergenza, Leonie l'avrebbe capito.
E a maggio non erano previste vacanze scolastiche,
un'insegnante doveva restare per forza a casa.
Non era un impegno gravoso: venire nel suo appartamento due volte al giorno, dare da mangiare a una graziosa gattina
e giocare un po' con lei. Naturalmente le avrebbe dato qualcosa per il disturbo, era ovvio. Susann inspir profondamente e decise di agire. Quando si agisce, diceva sempre Bertold, le cose vanno.
Come sempre, rispose risoluta. Prendo la camera. Per tutto il giorno seguente Susann si sent agitata. Dopo colazione, che come ogni giorno prevedeva un panino all'uvetta con il burro e un panino al formaggio, aveva tirato fuori dall'armadio nella sua camera da letto alcuni abiti leggeri e li aveva provati tutti davanti allo specchio. Poi era andata dal parrucchiere per farsi la tinta e sistemare la ricrescita. Ora i riccioli scuri le ricadevano di nuovo ordinati e setosi sulle spalle. Susann era sempre stata orgogliosa della sua folta capigliatura.
Diversamente da molte donne della sua et, non aveva voluto tingere i capelli in toni tendenti al rosso o al biondo, n tagliarli corti. Non condivideva l'idea di molte sue conoscenti che fosse pi pratico o facesse risparmiare tempo. Essendo pensionata, aveva parecchio tempo a disposizione per occuparsi di queste cose. Molto pi di quanto ne avesse mai avuto. Naturalmente si diventava un po' pi lenti in tutto, questo s. Era sorprendente come si riuscisse comunque a riempire le giornate con quel poco che si aveva da fare. Anche Susann aveva preso l'abitudine di fare un pisolino sul divano dopo pranzo. Appena si sdraiava, Mimi arrivava e si arrampicava su di lei. Dopo aver passeggiato un po' sul suo petto, con preferenza per la zona pi morbida dell'arco costale, si allungava soddisfatta e il suo corpo andava su e gi seguendo il ritmo dei respiri di Susann, come su una barca.
Cos spesso si addormentavano insieme, e quando Susann si svegliava era gi l'ora per una tazza di caff, che non di rado veniva accompagnata da un pezzetto di dolce. In quel caso anche per Mimi c'era una piccola leccornia. Quel giorno, per, Susann non era in vena di pisolini.
Decise invece di sfruttare il pomeriggio per fare un paio di telefonate. Con una manciata di conoscenti si sentiva regolarmente.
Alcuni erano appassionati di viaggi, altri chiacchieravano pi facilmente del tempo o degli acciacchi. Marlene Krten era caduta dalla bici elettrica la settimana precedente
e si era rotta il braccio. E Petras Mann, mentre rasava il prato, era passata sul proprio piede con il tosaerba. Santo cielo! Susann era felice di non avere n una bicicletta elettrica n un giardino. Ma c'erano anche buone notizie: la figlia di Marianne Freimann aveva partorito per la seconda volta.
Una bambina. Taglio cesareo, ma tutto bene: mamma e figlia in buona salute.
Susann ascoltava tutto con pazienza. Ma, a dire il vero, stava solo ammazzando il tempo per arrivare a sera. Alle sei si vest e mise fard e rossetto. Si ravvi di nuovo i capelli con le mani, si aggiust lo scialle a fiori sulle spalle e annu soddisfatta mentre lanciava un'ultima occhiata nello specchio all'ingresso.
Era pronta. Prese l'ascensore e nell'atrio incontr il signor Franzen, un uomo anziano che viveva da solo al pianterreno, che stava leggendo un avviso dell'amministratore con aria contrariata.
Buonasera signor Franzen, disse Susann di buonumore e alzando la voce, perch il vicino era un po' duro d'orecchi.
Adesso quelli vogliono rifare la facciata e le finestre in maggio, brontol lui invece di rispondere. Pensavo l'avrebbero fatto in agosto. Ecco, ci sar un sacco di polvere e di rumore.
Io odio gli operai. Il suo sguardo si incup ancora di pi.
Come... la facciata? Susann si mise di fianco a lui e fece scorrere con attenzione l'avviso dell'amministratore. Una sensazione sgradevole si fece largo in lei. Si ricordava vagamente che all'ultima assemblea si era deciso di sistemare la facciata della casa nel corso dell'anno. Ma perch proprio adesso?
Oh, accidenti! esclam, e vide il bel sogno di Ischia scoppiare come una bolla di sapone.
Era impossibile lasciare Mimi nell'appartamento con gli operai che andavano dentro e fuori da casa e montavano un'impalcatura sulla quale avrebbero camminato avanti e indietro dalla mattina alla sera, pestando, martellando e stuccando
- per non parlare del fatto che le finestre dovevano restare aperte per essere ridipinte. Susann Siebenschn stava quasi per svenire.
Ma...  terribile! mormor con un filo di voce.
E il signor Franzen, che incredibilmente pareva aver udito le sue parole, reag annuendo con una smorfia a quella dichiarazione inaspettata.
 quello che dico anch'io. L'amministratore fa sempre quello che vuole.
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Capitolo 4.
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A quanto pare, da settimana prossima avr una nuova coinquilina, disse Leonie. Era seduta sul letto, chinata in avanti, e reggeva il cellulare stretto fra spalla e orecchio mentre si stendeva sulle unghie dei piedi il suo smalto preferito di Chanel, Rouge-Noir n. 18, un classico, perfetto per ogni occasione.
Cosa? Affitti una stanza per finanziare la tua collezione di scarpe? la prese in giro Maxie.
Leonie sorrise. Maxie, o meglio Maximiliane Sommer, era la sua migliore amica. La sua amica con i piedi per terra, sfrontata, un po' irascibile, cos diversa da lei. Una ragazza poco complicata, sportiva, che aveva sempre la risposta pronta e una risata aperta - una di quelle amiche su cui puoi sempre contare e che non tradiscono mai. Maxie era di Colonia, ma con quei suoi capelli chiari, quasi biondo platino, che portava spesso raccolti in uno chignon un po' scarmigliato, avrebbe potuto essere uno dei personaggi dei romanzi di Astrid Lindgren ambientati nel paese di Bullerby. Se tre anni prima le due donne non avessero preso lo stesso treno Thalys delle sei per Parigi, forse le loro strade non si sarebbero mai incrociate, anche se abitavano entrambe nel medesimo quartiere. E sarebbe stato un peccato. Perch, nonostante tutte le differenze che c'erano tra loro, Leonie era incredibilmente felice di avere un'amica come Maxie. Maxie aveva un cuore d'oro, anche se probabilmente non avrebbe mai saputo cos'era un Rouge-Noir n. 18. Non indugiava su cose del genere, non aveva abbastanza pazienza. Considerava bizzarra, nella migliore delle ipotesi, la collezione dei sacri flaconcini di smalto per unghie che si trovava nel minuscolo
bagno di Leonie. Quando era entrata per la prima volta nel suo appartamento si era soffermata sconcertata per qualche istante davanti allo scaffale alto fino al soffitto nell'ingresso.
Oh, mio Dio! aveva esclamato allibita. Cosa te ne fai di tutte queste scarpe? Hai solo un paio di piedi!
Mi piace avere un po' di scelta, aveva replicato Leonie.
Per lei, d'altra parte, era incomprensibile come si potesse vivere con sole cinque paia di scarpe, senza avere l'impressione che mancasse qualcosa. Ancora oggi ricordava con una certa meraviglia come Maxie avesse gettato sulla cappelliera quello zaino ridicolmente piccolo, nonostante - come sarebbe poi emerso durante le tre ore di viaggio - si dovesse trattenere a Parigi per quindici giorni, per esplorare la citt sulla Senna. La mastodontica valigia blu scuro Rimowa di Leonie,
invece, collocata nell'apposito spazio a fine vagone, era stata pensata solo per un fine settimana che lei avrebbe passato a casa del padre.
Accidenti, come si fa ad andare in giro con un bagaglio cos pesante? Uno si spezza la schiena... aveva borbottato Maxie mentre, alla Gare du Nord, aiutava la compagna di viaggio a trascinare gi la valigia dal treno.
S, in effetti ho quasi sempre mal di schiena quando vado da qualche parte, aveva ammesso Leonie.
Allora non sarebbe il caso di cambiare qualcosa? aveva chiesto Maxie col fiatone.
Ah, ma l'ho gi fatto! Da circa sei mesi faccio pilates. Rafforza il busto, aveva risposto Leonie raddrizzandosi il basco.
Il trucco  tirare sempre in dentro la pancia quando si solleva qualcosa.
Ah... aveva fatto Maxie osservando la fine silhouette di Leonie. Quale pancia?
Quel viaggio in treno da Colonia a Parigi era stato l'inizio della loro amicizia. Salutandosi, si erano scambiate indirizzo e numero di telefono e Leonie, che si era appena trasferita nella citt tedesca, aveva scoperto con gioia che la ragazza con lo zaino e gli occhi azzurri abitava non
lontano da lei - nella ChamissostraBe. A dire il vero, a Leonie sembrava un po' un'ingiustizia il fatto che Maxie, che non aveva una gran dimestichezza con i libri - a quell'epoca, dopo aver pi volte interrotto gli studi universitari, aveva ancora un lavoro a tempo determinato in una panetteria -, abitasse proprio in una via dedicata a un poeta, mentre lei stava nella OttostraBe.
Con sua grande consolazione, per, durante uno dei suoi primi giri nel quartiere aveva scoperto il Bagatelle - un locale affascinante con tavoli in legno scuro che proponeva piatti francesi in piccole, comode porzioni versione tapas-e naturalmente il ristorante italiano Pane e Cioccolata, che si trovava proprio di fronte a casa sua.
Esattamente il ristorante in cui Susann Siebenschn l'aveva invitata a cena qualche giorno prima, per farle, con le guance in fiamme, una richiesta sorprendente.
In un primo momento Leonie non aveva ben capito di cosa si trattasse. La cara vedova della EichendorffstraBe le era sembrata un po' confusa, quella sera. Le aveva raccontato della sua anca, che forse avrebbe dovuto essere operata a breve, di un ortopedico piuttosto disinvolto e della sua prognosi nefasta. L'idea che magari non avrebbe pi potuto viaggiare pendeva come una spada di Damocle su di lei e le aveva dato una scossa, cos aveva spiegato con un'aria che pareva davvero disperata. Dalla morte del marito non aveva pi fatto viaggi, cosa di cui ora naturalmente si rammaricava. Per una volta, solo una volta, voleva tornare a Ischia, la sua isola del cuore. Riusciva a capirla, Leonie? E, sfortunatamente, proprio nel mese di maggio sarebbero iniziati i lavori per la ristrutturazione della casa. Prima non lo sapeva, precis, altrimenti non avrebbe prenotato, ma la faccenda in questo modo si faceva ovviamente pi complicata, perch la piccola Mimi non poteva nel modo pi assoluto restare nell'appartamento con il viavai di operai rumorosi. Ma forse per lei sarebbe bello avere un po' di compagnia, visto che vive da sola.
Sono sicura che lei e Mimi andrete perfettamente d'accordo.
Spero che non dica di no.
Leonie aveva fissato la signora Siebenschn senza capire una parola, e si era allarmata notando che gli occhi dell'anziana
donna con lo scialle di seta a fiori si erano riempiti di lacrime. A quel punto si era chinata in avanti e aveva guardato Susann dritto negli occhi.
Signora Siebenschn, a che cosa dovrei dire di no?
Oh! Non gliel'ho detto? Santo cielo! Mi scusi, cara Leonie...
Lo vede, sono del tutto sottosopra. Questa cosa mi sta completamente sfiancando... Lo sguardo di Susann avrebbe potuto intenerire una pietra. Volevo chiederle se non potrebbe prendere con s la piccola Mimi mentre io sar a Ischia.
Leonie, sorpresa, era rimasta l in silenzio per qualche istante, fissando la sua vicina.
Leonie? Sei ancora l? Cos' questa storia della nuova coinquilina? La voce di Maxie la catapult di nuovo nel presente.
Leonie chiuse il boccettino dello smalto e osserv soddisfatta le unghie dei suoi piedi, che splendevano di un rosso ciliegia scuro.
Non lo indovineresti mai, disse poi. Si chiama Mimi ed  una gatta. La mia vicina parte per un viaggio e mi ha scaricato addosso il problema per tre settimane.
Maxie lanci un gridolino entusiasta. Una gatta... che dolce!
La sua amica aveva avuto un gatto per parecchi anni. Sfortunatamente la piccola Lula, durante una delle sue solite passeggiate, era finita sotto le ruote di un furgone per traslochi;
ma era successo molto tempo prima.
S, ma io non so assolutamente nulla sui gatti. Lo sai bene che da bambina non ho avuto animali. Suonavo il flauto traverso...
Leonie sospir. A dire la verit, non era stata molto entusiasta quando quella sera, al ristorante italiano, la signora Siebenschn si era finalmente spiegata. Tuttavia l'anziana donna l'aveva colta di sorpresa con quello sguardo implorante e la sottolineatura drammatica che quello sarebbe stato il suo ultimo lungo viaggio. Prima che il destino facesse il suo corso sotto forma di un'anca in titanio. E alla fine Leonie
semplicemente non se l'era sentita di stroncare il desiderio della gentile vicina di casa, la cui felicit ora, a quanto pareva, dipendeva da quel viaggio. Quando alla fine si erano salutate, la signora Siebenschn, che quella sera aveva un po'
esagerato col vino, l'aveva abbracciata felice e le aveva assicurato che non l'avrebbe mai dimenticato. Lei  una persona davvero incantevole, Leonie, aveva detto un po' brilla. E la mia piccola Mimi  altrettanto incantevole. Andrete senz'altro d'accordo.
Leonie mosse gli alluci su e gi e sper che la signora Siebenschn
avesse ragione. Non le piaceva quando la sua solita routine quotidiana veniva in qualche modo disturbata.
Nemmeno se a farlo era una gattina. Forse stava diventando un po' strana.
Ma dai, Leonie... Cosa c' da sapere? La risata di Maxie che arriv all'amica attraverso il telefono scacci il suo disagio.
Non essere sempre cos schizzinosa.  solo un gatto, no? Mica un cobra. Saranno tre settimane meravigliose, vedrai.
Un animale cos ti arricchisce sempre. E se hai bisogno di consigli, puoi chiedere a me.
La donna che sussurrava ai gatti... comment Leonie.
Esattamente.
Era solo un gatto. Eppure quando, la prima domenica di maggio, il taxi si ferm nella OttostraBe, Leonie prov una sensazione strana. In cosa era andata a impegolarsi? Nelle orecchie le risuonavano ancora le parole che sua madre le aveva detto nel fine settimana precedente, quando l'aveva invitata a pranzo a casa sua.
Una gatta in quel tuo appartamento cos piccolo? Ci hai pensato bene, Leonie? aveva detto la mamma mentre le riempiva il piatto con lo spezzatino di coniglio in salsa di vino rosso. Al contrario di lei, sua madre era un'abilissima cuoca.
Be', comunque anche la gatta  piccola, aveva replicato Leonie.
Ti graffier tutto, aveva aggiunto sua madre, che aveva la tendenza ad aspettarsi sempre il peggio. E per di pi non perdeva occasione per immischiarsi nella vita della sua unica
figlia. I tuoi bellissimi mobili Grange... Chi  poi questa tua vicina? Perch proprio tu devi badare alla sua gatta? Marie Beaumarchais aveva scosso il capo mostrando tutta la sua disapprovazione. Io non l'avrei fatto.
Sono io a dovermene occupare, infatti. Ed  stata una mia decisione. Comunque lo spezzatino  davvero delizioso.
E adesso Leonie stava l sulla soglia un po' angosciata e guardava Susann Siebenschn scendere dall'auto con tanto di trasportino, cibo per gatti premium e lettiera. Un paio di giorni prima era stata a casa della vicina per fare conoscenza con Mimi. La gattina bianca dagli occhi verdi cangianti si era accomodata pacificamente su una poltrona, l'aveva guardata con aria assonnata e si era lasciata accarezzare, finch d'un tratto si era tirata su, era scesa dalla poltrona con un balzo e con andatura elegante si era diretta tutta impettita verso la terrazza piena di piante. Mentre Mimi si affilava comodamente gli artigli sul fusto nodoso di un ulivo, prima di scomparire in un cespuglio di mimosa, Susann Siebenschn aveva dato alla vicina le ultime istruzioni e anche l'indirizzo di un veterinario - per qualsiasi emergenza. Ma cosa poteva mai accadere di cos grave? A Leonie sembrava tutto chiaro.
La signora Siebenschn aveva aperto una mezza bottiglia di vino, le aveva raccontato un po' di Ischia e della sua amica Lo, che purtroppo era morta da pi di un anno. Leonie aveva rifiutato di prendere la busta con il denaro che Susann voleva metterle in mano quando stava andando via. No, no davvero, signora Siebenschn, lo faccio volentieri.
Allora le porter qualcosa di carino da Ischia, aveva detto Susann Siebenschn.
La giornata prometteva di essere bella e soleggiata, la luce filtrava attraverso le chiome verdi degli alberi, l'aria era fresca e limpida, e la sua vicina veleggiava verso di lei con lo scialle ondeggiante e il rossetto sulle labbra. La felicit che provava alla sola idea della grande avventura imminente la faceva sembrare di dieci anni pi giovane.
Santo cielo, sono cos eccitata... esclam la signora Siebenschn.
Spero solo di non aver dimenticato niente.
Pos il trasportino sul marciapiede. Mimi miagol piano.
Va tutto bene Mimilein... va tutto bene. A quel punto Susann si rivolse a Leonie. Naturalmente si rende conto che qualcosa non va. I gatti lo sentono.
Leonie annu.
Allora, mia cara, ancora grazie mille. Se la caver bene.
Sono solo tre settimane, poi sar di ritorno. Ci sentiamo per telefono stasera. E ogni tanto mi mandi una foto del mio piccolo tesoro, okay? Ora devo andare, l'aereo non aspetta.
Ciao, Mimi, fai la brava!
Susann Siebenschn risal nel taxi che era rimasto in attesa, abbass il finestrino e salut Leonie con la mano.
Et htt noch immerjotjejange, finora  sempre andata bene, e andr ancora bene, grid dal finestrino. Ma i rumori della strada coprirono le ultime parole dell'anziana donna che si allontanava in taxi.
Finora  sempre... cosa? Leonie rest a fissare la mano di Susann che si agitava fuori dal finestrino, finch la macchina non fu scomparsa dietro l'angolo.
Mimi miagol pi forte.
Leonie sollev il trasportino: una piccola testa spingeva contro la grata, cercando di infilarsi nelle fessure.
Tranquilla, Mimi, tranquilla! disse, cercando di infondere un po' di coraggio anche a s stessa. Forza, andiamo!
Un quarto d'ora pi tardi Leonie aveva portato tutto l'equipaggiamento della gatta nel suo appartamento al secondo piano sistemando ogni cosa al suo posto: la lettiera era finita in bagno, le ciotole per l'acqua e il cibo le aveva riempite e messe in cucina, dove tutti i mobiletti occupavano un'unica parete. Port il trasportino nel soggiorno, lo pos sul tappeto e apr con cautela la chiusura lampo. Mimi non fiat. Evidentemente aveva deciso che era pi sicuro fingersi morta.
Dopo qualche minuto, per, la curiosit ebbe il sopravvento, e una testolina con le orecchie a punta si affacci. Mimi si arrampic con circospezione sopra il trasportino e si guard intorno attentamente. Annus il divano e il tavolino, poi si avvicin al tavolo da pranzo e si strofin contro le sedie. Poco
pi tardi non vagava gi pi timidamente nell'appartamento sconosciuto. Spar per un po' sotto il letto nella camera di Leonie poi venne fuori, con addosso un paio di batuffoli di polvere, e si diresse impettita verso la cucina. Prese atto della presenza delle due ciotole ma non mangi nulla; bevve solo qualche sorso d'acqua, prima di saltare sul lavello e guardare con curiosit il rubinetto che gocciolava.
Carina lo era di sicuro, la piccola Mimi con il suo manto immacolato su cui spiccavano gli occhi verdi. Leonie osserv sorridendo come la gatta cercava di afferrare le gocce d'acqua con le zampine. Era davvero molto graziosa. La sua zampa continuava a slanciarsi in avanti, finch non fu stanca di quel gioco, salt gi dal lavello con un movimento aggraziato e, procedendo con passo felpato, ritorn in soggiorno.
Leonie la segu e si sedette sul divano.
Allora, Mimi, disse piano quando la micia si accovacci sul tappeto a una certa distanza da lei e la fiss. Ti piace casa mia?
Mimi si distese e per un attimo chiuse gli occhi, poi si avvicin a Leonie e strofin il capo contro le sue gambe rivestite di seta. Leonie si chin verso di lei e accarezz con cautela il suo pelo bianco. Mimi cominci a fare le fusa piano piano e Leonie tutto d'un tratto vide scorrere davanti agli occhi immagini di una gatta che ogni mattina le faceva compagnia a colazione, che l'accoglieva piena di gioia al ritorno a casa nel pomeriggio dopo la scuola e che la sera si stringeva a lei sul divano mentre guardavano un film insieme.
La sua Mimi  veramente deliziosa, sta qui vicino a me sul divano e fa gi le fusa, disse quando Susann Siebenschn chiam verso le sei per annunciare che era arrivata sana e salva a Ischia. La voce della sua vicina suonava un po' metallica e acuta, cosa che probabilmente dipendeva dall'et del vecchissimo cellulare di Susann, che lei ancora si ostinava a usare.
Non si preoccupi, signora Siebenschn, qui va tutto per il meglio. E l da lei come va?
Come in paradiso! url l'anziana donna nell'apparecchio.
Evidentemente apparteneva a quella categoria di persone che pensano di dover superare la distanza tra due paesi
aumentando il volume della voce. Sono davvero contenta di essere partita.
Bene, allora si goda la sua vacanza!
Lo far, cara Leonie. La richiamo presto...
Fruscii e scricchioli invasero la linea, e la comunicazione si interruppe per un istante. E mi raccomando, mi mandi ogni tanto un SMS e una foto di Mimi, d'accordo? Cos sto tranquilla. A presto, ora devo andare a cena, i camerieri mi aspettano. Ciao ciao!
Sorridendo, Leonie appoggi il telefono accanto a s e torn a voltarsi verso la sua nuova coinquilina. Si vers un bicchiere di vino rosso, sgranocchi un paio di stuzzichini al formaggio, prese un libro e si godette quel momento di pace, solo lei e la gatta.
In quell'istante felice non sapeva ancora che l'attendevano tempi inquietanti. Invece di un intermezzo magico e buffo, ogni giorno sarebbe stato, a modo suo, spaventoso. E la signora Siebenschn non sarebbe tornata da Ischia per un bel pezzo.
Quando quella sera Susann Siebenschn sprofond felice nel suo letto, nella sua mente vide scorrere di nuovo le immagini di quella giornata eccitante. Era stato strano mettersi in viaggio senza Bertold, che aveva sempre preparato tutto con cura e si era sempre occupato delle valigie. Al controllo di sicurezza all'aeroporto di Colonia-Bonn aveva dimenticato la sua carta d'imbarco in uno di quei contenitori grigi in cui si mette il bagaglio a mano, e si era stupita non poco quando, poco dopo, aveva sentito l'altoparlante chiamare il suo nome.
Ah, santo cielo! aveva esclamato quando un incaricato le aveva restituito la carta d'imbarco. Sa,  la prima volta che viaggio dopo cinque anni... da sola, aveva aggiunto. Ma per fortuna all'aeroporto di Napoli vengono a prendermi.
Allora buon viaggio, aveva detto l'uomo della sicurezza.
Il volo era stato tranquillo. Come sempre, Susann aveva ordinato un succo di pomodoro con pepe e sale, una bevanda al tempo stesso rinfrescante e rilassante, e per un po' aveva
cercato di scambiare due parole con il suo vicino di posto, che guardava fisso fuori dal finestrino con aria cupa (Susann aveva il posto lato corridoio, e il posto centrale per fortuna era vuoto). Tuttavia il giovane, che aveva sempre tenuto in testa una enorme cuffia per musica, si era limitato ad annuire una sola volta nella sua direzione. Non sembrava per niente interessato alla storia della vita di Susann e neppure a un dialogo.
Io proseguo poi per Ischia, con il traghetto, aveva detto facendo un ennesimo tentativo. E lei?
Io no, aveva risposto il giovane. Poi aveva alzato il volume della musica e chiuso gli occhi.
Ma che modi erano? Susann aveva deciso di punire il vicino maleducato con il suo disprezzo, e si era invece concentrata sulla hostess, che sorridendo le aveva portato un altro succo di pomodoro. E poi anche un paio di occhiali da sole Ray-Ban (quelli vecchi non li aveva pi trovati) e l'eau de toilette Diorella che veniva proposta sulla rivista dell'aereo e che lei si spruzz subito. Tutte le volte che aveva volato con Bertold, lui per prima cosa le aveva comprato un profumo: ogni loro viaggio era iniziato cos, e anche da vedova Susann aveva voluto rispettare quella bella tradizione.
Tre ore scarse pi tardi, mentre spingeva il carrello con i bagagli attraverso le porte dell'aeroporto di Napoli-Capodichino, profumava come un fiore e indossava gli occhiali da sole nuovi, che a suo parere avevano una linea molto italiana.
Aveva cercato con gli occhi un cartello con il suo nome, ed eccola l, affidabile come sempre, una giovane donna dai capelli lunghi che teneva alzato un grande cartello con la scritta Siebenschn e le sorrideva amichevolmente. La limousine nera climatizzata con autista, che l'aveva aspettata davanti all'aeroporto, l'aveva portata al traghetto. Durante la traversata Susann aveva bevuto un'aranciata, poi il traghetto era passato davanti alla piccola Procida. E mentre il pulmino inviato a prenderla pi tardi a Ischia Porto percorreva a velocit mozzafiato, quasi gemendo, i ripidi tornanti della strada per Forio - a sinistra le propaggini dell'Epomeo, a destra il mare scintillante, tra paesini, boscaglie rigogliose e luminose macchie di fiori - Susann aveva abbassato il finestrino
e aveva inspirato profondamente l'aria aromatica e tiepida che sapeva di primavera.
Ma la cosa pi bella era stata l'accoglienza cordiale alla reception dell'hotel.
Massimo e sua moglie le erano corsi incontro e le avevano stretto a lungo la mano. La signora Siebenschn! aveva esclamato Massimo. Che bello, mille volte bello! Siamo cos felici di averla di nuovo qua! E sua moglie, la fine Cristina con i capelli neri a caschetto, si era gi annotata i suoi desideri.
Fangoterapia al mattino, massaggio prima di cena e acqua minerale fresca in camera, come sempre?
Come sempre, aveva sospirato Susann felice.
Naturalmente niente era come sempre, ma era comunque molto bello.
Luigi, a suo tempo il cameriere preferito della signora Siebenschn,
c'era ancora. L'aveva servita al tavolo quella sera, aveva fatto le sue battute e al termine della cena l'aveva convinta a prendere una fetta di torta di mandorle per dessert.
Oh, Luigi, non so... forse dovrei prendere solo della frutta.
Devo fare attenzione alla linea. Ed era scoppiata in una risata.
Ma no, signora. Lei  bellissima come sempre. Forza, provi un pezzettino minuscolo della torta della casa. E in vacanza, no?
S, sono in vacanza, pens ora Susann mentre spegneva la lampada sul comodino e, inebriata da tanta gentilezza e da due bicchieri di vino rosso ischitano che Luigi aveva scelto per lei, scivolava in un piacevole sonno profondo.
Milletrecento chilometri pi a nord la situazione non era cos rilassata.
...
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...
Capitolo 5.
...
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...
Di dormire non se ne parlava proprio. Mezzanotte era passata da un pezzo e Mimi, la dolce, piccola Mimi, si stava scatenando gi da un'ora davanti alla porta della camera da letto.
Con un gemito, Leonie si press il cuscino sulle orecchie, ma naturalmente continu a sentire quello scalpiccio e il miagolio esasperato. Mimi voleva entrare, non c'era alcun dubbio.
Leonie aveva collocato nell'ingresso, proprio davanti alla sua costosa scaffalatura con le scarpe, una meravigliosa cesta dotata di una morbida coperta avvolgente e di un topolino di peluche. Eppure la gatta non sembrava interessata n all'una n all'altro.
Ascolta, Mimi, tu dormi qui, nella tua cesta, le aveva detto a pi riprese, e aveva riportato pi volte in anticamera la micia che grattava sulla porta della camera, finch non aveva deciso di scomparire nella sua stanza sbattendo la porta dietro di s. Non si sarebbe fatta mettere sotto i piedi da un simile esserino. In fondo era esperta in pedagogia e sapeva bene che niente  pi importante che stabilire delle regole chiare. Regole chiare! Valeva per i bambini e sicuramente anche per i gatti. Era semplice, bisognava educarli. Aveva dimenticato di chiedere alla signora Siebenschn dove dormiva Mimi abitualmente quando era a casa sua, o se aveva eventualmente un rapporto psicotico con le porte chiuse. O, meglio, dubbi di questo tipo non le erano nemmeno passati per la mente.
A un certo punto tese l'orecchio nel buio. Non si sentiva pi raschiare sulla porta. Leonie sorrise soddisfatta e si accoccol
sotto il piumino. Alla fine Mimi l'aveva capita. Ora regnava il silenzio.
Leonie chiuse gli occhi felice, ed era sul punto di addormentarsi quando un gran fracasso la fece sobbalzare. La porta si spalanc, e con un miao trionfante Mimi entr nella stanza. Era riuscita a saltare fino alla maniglia e a tirarla verso il basso. Era incredibile! Ora la chiudo a chiave, si disse Leonie. Ah, no, non aveva nessuna chiave. Non c'era mai stata fin dall'inizio.
Mimi si avvicin facendo le fusa. Soddisfatta, andava su e gi davanti al letto e Leonie d'un tratto si ricord di aver sentito che i gatti hanno soprattutto una vita notturna. Vedono bene anche al buio. Forse a quell'ora Mimi non dormiva mai ma passeggiava al chiaro di luna sulla terrazza della signora Siebenschn.
Leonie sospir e si rese conto che la sua volont di resistenza era sempre pi tiepida. In fondo che problema c'era?
Voleva dire che la porta sarebbe rimasta aperta e la gatta avrebbe potuto fare i suoi giretti notturni. Lei comunque ora si sarebbe messa a dormire. Doveva dormire. Il giorno dopo era luned e le lezioni iniziavano puntualmente alle otto.
Si sistem il cuscino e si volt verso la parete. Un istante pi tardi Mimi fece un balzo e atterr su quattro zampe in fondo al letto. Leonie and su tutte le furie. Santo cielo, che tormento che sei! url. Cos proprio non va... E adesso gi! Con il piede spinse la gatta gi dal materasso e si lasci ricadere sul cuscino. Tre secondi dopo Mimi piomb di nuovo sul letto con un balzo felino.
Vediamo chi la vince... borbott Leonie, e spinse di nuovo la gatta sul pavimento.
Mimi evidentemente prese tutto questo per un nuovo gioco.
Miagol entusiasta e salt ancora su senza alcuno sforzo.
Con passi cauti zampett goffamente sul piumino dirigendosi verso la testiera del letto - come fosse una piccola tigre bianca che camminava sulle nuvole con estrema naturalezza e disinvoltura. Si avvicin facendo piano le fusa, diede una spintarella a Leonie e si adagi sul cuscino della sua nuova mamma gatta.
Mon Dieu, non posso crederci!
Mimi si spost sempre pi vicino al viso di Leonie e le press il capino contro il collo.
Cos non posso dormire! sbott Leonie disperata. Cerca di capirlo!
Butt gi Mimi dal letto, ma dopo un istante lei era ancora su. Leonie cominciava a sentirsi come nella favola del principe ranocchio. Solo che la gatta di sicuro non si sarebbe trasformata in un principe se lei l'avesse gettata contro la parete. Quella testarda ostinazione era davvero impressionante, ma alla fine Leonie desiderava solo dormire. Dopo un'altra ora si rese conto di essersi lasciata invischiare in una battaglia che non avrebbe mai vinto. Comunque, non quella notte. Con il tempo Mimi si sarebbe ambientata.  di sicuro colpa del cambiamento, cerc di consolarsi Leonie.
Probabilmente Mimi si sentiva sola senza la signora Siebenschn,
non bisognava essere troppo severi con lei. I primi uccelli cominciavano gi a cinguettare quando Leonie finalmente si addorment esausta - con Mimi che aveva conquistato il suo posto in fondo al letto.
La mattina seguente, ancora prima che la sveglia suonasse alle sei e mezzo, Leonie percep dei leggeri tocchi sulla guancia.
Borbott qualcosa con voce assonnata e, ancora mezzo addormentata, si chiese con stupore chi fosse quell'uomo nel suo letto che l'accarezzava cos dolcemente. Poi apr gli occhi - e si trov a fissare direttamente quelli verdissimi di un gatto.
Mimi, sospir.
Miao, fece Mimi. Diede un colpetto a Leonie con la zampa, salt gi dal letto e si volt a guardarla. Miagol di nuovo.
Che cosa c'? Lo sai, piccolina, che sei proprio snervante?
Leonie si alz sbadigliando e segu la gatta che corse avanti in cucina. Entrambe le ciotole erano vuote, evidentemente la micia seguiva il suo personale Ramadan e mangiava solo di notte. In ogni caso, la sera prima le ciotole erano ancora piene. Leonie le riemp di nuovo; Mimi rimase a osservarla con aria felice, poi per non mangi, e per un attimo
Leonie si domand chi stava addestrando chi. Mentre Mimi andava nell'ingresso e si sistemava nella sua cuccia, Leonie si prepar una tazzona di caffellatte. Si sentiva completamente spossata e pens con orrore ai vivaci scolari della
sesta A, che avrebbe dovuto affrontare alla prima ora. Due ore di tedesco. Forse avrebbe dovuto limitarsi a un dettato e poi far fare qualche lavoro a gruppi; in quel momento non si sentiva in condizioni di affrontare altre cose.
A pi tardi, Mimi, grid poco dopo, mentre chiudeva la porta dietro di s. Non fare sciocchezze, intesi?
Mimi non rispose. Stava raggomitolata come una chiocciola nella sua cesta e riposava.
Leonie era in piedi all'ombra del grande castagno al limite esterno del giardino della scuola. Le due ore erano trascorse molto pi lisce di quanto aveva temuto. I ragazzi naturalmente si erano lagnati per il dettato. Non  giusto, signora Beaumarchais, ancora un dettato! Ne abbiamo fatto uno anche settimana scorsa! Ma Leonie si era limitata a sollevare un sopracciglio e aveva detto: Esatto, e fate sempre gli stessi stupidi errori, quindi adesso ci esercitiamo ancora.
Poi, con aria stoica e un leggero mal di testa, aveva distribuito i fogli.
Quel giorno aveva il turno di sorveglianza durante la ricreazione.
Mentre mordeva la sua mela e, giusto pr forma, faceva vagare lo sguardo attraverso il cortile della scuola, una voce acuta e penetrante le colp l'orecchio.
Leonie trasal e istintivamente si pos una mano sulla fronte, dove il dolore era pi forte.
Signora Beaumarchais, signora Beaumarchais, venga!
Venga subito!
Maja, una ragazzina vivace dai capelli rossi che emergeva tra i compagni della sesta classe e che a volte poteva essere scambiata per Pippi Calzelunghe, le stava andando incontro correndo.
Signora Beaumarchais, Max ha spinto Emma ed Emma gli ha restituito la spinta, ma forte, e adesso il cellulare di Max  rotto. Venga, veloce!
S, s, vengo, ma per favore non gridare cos, Maja!
Leonie gett il resto della mela nei cespugli di sambuco che crescevano rigogliosi dietro il cortile della scuola e raggiunse il gruppetto di bambini che si era radunato nel luogo della lite. Max le mostr piangendo lo smartphone il cui schermo era andato in pezzi, mentre Emma era accovacciata a terra e piangeva a sua volta.
Un ragazzo cominci a parlare, e un attimo dopo tutti stavano gridando.
Leonie Beaumarchais sospir. Amava il suo lavoro, che poteva essere incredibilmente appagante, ma a volte, in giornate come quella, desiderava solo un ufficio silenzioso nel settore amministrativo, dove il pi forte rumore immaginabile era il sibilo occasionale di una macchina per il caff espresso.
Lanci un'occhiata severa ai suoi alunni poi disse la frase che ogni insegnante pronuncia centinaia di volte nella vita:
Si pu sapere che cosa succede?!.
Mezz'ora dopo tutto era stato chiarito e Leonie si congratulava con s stessa per la sua abilit nel ricomporre le cose.
Max ed Emma si erano dati la mano e si erano scusati l'uno con l'altra. Su questo l'insegnante aveva insistito. Il seminario sulla conciliazione dei conflitti che aveva seguito il mese prima con altre quattro colleghe non era stato inutile. (Be', con Jean-Philippe doveva ammettere che la conciliazione dei conflitti non aveva funzionato granch bene, ma lui era davvero ignobile!)
Leonie prese appunti e compiti dal suo armadietto nella sala docenti e prepar la sua borsa. Max era un piccolo spaccone e veniva sempre dotato dai genitori dei pi nuovi apparecchi tecnologici, e spesso prendeva in giro gli altri ragazzini.
Se doveva essere sincera, la faccenda dello smartphone rotto la lasciava piuttosto fredda. Agli alunni delle classi inferiori era vietato portare il cellulare, quindi Leonie aveva prima di tutto sequestrato il telefono spiegando a Max che non avrebbe nemmeno dovuto portarlo a scuola. Durante la lezione, durante la lezione! aveva gridato lui indignato.
All'intervallo posso fare quello che voglio!
Certo, continua a sognare... aveva ribattuto Leonie.
Questa  privazione della libert! aveva protestato Max.
S, s... Leonie non aveva accettato la provocazione.
Perch hai dato una spinta a Emma?
Quella bitch ha detto che il mio nuovo smartphone non mi rende pi furbo.
Ma prima tu le avevi detto che non doveva guardare con quell'aria da scema, si era intromessa Maja.
Leonie aveva dovuto soffocare un sorriso. Max in effetti non era proprio una cima, mentre la placida Emma era una scolara piuttosto brava.
Bitch qui non si dice, mio caro, chiedi subito scusa.
Cosa? Io devo scusarmi? Quella stupida mucca ha rotto il mio cellulare.
 vero! avevano urlato alcuni compagni andando a mettersi alle spalle di Max.
Ma non l'ho fatto apposta! aveva protestato Emma singhiozzando.
Era seduta sul pavimento e si copriva il viso con le mani.
Allora... adesso ci diamo tutti una calmata, aveva detto Leonie.
Saper ridimensionare era tutto. E voi due venite con me in segreteria.
Leonie chiuse la cartella e usc dalla sala docenti.
Qualcuno ovviamente avrebbe dovuto accollarsi le spese per la riparazione dello smartphone. Sicuramente esisteva un'assicurazione di responsabilit civile. Avrebbe chiamato i genitori di Emma - o meglio, il padre di Emma. Ma il telefono rotto non era il vero problema. Leonie si preoccupava per la ragazzina. Non per il suo rendimento scolastico - Emma era una scolara sveglia e aveva buoni voti - ma perch le sembrava un po' troppo chiusa. Nell'intervallo stava spesso isolata in un angolo del cortile della scuola e guardava i compagni giocare. Leonie era l'insegnante di classe di Emma e spesso aveva provato a spingere la timida ragazzina a partecipare ai giochi con gli altri. No, va bene cos, preferisco disegnare, rispondeva sempre Emma, poi si accovacciava vicino al muro e tirava fuori un blocco dalla cartella.
Leonie aveva saputo da una collega che i genitori di Emma erano divorziati da qualche tempo. A quanto pareva la madre, che lavorava per un'organizzazione umanitaria, si era innamorata di un medico che aveva spesso accompagnato durante le missioni in Kenya, che duravano diversi
mesi. Leonie si era affezionata a Emma. In quella ragazzina cos seria si
nascondeva molto pi della sua riservatezza, di questo l'insegnante era certa.
Quel giorno c'era stato un altro momento di agitazione quando Emma, poco dopo la litigata dell'intervallo in cortile, era improvvisamente scomparsa.
Sapete dov' Emma? aveva chiesto Leonie agli altri bambini, finch da una compagna non aveva saputo che a volte la ragazzina andava a nascondersi nella logora casetta sul vecchio castagno per trovare un po' di pace. Infatti anche stavolta era lass e disegnava sul blocco, completamente assorta nei suoi pensieri.
Emma, non vuoi scendere? La lezione  cominciata, tutti aspettano te, aveva detto Leonie.
La piccola aveva scosso la testa.
Nessuno mi aspetta, e gli altri pensano che sia stupida, aveva ribattuto lei, continuando a disegnare sul blocco, con i lunghi capelli biondi che le ricadevano davanti agli occhi.
Che sciocchezza, nessuno pensa che tu sia stupida.
Emma aveva sollevato lo sguardo dal foglio, fissando l'insegnante con aria triste. Stavano tutti dalla parte di Max.
Leonie aveva sentito una stretta al cuore. Fammi vedere che cosa hai disegnato, le aveva detto.
Un po' esitando, Emma le aveva allungato il blocco. Il disegno raffigurava una sorta di Pippi Calzelunghe su un cavallo bianco, ma la ragazzina aveva riccioli rossi che le arrivavano fin quasi alla vita e assomigliava inconfondibilmente a Maja.
 bellissimo, aveva commentato Leonie.  Pippi Calzelunghe?
O forse invece  Maja?
Un sorriso aveva attraversato rapidamente il volto di Emma.
Tutte e due... credo. Aveva risposto facendo spallucce.
Vorrei tanto essere come Maja. A quel punto aveva sospirato in modo struggente.
A Leonie era venuta un'idea. Sai una cosa Emma? Adesso torniamo in classe e alla fine della lezione regali a Maja il tuo disegno. Scommetto che lei ne sar felicissima. Perch lo sai... a Maja piacerebbe essere come Pippi Calzelunghe.
Aveva fatto l'occhiolino a Emma. Lo vedi? Ognuno di noi vorrebbe essere un po' come qualcun altro,  normale...
Alla fine Emma si era lasciata convincere a scendere dall'albero.
E pi tardi Maja aveva accettato il disegno esclamando:
Fantastico! Non avevo idea che sapessi disegnare cos bene!.
Era stato un piccolo successo. In ogni caso, Leonie aveva deciso di tenere d'occhio Emma.
...
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Capitolo 6.
...
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...
Mentre apriva la porta del suo appartamento, quel pomeriggio, Leonie ebbe il brutto presentimento che fosse successo qualcosa. Il suo naso fu subito colpito da un odore penetrante di ammoniaca.
Si sfil le scarpe nell'ingresso poi entr in soggiorno, dove le si par davanti un quadro di devastazione. La delicata tendina a rullo, che normalmente ornava la finestra a bovindo, dove c'era il tavolo da pranzo, era stata strappata e penzolava da un lato, attaccata a un solo punto di fissaggio. Il vaso di fiori, che quella mattina si trovava al suo posto al centro del tavolo, ora era rovesciato ed era rotolato pericolosamente verso il bordo. Sul parquet, narcisi gialli e giacinti di un azzurro intenso nuotavano in una meravigliosa armonia di colori dentro un piccolo lago.
Dalla camera da letto proveniva un miagolio eccitato.
Sbalordita, Leonie pos la borsa prima di dirigersi con passi decisi verso l'origine di quella catastrofe.
Nascosta fra le pieghe delle tende, Mimi si dondolava e i suoi occhi verdi fissavano Leonie con aria di rimprovero.
Non puoi seriamente pensare di lasciarmi qui da sola per tutto il giorno, sembrava voler dire.
Leonie si lasci cadere sul letto per saltare su di nuovo immediatamente, vedendo che le sue raffinate scarpe rosse con il cinturino, gettate in mezzo alla stanza, avevano assunto un colorito stranamente scuro. Ne prese una e la annus con diffidenza. Un odore umido e pungente le sal per le narici.
Che schifo,  disgustoso! url. Perch non hai usato la tua lettiera? Pensavo fossi un gatto pulito...
Leonie tenne sollevata la scarpa con la punta delle dita e
annus il cuoio. Il tanfo di pip di gatto non sarebbe mai andato via, quello era certo.
Mimi, che cosa hai fatto? Erano le mie scarpe preferite!
La micia usc dalle tende e con un balzo salt sulla scrivania davanti alla finestra. A quanto pareva, la sua attenzione era stata attratta da una pila di carte e cominci a fare a pezzettini il foglio che stava in cima al mucchio.
Ehi... sei matta? Quelli sono i compiti in classe della quinta B!
grid Leonie inorridita. Spinse gi la gatta che, come impazzita, si mise a rotolare avanti e indietro sul tappeto ai piedi del letto, di tanto in tanto girando la testa con un angolo sorprendente verso di lei con fare invitante.
Leonie scosse il capo. La scena appariva talmente comica che nonostante tutto dovette ridere.
Mimi era fuori di s, questo era chiaro. Evidentemente le mancava la libert di movimento che di solito le offriva la grande terrazza della signora Siebenschn.
Leonie scacci Mimi dalla camera da letto e pass l'ora seguente a porre rimedio al caos dell'appartamento. Con uno sguardo colmo di dispiacere gett le scarpe rosse nella spazzatura.
Port il vaso in cucina, raccolse i fiori dal pavimento e asciug la pozza d'acqua. Poi sal in piedi sul tavolo da pranzo per sistemare la tendina. Mimi stava seduta all'angolo opposto del soggiorno e osservava tutto con sguardo concentrato.
Quando Leonie, poco dopo, si diresse verso il divano con una tazza di caff in mano e si sedette accanto a lei esausta, la gatta agit la coda eccitata. Leonie, purtroppo, interpret male quel gesto. Allora, gattina selvatica... le disse in tono pi conciliante. S, s... adesso ho un po' di tempo per te.
Allung la mano per accarezzare Mimi, ma ricevette un fendente con la zampa.
Ehi, ma cosa fai? Sei impazzita?
Per tutta risposta Mimi le diede anche un leggero morso sulla mano coi suoi dentini appuntiti e salt gi dal divano.
Con la coda dritta puntata in alto si diresse impettita verso la zona pranzo e si piazz sotto il tavolo, mentre Leonie si esaminava il graffio sul dorso della mano.
Be', non  stato molto carino da parte tua, sbott con tono un po' offeso. Hai degli artigli affilati, lo sai?
Mimi restava seduta e si leccava le zampe con cura, come se il resto non la toccasse.
Va bene, come vuoi... Leonie prese il Klner Stadt-Anzeiger,
che quella mattina non era riuscita a leggere. Si allung sul divano usando il bracciolo come poggiatesta e sfogli il giornale finch non trov le pagine culturali. Pochi minuti dopo era sprofondata nella lettura della recensione di un libro e non si accorse che Mimi si era avvicinata di soppiatto e stava fissando curiosa il giornale aperto.
La gatta balz all'improvviso sul divano e si arrampic sulla pancia di Leonie. Da l strisci pi su, finch il suo capino non spunt sotto il giornale e i suoi occhioni guardarono Leonie con aria interrogativa.
Adesso non dirmi che leggi lo Stadt-Anzeiger... disse lei.
Mimi strofin la testa contro la carta, si rigir un paio di volte su s stessa e poi ricadde pesantemente su Leonie. Attacc a fare le fusa e Leonie si rese conto di cominciare ad avere sonno. Il primo giorno con la micia era stato abbastanza concitato.
Abbass il giornale e chiuse gli occhi per un istante.
Quando si risvegli, fuori era gi buio. Mimi era ancora sdraiata su di lei. Un pling dal suo cellulare le annunci che era arrivato un SMS.
Leonie si tir su pian piano, con Mimi che si teneva aggrappata a lei con le unghie, e si allung per prendere il telefono sul tavolino. Apr il messaggio.
Carissima Leonie, com' la situazione l a Colonia? Va tutto bene con Mimi? Io ho avuto una giornata meravigliosa. Un caro saluto da Ischia dalla sua Susann Siebenschn. PS: Mi e venuta in mente una cosa: potrebbe comprare dell'erba gatta per Mimi? Mille grazie!
Leonie riflett qualche istante sulla risposta da dare. Alla fine scrisse:
Qui va tutto per il meglio. Mimi sta bene, oggi ha esplorato tutto l'appartamento e al pomeriggio abbiamo letto insieme il giornale e fatto
un sonnellino. Le mando una foto. L'erba gatta la prendo volentieri.
Un caro saluto, e ancora buon divertimento a Ischia, Leonie.
Si alz e fece una foto a Mimi, pacificamente sdraiata sul divano a righe accanto al giornale con aria innocente. Poi chiam la sua amica Maxie.
La gatta mi ha devastato l'appartamento, le disse.
Maxie scoppi a ridere. Oh l l... capisco,  arrivata un po' di allegria in casa... Be', poco male, da te  tutto sempre troppo ordinato!
Leonie sbuff. Troppo ordinato? Che vuoi dire? ribatt indignata.
Rilassati, Leonie. L'animale si deve ambientare.
Non ho chiuso occhio tutta la notte. Mimi non voleva dormire nella sua cesta.
Un gatto non  un cane. E lui a decidere dove dormire.
Sempre che decida di dormire... sospir Leonie. E poi mi ha graffiato.
Forse l'hai toccata nel momento sbagliato.
Ma scodinzolava!
Oh cavolo, Leonie! Proprio non ne hai idea, eh? I gatti non scodinzolano. E quando lo fanno, in genere, non significa niente di buono.
S, me ne sono accorta, replic Leonie. Ascolta, dove trovo dell'erba gatta?
Quella sera Mimi si cerc un altro posto dove dormire.
Aveva scoperto il sacco di tela con abiti invernali nell'armadio di Leonie. Dopo aver spiccato un salto dalla scrivania all'armadio, si piazz lass troneggiando sulla stanza come fosse un guardiano, tenendo lo sguardo fisso su Leonie, che era gi a letto. Il libro, per, stavolta rest sul comodino senza essere nemmeno toccato. Leonie era troppo stanca per leggere.
Sbadigli, punt la sveglia da viaggio e guard in su con diffidenza.
Buonanotte Mimi! Stavolta per lasciami dormire, okay?
Alle tre, la notte era gi finita. Quando Mimi, con un grande balzo, salt gi dall'armadio e vol per due metri attraverso l'aria, atterrando sul letto, Leonie si svegli di soprassalto con un urlo atterrito. In un primo momento non cap cos'era successo, poi sent le zampe che si avvicinavano cautamente sulla coperta.
Mimi! Insomma, cos mi spaventi! grid Leonie. La gatta, a sua volta spaventata e impaurita, scese di scatto dal letto mettendosi a sfrecciare avanti e indietro per la stanza. Il cuore di Leonie batteva a mille.
Fantastico, adesso sono del tutto sveglia.
Mimi gnaulava con tono di rimprovero.
Cos per non va, si lament Leonie. Come faccio a fare lezione con i bambini al mattino, se non posso pi dormire?
Rest sveglia ancora per un po', mentre Mimi con calma si accomodava, calda e pesante, sui suoi piedi. Verso le cinque scivol in un sonno agitato, in cui sogn enormi gatti bianchi che si dondolavano appesi alle tende e l'intero appartamento invaso da erba alta un metro.
...
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Capitolo 7.
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Pochi giorni dopo Leonie Beaumarchais era sull'orlo di un esaurimento. La sua speranza che Mimi si ambientasse in qualche modo nella sua nuova casa e che una coesistenza pacifica fosse possibile si affievoliva ogni giorno di pi. Le aveva provate davvero tutte. Ma Mimi continuava a sembrare indignata per il fatto di essere tenuta prigioniera in un bilocale senza balcone. Le poche ore di convivenza armoniosa, che comunque di tanto in tanto c'erano, non potevano nascondere che la gatta non era per niente contenta della proprietaria della pensione che la ospitava.
Il secondo giorno Leonie aveva comprato l'erba gatta come le aveva chiesto la signora Siebenschn e inoltre aveva cercato di far uscire Mimi da sotto il tavolo attirandola con piccole prelibatezze acquistate nel negozio per animali. Ma la micia si era limitata a soffiare e annusare il sacchetto con diffidenza.
Pi tardi per aveva sgraffignato il mezzo pollo arrosto che Leonie aveva preso dal macellaio e che aveva lasciato per qualche istante sulla credenza. I resti di quella che avrebbe dovuto essere la sua cena, Leonie li aveva trovati sul pavimento della cucina. Mimi, seduta l accanto, si leccava il muso soddisfatta, mentre Leonie, decisamente di malumore, mangiava formaggio e pane secco. Durante la notte Mimi aveva di nuovo girovagato furiosa per la cucina e in qualche modo era riuscita a rompere i sacchetti di leccornie. Al mattino Leonie si era ritrovata a calpestare a piedi nudi i Dreamies, per i quali i gatti
- il negoziante gliel'aveva assicurato - vanno matti.
Il terzo giorno Mimi aveva divorato una gran quantit di erba gatta e poco pi tardi aveva cominciato a lanciare degli ululati preoccupanti finch non aveva sputato un grumo di
cibo secco e peli sul tappeto berbero. Presa dal panico, Leonie
aveva digitato il numero del veterinario.
Posso passare da lei? Credo che la mia gatta si sia avvelenata!
aveva esclamato senza fiato per poi raccontare quello che era successo.
Il gentile signore all'altro capo della linea, per, le aveva assicurato che  del tutto normale che i gatti vomitino sul tappeto. Proprio per quello hanno bisogno dell'erba gatta, in modo da potersi liberare di tutti i peli che inghiottono mentre si puliscono.
A-ha, aveva detto Leonie sentendosi parecchio stupida.
Quando era tornata a casa il quarto giorno, la bottiglia di vino rosso gi aperta era rovesciata sul tavolino accanto al divano.
I suoi bei volumi su Czanne e Sorolla erano immersi in un intenso color porpora, le pagine gonfie e incollate per sempre.
Il quinto giorno evidentemente era stato sfruttato per sperimentare un nuovo hobby: Mimi aveva fatto suo il costoso divano francese che la madre aveva regalato a Leonie in occasione del trasferimento a Colonia.
Oh, no! aveva gridato lei quando aveva colto sul fatto la micia che grattava con grande impegno sulla stoffa.
Te l'avevo detto! aveva sottolineato sua madre, i gatti non sono adatti a stare in un piccolo appartamento.
Dovresti prendere a Mimi un albero tiragraffi, aveva suggerito Maxie.
La vita con un gatto era inquietante e richiedeva parecchio tempo. Leonie davvero non se l'era immaginato. Il giorno dopo, sospirando, era tornata al negozio per animali e aveva comprato un grande albero tiragraffi, che aveva trasportato in bicicletta con manovre decisamente rischiose fino alla OttostraBe e che ora troneggiava nel suo soggiorno deturpando terribilmente l'appartamento. Leonie odiava quella mostruosit beige fatta di sisal e pelliccia sintetica. Mimi invece l'adorava - in realt pi come una sorta di parco dei divertimenti o come punto d'osservazione; per il resto continuava ad affilarsi le unghie sui mobili imbottiti.
Il giorno seguente - era il sesto giorno del suo nuovo calendario personale - quando Leonie arriv a casa Mimi era
scomparsa. Invece di correggere i compiti, Leonie la cerc per ore. Guard sotto il cassettone Grange, spost il divano, strisci sotto il letto e frug tra maglioni e vestiti nell'armadio.
E si rese conto di essere nel panico. Telefon alla sua amica, la donna che sussurrava ai gatti.
Mimi  sparita, disse con la voce in falsetto.
Be', replic Maxie, ai gatti piace nascondersi. Non preoccuparti.
Sar da qualche parte.
Ma dove! Ho gi cercato dappertutto. Leonie era fuori di s. Quella bestia mi d sui nervi. E adesso cosa dico alla signora Siebenschn?
Proprio niente. Credimi, salter fuori, la rassicur Maxie.
Stai tranquilla.
Ma era pi facile a dirsi che a farsi. Leonie ripass una seconda e poi una terza volta ogni angolo del suo piccolo appartamento.
Diede un'occhiata nella lettiera, si chin per mettersi all'altezza del buco nell'albero tiragraffi e ci spi dentro, tolse i libri dagli scaffali per assicurarsi che Mimi non si fosse nascosta l dietro. Alla fine si arrampic sulla sedia della scrivania in camera da letto per vedere se nell'armadio, tra gli abiti invernali, non ci fosse una gatta bianca che si stava prendendo gioco di lei. Ma anche l Mimi non c'era. Non era da nessuna parte.
Non c'! Leonie si ferm in mezzo alla stanza e rest l con l'orecchio teso, concentrata. Non volava una mosca. Mimi non poteva essersi dissolta nell'aria come lo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Esausta, Leonie si lasci cadere sul letto dove, come ogni giorno, era disteso il copriletto con il delicato motivo a fiori.
Leonie odiava i letti sfatti. I letti sfatti erano l'inizio della fine e portavano immancabilmente al caos. E a Leonie il caos faceva paura. Un appartamento pulito, nel quale le cose erano al loro posto, le dava la bella sensazione di poter gestire anche tutto il resto nella sua vita. E ora un esserino imprevedibile aveva preso il comando in questo meraviglioso ordine, ribaltandolo completamente.
Abbacchiata, Leonie guard fuori dalla finestra. Cosa doveva fare, adesso? Era possibile che Mimi fosse scappata
dall'appartamento? Non le era sfuggito che negli ultimi giorni la micia si appostava in attesa dietro la porta d'ingresso quando lei tornava da scuola. Per fortuna Mimi non era in grado di aprire la pesante porta di casa, che non aveva la maniglia ma un pomello, tuttavia era evidente che era molto interessata a quello che c'era oltre quella soglia.
Leonie scosse il capo perplessa. Ma dove si  ficcata quella bestiolina?
Quella mattina, solo poche ore prima, Mimi era ancora l, bella pacifica, sul ripiano pi alto dell'albero tiragraffi. Ce n'erano persino le prove, perch Leonie aveva scattato una foto con il cellulare per la signora Siebenschn e gliel'aveva mandata. E dal lucernario basculante della camera da letto un gatto non poteva certo fuggire, a meno che non avesse le ali.
Leonie si appoggi all'indietro sul letto, pensierosa, puntellandosi con le mani sul copriletto. Un istante dopo le sue dita urtarono contro qualcosa di morbido, caldo, che si mosse lentamente. Leonie cacci un urlo acuto.
Mimi! Tir indietro il copriletto e guard la gatta che evidentemente si era messa bella comoda tra lenzuola e coperta e ora a sua volta la fissava irritata, quasi volesse dire:
Perch gridi?.
Quella sera arriv un SMS della signora Siebenschn.
Che foto dolce! Quando ha comprato l'albero tiragraffi?  davvero commovente... Naturalmente glielo pagher. Grazie per prendersi cura cos bene di Mimi, cara Leonie. Sono felice che voi due vi intendiate a meraviglia. D'altra parte Mimi  poco esigente... Io mi sto godendo la vacanza a Ischia. I fanghi fanno bene alle mie ossa e oggi ho fatto una lunga passeggiata da Forio a Lacco Ameno, dove c' il famoso fungo di tufo: lo conosce? Le mander una cartolina.
Tanti saluti! Susann Siebenschn.
E Leonie rispose: No, del fungo non ho mai sentito parlare. Ma non sono neanche mai stata a Ischia. Sono contenta che lei stia trascorrendo delle
belle giornate, signora Siebenschn. Anche Mimi si sta divertendo molto, qui. Oggi abbiamo- qui Leonie si ferm un attimo a riflettere -
giocato un po' a nascondino. Non indovinerebbe mai dove l'ho trovata alla fine. Le mando una foto. Un caro saluto, Leonie.
Il settimo giorno Mimi scopr la sua passione per lo smalto.
Quando Leonie apr la porta dell'appartamento la gatta si strofin amichevolmente alle sue gambe facendo le fusa.
Sul suo nasino c'erano macchie di un rosso ciliegia brillante.
Leonie si irrigid per un istante, poi corse in bagno, dove diverse boccette di smalto per unghie erano sparse sul pavimento: alcune erano sopravvissute alla caduta dal ripiano, altre giacevano in pezzi sulle vecchie piastrelle.
Imprecando a bassa voce, Leonie raccolse i cocci con la scopa e giunse alla conclusione che lei e Mimi semplicemente non erano una squadra perfetta.
E cos ogni giorno portava con s una nuova sorpresa. Le notti erano brevi e poco riposanti. Mimi era imprevedibile e nulla dava a intendere che fosse stata favorevolmente colpita dalla sua cat sitter, n dalla sua nuova casa. Anche Leonie, del resto, era tutt'altro che entusiasta. L'unica davvero entusiasta era la signora Siebenschn, che sembrava quasi impazzire di felicit e andava in estasi per la sua vacanza da favola.
Leonie decise di far buon viso a cattivo gioco e continu a spedire SMS allegri e scatti divertenti di Mimi, per non rovinare le ferie dell'anziana amica. Per contava i giorni che mancavano al suo ritorno. E il momento previsto per il rientro finalmente arriv.
Ma il criptico messaggio che Susann Siebenschn scrisse con il suo cellulare da vecchietti dai tasti enormi non faceva presagire nulla di buono.
 successo qualcosa di assolutamente inimmaginabile, un miracolo!
Sto pensando di prolungare di un po' la mia vacanza - naturalmente solo se non le dispiace, cara Leonie. Ma Mimi non potrebbe essere in mani migliori.
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Capitolo 8.
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Susann Siebenschn non avrebbe potuto sentirsi meglio.
Come una mongolfiera che, libera dai cavi che la ancorano a terra, si alza in volo, le pareva di librarsi nel cielo azzurro di Ischia: ogni giorno era bello a suo modo e dischiudeva la propria magia.
Il primo giorno della sua vacanza aveva fatto una passeggiata dall'hotel fino a Forio e poco dopo mezzogiorno si era seduta nella piazzetta con la chiesa bianca e aveva ordinato un'insalata caprese, concedendosi di accompagnarla con un bicchiere di vino bianco. Bere del vino cos presto per lei era un segno inequivocabile dell'essere in ferie. A casa non lo faceva mai. Dopo essere rimasta seduta per un po' nella piazza, con le gambe allungate davanti a s, a osservare la gente che passava - non c'erano ancora molti turisti in giro
- aveva notato che alcuni negozi cominciavano a riaprire dopo la pausa per il pranzo; era quindi entrata in un negozio di souvenir e si era comprata un sacchetto di grandi caramelle tonde al limone che, quando le si succhiava, sembravano esplodere in bocca. Aveva preso in mano alcuni sacchetti di spezie miste che erano esposti in grandi ceste di vimini
- confezioni trasparenti dai nomi promettenti come
Spaghetti Epomeo o Pomodoro piccante - e aveva annusato i saponi gialli a forma di limone, dal profumo talmente delizioso che veniva quasi voglia di addentarli. Pi tardi si era presa un gelato, aveva gironzolato lungo la via principale di Forio, si era seduta a uno dei tavolini del suo bar preferito e aveva bevuto un cappuccino. Il sole splendeva, piacevolmente caldo, e Susann aveva tirato fuori il cellulare per chiamare Marianne.
Indovina dove sono! aveva chiesto trionfante quando l'amica aveva risposto.
Sullo sfondo si sentiva un pianto di neonato. Marianne curava la bambina di sua figlia e sembrava un po' affaticata. La reazione sorpresa dell'amica aveva fatto bene a Susann. Che invidia! aveva sospirato Marianne, e Susann aveva annuito soddisfatta. Era una bella sensazione, essere per una volta quella che aveva una bella notizia da dare. Subito dopo aveva chiamato la sua cat sitter. Con Mimi andava tutto bene e Leonie sembrava entusiasta della nuova coinquilina. A Colonia pioveva.
Susann aveva pagato e si era diretta lentamente verso il porto. C'era ancora tempo prima che il pulmino dell'hotel venisse a prenderla davanti a Villa Carolina. In una deliziosa boutique aveva comprato un abito lungo a fiori e un grande cappello di paglia, accettando volentieri i complimenti del negoziante. In seguito si era seduta con le sue borse nel piccolo bar del porto per bere un Aperol sour. Il cielo si colorava di tonalit rosate mentre alcune auto passavano accanto alle palme che fiancheggiavano il lungomare e, un po' pi in l, barche bianche ondeggiavano placidamente lungo la banchina. Susann si era portata alle labbra il bicchiere panciuto con l'aperitivo rinfrescante e per un momento aveva pensato a Bertold, con il quale spesso si era seduta a quei tavolini.
Aveva preso un sorso e aveva sospirato, riflettendo sull'ingiustizia della vita. Poi aveva posato il bicchiere e si era imposta di non farsi prendere dalla malinconia. Was fott es, es fott, quello che  andato, e andato, si diceva a Colonia accettando
l'inevitabile. Un luogo non poteva farci niente, se proprio l accadeva qualcosa di orribile. Forio era incantevole, come sempre. Susann aveva lasciato spaziare lo sguardo sul porticciolo, ora pi che mai avvolto nella luce rosa, e aveva deciso di godersi l'immagine che aveva di fronte a s. Davvero bellissima. E mentre, persa nei suoi pensieri, continuava a pescare dalla ciotola delle noccioline che le era stata fortunatamente offerta con l'aperitivo, si era sentita piano piano invadere da una pace profonda.
Dopo alcuni giorni Susann Siebenschn aveva trovato il suo ritmo. Ogni tanto decideva di trascorrere un giorno di riposo in albergo. Dopo le applicazioni del mattino e una colazione abbondante si accomodava su una delle sdraio blu in terrazza con il suo libro, faceva una nuotata nella piscina fresca oppure si crogiolava, in compagnia di un paio di altri ospiti dell'hotel, nelle acque verdi e calde della piscina termale.
A mezzogiorno si faceva servire da Luigi un leggero spuntino e, a seconda del lato verso cui si voltava, si godeva la vista del mare, che luccicava in lontananza, o dell'Epomeo, che sembrava innalzarsi in un verde vellutato direttamente dietro il rigoglioso giardino dell'hotel e la cui forza maestosa le infondeva una strana tranquillit.
Un giorno Susann aveva scelto un'altra escursione. Aveva fatto una lunga passeggiata fino a Lacco Ameno, tra colline verdeggianti e boschi di pini, passando anche dalla Madonna di Zaro, meta di pellegrinaggio delle persone del luogo, che posavano fiori e lettere davanti alla statua di Maria. E
quando finalmente aveva raggiunto l'antica porta in pietra ed era scesa in paese percorrendone le strade tortuose, aveva mangiato un gelato sul lungomare e ammirato di nuovo il
fungo, che si innalzava dall'acqua in maniera quasi inaspettata.
Con l'autobus era poi andata nell'elegante Sant'Angelo, e aveva preso il traghetto fino alla Spiaggia dei Maronti. Trovava divertente girare in autobus a Ischia, perch era molto facile.
C'erano sostanzialmente due linee, una che faceva il giro dell'isola andando verso destra, l'altra verso sinistra - da questo punto di vista, Ischia era fatta in modo cos semplice che sembrava Speropoli, l'isola delle Avventure di Jim Bottone -
e Susann, che non aveva un gran senso dell'orientamento, si sentiva sempre tranquilla e nel posto giusto. Nelle eleganti boutique dei Giardini Poseidon, un enorme parco termale con lido e accesso al mare privati situato a un'estremit della baia di Forio, si era comprata persino, in un impeto di temerariet, un nuovo costume da bagno leopardato che aveva indossato due giorni pi tardi sulle rive della sua spiaggia preferita, in una caletta cos nascosta da essere quasi sconosciuta
ai turisti. La maggioranza degli ospiti preferiva in genere il complesso del Poseidon, con le sue numerose piscine termali.
Susann invece adorava quella piccola baia, dove nei giorni feriali si era pressoch da soli e dove si poteva ancora fare il bagno a novembre. Il clima di Ischia, le aveva spiegato una volta Cristina dell'hotel Paradiso,  molto speciale e diverso da quello del continente. All'inizio di novembre, quando il Paradiso chiudeva come quasi tutti gli altri alberghi, per gli isolani cominciava l'estate di San Martino. Il piccolo ristorante sulla spiaggia, ad appena due gradini dal mare, metteva a disposizione gratuitamente anche le sdraio se ci si fermava l a mangiare. E ci si fermava volentieri, perch gli spaghetti con le vongole o al pomodoro erano semplicemente deliziosi e avevano il sapore dell'estate.
Ancora una volta Susann decise che l'Italia era un paese meravigliosamente sensuale. E anche lei si sentiva molto sensuale.
E poi, alla fine della prima settimana, accadde qualcosa che non si sarebbe mai aspettata.
Susann Siebenschn si innamor.
Giorgio Pasini era il proprietario di un piccolo negozio di antiquariato in via Roma, la strada che da Ischia Porto conduce verso Ischia Ponte. Quel giorno, una delle giornate dedicate alle escursioni, Susann aveva deciso di andare in autobus a Ischia Porto, la localit principale. Pochi giorni prima era arrivata proprio l con il traghetto da Napoli - le sembrava che fossero passate settimane... Ischia Porto sorgeva all'estremit opposta dell'isola e Susann si era messa in moto subito dopo colazione, in modo da arrivare alla meta prima che i negozi chiudessero per la pausa di mezzogiorno, che nel Sud Italia, come si sa, dura molto pi che nei paesi tedeschi.
Con il suo nuovo abito a fiori e il cappello di paglia, camminava di buonumore lungo via Roma, dove il transito delle auto era vietato. Si ferm a guardare scarpe e borse deliziosamente esposte nelle vetrine, prov un paio di sandali color argento e poi continu in direzione di Ischia Ponte. La sua meta era il Castello Aragonese, una fortezza saracena che si ergeva come una cittadella alla fine di uno stretto ponte di
pietra che sembrava quasi immerso nel mare. In realt il ponte correva appena sopra il livello dell'acqua, ma era talmente basso che una folata di vento poteva alzare gli spruzzi di schiuma per metri fin oltre il parapetto e infradiciare gli abiti dei turisti.  l che Susann diresse i propri passi.
Un tempo il castello - che oggi ospita un museo in cui sono esposti dipinti e dove  ancora visibile il convento - poteva essere raggiunto solo attraverso tortuose scale di pietra o stretti sentieri delimitati da muretti che offrivano meravigliosi squarci sul mare di un blu intenso. Poi era stato costruito un ascensore che in pochi secondi, e senza sforzo, portava i visitatori in cima, dove li attendevano due bar e alcune ampie terrazze panoramiche. Ci si potevano passare delle ore. Anche se negli ultimi giorni l'anca non le aveva dato noie - forse per merito della serotonina che invadeva il suo corpo -, Susann era felice per quella possibilit di raggiungere il castello in modo confortevole. Aveva comprato alcune cartoline che voleva scrivere al bar, all'ombra degli alberi di ulivo.
Ma non ci sarebbe riuscita. O almeno non quel giorno.
Ci mise un po' a percorrere via Roma: il sole era alto, faceva sempre pi caldo, i primi negozi cominciarono a chiudere per la siesta pomeridiana e anche il passo di Susann si fece pi lento. E quando, con tutta calma, pass davanti alla vetrina di un antiquario, not un minuscolo dipinto a olio del Castello Aragonese. Si ferm e dopo un attimo era gi innamorata di quel piccolo quadro, inserito in una sontuosa cornice dorata.
Susann spinse la porta ed entr nel negozio, annunciata da un vivace scampanellio. Dentro faceva fresco ed era tutto immerso nella penombra, come nella caverna di Ali Baba; in uno spazio cos esiguo gli oggetti antichi erano un po' ammassati, e il colore prevalente era quello dell'oro. Quadri, candelieri, scintillanti bracciali con charms e anelli esposti nelle vetrinette, tavolini di marmo con ogni tipo di ciotole e tegami, statue di amanti e busti delle dee romane della primavera dai volti aggraziati. Susann era incantata. Scivolava con cautela tra quegli oggetti preziosi e solo dopo un po'
scopr il proprietario del negozio, che si sporse da dietro il banco e la salut con un dolce buongiorno.
Giorgio Pasini era un uomo di una certa et, non molto alto, con un viso dai tratti regolari e capelli grigi ancora folti.
Parlava un tedesco abbastanza comprensibile e, al di sotto delle sopracciglia folte, quelli che ora la stavano osservando erano gli occhi pi gentili che Susann avesse mai visto. Sembravano emanare una luce calda e ogni volta che lui sorrideva
- ed era proprio quello che stava facendo - a lato degli occhi gli si formavano delle leggere rughe che facevano intuire un animo allegro e sereno.
Il proprietario del negozio la guard e le chiese cosa desiderasse, e Susann improvvisamente si rese conto di aver fissato un po' troppo a lungo quegli occhi gentili. Si schiar la voce e chiese informazioni sul dipinto a olio che aveva visto in vetrina.
Giorgio Pasini si mosse agile come una pantera tra gli oggetti che occupavano ogni angolo del suo negozio e prese il piccolo quadro dal panno blu scuro su cui era posato. Spieg che era un'opera della scuola napoletana e che risaliva a circa cent'anni prima, e lod Susann per il suo buon gusto. Poi disse un prezzo che a lei non sembr troppo alto per un dipinto cos bello che raffigurava il suo amato Castello Aragonese.
 meraviglioso, disse. Lo prendo.
Il signor Pasini mostr di nuovo il suo sorriso attraente, e Susann si accorse che le ginocchia le cedevano un po'. Era come incantata - da quel sorriso, dal negozietto e naturalmente dal quadro, che pos sul bancone con il cuore palpitante.
... un regalo? chiese il signor Pasini mentre avvolgeva con cura il dipinto nella carta seta.
Susann si guard le mani curatissime. S... No. Voglio dire, s - insomma... lo regalo a me stessa, spieg arrossendo come una ragazzina e sperando che la cosa non si notasse nella penombra del negozio.
Il signor Pasini annu, poi impacchett il quadretto con un foglio di carta regalo bordeaux, che ripieg con abilit e assicur con un adesivo dorato, aggiungendo un piccolo biglietto da visita. Mise tutto in una borsa di carta e lo porse a Susann.
 la prima volta che viene a Ischia, bella signora? domand.
La bella signora sorrise lusingata e rispose che era venuta a Ischia gi moltissime volte e che gi dalla prima volta si era innamorata del Castello Aragonese.
Quando sar a casa appender il dipinto sopra il comodino, per ricordo, spieg. Cos avr sempre un pezzetto di Ischia con me.
Il signor Pasini sorrise. E... a casa l'aspetta qualcuno? si inform, insistendo sull'argomento..
Oh, si, disse Susann, e not che l'espressione dell'uomo si adombrava. O se l'era solo immaginato? Ma solo la mia gatta.
Scoppiarono a ridere entrambi, e Susann si rese conto che stava per flirtare con quello sconosciuto. Susann, non essere infantile, rimprover a s stessa. Ma era cos piacevole...
le sembrava di essere stata catapultata in una di quelle vecchie commedie di Hollywood come Vacanze romane e, anche se lei era naturalmente un po' pi vecchia dell'affascinante Audrey Hepburn e peraltro non si sarebbe mai tagliata i capelli cos corti, percep quella spensieratezza che probabilmente si prova quando si va in Vespa sedute dietro a Gregory Peck e si vaga scoppiettando qua e l con il vento che soffia in faccia. Tutto era ammantato di serenit, grazie a quel momento.
Susann pag il suo acquisto e il proprietario della piccola caverna delle meraviglie decise che per quella giornata aveva guadagnato abbastanza ed era ora di chiudere il negozio per la pausa pranzo. Una volta usciti, chiese se la bella signora
volesse fargli l'onore di bere un bicchiere di vino con lui in un ristorante sulla spiaggia - ad appena pochi minuti da qui - da dove si godeva una fantastica vista sul castello.
Susann ridacchi. Fare l'onore!Non sentiva quell'espressione da un bel po' di tempo. Suonava molto anni Cinquanta.
Annu incantata. Poco dopo sedevano al sole in una veranda sul mare e facevano un brindisi.
Al bel dipinto e alla sua ancora pi bella proprietaria,
disse Giorgio, galante. Possa portarle molta gioia e ricordarle per sempre questa giornata.
I bicchieri si toccarono con un allegro tintinnio che ricord a Susann il suono angelico del campanello del negozio.
Guard l'antica fortezza saracena che si innalzava sotto il sole di mezzogiorno a pochi passi da loro, e non rimpianse neppure per un istante di non avere probabilmente pi il tempo, quel giorno, per andare sulla terrazza del castello a scrivere le sue cartoline. Le ore volarono cos. Giorgio era un narratore divertente, cosa che non dipendeva solo dal suo buffo accento italiano. Il bicchiere di vino divent due bicchieri, poi l'antiquario ordin un'orata al basilico per due.
Oggi ho concluso l'affare della mia vita! disse scherzando.
Come? Lavora cos poco il suo negozio? Anche Susann scoppi a ridere e si rilass appoggiandosi allo schienale della sedia. Era da tempo che non si sentiva cos allegra e piena di vita. Il vino bianco scintillava nei bicchieri, l'orata era ottima e l'italiano dagli occhi scuri e dal sorriso simpatico le piaceva. Aveva completamente perso il senso del tempo. Le ombre del castello si allungavano sempre pi nella luce del pomeriggio. E quando Giorgio, terminato il pranzo, insistette per riaccompagnare Susann a Forio con la sua Fiat Cinquecento rossa, e poi, davanti all'ingresso dell'hotel Paradiso, le baci la mano chiedendole Posso invitarla a un concerto ai Giardini La Mortella sabato, mia bella Susanna? lei non disse di no.
...
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Capitolo 9.
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La giornata cominci come tutti gli ultimi giorni: assonnata.
Leonie cerc a tastoni la sveglia che le trillava nell'orecchio.
Poi barcoll verso la cucina per farsi un caff e riempire le ciotole di Mimi con acqua e cibo. Aveva corretto fino a tarda notte i compiti di francese della decima classe - un tema su Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, di Eric-Emmanuel Schmitt. In generale non erano andati bene, nonostante lei avesse preparato la classe in modo esauriente sulle questioni principali del testo. Gli studenti, semplicemente, non avevano ascoltato. La loro concentrazione si era evidentemente persa distribuendosi tra foto postate su Instagram e serie divorate su Netflix. Nei compiti scritti molti si ritenevano particolarmente furbi e cianciavano di cose senza senso, buttando l frasi nella speranza che - secondo la filosofia del tanto pi, tanto meglio - ci riducesse il loro quoziente di errore, legato anche al numero di parole utilizzate.
A volte Leonie invidiava i suoi colleghi di musica o di educazione fisica. Aver scelto due materie che implicavano la correzione di compiti scritti non era stata forse la migliore delle idee, sebbene ogni tanto ci fossero anche brevi momenti di felicit, come quando recentemente, nella dodicesima classe, una ragazza aveva scritto un impressionante saggio sul romanticismo tedesco e la sua importanza per i giovani di oggi. Quelli erano i momenti magici di un'insegnante di liceo.
Quando aveva finito di correggere i compiti era mezzanotte e mezzo. Ma non era riuscita a addormentarsi perch Mimi aveva deciso di galoppare su e gi per l'appartamento come un cavallo. Pareva impossibile che un esserino cos
piccolo potesse fare tutto quel rumore. Mimi era esagitata e Leonie
si era chiesta se anche i gatti potessero soffrire di ADHD.
A un certo punto quel piccolo spirito irrequieto aveva cercato di aprire l'armadio, graffiandolo tutto come impazzita.
Evidentemente supponeva che dietro l'anta ci fossero le foreste infinite di Narnia. Alla fine Leonie, snervata, le aveva tirato un cuscino, sibilando: Adesso silenzio!. In effetti per qualche istante aveva regnato la quiete. Mimi era tornata verso il letto della sua padrona e si era addormentata ai suoi piedi, mentre una luna abbagliante illuminava la stanza e la persona a cui appartenevano i piedi si rigirava in continuazione, finch non aveva buttato gi tre compresse di valeriana.
Adesso Leonie sedeva al tavolino pieghevole della cucina e girava assonnata il cucchiaino nel caff. Un'occhiata all'orologio le disse che era ora di muoversi. Lav la tazzina e infil un cardigan blu sopra l'abito a righe. Poi prese la borsa e and in anticamera, dove Mimi stava seduta davanti alla porta d'ingresso e gnaulava con tono accusatorio.
Leonie avrebbe dovuto aspettarselo, ma quella mattina era veramente troppo stanca. Appena apr la porta tirandola verso di s Mimi le schizz davanti come una freccia.
Leonie lasci cadere la borsa e si fiond sul pianerottolo.
No, Mimi, no! Cosa fai? Torna subito indietro!
Ma Mimi a tornare non ci pensava proprio. Si era fermata sotto le caselle della posta e annusava un mucchietto di volantini caduti a terra.
Mimi, qui, subito! ordin Leonie.
La gatta rest impassibile.
Quando Leonie le si avvicin minacciosa per riportarla nell'appartamento, Mimi le pass davanti con uno scatto e corse gi per le scale della cantina.
Leonie imprec sottovoce e la insegu.
Di sotto accese la luce e vide qualcosa di bianco svoltare l'angolo sulla destra e sfrecciare per il lungo corridoio che ospitava le cantine dei singoli appartamenti. Le porte delle cantine, fatte di listelli di legno, erano chiuse con dei lucchetti.
Ma questo non poteva certo fermare un gatto. Mimi si appiatt infilandosi sotto una delle porte - quella su cui
c'era scritto app. 3 P. DX - e spar tra scaffali, cartoni e vecchi giocattoli.
Nell'appartamento al terzo piano a destra abitava il signor Likowski. Era aiuto primario nella clinica per bambini della Amsterdamer Strabe, usciva di casa sempre di buon'ora e rientrava tardi la sera. La signora Likowski si era trasferita da un paio di mesi con il figlio adolescente - a causa degli orari di lavoro troppo lunghi del marito che suscitavano la sua ira, ma sicuramente non solo per quelli. Leonie, che abitava al piano inferiore rispetto a loro, aveva dovuto sopportare non solo il martellare senz'anima sul piano del rampollo Likowski, che evidentemente veniva costretto a studiare Mozart ogni pomeriggio e sfogava il suo malumore sui tasti, bens talvolta anche le litigate notturne ad alto volume dei due coniugi. Era stata contenta quando erano cessate sia l'una che l'altra cosa. Ma adesso non lo era. Senza chiave sarebbe stata dura.
Leonie si accovacci e spi tra i listelli. Quando i suoi occhi si furono abituati alla penombra che regnava nelle cantine, scorse Mimi, seduta sotto una bicicletta rotta, che si guardava intorno dal suo nascondiglio con occhi scintillanti.
Adesso vieni fuori, Mimi! Io devo andare! Leonie scosse la porta. Erano le otto meno un quarto. Se la gatta avesse avuto la compiacenza di uscire da quell'angolo della cantina, lei sarebbe ancora potuta arrivare a scuola puntuale.
Mimi strizz gli occhi e non si mosse. Nella sua vita il tempo non giocava alcun ruolo.
Leonie decise di cambiare tattica. Come la strega di Hnsel
e Gretel, allung la mano attraverso le sbarre di legno e agit le dita, per attirare la fuggitiva.
Vieni, Mimilein, vieni! disse con voce flautata.
La gatta in effetti si lasci intenerire e cominci ad avvicinarsi con circospezione, ma quando Leonie fece per afferrarla si sottrasse alla sua presa soffiando, e Leonie sfreg con la mano contro il legno della porta.
Ahi! Maledizione... Si guard il dito in cui era infilzata una scheggia. Stava cercando di toglierla quando la luce si spense all'improvviso.
Dannato interruttore a tempo! Imprecando, Leonie si rialz e procedette a tentoni seguendo la parete. Quando finalmente la sua mano urt contro l'interruttore lo premette, e per altri tre minuti la cantina sarebbe stata immersa in una luce abbagliante.
Leonie tir un sospiro di sollievo.
Ma Mimi non era pi seduta nella cantina dell'app. 3 p. dx.
Leonie corse agitata su per le scale, e giunta in cima guard nell'altra direzione. Alla fine del corridoio, che portava verso sinistra, c'erano il locale biciclette, il locale caldaia e il locale spazzatura. La porta di ferro del locale spazzatura era aperta. Forse qualcuno aveva appena portato gi i suoi sacchetti.
Magari Mimi era entrata l. Leonie ud un leggero gnaulare che pareva provenire dai bidoni dell'immondizia e si precipit lungo il corridoio. Di norma la porta esterna del locale spazzatura era sempre chiusa, tranne il mercoled quando veniva la nettezza urbana e portava su i bidoni dai gradini di pietra e poi fuori in strada.
Leonie sent un tuffo al cuore.
Oggi era mercoled!
Quando raggiunse il locale con i bidoni vide Mimi accanto alla porta che portava all'esterno, spalancata. Lo sguardo bramoso della micia era fisso verso la libert.
No, Mimi. No!
Leonie le fu accanto in un balzo. La gatta le sfugg senza sforzo e corse agilmente su per le scale. Leonie inciamp dietro di lei, scivol sull'ultimo gradino e cadde su un ginocchio.
Si riprese in tempo per vedere Mimi sparire sotto una Volvo parcheggiata. Un secondo dopo pass il camion della spazzatura e i netturbini, nelle loro tute arancioni, trascinarono i bidoni sul marciapiede con grande fragore.
Un'ora pi tardi Leonie, completamente sconvolta, era seduta in casa della signora Hase, che abitava anche lei al secondo piano, in attesa degli incaricati del centro duplicazione chiavi. Aveva il ginocchio destro sbucciato, e il suo abito azzurro cielo era attraversato da strisce di sporco proveniente dal marciapiede della OttostraBe, dove lei aveva strisciato
a pancia in gi nel tentativo di infilarsi sotto la Volvo nera.
Mimi, raggomitolata immobile sotto l'auto, aveva desistito da ogni ulteriore progetto di fuga nel momento in cui gli uomini della nettezza urbana di Colonia avevano cominciato a trascinare i bidoni sbatacchiandoli sul selciato. Dalla penombra sotto la macchina aveva guardato Leonie con aria di rimprovero e non si era mossa di un millimetro. Il mondo l fuori era rumoroso e pieno di pericoli. Leonie, strisciando carponi sotto la Volvo, alla fine era riuscita a tirar fuori da l sotto la gatta, che aveva il pelo ritto per la paura. Aveva stretto Mimi a s cos forte che la micia aveva abbandonato ogni resistenza e si era messa a fare le fusa.
Ora Mimi si stava strofinando contro la sedia della signora Hase, come se niente fosse, e solo la sua coda arruffata mostrava che anche lei era ancora un po' agitata.
Leonie prese un sorso d'acqua dal bicchiere che la sua vicina le aveva offerto.
Mi dispiace davvero per la porta, ripet la signora Hase per la terza volta. Non potevo immaginare che lei fosse ancora qui.
Leonie annu. Non si sentiva ancora molto bene. Forse per l'inseguimento sfrenato, la caduta sulle scale, l'imbarazzante strisciare sulla strada tra gli sguardi divertiti dei netturbini, che avevano applaudito ridendo quando Leonie era scomparsa in casa con Mimi.
Una volta salite le scale, aveva visto la signora Hase in piedi davanti al suo appartamento che, con la fronte corrugata, fissava la porta accostata. Finch non l'aveva chiusa tirandola verso di s con decisione.
Oh no, signora Hase, cosa fa? Ho lasciato la chiave infilata all'interno! Leonie era rimasta l, con Mimi in braccio, e si era sentita svenire. Ora non posso pi entrare.
Oh, santo cielo! aveva balbettato la signora Hase mettendosi le mani nei suoi riccioli grigi. Signora Beaumarchais!
E ancora qui... Io pensavo... pensavo...
Come poteva Roswitha Hase immaginare che la porta della sua vicina non fosse restata socchiusa per sbaglio? Tanto pi che quelle vecchie porte a
volte non scattavano correttamente se non le si spingeva con forza. La signora Hase era rimasta sconcertata notando la porta dell'appartamento di fianco socchiusa. Aveva suonato il campanello di Leonie, poi l'aveva chiamata e aveva guardato sulle scale, ma non ricevendo risposta aveva dedotto che la giovane insegnante fosse andata al lavoro senza accorgersi che la sua porta era aperta, a disposizione di qualsiasi ladro.
 successo anche a me, spieg candidamente mentre, consapevole della propria colpa, versava altra acqua a Leonie.
Da allora chiudo sempre con due mandate, anche se devo solo scendere in cantina. Dovrebbe farlo anche lei, signora Beaumarchais. Altrimenti le assicurazioni non pagano, lo sa?
La signora Hase era proprio una fifona.
Leonie fiss per un istante la sua vicina in silenzio, poi le cadde lo sguardo sull'orologio a parete del soggiorno che ticchettava in sottofondo. Le lancette annunciavano che erano gi le nove e venti.
No! grid, dandosi un colpo sulla fronte con la mano.
Eppure  cos, ribad la signora Hase annuendo.
Devo chiamare la scuola, disse Leonie. Posso usare il suo telefono, per favore?
Ma certo,  il meno che possa fare, rispose la vicina.
Signora Beaumarchais?! Finalmente! Ma dove  finita?
Abbiamo provato a chiamarla tre volte! La voce della signora Meier, della segreteria, suonava piena di biasimo.
S, io... ah... purtroppo mi sono chiusa fuori, perch il gatto... be', la gatta della mia vicina, che  in vacanza a Ischia,  scappata, e poi l'altra mia vicina, quella senza gatti, ha chiuso la mia porta perch pensava che io fossi gi a scuola, e il cellulare era rimasto nella tasca nell'ingresso... l'ingresso del mio appartamento, non l'androne del condominio...
Ma comunque... ho ripreso la gatta e adesso aspetto, con la gatta della mia vicina, a casa dell'altra vicina, quella che abita sul mio pianerottolo... Leonie d'un tratto tacque, rendendosi conto che sembrava una pazza.
E... adesso sta aspettando... un' altra vicina? La signora Meier cercava di seguire il suo ragionamento.
No, no. Aspettiamo quelli del servizio duplicazione chiavi.
Cos posso rientrare in casa. Cio nel mio appartamento.
A-ha, fece la segretaria, cauta. Ma viene a scuola o no?
Appena gli operai se ne furono andati - era stato uno scherzetto costoso, perch la chiave era infilata nella toppa all'interno e avevano dovuto smontare tutto il blocchetto -, Leonie si era cambiata e si era medicata il ginocchio. Mimi, esausta dopo la sua grande avventura, riposava sull'albero tiragraffi in soggiorno. Probabilmente stava gi immagazzinando energie per la notte.
Quando Leonie, con il ginocchio dolorante e un leggero capogiro, per la seconda volta quella mattina si ritrov in strada, dove la Volvo nera era ancora parcheggiata, si sent improvvisamente sull'orlo di una crisi di nervi. Un unico pensiero le girava per la mente.
Tutto ci doveva finire.
Il pi presto possibile.
...
.
...
Capitolo 10.
...
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...
In occasione del suo ventiseiesimo compleanno, Maxie Sommer aveva fatto un bilancio. E non era risultato particolarmente piacevole. Era una normalissima giornata di marzo.
Un mercoled. Nulla di speciale. Nuvole grigie in cielo. I
suoi genitori l'avevano chiamata quella mattina, e si erano fatti sentire anche un paio di amici. Per la sera Leonie l'aveva invitata al Bagatelle.
A quell'epoca Maxie, che in realt si chiamava Maximiliane,
cosa che lei stessa trovava tremenda, lavorava ancora in un negozio della catena di panetterie Backfrisch, sulla Venloer StraBe. Non che fosse stato propriamente il suo sogno vendere pane e dolci prodotti industrialmente. Ma qualcosa nella sua vita era andato storto. Aveva iniziato e sospeso una gran quantit di cose e aveva alle spalle un'impressionante carriera da esperta di interruzione studi.
Dopo la maturit aveva frequentato, con poco entusiasmo, due semestri di economia aziendale all'universit di Bonn.
Con un titolo avrebbe potuto mettere in piedi un'attivit e, anche per quanto riguardava il lato economico e la possibilit di guadagno, era sulla buona strada. I suoi genitori erano felici e trovavano la sua scelta molto ragionevole. Ma ben presto era stato evidente che la vivace Maxie non era fatta per l'economia aziendale - o l'economia aziendale non era fatta per lei, comunque la si volesse vedere. Durante le lezioni si annoiava a morte, trovava lo studio piuttosto arido e il seminario sulla contabilit le era sembrato orrendo. C'erano peraltro anche compagni assolutamente entusiasti della materia. Per esempio Leo, il suo ragazzo di allora, che si lanciava su numeri e modelli di marketing come le signore di
una certa et sulle crostatine che pi tardi Maxie avrebbe venduto in panetteria. Aveva chiuso con l'economia aziendale.
E poco dopo anche la sua relazione con Leo era andata in frantumi.
E cos si era immatricolata con nuovo slancio alla facolt di storia - una materia che a scuola aveva sempre considerato molto appassionante -, ma gi nel secondo semestre aveva fallito al corso di traduzione delle fonti di storia antica, che purtroppo era indispensabile per la laurea. Maxie non aveva mai studiato latino, e nel test richiesto dall'universit si era arrangiata scopiazzando da una compagna gentile, ma naturalmente questo non serv quando davanti a tutti, al seminario del professor Altmann, venne il suo turno e non fu in grado, pur con tutta la sua buona volont, di tradurre i discorsi di Cicerone. Maxie si era alzata, paonazza in viso, si era scusata e aveva abbandonato il seminario. E cos era finita la belle histoire, come amava dire la sua professoressa preferita, la signora Raschke, che insegnava anche francese.
Alla fine si era iscritta all'Istituto superiore di educazione fisica di Colonia. Lo sport era pi di suo gusto, era portata per la ginnastica a corpo libero e per l'atletica leggera, era brava nella corsa ed era dotata di un buon senso del gioco negli sport con la palla. Ma poi c'era stato quello stupido incidente nelle prove pratiche di sci tra le montagne tirolesi. Qualcuno che non era riuscito a frenare in tempo l'aveva travolta mentre faceva la fila per lo skilift. Maxie era finita a terra, l'attacco dello sci non era scattato durante la lenta caduta, e quando aveva sentito lo schiocco di una lacerazione provenire dalla parte pi interna del suo ginocchio distorto, simile al rumore che fa la guarnizione di un vasetto per conserve, aveva immediatamente capito che si trattava di qualcosa di serio.
Triade infausta, era stata la diagnosi, e in effetti si trattava di una tristissima combinazione di rottura del legamento crociato, del menisco e del legamento laterale interno. Per un anno Maxie aveva camminato su e gi per l'universit con le stampelle, aveva seguito i corsi di medicina dello sport, scienza della nutrizione e anatomia - il manuale si trovava tuttora nella sua libreria -, ma per un bel pezzo aveva dovuto
restare lontana dalla parte pratica dei suoi studi. E quando poi Gert Haberland, un professore di scienza dello sport avanti negli anni con una predilezione per le studentesse bionde e carine, aveva iniziato a tormentarla giorno e notte, Maxie aveva chiuso con gli studi sportivi.
Una sera, dopo aver visto in televisione un docufilm avvincente su Heinrich Schliemann e il tesoro di Priamo, si era convinta che c'era ancora speranza. Tutto d'un tratto aveva pensato di essere portata per l'archeologia. Viaggiare, lavorare all'aperto e all'aria fresca e collaborare con un simpatico team di ricercatori per dissotterrare tesori di grande importanza per l'umanit le sembrava allettante. Ma poi non era andata nemmeno alla prima lezione perch la sua zia preferita si era ammalata e Maxie aveva voluto occuparsi di lei. Per settimane aveva curato la zia Paula, che solo lentamente si era ripresa da una brutta polmonite.
E se i suoi genitori, che osservavano il saltabeccare di qua e di l della loro figlia minore con irritazione crescente, avevano perso la pazienza e smesso di pagare i suoi conti, cos che Maxie aveva dovuto trovarsi il lavoro alla panetteria, la zia Paula aveva sempre creduto in lei.
Paula Witzel, una signora della vecchia scuola, che anche in et avanzata dava valore al parlare corretto (Signorina Witzel, prego!) e aveva indossato spille per tutta la vita, aveva lavorato per molti anni come segretaria di un professore che studiava il comportamento dei pipistrelli. La signorina Paula non aveva mai avuto un fidanzato, e se non era cos Maxie non ne aveva comunque mai saputo nulla. Solo quando, dopo la morte della zia, aveva trovato nella sua libreria una gran quantit di testi specialistici sui pipistrelli e i coronavirus - in qualche volume erano nascoste alcune infuocate lettere d'amore -, le era venuto il sospetto che la relazione della zia con il professore non fosse soltanto di natura platonica.
Paula Witzel era una persona di grande cultura. Possedeva una vasta biblioteca e amava la letteratura. S, si poteva dire che i libri e i dolci fossero la sua grande passione - se non si considera lo studioso di pipistrelli, che era passato a miglior vita parecchi anni prima di lei. Molto spesso Maxie si
era seduta nel soggiorno della zia e si era fatta consolare con una fetta di torta di susine mirabelle o di un dolce marmorizzato
con il burro buono, ogni volta che, di nuovo, aveva gettato la spugna...
Non ti crucciare, bambina mia. Troverai qualcosa di adatto a te. Ne sono sicura, diceva sempre la zia Paula. Forse semplicemente non sei fatta per l'universit. Tu, piuttosto, sei dotata di senso pratico, non c' niente di male. E hai molti talenti.
S? E quali? aveva ribattuto Maxie un po' svogliata.
Be', ci sai fare con le persone e con gli animali, sei coraggiosa e gentile, e comunque hai soprattutto un gran talento da venditrice. E poi ti piacciono i dolci - proprio come a me.
Grandioso, aveva commentato Maxie e si era chiesta quale professione sarebbe saltata fuori con simili qualifiche.
Perci forse non sorprende pi di tanto che alla fine le fosse rimasto solo il lavoro da Backfrisch - il lavoro temporaneo si era trasformato in lavoro stabile. E aveva lavorato l per tre anni.
In quel ventiseiesimo compleanno, che ormai risaliva a un anno addietro, il suo capo, Stefan Krten, era andato da lei con aria raggiante, le aveva consegnato una torta di Backfrisch e aveva annunciato: Sta facendo un buon lavoro qui, signora Sommer. Se va avanti cos un giorno potr aprire un suo punto vendita Backfrisch - non  una prospettiva fantastica?.
A Maxie si erano aperti gli occhi. Quella non era la vita che si era immaginata. Non poteva e non voleva andare avanti cos.
Ma cosa doveva fare allora? Cosa si pu iniziare con alle spalle studi interrotti di economia aziendale, studi interrotti di storia, studi interrotti di educazione fisica e studi di archeologia neppure iniziati?
Ancora una volta la zia Paula le avrebbe fornito la risposta
- anche se in un modo un po' inusuale.
Perch tre mesi pi tardi, pochi giorni dopo il suo novantatreesimo
compleanno, la signorina Paula Witzel era morta.
La colf l'aveva trovata la mattina presto seduta nella sua poltrona preferita. Il televisore era ancora acceso - sul canale
culturale Arte -, evidentemente l'anziana donna si era addormentata davanti alla versione cinematografica di Quel che resta del giorno e non si era pi svegliata. Se avesse visto il film fino ai titoli di coda nessuno avrebbe potuto dirlo, ma poich si trattava di uno dei suoi film d'amore preferiti si doveva dedurre che ne conosceva la fine. In ogni caso, era vestita di tutto punto come sempre, e sulla camicetta era appuntato un cammeo bianco.
Paula Witzel aveva sempre vissuto in modo molto semplice.
Non aveva una ricca pensione e nell'ultimo decennio della sua vita aveva mangiato solo pur di patate con salsiccia di fegato d'agnello e mousse di mele - e naturalmente dolci.
Perci Maxie era rimasta ancora pi sorpresa quando aveva saputo che la zia le aveva lasciato non solo migliaia di libri e il suo vecchio quaderno di cucina con ricette di dolci scritte a mano, ma anche una bella somma di denaro che evidentemente aveva risparmiato lungo gli anni. Il notaio le aveva consegnato la busta con i soldi insieme a una lettera. Maxie l'aveva letta e riletta. Usali bene, aveva scritto la zia Paula. So che puoi farlo, mia cara Maxie.
Maxie aveva riconosciuto la sua occasione e l'aveva afferrata al volo. Con i soldi della zia avrebbe potuto aprire un suo caff prendendo in affitto il negozio un po' malandato sotto casa sua, che era vuoto da tempo perch il proprietario precedente, che vi aveva gestito una birreria, ora si stava godendo la sua pensione al sole del Sud della Francia. Maxie aveva dovuto deglutire, ascoltando le richieste del locatore, ma c'era ancora spazio per contrattare sulla cifra per l'affitto.
Comunque, se il suo locale fosse andato bene, lei avrebbe avuto non solo di che vivere ma anche un lavoro davvero divertente.
Poco tempo dopo Maxie era gi nel pieno dei lavori di ristrutturazione.
Aveva dipinto le pareti di verde chiaro, perch il verde era il suo colore preferito, aveva appeso un paio di quadri e arredato quello spazio quasi quadrato, che lungo una parete conservava ancora il vecchio bancone del proprietario precedente, con i mobili della casa della zia scomparsa.
Anche i suoi due servizi, quello di posate d'argento e
quello da t con le rose, avevano trovato il loro posto. Tutto il resto Maxie se l'era procurato facendo qualche giro al mercatino delle pulci. Solo la macchina da caff italiana - un pezzo terribilmente caro che luccicava sul bancone come fosse d'argento - l'aveva comprata nuova. Oltre a tre allegri ombrelloni a strisce colorate che aveva collocato nel tranquillo cortile interno di cui, con sua somma gioia, il locale disponeva.
Gli alti muri di mattoni rossi erano ricoperti di edera e viti, una betulla slanciata cresceva da un'aiuola nell'angolo e Maxie aveva aggiunto alcuni vasi con ortensie ed eliotropio.
Naturalmente il risultato era un po' eterogeneo e non aveva l'aspetto cool di certi locali che offrivano lunghi tavoli di legno ed enormi lampade industriali nere, come andava di moda. Ma era incredibilmente accogliente. Si aveva l'impressione di essere seduti nel soggiorno della propria zia preferita.
E cos doveva essere.
In memoria della zia, Maxie aveva chiamato il suo caff Frulein Paula. Era certa che la zia Paula ne sarebbe stata molto felice. Il vecchio quaderno di ricette blu l'aveva messo sul ripiano sopra il bancone e vi aveva appeso vicino una foto della signorina Witzel da giovane, impreziosita da una cornice ovale di radica. Maxie si era ripromessa di cucinare tutte le ricette della zia per i suoi futuri clienti e di esporre i dolci nell'alta vetrinetta che aveva scovato da un rigattiere.
E grazie ai pezzi di antiquariato che la zia le aveva lasciato, il nuovo locale nella ChamissostraBe sarebbe diventato una sorta di book caf. Maxie, che non era una gran lettrice, aveva intenzione di vendere i libri della zia a prezzi stracciati.
C'erano solo tre fasce di prezzo - un euro, due euro, tre euro
- e la noncuranza con cui Maxie aveva ordinato i volumi sugli scaffali a propria discrezione avrebbe gettato nella disperazione qualsiasi libraio, o perlomeno l'avrebbe fatto sorridere.
C'erano quindi Libri per innamorati disperati, Libri per chi ha voglia di viaggiare, Libri da dare via, Libri per furbacchioni, Libri per appassionati di giardinaggio, Libri a lieto fine e persino Libri per studiosi di pipistrelli.
Maxie aveva rimirato orgogliosa la sua opera ed era entusiasta di s stessa. E quando era arrivato il suo ventisettesimo
compleanno aveva invitato l'amica Leonie a un assaggio di dolci nel suo caff, le cui vetrine erano ancora ricoperte all'interno di fogli di giornale. Leonie aveva osservato tutto con aria benevola ripetendo charmant, charmant. Poi si era soffermata davanti agli scaffali scuotendo la testa e aveva scherzato su quella suddivisione un po' confusa. Libri per studiosi di pipistrelli?(1). Aveva chiesto sorpresa. E chi li legge?
Ma poi aveva preso un libro dal ripiano Per innamorati disperati.
Era L'insostenibile leggerezza dell'essere, di Milan Kundera.
Tua zia aveva buon gusto - posso prenderlo? Ho sempre voluto leggerlo. Leonie aveva insistito per pagare l'euro che era il prezzo fissato per quel volume. E il tuo euro fortunato, le aveva detto posando la moneta sulla vetrinetta che ospitava i primi dolci realizzati da Maxie secondo le ricette della zia. Oh l l, che bombe caloriche! Vuoi uccidere i tuoi clienti? aveva commentato un po' acida arricciando il grazioso nasino mentre il suo sguardo scorreva da un dolce marmorizzato a una torta alle susine mirabelle e a un'altra meringata all'uva spina. Per piccola pasticceria io intendo un'altra cosa...
Sono semplicemente dolci buoni, dolci onesti, aveva ribattuto Maxie. Non quelle robette fru-fru di Parigi. Vedrai, alla gente piacciono. Ho pensato di offrire sempre, accanto a croissant, toast e paninetti da colazione, tre torte diverse. Mia zia mangiava dolci tutti i giorni ed  arrivata a novantatr anni, aveva concluso trionfante.
E sorprendente, aveva replicato Leonie, che con il caff si concedeva al massimo uno striminzito dolcino al limone o una pralina della Leonidas. Aveva guardato con diffidenza l'enorme fetta di torta che Maxie aveva servito su un grazioso piattino con una decorazione di violette. Ma dopo il primo morso aveva dovuto ammettere che la torta di susine mirabelle con crema alla vaniglia, per quanto fuori moda, non era poi male, anche se arrivata a met si era arresa, posando la forchetta d'argento con un sospiro aggraziato.
Purtroppo era molto buona, aveva detto, e Maxie aveva sogghignato.
Una domenica pomeriggio, sei settimane dopo che Maxie
Sommer aveva inaugurato il Frulein Paula, la sua amica con il basco stava davanti al caff poco dopo l'orario di chiusura.
Guardava attraverso la grande vetrina come cercando qualcosa, e sembrava in qualche modo infelice. Aveva un grande cerotto sul ginocchio. E con la mano reggeva una borsa marrone in cui stranamente qualcosa pareva muoversi.
...
.
...
Capitolo 11.
...
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...
Non puoi prenderla?  solo per poco tempo, finch la mia vicina non torna - e tu ami i gatti!
Leonie le aveva raccontato tutto. Era davvero disperata.
Ascoltando la drammatica descrizione della fuga di Mimi, Maxie aveva dovuto mordersi il labbro per non scoppiare a ridere. Tuttavia Leonie se n'era accorta.
Non  per niente divertente, Maxie! Ormai sono davvero a pezzi. Di notte non dormo mai, ogni giorno ci sono nuove sorprese, dopo l'ultima avventura di Mimi ho dovuto anche spendere trecento euro per una nuova serratura, e il ginocchio mi fa ancora un male d'inferno, si lament. Zoppico perfino, guarda! Fece un paio di passi goffi come dimostrazione.
Vuoi una girella alla cannella? le chiese Maxie mentre passava un panno di pelle scamosciata sulla vetrinetta. O
una fetta di dolce marmorizzato col burro buono?
No, n l'una n l'altra, grazie. Leonie scosse il capo e si lasci cadere su una poltroncina. Per favore, Maxie! Tu sei mia amica. Tra me e Mimi semplicemente non funziona. Devi aiutarmi!
Be'... non so...
Maxie guard pensierosa la gatta bianca, che nel frattempo si era arrampicata fuori dalla borsa e, dopo aver fatto un breve giro nel locale, si era sistemata bella placida sul vecchio divano blu di velluto della zia Paula.
Ti comporti come se fosse Godzilla. Non sembra cos cattiva.
S, s, replic Leonie con impazienza. Pu darsi. Ma
non sta volentieri da me. E per protesta si inventa ogni sciocchezza possibile.
Ma perch?
Non ne ho idea. Forse il mio appartamento  troppo piccolo.
Forse non le piace il mio profumo alle rose o la mia crema per le mani alla lavanda. Anzi, quella la odia proprio: schizza via disgustata ogni volta che la uso. Leonie si guard le mani curate e sospir triste. Forse semplicemente non  abituata a stare da sola tutto il giorno. Si annoia, diventa maniacale. Vuole andarsene, questo  assolutamente chiaro.
E se scappa un'altra volta mi viene un infarto.
Non sarebbe pi semplice dire tutto alla tua vicina?
La signora Siebenschn? Impossibile. Lei pensa che vada tutto alla grande. Non vorrei rovinare a quella vecchietta la sua ultima vacanza... non posso proprio farlo,  cos felice di essere di nuovo a Ischia! Oltretutto sarebbe davvero umiliante se dovesse interrompere la vacanza perch non sono in grado di gestire Mimi.
Ma se ho capito bene mancano solo dieci giorni al suo ritorno.
Non pensi di potercela fare?
Leonie scosse il capo e la fiss con uno sguardo cupo.
Fra dieci giorni potresti dover venire a farmi visita in una clinica psichiatrica. Questa gatta mi mette in agitazione. Ieri ho cercato per ore la chiave della mia bicicletta e poi mi sono accorta che non l'avevo nemmeno chiusa. Capisci? Posso solo essere contenta che non me l'abbiano fregata. Mi fai un caf crme?
Mentre la macchina da caff gorgogliava e fischiava sul bancone, Leonie si prese teatralmente la testa fra le mani.
Ehi, adesso non fare la melodrammatica! Troveremo una soluzione. Maxie pos davanti all'amica il caff in una tazza decorata a roselline e si sedette vicino a lei.
Tacquero per qualche istante e Mimi, che in qualche modo pareva percepire che si parlava di lei, salt gi dal divano con movenze aggraziate e cominci ad aggirarsi con passo leggero intorno al tavolino a cui sedevano le due amiche.
Si strofin ai jeans azzurri di Maxie, la spinse con la testolina come per chiederle qualcosa e miagol piano.
Oh, sei davvero dolce! disse Maxie contenta.
Leonie gemette.
Mimi fece le fusa.
Poco dopo era seduta in grembo alla proprietaria del locale e, sotto lo sguardo irritato di Leonie, infil per un paio di volte il capino sotto l'ascella di Maxie.
Annusa il tuo sudore? sfugg a Leonie. Questa bestiolina  proprio strana.
Lasciala fare. Le piace il mio odore. E poi non ho le ascelle sudate. Semplicemente profumo di buono... anche senza essenza alle rose, spieg Maxie sicura di s. Forse preferisce il profumo di cioccolato e vaniglia.
La gatta si accoccol come un neonato nelle sue braccia.
Maxie la accarezz incantata. Mimi sollev la testa e guard Maxie con aria sottomessa. Le sue pupille tutto d'un tratto diventarono enormi.
Era amore a prima vista.
Non capisco cosa vuoi. E da mangiare... disse Maxie. Si rese conto di essere sulla buona strada per farsi rapire il cuore da quella micia bianca dagli occhi verdi.
S, forse per te. Le piaci. Del resto tra noi due sei tu la
donna che sussurra ai gatti, la lusing Leonie. Ti prego, non piantarmi in asso, Maxie. Non ce la faccio pi. Con te Mimi ha la possibilit di divertirsi tutto il giorno, le piacer.
E poi potrebbe girovagare a piacimento per il cortile. Leonie
la guardava impaziente e piena di speranze. Ti si legge in faccia che sei gi innamorata cotta di lei.  una situazione win-win per tutte e tre. Una situazione win-win-win, per cos dire...
Maxie sorrise. Okay, ho capito che non mi darai tregua.
Allora proviamoci. Riflett per un momento. Domani  il giorno di chiusura del locale: vediamo se questo posto piacer a Mimi.
Perfetto. Io vedo gi da adesso che le piace in modo esagerato.
Leonie era euforica al pensiero di riavere presto il letto tutto per s.
Ma cosa dirai alla signora Siebenschn? obiett Maxie.
La sua amica sorrise trasognata. Assolutamente niente.
Perch disturbarla inutilmente? Mimi passer giorni meravigliosi con te e quando la signora Siebenschn torner da Ischia le riporter il suo tesorino e tutto andr liscio come l'olio. Fece una smorfia. O come il burro buono, come dici tu. Credimi,  un piano perfetto.
Sebbene presto sarebbe stato evidente che il piano di Leonie
non era cos perfetto come aveva creduto in un primo momento, su una cosa la giovane insegnante aveva ragione: Mimi sembrava assolutamente a suo agio in quel caff grande come una stanza con il cortile interno piantumato. A poco a poco divent pi tranquilla, si strusciava contro i cespugli di ortensia nel cortile, stava accovacciata davanti al forno nella piccola cucina e guardava interessata il dolce al formaggio che cresceva sempre di pi. Accompagnava Maxie nell'appartamento al piano superiore e ridiscendeva le scale insieme a lei correndo, si piazzava sul davanzale e guardava pigramente la strada fuori dalla finestra, ma chiaramente senza provare il bisogno di fare una gita nel grande mondo della Lenauplatz.
Forse i rumorosi netturbini della OttostraBe erano ancora un ricordo traumatico.
Gi nel giro di pochi giorni il piccolo book caf era diventato il personalissimo territorio di Mimi, che lo misurava a passi pi volte al giorno prima di fare una sosta per un pisolino sul divano - il suo posto preferito. Le prime notti dorm di sopra, in casa di Maxie, ma a volte la sera restava gi nel locale. Quando cominci a fare pi caldo, di notte Maxie lasciava aperta la finestrella con le sbarre accanto alla porta che dava sul cortile. E Mimi sgusciava tra le sbarre ogni volta che le andava di godersi l'aria notturna e il chiaro di luna.
Allora si raggomitolava nei cespugli di ortensie oppure strappava un po' dell'edera che si arrampicava sul muro di mattoni.
Una notte per - le due amiche avevano guardato un film insieme nell'appartamento di Maxie sopra il locale - nel cortile era stato tutto un miagolare e soffiare: un grosso gatto nero era infatti comparso all'improvviso e si era messo a camminare in cima al muro. Mimi aveva
difeso il suo piccolo regno con le unghie e con i denti, e alla fine il gatto nero era sparito.
A parte questo incidente, Mimi si mostrava sempre docile, non si allontanava quasi mai da Maxie, era sempre pi coccolona, e Leonie si meravigliava una volta di pi dell'imperscrutabilit dei gatti, che per lei probabilmente sarebbero rimasti sempre un mistero.
Cos Mimi rimase al caff e Leonie tir il fiato. Finalmente aveva ripreso a dormire e Maxie, che dalla tragica disgrazia capitata a Lula non aveva pi avuto un gatto, era assolutamente entusiasta di quella nuova arrivata tanto graziosa. E
perlomeno altrettanto entusiasti erano i clienti grandi e piccini del book caf che presto si abituarono alla presenza di Mimi e giocavano volentieri con lei mentre bevevano il loro caff, rovistavano tra gli scaffali in cerca del libro giusto e naturalmente mangiavano i buoni dolci onesti che Maxie serviva loro. Ma Mimi era la vera attrazione del Frulein Paula, faceva parte del locale tanto quanto la sua bionda proprietaria.
Stava l seduta come una regina e si beava di essere al centro dell'attenzione di tutti.
I giorni passavano e Leonie inviava diligentemente foto e notizie alla signora Siebenschn, ogni volta che quest'ultima chiedeva di Mimi. Le foto le aveva gi fatte in precedenza, per precauzione. Mostravano Mimi sul divano francese che guardava la televisione, Mimi che beveva dal vaso di fiori, Mimi davanti alla ciotola del cibo in cucina, Mimi nella sua cesta in corridoio, Mimi che giocava con un gomitolo di lana, Mimi sdraiata sul tavolo da pranzo, Mimi che Reggeva il Klner Stadt-Anzeiger. In pi Leonie si era fatta alcuni selfie carini con Mimi e si era sentita un po' come Grard Depardieu e Andie MacDowell in Green Card - Matrimonio di convenienza, dove i due protagonisti avevano messo in piedi un intero servizio fotografico per convincere i funzionari dell'ufficio immigrazione americano di essere una coppia felicemente sposata. La signora Siebenschn era incantata da quella convivenza armoniosa tra essere umano e animale.
Sono davvero felice che voi due andiate cos d'accordo. Questo rende tutto pi facile, scrisse.
E Leonie forse esager un po' quando rispose: Ogni giornata con Mimi  una gioia. Mi sono ormai abituata a lei e sar molto triste quando non sar pi sdraiata accanto a me sul divano.
Che bello! comment la signora Siebenschn, e Leonie fiss il display del cellulare un po' stupefatta. L'anziana donna le era sembrata un po' distratta. Ma l'importante era che non avesse il bench minimo sospetto.
La signora Siebenschn, ovvio, non immaginava neppure lontanamente che Mimi avesse temporaneamente cambiato casa e Leonie non aveva alcuna intenzione di dirglielo. Presto la sua vicina sarebbe rientrata da Ischia e quella situazione ingarbugliata si sarebbe risolta. Fino ad allora, di certo tutto sarebbe andato bene con la gatta. E mentre Leonie aspettava con ansia il ritorno di Susann, cos che tutto finalmente andasse a posto, il cuore di Maxie si faceva sempre pi pesante all'idea che presto avrebbe dovuto restituire Mimi.
Ma una sera Leonie ricevette da Ischia un SMS un po' pi criptico dei precedenti, che mandava all'aria tutti i piani.
Ho buone notizie per lei, Leonie. Le avevo gi accennato che era successo qualcosa...
Leonie corrug la fronte. Che cosa era successo? Si ricordava vagamente di un miracolo, comunque continu a leggere.
Ho conosciuto un italiano interessante e in realt mi sono innamorata di nuovo. Alla mia et! Chi l'avrebbe mai detto? Ma  vero quello che si dice: Gallina vecchia fa buon brodo... e il mio brodo  ottimo, Leonie...
Leonie era esterrefatta. La signora Siebenschn aveva perso la ragione, era evidente. Scorse rapidamente il messaggio fino alla fine.
Giorgio  un uomo meraviglioso. Mi ha fatto vedere Ischia da un punto di
vista completamente nuovo. C' ancora cos tanto da scoprire qui! Il
prossimo fine settimana vogliamo andare a Procida con la sua barca (seguir cartolina!). Non vuole pi lasciarmi partire.
Cos ho deciso di prolungare la mia vacanza di tre settimane. In altre parole: Mimi pu restare ancora un po' da lei e farle compagnia.
Quindi non sia triste. E adesso cosa dice? Mille baci, Susann Siebenschn.
Per qualche istante Leonie non disse proprio niente, tanto era sorpresa. L'impressione era che la sua vicina fosse completamente fuori di s e che avesse a che fare con un pescatore italiano che la portava in giro in barca per le acque dei dintorni, come diceva una canzone molto popolare in Germania negli anni Quaranta: Quando il sole rosso si immergeva nel mare di Capri - di Capri o anche di Ischia. O di Procida.
Leonie and in cucina e si apr una bottiglia di vino. Poi riprese il controllo e cominci a riflettere.
Che differenza faceva, in fondo, se Mimi fosse rimasta un paio di settimane in pi al caff di Maxie? La gatta l stava molto bene. Sembrava davvero felice: si sdraiava sul suo divano blu o si strofinava sui tavoli, lasciandosi accarezzare dai clienti. La sera riceveva da Maxie una bella dose di leccornie.
Il suo manto risplendeva perch ogni mattina si leccava un'intera ciotolina di Quark ed era anche diventata pi rotondetta, lo si vedeva bene. Non dovresti darle cos tanto da mangiare, sta diventando grassa, aveva commentato Leonie un giorno che era passata dal Frulein Paula per un caffellatte.
Maxie per non voleva saperne e aveva preso le difese del suo tesorino: Non  che tutti devono fare la fame solo perch tu sei sempre cos attenta alla tua linea!. Aveva accarezzato Mimi che faceva le fusa con insistenza. S, dolcezza, sei la pi bella gatta del mondo, non ascoltare questa signora cattiva, aveva detto guardando Leonie con un ghigno impertinente.
Leonie bevve un sorso di vino e sorridendo richiam sul cellulare il numero di Maxie. La sua amica sarebbe stata davvero felice di quelle tre settimane ulteriori con Mimi.
Urr! grid Maxie, com'era logico aspettarsi, quando
Leonie le diede la notizia.  meraviglioso! Per quanto mi riguarda, la tua signora Siebenschn potrebbe anche rimanere a Ischia per sempre.
Di sicuro non lo far, ribatt Leonie con tono pungente.
Prima o poi di sicuro torner in s.
Poi chiuse la comunicazione e rispose alla sua vicina.
 davvero una bella notizia, cara signora Siebenschn!  proprio cos: chi l'avrebbe mai detto? La vita  sempre piena di sorprese. Cosa c' di pi bello dell'amore?! E... s,  una fortuna che Mimi possa restare ancora un po'. Ora si trova proprio bene e si diverte un mondo. Cari saluti da Colonia, Leonie.
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Capitolo 12.
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Susann Siebenschn non avrebbe mai pensato di potersi innamorare di nuovo nella sua vita. Era stata presa da una dolce ebbrezza, e ogni volta che vedeva passare la Fiat rossa di Giorgio Pasini il suo cuore faceva una capriola di felicit.
Guardava trasognata il piccolo dipinto a olio del Castello Aragonese che aveva sistemato sul cassettone di legno verde di fronte al suo letto. Prese un sorso di vino rosso - dopo la cena aveva portato con s in camera il suo bicchiere di vino ancora mezzo pieno - e si guard sorridendo nello specchio appeso sopra il com. Come erano cambiate le cose da quando aveva scoperto il quadro nella vetrina del negozio di antiquariato di Giorgio Pasini durante quella passeggiata in via Roma! Era stato il proverbiale attimo da cogliere.
Alla fine della prima settimana di vacanza Giorgio l'aveva accompagnata ai Giardini La Mortella. Susann aveva sempre voluto visitarli, ma, sebbene il parco non fosse lontano dall'hotel Paradiso, non ci era mai riuscita perch Bertold preferiva girovagare nella natura spontanea piuttosto che godersi un giardino botanico.
La Mortella prendeva il nome dai mirti presenti in quella localit, cos le aveva spiegato Giorgio quella domenica pomeriggio mentre oltrepassavano la biglietteria all'ingresso del parco. Susann aveva invece capito miti, ma anche questa spiegazione sarebbe stata plausibile per quel fiabesco giardino tropicale creato un tempo sull'altura che sovrasta la baia di Forio da una coppia di coniugi inglesi che subito dopo la seconda guerra mondiale si era trasferita a Ischia. Sir William Walton era un compositore inglese di una certa fama.
Ma quello che aveva realizzato l con la moglie Susana -
una giovanissima bellezza di origini argentine di cui lui si era follemente innamorato durante un viaggio a Buenos Aires -
era un piccolo miracolo. E lo spirito del loro grande amore avvolgeva il visitatore che era salito fin l per strade tortuose
- senza fiato per tutte quelle bellezze e per le migliaia di gradini
- appena questi metteva piede in quell'Eden.
Mentre passeggiava lungo i sentieri incantati al fianco di Giorgio Pasini, Susann si era sentita sopraffatta dall'incredibile splendore originato da alberi bizzarri, palme altissime, piante esotiche e fiori luminosi che i Walton avevano trasportato l da tutto il mondo nel corso dei decenni. Come ammaliata, si era soffermata per qualche istante nel dorato tempio del sole, dove gorgogliava una fontana perpetua e le pareti erano ornate di pallidi bassorilievi con soggetti ispirati alla mitologia greca.
Aveva indugiato con Giorgio su una panchina vicino allo stagno delle ninfee e si era commossa di fronte alla roccia a forma di piramide che Susana aveva fatto innalzare per assicurare al marito William un monumento eterno. Nell'ombrosa sala da t posta a mezza altezza avevano bevuto un Earl Gray in tazze blu - soffiava una brezza leggera - e ascoltato un concerto per viola del compositore inglese, che in quell'angolo veniva suonato a ciclo continuo. E quando avevano proseguito raggiungendo il nymphaeum, un pergolato verde al cui centro una fontana piatta rifletteva il cielo blu, Giorgio aveva indicato l'iscrizione che circondava la fontana: THIS GREEN ARBOUR IS DEDICATED TO SUSANA, WHO LOVED TENDERLY, WORKED WITH PASSION
AND BELIEVED IN IMMORTALITY.
Quest'angolo verde  dedicato a Susana, che ha amato teneramente, ha lavorato con passione e ha creduto nell'immortalit, aveva tradotto l'antiquario, con gli occhi che sorridevano.
Poi le aveva preso la mano e avevano continuato a salire. In quel paradiso lontano dal mondo avevano girovagato come due sonnambuli. E prima che quella sera iniziasse il concerto - tenuto da studenti dell'Accademia musicale di Napoli, che suonavano in una piccola arena a cielo aperto -
Giorgio le aveva mostrato il suo posto preferito in cima al
giardino. Una pagoda cinese con due sedie intagliate, dove si erano seduti l'uno accanto all'altra, mano nella mano, in silenzio, contemplando il mare che si colorava d'argento e luccicava laggi sotto di loro come un unico specchio infinito.
Quella era stata una bella giornata, aveva pensato Susann quando Giorgio pi tardi l'aveva lasciata davanti all'albergo e lei aveva salito i gradini fino alla sua stanza, un po' trasognata.
S, una giornata molto bella.
E la cosa migliore era che molte altre belle giornate erano seguite. Perch il suo nuovo cavaliere italiano - vedovo da molti anni come lei - non si stancava di mostrarle i posti pi belli dell'isola. Ma soprattutto lui le aveva restituito una gioia di vivere che negli ultimi anni lei non aveva pi provato.
Erano andati alla gelateria di via Roma come due bambini, erano rimasti l seduti con le guance arrossate davanti alle coppe di gelato con gli ombrellini colorati a raccontarsi storie della loro vita. Lui aveva rovistato insieme a Susann nei suoi piccoli scrigni per cercare un grazioso braccialetto dorato con charms che lei voleva portare a Leonie. Avevano bevuto un Campari e poi un altro - una cosa che Susann non aveva mai fatto - e poi Giorgio aveva messo un disco, aveva aperto la porta e l, davanti al suo negozio, avevano ballato un tango seguendo le melodie sensuali di Astor Piazzolla. In mezzo alla strada!
Ma Giorgio! aveva esclamato Susann ridendo, mentre lui con una presa sicura la faceva piroettare sul marciapiede.
Non possiamo!
E perch no? aveva ribattuto lui, che era almeno due teste pi basso del gigantesco Bertold, puntando i suoi occhi sorridenti dritti sul viso di lei. Tutto  possibile, mia bella Susanna.
Susann Siebenschn si era sfilata dai piedi i sandali argentati - erano nuovi e le facevano un po' male - e si era lasciata condurre da quell'uomo agile per il quale nulla sembrava impossibile.
Il fine settimana seguente l'aveva invitata a pranzo a Sant'Angelo, in un ristorante nascosto dalla cui terrazza si godeva la vista sul pittoresco borgo di pescatori e sul mare, dalle
cui acque si ergeva lo scoglio della Roja, quasi fosse stato scagliato l da un gigante.
All'ingresso del centro abitato erano andati a prenderli con una macchinetta elettrica, che aveva loro risparmiato la ripida salita. Erano stati seduti stretti uno accanto all'altra sul retro del veicolo, dando le spalle al guidatore, che aveva imboccato a rotta di collo l'erta strada che portava a Barano d'Ischia, e Susann nelle curve si era aggrappata forte a Giorgio ridacchiando e lanciando urletti striduli.
Il ristorante era un sogno. La terrazza coperta, che con il suo pavimento di piastrelle di un azzurro tenue sembrava voler fare concorrenza al cielo terso, aveva un vecchio parapetto di legno lungo il quale crescevano rigogliosi splendidi oleandri e buganvillee color ciclamino. Le foglie dei banani e delle palme, di un verde intenso, ondeggiavano nella brezza del mezzogiorno. Sedie antiche dallo schienale intrecciato e tavoli coperti da tovaglie bianche aspettavano i clienti. Pi in l, il mare.
Susann si avvicin al parapetto. Lasci vagare lo sguardo e cerc di assorbire dentro di s tutta quella bellezza. Inspir profondamente e chiuse gli occhi per un istante, prima che Giorgio la riportasse nella parte coperta della terrazza.
Avevano trascorso ore ridendo e chiacchierando con gli amici e parenti di lui seduti a un lungo tavolo all'ombra, bevendo vino bianco fresco, mangiando prosciutto e melone, spaghetti ai frutti di mare, rigatoni al rag di cinghiale e il miglior tiramis della sua vita. L'ancor giovane cuoco era uscito ripetutamente dalla cucina con pentole enormi e piatti stracolmi ricevendo l'applauso della vivace tavolata fra allegre grida d'entusiasmo. Il pomeriggio era terminato con un caff forte, che davvero ci voleva dopo quel pranzo abbondante.
Verso le quattro e mezzo la compagnia si era sciolta e Giorgio aveva condotto Susann qualche gradino pi sotto, su un'altra terrazza pi piccola e riservata, dove alcune sdraio al riparo degli alberi sembravano aspettarli per invitarli a una siesta.
Susann si era distesa assonnata e, prima di addormentarsi, aveva pensato che il dolce far niente era proprio un'invenzione meravigliosa.
E quando la sera erano scesi lentamente per la ripida strada verso Sant'Angelo, mano nella mano, ammirando il gioco di colori del sole, che a poco a poco si faceva pi intenso avvolgendo cielo e mare in una luce rosso fiammante, Giorgio l'aveva dolcemente attirata a s e l'aveva baciata.
E adesso voleva trascorrere con lei il weekend a Procida, quell'isoletta che sorge davanti a Ischia dove un tempo era stato girato il film Il postino. Era il fine settimana in cui in realt la vacanza di Susann sarebbe dovuta terminare e lei avrebbe dovuto prendere il suo aereo per la Germania. Si sentiva dibattuta. Da un lato non voleva che finisse. Non ancora, almeno. Quei giorni felici erano semplicemente troppo belli.
Signora Siebenschn, buongiorno, buongiorno! Lei sembra ringiovanire ogni giorno di pi! esclamava Massimo tutte le mattine quando Susann scendeva per la colazione. Sar merito dei nostri fanghi? Il direttore dell'albergo ammiccava con aria complice, e lei ammiccava a lui.
In effetti si sentiva splendida. Anche i dolori all'anca si erano come volatilizzati - e Susann non avrebbe saputo dire se fosse grazie agli impacchi di fango, al sole caldo o alla polvere di bacca di rosa canina che Giorgio le aveva dato contro l'artrosi (un'antica ricetta di mia mamma, le aveva assicurato)
e che lei mescolava ogni mattina allo yogurt; o se il beneficio venisse piuttosto dai palpiti del cuore che acceleravano quando scorgeva la piccola auto che sfrecciava sui tornanti verso l'albergo.
Non puoi restare ancora un pochino, Susanna? Cosa vai a fare a casa, qui  molto pi bello! le aveva detto Giorgio.
Prendiamo la mia barca e andiamo a Procida. Voglio mostrarti il bar del Postino e mangiare con te, gi al porto, gli spaghetti ai ricci di mare, una specialit che si trova solo l.
Conosco un albergo grazioso - ognuno la sua stanza, non preoccuparti, sono un gentleman, ma magari, se tu volessi, potremmo farci visita...
Di fronte a quel sorriso affascinante il cuore settantatreenne di Susann aveva iniziato a galoppare al pensiero che l'antiquario dai dolci occhi marroni una sera avrebbe bussato piano alla sua porta. Doveva assolutamente comprarsi una camicia da notte nuova. Qualcosa con il pizzo.
Cosa c'? A cosa stai pensando?
Susann arross.
A niente. Io... io... rifletto...
Ti prego, di' di s. Te lo offro io.
Oh, Giorgio, non puoi offrirmi sempre tutto, aveva obiettato lei imbarazzata.
S che posso, aveva ribattuto lui. Sono italiano, ho un grande cuore.
E il piccolo uomo dal grande cuore, con un gesto solenne, si era portato la mano al petto, e Susann aveva capito che non avrebbe potuto resistere.
Alla fine aveva prolungato la sua vacanza di tre settimane e il fatto che la sua camera fosse disponibile - l'anziana coppia che l'aveva prenotata per quel periodo aveva dovuto disdire per motivi di salute - le era apparso come un segno.
Prima o poi sarebbe tornata in Germania, naturalmente, se non altro a causa di Mimi. Ma ora davanti a s aveva ancora tre eccitanti settimane pervase di sole. Non voleva pensare ad altro.
Susann si avvicin alla finestra e inspir l'aria mite della sera.
Faceva ancora caldo. Una sottile falce di luna splendeva sopra le alture di Forio e illuminava la Torre Torone che si ergeva in lontananza. Quando si sporse in fuori per guardare nella notte fu avvolta da un profumo di limoni e rosmarino.
Improvvisamente si sent leggera.
Era primavera a Ischia. Ed era primavera nel suo cuore.
Mentre dunque la signora Siebenschn percorreva sentieri amorosi sotto il sole italiano e procrastinava l'inevitabile commiato da Giorgio Pasini, nel piccolo caff non lontano dalla Lenauplatz erano successe alcune cose degne di nota.
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Capitolo 13.
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Mimi aveva avuto dei gattini.
Leonie, seduta sul pavimento con la sua amica davanti al vecchio armadio nel corridoio dell'appartamento di Maxie, osservava, come incantata, i minuscoli cuccioli che Mimi leccava con grande premura. La schiera di gattini era adagiata su una coperta a scacchi sistemata nella parte pi bassa dell'armadio.
Non  possibile, disse Leonie mentre un micino grigio chiaro, nel tentativo di arrampicarsi su sua madre, scivol gi atterrando dolcemente sui suoi fratelli.
Era domenica sera, e Leonie si era appena messa comoda sul divano con un libro quando era suonato il telefono.
C' una sorpresa, aveva urlato Maxie nell'apparecchio, tutta eccitata. Vieni! Veloce!
Una sorpresa? aveva chiesto Leonie, ma Maxie aveva gi messo gi.
Dal tono si era immaginata che qualcuno fosse entrato nel caff scassinando la porta, anzi, no... meglio: che Maxie avesse vinto al lotto. O qualsiasi altra cosa. In ogni caso sembrava urgente. Sospirando, Leonie aveva posato L'insostenibile leggerezza dell'essere e aveva inforcato la bicicletta per raggiungere la ChamissostraBe. E ora stava seduta con l'amica sul vecchio pavimento in pietra e osservava affascinata e un po'
sbalordita il quadretto familiare nell'armadio. Cinque gattini miagolavano piano, facevano i loro primi goffi passi e si lasciavano poi ricadere sulla loro mamma.
Non  delizioso? disse Maxie commossa. Hai mai visto qualcosa di cos dolce, Leonie?
Leonie scosse il capo.
Neanch'io, ammise Maxie con aria quasi reverenziale.
Mimi oggi  scomparsa per tutto il giorno, ma sulle prime non ci avevo dato peso perch a volte le piace nascondersi, come tu sai bene.
Oh s... Leonie annu. Ricordava ancora perfettamente la ricerca disperata nel suo appartamento.
A un certo punto ho cominciato a guardare in tutti gli armadi e... l'ho trovata qua. Con i suoi piccoli. Non avevo la minima idea...
Lo dicevo da un pezzo che mi sembrava stesse ingrassando...
Ci mancava solo questa sorpresa! Chi  il padre?
Non saprei. Maxie non pareva interessata a questo dettaglio marginale. Guardava rapita come Mimi afferrava per il collo con la bocca un micio tigrato che stava per ruzzolare fuori dall'armadio e lo rimetteva al suo posto.
Leonie dovette pensare alla notte in cui quel gatto nero era apparso nel cortile interno del caff svegliando tutti i residenti con le sue grida lamentose.
Forse il gatto nero era un gatto maschio, ipotizz.
Maxie riflett un istante, poi scosse il capo.
No, non pu essere. I gatti non possono avere dei piccoli cos in fretta, spieg. Credo piuttosto che Mimi sia stata onorata della visita di un bel maschio quando ancora saltava gi dalla terrazza della tua vicina.
Leonie sent una vampata di calore seguita da un brivido freddo. Susann Siebenschn! La faccenda si faceva sempre pi complicata. Non sapeva come spiegare questo all'anziana donna. Si port le mani alle tempie e gemette.
Mon Dieu! E adesso cosa dico alla signora Siebenschn?
piagnucol. Cadr di certo dalle nuvole quando torner.
Giusto: quando torner. Ma non siamo ancora a quel punto, replic Maxie impassibile. Magari la tua signora Siebenschn rester ancora qualche tempo dal suo corteggiatore italiano. Lascia che si goda un po' il suo settimo cielo. Del resto ormai  tardi. E quando torner dovrai raccontarle le cose come stanno.
Al solo pensarci, Leonie cominciava gi a sudare freddo.
E quindi al posto di un gatto gliene rendo sei? Andr fuori
di testa. Non sa nemmeno che Mimi non sta pi da me. Le ho mandato tutte le foto...
Leonie si morse il labbro inferiore e fiss il piccolo zoo che aveva davanti agli occhi. Due gattini tigrati, uno con zampe e petto neri, uno grigioazzurro e una micina completamente bianca si azzuffavano per conquistare il posto migliore vicino alla mamma.
Andr tutto bene. Maxie non sembrava particolarmente interessata all'argomento E-adesso-come-lo-dico-alla-signora-Siebenschn? Guarda Mimi come  brava a occuparsi dei suoi piccoli, disse. Era orgogliosa come se lei stessa fosse il capofamiglia della nidiata felina.
Leonie rest in silenzio per qualche istante. Poi si alz. Il pavimento di pietra era diventato a poco a poco pi scomodo.
E adesso? domand mentre si stirava la gonna con la mano.
In che senso - e adesso?
Voglio dire: cosa facciamo con tutti questi gatti?
Be', per ora restano qui.
Vuoi dire... nel tuo caff?
S, perch no? Maxie sorrise beatamente. In ogni caso per un po' devono rimanere con la madre. I gattini non danno fastidio a nessuno. E pi tardi avremo modo di pensare se regalarli. Non tutti, naturalmente. I suoi occhi assunsero una luce un po' trasognata. Una volta sono stata in una libreria di Venezia dove c'erano molti gatti che saltavano di qua e di l o stavano sdraiati pacifici sui ripiani e sulle pile di libri. Era incantevole. Lo sapevi che i gatti hanno un rapporto particolare con i libri?
No, non lo sapevo. Leonie inarc le sopracciglia.
 cos. I libri hanno chiaramente un effetto calmante sui gatti.
Ah, davvero? Non avevo avuto per nulla questa impressione.
Leonie fece spallucce e ricord come un giorno Mimi avesse tirato gi dallo scaffale la sua costosa edizione in carta bibbia di Proust strappando alcune delle sottilissime pagine.
Ma forse nei miei scaffali ci sono i volumi sbagliati. Di
sicuro i gatti trovano i libri per studiosi di pipistrelli pi avvincenti di Proust.
Pu essere, replic Maxie asciutta. I gatti sono molto desiderosi di conoscere. E quel noioso di Proust, se ricordo bene, ha passato la sua vita prevalentemente a casa. Cosa potr mai venirne fuori?
Letteratura? la prese in giro Leonie.
Infatti. La letteratura viene esageratamente sopravvalutata.
Maxie allung la mano e spinse indietro con delicatezza sulla coperta un micino tigrato. La letteratura non si pu accarezzare. I gattini s.
Da quel punto di vista si dimostr che la sua amica aveva ragione. Nelle settimane seguenti non si pot ignorare che la piccola e variopinta schiera di gattini, che presto si trasfer al Frulein Paula, cominciava via via a suscitare maggior interesse rispetto ai libri che aspettavano i lettori sugli scaffali.
Secondo Maxie non era poi cos grave. Quasi scoppiava d'orgoglio e sembrava considerare rivolti direttamente a s stessa i gridolini d'entusiasmo e le attestazioni di avvenenza dei clienti, mentre con le guance arrossate stava dietro il bancone a preparare cappuccini, caff espresso, cioccolate con zucchero e cannella o, su richiesta, un caff filtrato alla vecchia maniera. Con la sua rotonda grafia corsiva scriveva ogni mattina i tre dolci del giorno sulla lavagnetta bislunga appesa alla parete accanto alla vetrina. Evidentemente nel quartiere si era sparsa la voce che al Frulein Paula non solo si poteva prendere un caff come ai tempi della nonna, ma vi si trovavano anche dei gattini graziosi che si potevano accarezzare e ammirare. Quando Leonie passava dal locale notava che era parecchio frequentato. C'erano facce nuove, che non aveva mai visto prima.
Uno dei nuovi clienti fissi era il signor Franzen, un single di una certa et che amava bere una grande tazza di caff filtrato accompagnandolo con una fetta di torta all'uva spina seduto al suo tavolino preferito vicino alla vetrina, mentre leggeva il giornale e, era evidente, si divertiva molto con i gattini che gli stavano attaccati come sanguisughe e tiravano
fili di lana dal suo pullover. Il signor Franzen era un po' duro d'orecchi e quando una volta Leonie urt per sbaglio il suo tavolino nel tentativo di evitare un gatto e gli chiese scusa, lui alz lo sguardo per un momento con aria interrogativa, poi con fare cerimonioso tolse la giacca dalla sedia accanto e disse:
Ma certo, si sieda pure.
Poi le aveva raccontato che stava fuggendo dai lavori di ristrutturazione della sua casa nella EichendorffstraBe. Io odio gli operai, aveva brontolato, e Leonie per un attimo si era chiesta preoccupata se il signor Franzen non abitasse magari nello stesso palazzo della signora Siebenschn.
Un altro nuovo cliente che Leonie notava sempre al Frulein Paula, e che fin da subito - chiss poi perch - aveva visto come il fumo negli occhi, era un giovane dall'aria disinvolta che stava seduto tutto il giorno in un angolo del caff con il suo MacBook aperto, ogni tanto scriveva qualcosa e per il resto faceva gli occhi dolci alla proprietaria del locale.
Teneva raccolti i suoi lunghi capelli biondi annodandoli e fissandoli con una matita che spuntava ai lati come nell'acconciatura delle geishe giapponesi, ed evidentemente si sentiva strafigo e sexy.
Di' un po', chi  quello? sussurr Leonie, in piedi al bancone davanti a Maxie che tagliava una generosa fetta di dolce al limone e la deponeva su un piattino.
 Flrian, rispose Maxie a bassa voce, e fece un sorriso.
E cosa fa qui tutto il santo giorno? Voglio dire - a parte flirtare con te. E uno scrittore, o cosa?
Sta lavorando alla sua tesi di master in scienze ambientali, replic Maxie, e mise un po' di panna sul piatto accanto alla torta.
E lo fa qui al caff?
S, perch no, Leonie? A volte sei davvero rigida.  molto dolce. Hai visto i suoi occhi?
S, li ho visti. Lo sguardo di Leonie si spost di nuovo verso l'angolo dove il tipo dallo chignon con la matita pareva crogiolarsi felice nella sua poltroncina. Lui alz gli occhi verso le due amiche. A quanto pareva aveva sentito su di s lo sguardo severo di Leonie. Sogghign con aria di
superiorit e ammicc verso di lei, come se volesse condividere un qualche segreto.
Leonie inspir profondamente, indignata. Quello ha gli occhi belli e fa gli occhi dolci, da' retta a me... mise in guardia la sua amica, ma lei rise e chiese a Leonie se fosse gelosa.
Per i gatti non viene di certo, ribatt Leonie, e Maxie alz gli occhi al cielo.
No, viene per il mio dolce al limone, se proprio vuoi saperlo, sbott Maxie, e afferr il piatto con la torta.
La maggior parte dei clienti per veniva proprio per i gatti, e a un certo punto Maxie dovette ingaggiare uno studente che la aiutasse per qualche ora. Anthony, che veniva da Manchester e coi suoi capelli rossi sembrava il fratello minore del principe Harry, era ancora in fase di orientamento, e mentre decideva quali studi scegliere aveva bisogno di soldi. A Maxie era piaciuto subito. Anthony aveva vent'anni, era amabile e un po' strambo. Non aveva paura di indossare colori vivaci: portava calze a righe di Paul Smith e sulle sue T-shirt rosse, arancioni o verdi c'erano scritte come be nice or go away, o i pretend to be normal. Leonie, che spesso si intratteneva con lui al bancone, trovava che fosse dotato di quel tipico humour inglese che non si comprende al primo colpo. Gli piacevano i dolci e i gatti. Yeah, I like cakes and cats, spiegava sorridendo.
Bui cakes are even more delicious.
Ma soprattutto gli piaceva la sua nuova capa, che seguiva con sguardo ammirato mentre si muoveva agilmente fra i tavoli, aveva una parola buona per tutti e sprizzava una gioia di vivere semplicemente contagiosa. Maxie era perfetta per il suo locale, pensava Leonie.
Leonie sapeva che Maxie aveva alle spalle alcuni anni un po' burrascosi, durante i quali spesso era stata in grande difficolt e non sapeva che cosa fare della sua vita. Per un motivo o per l'altro aveva fallito in tutte le cose che aveva provato.
Per questo Leonie era ancora pi contenta che la sua migliore amica alla fine sembrasse aver trovato la sua vocazione.
Maxie si dedicava completamente al suo lavoro, mostrava un'energia incredibile, niente era troppo per lei, e il fatto
che il suo piccolo locale, dopo un inizio un po' incerto, fosse esploso tutto d'un colpo le aveva messo le ali.
Mimi mi ha portato fortuna, diceva a volte a Leonie. 
stato un bene che tu me l'abbia affidata. Forse era destino che ti rovinasse le scarpe rosse... forse semplicemente doveva essere cos perch arrivasse da me. Nel mio caff. Le due amiche guardarono verso la gatta bianca, che stava sdraiata sul divano come una sfinge e all'improvviso parve a entrambe avere qualcosa di misterioso.
Grazie a Mimi e alla sua prole, il piccolo book caf nella ChamissostraBe era sulla buona strada per trasformarsi in un
cat caf. I cinque gattini che, sotto lo sguardo vigile della loro madre, incespicavano miagolando per tutto il locale o si raggomitolavano su davanzali, poltrone e librerie erano semplicemente amatissimi, persino Leonie dovette ammetterlo.
Nessuno poteva sfuggire al loro fascino.
In particolare la piccola Emma, che nel frattempo aveva sentito parlare del caff dei gatti, non ne aveva mai abbastanza dei dolci micini. Quasi tutti i giorni, dopo la scuola andava al Frulein Paula per bere una cioccolata con la cannella e giocare con i cuccioli di Mimi. Spesso Leonie incontrava l la sua timida scolara e osservava con piacere come la ragazzina diventasse d'un tratto vivace e felice. Si scatenava in giro per il locale e i suoi lunghi capelli biondi sembravano volare quando girava come una trottola nel cortile interno e spingeva i gattini a fare una qualche acrobazia. Soprattutto il gattino grigioazzurro aveva fatto colpo su Emma, che certi giorni si fermava al caff per ore: con aria un po' svagata stava l seduta fra i gatti mentre il locale, che alle diciotto chiudeva, si svuotava lentamente.
Non devi andare a casa, Emma? le chiese una sera Leonie, mentre gli ultimi clienti uscivano e Maxie, in cucina, toglieva i piatti dalla lavastoviglie, dato che era il giorno libero di Anthony.
Oh, a casa mia non c' nessuno, rispose Emma. Mia nonna  via per curarsi l'ulcera gastrica e pap oggi deve lavorare di pi, torner solo alle otto. Poi andremo al ristorante indiano
a mangiare banane al curry. Emma prese il gattino grigio e se lo mise in grembo. Non posso restare ancora un po', signora Bo-mar-sc...? Per favoreee, implor speranzosa.
Non sono io a decidere, replic Leonie sorridendo.
Devi chiedere alla capa.
Maxie, che era uscita dalla cucina e aveva cominciato a pulire i tavoli, lanci a Emma uno sguardo divertito. Certo che puoi restare, disse. Ormai ci conosciamo.
 davvero graziosa, sussurr a Leonie mentre Emma, tutta felice, accarezzava il gattino grigioazzurro. Come si chiama questo? domand poco dopo la bambina. E tutti gli altri?
Leonie e Maxie si guardarono sorprese. Non avevano ancora dato un nome ai nuovi arrivati.
 davvero imperdonabile, ammise Maxie. Poi si sedette sul pavimento davanti a Emma. Senti un po', avresti voglia di aiutarci a trovare i nomi adatti?
Gli occhi di Emma erano raggianti.
Un'ora dopo tutti i gattini erano stati battezzati. Era stato molto divertente: Leonie aveva dato il suo contributo con un nome, Maxie con un altro, mentre Emma aveva scelto gli altri tre nomi. Avevano discusso e riso molto. E alla fine i gatti si chiamarono Neruda (come l'autore di Venti poesie d'amore e una canzone disperata, che Leonie aveva preso a occhi chiusi dallo scaffale Per innamorati disperati), Tiramis (la proposta di Maxie per il gatto bianco e nero), Tiger (il suggerimento di Emma per l'altro gatto tigrato), Afrodite (perch era la pi carina, col suo manto bianco come la neve) e Lavanda.
Per il micino grigioazzurro Emma aveva riflettuto molto a lungo. Alla fine aveva detto che il suo colore le ricordava i vasti campi di lavanda in Francia, dove era stata una volta durante le vacanze estive, quando la mamma viveva ancora con noi.
Oggi la mamma per la maggior parte del tempo sta in Africa con il suo nuovo marito e aiuta i bambini di colore perch non muoiano di fame e possano andare a scuola, e io e pap siamo soli, aveva spiegato un po' preoccupata.
Leonie e Maxie erano rimaste per qualche istante in silenzio, turbate. Poi Leonie aveva detto: Lavanda  davvero un nome particolarmente bello, Emma.
Dopo che Maxie le ebbe messo in mano un altro pezzo di dolce marmorizzato - per il ritorno - Emma era andata via.
A domani, Maxie, a domani a scuola, signora Bo-mar-sc, aveva gridato la ragazzina, voltandosi ancora un paio di volte per salutare prima di avviarsi verso la fermata del tram.
Andiamo a mangiare un gelato? propose Leonie dopo che Emma se ne fu andata. All'improvviso non aveva pi voglia di correggere i compiti dei maturandi. La serata era tiepida e invitava a fare ancora qualcosa.
Purtroppo non posso, rispose Maxie. Si slacci il grembiule e tolse con nonchalance l'elastico dai capelli. La chioma biondo chiaro le ricadde in morbide onde sulle spalle, come se fosse appena tornata dalla spiaggia. Leonie guard la sua amica che si passava le dita tra i capelli per ravviarli, e pens ancora una volta che poteva essere davvero irresistibile quando portava i capelli sciolti. Solo in quel momento si accorse che indossava un abito di lana blu dalla scollatura seducente con tanti piccoli bottoni, che cadeva morbido sulla sua figura ben proporzionata.
Oh... hai dei programmi per stasera?
Mmm, fece Maxie. Si mise davanti allo specchio dietro il bancone e si picchiett del gloss rosa sulle labbra. Ho un appuntamento. Sorrise un po' imbarazzata.
Con chi? Mi sono persa qualcosa?
Maxie rimase in silenzio.
No... riprese Leonie. Non dirmi che  quel tizio spaventoso con lo chignon fatto con la matita.
Maxie ferm la mano restando immobile, e i loro sguardi si incontrarono nello specchio. Be', temo che sia proprio lui. A proposito, si chiama Flrian.
Questo lo so, Maxie, ma ho un brutto presentimento riguardo a quell'uomo.  semplicemente troppo bello e crede di essere il pi sexy della compagnia. Sento suonare tutti i miei campanelli d'allarme.
Ah s? replic Maxie. Be', io non sento suonare niente.
Tu vedi fantasmi dappertutto, Leonie. E in fin dei conti  a me che deve piacere. Maxie si volt e sorrise un po' acida.
Credimi, sono una ragazza grande ormai - non una delle scolare che puoi educare a tuo piacimento.
Leonie sent come una leggera fitta di dolore.
Pochi minuti pi tardi, dopo aver salutato Maxie ed essersi incamminata sotto le chiome verdi degli alberi della EichendorffstraBe, Leonie non avrebbe saputo dire con esattezza cosa avesse causato quella fitta. Forse dipendeva dalla sua spontanea avversione verso l'uomo della matita, un sentimento irrazionale, che lei ammetteva di provare, e sul quale la sua amica sorvolava cos facilmente? Magari era davvero un pochino gelosa, come diceva Maxie? Oppure dipendeva dal fatto che aveva la sensazione che tutti avessero progetti e impegni, e solo lei dovesse invece starsene a casa con una pila di compiti da correggere?
Quando apr la casella della posta nell'atrio del palazzo, insieme alla bolletta del telefono le venne in mano una cartolina con su scritto: Saluti da Procida. Mostrava una fila di casette variopinte affacciate sul porto e sovrastate da una formazione rocciosa che si ergeva ripida, oltre la quale si intravedeva un pezzetto di cielo blu. Leonie gir la cartolina, che aveva impiegato due settimane a compiere il tragitto fino a Colonia. Era scritta con caratteri molto fitti, e Leonie riconobbe subito quella grafia inclinata a destra.
Era gi la terza cartolina che la signora Siebenschn le mandava dall'Italia - la prima raffigurava il Castello Aragonese, la seconda il bizzarro fungo di Lacco Ameno, e questa terza era una chiara testimonianza di un fine settimana da sogno che la sua vicina euforica aveva trascorso con il pescatore di Capri di Ischia.
Cara Leonie, sono seduta nel dehors di un piccolo bar al porto di Procida, dove venne girato il film Il postino - lo conosce? Tra poco andr con Giorgio in un ristorante e per la prima volta nella mia vita manger spaghetti ai ricci di mare. Avevo dimenticato quanto possa essere
eccitante fare una cosa per la prima volta. O visitare luoghi che ancora non si conoscono. E Procida, in un modo tutto suo, la trovo eccitante.
Vedremo che cosa mi riserver ancora la serata... Spero che lei stia bene e che si goda le ultime settimane con Mimi.
Tanti saluti, a prestissimo, e ancora molte grazie per tutto, Susann Siebenschn.
Leonie fiss la cartolina sulla piccola bacheca in cucina, insieme alle altre due. Vedremo che cosa mi riserver ancora la serata, aveva scritto la sua vicina. I tre puntini di sospensione che seguivano lasciavano presagire cose eccitanti. Persino la vecchia signora si diverte pi di me, pens. A quanto pare, tutti si divertono di pi. Leonie si accorse che il suo morale era finito sotto i piedi. Perch tutto d'un tratto si sentiva cos sola e le pareva di aver perso il buonsenso? Vivere da sola in fondo non era niente male. Era tutto bello e in ordine, come piaceva a lei. Niente caos, nessuno che mettesse a soqquadro la sua vita ben equilibrata.
Leonie sospir. Quella sera quasi quasi sarebbe stata contenta di avere Mimi con s. Invece l'appartamento era vuoto.
Mimi aveva trovato una casa migliore. Viveva una vita pi varia e riceveva il massimo delle attenzioni. E per di pi ora aveva anche la sua piccola famiglia.
Ma cosa sono questi stupidi sbalzi d'umore? si disse Leonie,
e sbatt il mucchio di compiti sulla scrivania. Adesso si sarebbe messa a lavorare. Il lavoro era qualcosa su cui si poteva sempre fare affidamento; tutto il resto non si riusciva ad averlo pienamente sotto controllo. Leonie accese l'interruttore della luce e inizi a leggere il primo compito. Quell'anno il tema della maturit era il romanticismo tedesco.
Poco dopo era totalmente immersa in interpretazioni pi o meno riuscite della poesia di Eichendorff Nostalgia. E
quando, alcune ore pi tardi, depose la matita rossa, prov a sua volta un indefinito struggimento per quella meravigliosa notte d'estate in cui due allegri viandanti passavano per la via, e che tuttavia per l'Io lirico era irraggiungibile. Una magica notte d'estate con palazzi al chiaro di luna, giovani donne in attesa alla finestra e fontane che mormoravano sonnacchiose.
Il sabato seguente Leonie, dopo la spesa del fine settimana, che per lei non era mai troppo abbondante - le bastava una borsa di stoffa leggera che teneva sempre in borsetta -, decise di passare dal Frulein Paula. Era stata dal fruttivendolo nella Lenauplatz e aveva comprato cicoria, pomodori e la macedonia che i titolari preparavano fresca tutti i giorni, poi aveva preso una baguette fresca in panetteria e un po' di formaggio e salame di cinghiale in salumeria. Oltre al vino rosso portoghese che il negoziante le aveva raccomandato vivamente e che non era poi neanche troppo caro. All'edicola della Lenauplatz aveva comprato una copia di Elle in francese e in farmacia delle compresse per il mal di testa. E ora percorreva un po' esitante la ChamissostraBe, dove si trovava il locale di Maxie.
Dalla loro piccola discussione erano passati alcuni giorni, durante i quali le due amiche non si erano parlate.
Leonie spi attraverso la vetrina, dietro la quale la piccola Afrodite si stava stiracchiando su un cuscino verde scuro. Anthony, in una T-shirt rosso fuoco, era in piedi dietro il bancone e si occupava della macchina da caff, e Maxie stava uscendo dalla cucina con un vassoio di crostatine alle fragole.
Il vecchio signor Franzen leggeva il giornale seduto nella sua poltrona preferita, Mimi era sdraiata sul divano insieme a Neruda e a Tiger e si lasciava benevolmente lisciare il pelo da due giovani donne che mangiavano uova strapazzate con erba cipollina. L'uomo della matita per fortuna non era in vista.
Leonie inspir ed entr nel caff.
Maxie la vide subito e le fece un cenno festoso. Non pareva serbare rancore.
Allora, Leonie? Tutto okay? Vuoi un caff? Offre la casa.
Leonie sorrise. Se concedi sempre tutto gratis il tuo locale non sfonder mai, mia cara.
Udite, udite! La signora con l'indice alzato mi parla ancora, replic Maxie con simulata disperazione. Poi si piant le mani sui fianchi. Il dito indice puoi rimetterlo via, mia cara amica. E adesso lascia che ti offra un caff. Altrimenti mi arrabbio sul serio.
Leonie rise imbarazzata. Bene. Allora, volentieri, un caff con molto latte, disse.
E insieme una crostatina alle fragole appena sfornata, propose Maxie.
Leonie annu sollevata. I contrasti erano inutili, e la tortina che Maxie le mise davanti era davvero invitante. Fece scomparire la borsa con la spesa sotto il bancone e guard Anthony che preparava il suo caffellatte.
she's THE boss, c'era scritto stavolta sulla sua maglietta.
Chiss a chi si riferiva? Leonie sorrise.
Non ti sei pi fatta vedere, disse Maxie mentre sistemava i dolci nella vetrinetta.
S, lo so. Leonie fece spallucce. Ero nel bel mezzo della correzione dei compiti della maturit e ho dovuto lavorare giorno e notte.
Ah, capisco. E io che pensavo fosse per via di Fl...
Fl? Ah, vuoi dire Flrian. Leonie not che l'amica arrossiva.
Il fatto che le succedesse sempre la metteva molto in imbarazzo, e la conseguenza era che il rossore aumentava ulteriormente, tanto che ora somigliava a una delle fragole sulle sue tortine.
No, no. Mi dispiace di aver reagito in modo cos esagerato l'ultima volta, si affrett a rassicurarla Leonie. Com' andata poi la vostra serata? Sperava con tutto il cuore che l'appuntamento fosse finito in un buco nell'acqua. Comunque oggi Fl non si era fatto vedere al caff.
Be', niente male, rispose Maxie.
Ma, prima che potesse continuare a raccontare, la porta si spalanc di colpo ed Emma si precipit nel locale, seguita da un uomo dall'espressione seria.
Guarda, pap, cinguett la bambina eccitata, trascinando suo padre verso i gatti, che erano sparsi qua e l per il locale.
Non sono incredibilmente belli? E io ho potuto trovargli il nome! Neruda, Tiramis, Tiger, Afrodite e Lavanda.
Recit i nomi dei cinque gattini come un mantra.
Leonie e Maxie si scambiarono uno sguardo divertito, mentre il padre di Emma annuiva distrattamente e si sedeva a un tavolo libero.
Lui  Paul Felmy, il padre di Emma - quello che  stato lasciato dalla moglie, sussurr Leonie all'orecchio dell'amica.
Qualche tempo prima, dopo l'episodio del cellulare rotto, aveva parlato al telefono con Felmy, e lui aveva subito garantito che la sua assicurazione avrebbe coperto i danni; ma di persona non l'aveva mai visto. I genitori facevano la fila davanti alla sua porta quando si trattava di parlare dei voti dei loro pargoli, voti che del resto venivano regolarmente messi in dubbio e considerati ingiusti - i genitori sapevano essere molto stressanti, ed era sempre pi raro che un brutto voto venisse semplicemente accettato come si faceva un tempo, quando si portava ancora rispetto per gli insegnanti e l'universo non girava esclusivamente intorno ai figli. Ma Felmy non si era ancora visto alle ore di ricevimento. Era anche vero che i voti di Emma non lasciavano certo a desiderare, e quel Felmy evidentemente non aveva molto tempo a disposizione.
Oh, e la grande gatta bianca l in fondo, quella  la mamma.
Si chiama Mimi, spieg Emma a voce pi alta. Ma a quanto pareva l'entusiasmo della figlioletta non si trasmetteva a quell'uomo dai capelli neri, che probabilmente era privo di senso dell'umorismo. Leonie not l'espressione tormentata di Felmy e avrebbe voluto gridargli: Sii contento, la tua bambina ti sta mostrando qualcosa che per lei  importante.
Non c'era da stupirsi che Emma preferisse trascorrere i suoi pomeriggi al caff dei gatti piuttosto che con quel musone.
Tuttavia l'euforia della bambina non si smorzava. E la sua visita guidata non sembrava ancora giunta alla fine. Mentre la piccola si guardava intorno con l'aria di cercare qualcosa, Maxie si diresse verso il tavolo del nuovo cliente, che ordin un caff nero per s e una cioccolata per la figlia.
Ciao, Maxie, disse Emma, e riprese il suo show. Questa  Maxie,  la proprietaria del caff. E prepara dolci fantastici.
Felmy fece un cenno distratto.
Desidera una crostatina alle fragole appena sfornata, insieme al caff? chiese Maxie.
Ah, grazie, non  necessario, replic Felmy, e guard l'orologio.
Ma io voglio una crostatina fresca alle fragole, url Emma.
Si agitava continuamente sulla sedia e girava la testa in
tutte le direzioni. Dov' finito Lavanda? esclam impaziente.
Non lo vedo.
Oh, di sicuro quel birbone si  nascosto di nuovo, rispose Maxie. Prova a guardare sulle librerie.
Emma salt gi dalla sedia, and dalla parte opposta del locale e strisci lungo le file di libri pi basse. Nello scaffale destinato ai Libri per furbacchioni alla fine trov quello che cercava. Il gattino si era messo comodo su un'edizione completa di Cartesio, e il grigio tra l'argento e l'azzurro del suo manto quasi si confondeva con la rilegatura in tela dei volumi.
Emma, con la sua voce squillante, attir il gatto fuori dal suo nascondiglio. Poi prese con cautela Lavanda fra le braccia e lo port a suo padre.
Fra tutti i gatti, Lavanda  il mio preferito. Capisce tutto quello che dico. Perch  incredibilmente furbo.
Emma torn a sedersi e lavanda le si raggomitol in grembo.
Leonie, che aveva ascoltato tutto, fece una smorfia divertita.
Un gatto che riposava su Cartesio doveva essere furbo.
Comunque alla fine il cavaliere dalla triste figura in qualche modo reag e storse la bocca.
S, s, disse Felmy. Hai fatto bene a trovarti un gattino cos furbo, tesoro mio. E il nome  davvero originale. Sorrise alla figlia e in quel breve istante, che balen sul suo viso rischiarandone l'espressione, Paul Felmy apparve molto carino, o almeno cos parve a Leonie.
Quando pi tardi si avvicin al bancone per pagare, Emma si accorse della presenza della sua insegnante, che stava ancora bevendo il suo caffellatte.
Guarda, pap, c' la mia insegnante, la signora Bo-mar-sc.
 un nome francese, precis nonostante fosse superfluo.
Paul Felmy fece un cenno cortese in direzione di Leonie e con un certo sforzo butt l un: S, credo di aver avuto il piacere una volta per telefono... salve. Poi guard di nuovo l'orologio. Ma adesso dobbiamo andare, Emma, ho ancora un sacco di lavoro sulla scrivania!
Ciao gattini... ciao signora Bo-mar-sc! grid Emma salutando l'insegnante con la mano. Leonie rispose agitando la mano a sua volta e rest a guardare i due che si allontanavano.
Poi si avvicin al divano blu, che ora era libero. Solo Mimi aveva tenuto la sua posizione, e quando Leonie, soprappensiero, cominci ad accarezzarla in attesa che Maxie trovasse un momento per lei, la regina del caff dei gatti si mise a fare le fusa. A volte Leonie dimenticava che Mimi l'aveva fatta innervosire cos tanto.
Quando, poco dopo, il suo cellulare vibr delicatamente, pens che fosse sua madre, con cui aveva appuntamento a pranzo il giorno dopo. Questa volta aveva deciso di portarla al Bagatelle, alla mamma sarebbe piaciuto.
Invece era la signora Siebenschn, che aveva prodotto l'ennesimo SMS, stavolta di primo pomeriggio - cosa inusuale, perch di solito la sua vicina, ora innamorata a tempo indeterminato, si faceva sentire verso sera. E peraltro nelle ultime due settimane si era fatta sentire poco. Evidentemente era troppo impegnata a fare qualcosa per la prima volta con il suo dongiovanni italiano. Leonie guard il display.
Cara Leonie, come va? Come sta la mia piccola, cara Mimi? Di sicuro sente terribilmente la mia mancanza...
Leonie abbass lo sguardo verso Mimi. Quella micia non sentiva la mancanza di nessuno. Stava da dio. O meglio, stava da gatta.
Leonie continu a leggere e le sue sopracciglia scattarono all'ins.
A poco a poco comincio a sentirmi in colpa. Le cose stanno cos: in realt volevo tornare il prossimo fine settimana, ma adesso  saltato fuori che in luglio c' il compleanno di Giorgio, e... be', naturalmente mi farebbe piacere festeggiarlo con lui. Giorgio sarebbe molto triste se quel giorno non gli fossi accanto. Sicuramente lei capisce, vero, cara Leonie?
Leonie annu. Capiva tutto.
Pensa che potrei allungare ancora un po' la mia vacanza? Ma davvero, solo se non le dispiace. Non voglio abusare della sua generosit.
Se non va bene, naturalmente, domenica prender il volo di ritorno...
Con affetto e con ansia attendo una risposta, sua Susann Siebenschn.
Leonie alz la testa e scoppi a ridere. Rideva cos forte che gli altri clienti si voltarono a guardarla e Mimi schizz via precipitosamente dal divano. Dopo essersi calmata, rispose cos: Cara signora Siebenschn, non si preoccupi. Senza offesa, ma non credo che Mimi ora senta troppo la sua mancanza. O, se lei le manca,  proprio solo un pochino. Qui ha una vita fantastica e assolutamente varia e mi sembra pienamente felice. Penso che la sua gatta al momento riceva almeno tanto amore e tante attenzioni quanto lei.
Prolunghi pure!
A presto. Cordiali saluti da Colonia, Leonie.
Ma quella donna cos'... milionaria? chiese Maxie poco dopo, quando il locale si era un po' svuotato e lei pot sedersi un momento sul divano accanto a Leonie. Ha cos tanta grana da poter continuare le sue ferie senza sosta?
Non ne ho idea, disse Leonie, che non ci aveva ancora pensato. Si lasci sprofondare all'indietro sul divano, sollevata perch il giorno della verit veniva ancora una volta rimandato.
Comunque povera non  di certo. O forse si  gi trasferita nella capanna con il suo pescatore, chi lo sa? Fece spallucce. Sono davvero buffe le strade dell'amore. La signora Siebenschn  una donna colta. Ma che cos'? La trama di Sale sulla pelle? Lei ha un meraviglioso appartamento con terrazza nella EichendorffstraBe e una buona pensione.
Speriamo che quel suo gigol alla fine non cerchi di spennarla come un pollo. In fin dei conti  pur sempre una ricca vedova.
Cosa ti fa pensare che quell'uomo sia un pescatore?
Be', lei ha scritto che questo Giorgio la porta in giro nei dintorni con la sua barca, e davanti agli occhi mi  comparsa una vecchia barca da pesca.
Tu sei sempre piena di pregiudizi, mia cara Leonie. Ma che razza di clich ? Magari la barca da pesca  uno yacht e Giorgio  una specie di Onassis italiano. A Maxie brillavano gli occhi.
E questo invece non  un clich, vero?
Maxie rise. Comunque sia... riprese poi. Io in ogni caso sono felice per ogni giorno in pi che Mimi pu trascorrere qui. Guard la gatta e le gratt delicatamente il collo.
Mimi si distese mettendosi comoda e pos la testa sulle zampe allungate. Tu resti con me, vero Mimilein? E la signora Siebenschn deve restare a Ischia. Con il suo spasimante. Cos saremmo tutti contenti.
Questo non succeder. Leonie sorrise, mentre la piccola Afrodite con un salto goffo balz sul divano e si distese sopra la madre. E adesso invece raccontami del tuo spasimante.
...
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Capitolo 14.
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...
Che cosa mi dite di questo caff dei gatti a Neuehrenfeld?
Non si potrebbe tirarne fuori una storia? chiese Burger.
Erano in piena riunione di redazione. L'aria era afosa e il capo della cronaca locale del Klner Stadt-Anzeiger si guard intorno a lungo con fare caparbio, finch il suo sguardo non si ferm su Henry Brenner. Che ne dice, Brenner?
insistette. In qualche modo dobbiamo riempire la stagione morta.
Henry Brenner, i cui pensieri erano da tutt'altra parte, in particolare concentrati sulla nuova bicicletta da corsa che si era comprato il giorno prima - una Peugeot UO-9 Super Sport del 1979 -, trasal.
Il sorriso trasognato spar all'istante dalle sue labbra.
S? fece.
Brenner, lei non  attento, lo rimprover il capo. Mi sta ascoltando?
No, rispose Brenner sincero.
E invece dovrebbe, perch qualsiasi altra cosa sarebbe riot-to-si-t, capito?
Robert Burger era molto orgoglioso dell'ampiezza del suo vocabolario.
E riottosit era una delle sue pi recenti parole preferite.
Brenner annu in silenzio, e il suo sogno di alluminio leggero e cerchioni luccicanti si afflosci come un orologio di Dall.
Santo cielo, Brenner! Ma che cosa le succede oggi? La smetta di guardarmi come la pecora Shaun e mi dica piuttosto cosa sa di questo nuovo cat caf vicino alla Lenauplatz.
Qualcuno del gruppo di giornalisti che quella mattina, come ogni mattina, partecipava alla riunione, si mise a ridere.
Ah... niente, rispose Henry Brenner. Cat caf?Mai sentito...
Si scost dalla fronte un ricciolo biondo scuro ribelle e guard il suo capo con aria perplessa.
Robert Burger perse la pazienza.  una cosa di sua competenza, mio caro. Potr aspettarmi che il mio reporter locale si interessi a quello che succede nel suo quartiere, o no?
Per cosa la pago? La sua mano rote nell'aria con gesti bruschi, poi sbatt sul tavolo.
Henry Brenner sent l'irritazione montargli dentro. Prima di tutto il capo non lo pagava di tasca propria. Secondo, Henry conosceva il suo quartiere a Colonia meglio di chiunque altro e aveva gi fornito al giornale diverse storie interessanti.
La settimana precedente non aveva forse scoperto quella vicenda fantastica del ristoratore mafioso, il cui locale eccessivamente caro serviva a riciclare denaro sporco? Ma i giornali erano cos. Scritto oggi, dimenticato domani. Niente  cos vecchio come il giornale di ieri - antico proverbio dei giornalisti, si disse Henry acido. E nei tempi frenetici di internet si scriveva sempre alla velocit della luce, perch le notizie invecchiavano, per cos dire, nel giro di pochi minuti.
Ma una buona storia restava pur sempre una buona storia.
Anche se prima o poi finiva nella carta straccia. Forse avrebbe dovuto scrivere un libro.
Henry vide che Burger si asciugava nervosamente il sudore dalla fronte con un fazzoletto di stoffa. Come sempre, il capo della cronaca locale sedeva vestito in modo inappuntabile al grande tavolo nell'alto palazzo di vetro che ospitava il
Klner Stadt-Anzeiger e sul quale quel giorno il sole infieriva spietato.
Il respiro di Burger si fece un po' affannoso. Qualcuno pu aprire una finestra, per favore? sbott nervoso. O anche questo devo farlo io? La pazienza non era uno dei punti di forza di quell'omone dalle mani enormi e con i capelli di un biondo rossiccio.
Un collega si alz e apr la finestra. Entr aria calda. L'impianto di climatizzazione era morto. Il clima afoso rendeva tutti nevrastenici.
Che cos' un cat caf? Un caff per gatti? Adesso i gatti
vanno a bere il caff? Henry Brenner aveva ritrovato la sua forma.
A-ha, molto divertente, Brenner. Mia moglie ne ha sentito parlare dal parrucchiere. A quanto pare tutto Neuehrenfeld
parla di questo locale all'antica, una specie di caff della nonna. Come mai lei non ne sa nulla? Sembra che all'interno gironzolino sei gatti, e la gente trova la cosa fantastica.
Io veramente preferisco i cani, ma fa lo stesso. Se ne occupi, Brenner. Mi pare possa essere una storia originale.
Io ho sentito parlare dei cat caf, intervenne Katja Sieger,
una collega della redazione cultura. Pare sia una nuova moda, viene dal Giappone, aggiunse con tono un po' saccente.
L li chiamano neko caf. Neko vuol dire gatto. Si guard intorno sorridendo con aria trionfante. A Monaco c' gi una cosa del genere, il Katzentempel, il tempio dei gatti. Un tizio che conosco dell'Abendzeitung ci  andato per la presentazione del libro di un'autrice di bestseller inglese. Riflett un attimo e si arrotol una lunga ciocca di capelli biondi sul dito. E a Dsseldorf non c'era quel Katz-Caf? Ma l'hanno chiuso, per quanto ne so. Comunque sembra molto interessante...
Sorrise a Robert Burger mentre continuava a sproloquiare.
Accidenti, quella donna era logorroica... Brenner alz gli occhi al cielo, sforzandosi di non urlare. Dopo centinaia di riunioni di redazione alle spalle, ormai gli riusciva benissimo.
Una donna e sei gatti? I miei incubi peggiori si avverano, disse quando Katja Sieger ebbe finalmente terminato la sua esposizione. Probabilmente sar tutto pervaso dell'odore di piscio di gatto e ci sar una vecchia gobba che legge i fondi di caff. Ridacchi con aria di sufficienza, Forse la collega Sieger vorrebbe prendere in carico questa storia, aggiunse poi, visto che sembra cos amante dei gatti.
No, no, io resto alla mia cultura, si affrett a rispondere Katja Sieger. Se ci presentano un libro, naturalmente ci vado volentieri, altrimenti...
Altrimenti la storia restava appannaggio di Henry Brenner, nonostante continuasse ad alzare gli occhi al cielo.
Perch non scriviamo invece una storia su Le Moissonnier?
propose lui. Adorava quel ristorante francese stellato con i lampadari dai vetri a boccia in stile belle poque, dove a pranzo si poteva gustare un menu di tre portate a un prezzo ragionevole. Lo sapevate che Michael Caine ha mangiato l? Brenner adorava anche Michael Caine. Trovava che l'attore inglese diventasse sempre pi bravo e sempre pi elegante con l'et. Hanno messo delle targhette nei posti dove si sono sedute persone famose. Sarebbe una storia carina.
Guard speranzoso il capo della cronaca locale. L'idea era geniale, e decisamente migliore rispetto a scrivere di una piccola caffetteria puzzolente con centinaia di gatti. Un cat caf-
ma che razza di idea assurda era? A chi poteva essere venuta in mente? Non lo stupiva che fosse una moda in Giappone.
La cultura giapponese era del tutto sconosciuta a Brenner, e molte cose del paese del Sol Levante gli sembravano bizzarre.
Anche solo pensare a quelle persone che stavano ore a preparare il t o che sbavavano per il pesce palla, che  altamente velenoso... Be', in ogni caso non era necessario comprendere tutto. Paese che vai, usanze che trovi. Forse delle bestie in un caff, laggi, davano un brivido particolare. Ma a Colonia una cosa del genere non avrebbe mai preso piede.
Quel caff era gi destinato al fallimento. Il ristorante Le Moissonnier, invece... Brenner pens con un senso di benessere ai ravioli agli scampi tartufati con spuma allo champagne che aveva mangiato l un mese prima.
No, no, non di nuovo Le Moissonnier. Robert Burger scosse la testa, la sua faccia era diventata via via pi rossa fino ad assumere la colorazione di un pomodoro. Io le leggo nel pensiero, Brenner, lei vuole solo tornare l a mangiare.
Ma il caff dei gatti della Lenauplatz  la storia migliore, mi dia retta. Me lo sento.
Brenner fece una smorfia.
E poi nel giornale abbiamo gi la rubrica dello chef ptissier
di Le Moissonnier. Dobbiamo fare qualcosa anche per i piccoli imprenditori della ristorazione.
Mormorio consenziente da ogni parte.
S, anch'io la vedo cos, strombazz Katja Sieger. Bisognerebbe raccontare di questi piccoli caff e ristoranti indipendenti
che i proprietari gestiscono svenandosi e con grande dedizione.
Svenandosi e dedizione. A Brenner quasi vennero le lacrime agli occhi. La Sieger era una sorta di trebbiatrice di frasi. E
Burger sembrava non accorgersene, accecato com'era dalla sua chioma bionda e dalle lunghe gambe, che la collega non cercava certo di nascondere sotto le minigonne. Anche adesso si stava di nuovo stiracchiando sulla sedia e allungava i suoi tentacoli.
Tutti possiamo fare qualcosa per loro. O almeno cos la vedo io. Con un gesto affettato incroci le braccia davanti alla camicetta immacolata con il colletto alla Peter Pan.
Brenner avrebbe volentieri tirato il collo a quella vipera ipocrita. Non era cos che la vedeva anche lui? Chi non ordinava su Amazon per sostenere i piccoli commercianti locali?
E scriveva le storie migliori sui giovani imprenditori di tutti i quartieri di Colonia? Era proprio lui. Lui. Henry Brenner. Il miglior giornalista di tutti i tempi. S, be'... dopo Egon Erwin Kisch, forse.
Bene, allora... vado a dare un'occhiata. Magari si riuscir a tirarci fuori qualcosa.
Non si riuscir: lei riuscir, Brenner. Fantastico. Robert Burger si allung in avanti e gli porse un foglietto. Ho gi fatto una parte del lavoro, ecco il numero di telefono del locale.
Strizz l'occhio al suo reporter. Il migliore nella scuderia.
Dopo aver pranzato in mensa - quello che offriva non era nulla di eccezionale e neanche lontanamente paragonabile alla cucina di Le Moissonnier, ma riempiva lo stomaco, soprattutto se ci si beveva dietro molto caff -, Henry Brenner fece due passi in strada, per sgranchirsi le gambe. Bevve a piccoli sorsi il caff dal bicchiere a rendere - l'azienda aveva rispetto per l'ambiente - e pens che avrebbe dovuto ridurne drasticamente il consumo. Soprattutto perch il caff si sposava benissimo con le sigarette. Coffee and cigarettes, uno non poteva stare senza le altre: un connubio perfetto.
Come diceva sempre pap, quando tirava fuori una delle sue amate Gauloises Blu e la mamma gli lanciava uno sguardo
accusatorio? Non preoccuparti, tesoro.  la quantit che fa il veleno. I fatti gli avrebbero dato ragione. Perch stupidamente suo padre per anni aveva assunto nicotina in quantit tale che alla fine in effetti si era rivelata mortale. Da allora Henry per prima cosa strappava le disgustose immagini stampate sui pacchetti di sigarette, subito dopo averli comprati al chiosco. Ma, alla lunga, questa non era una soluzione.
Doveva ridurre entrambi a un livello tollerabile - il caff e le sigarette. Negli ultimi tempi il suo stomaco si faceva sentire sempre pi spesso. Totale iperacidit, probabilmente.
Forse doveva passare alle sigarette elettroniche, ma gli sembrava una cosa un po' finta. Tutta quella gente che stava l seduta a sbuffare vapore da una punta metallica, lo trovava in qualche modo affettato. E non aveva niente a che vedere con l'affascinante grandezza con cui Audrey Hepburn reggeva la sigaretta in Colazione da Tiffany.
In aprile Henry aveva compiuto trent'anni. Quel tre davanti allo zero gli aveva dato da pensare e si era ripromesso di condurre d'ora in poi una vita pi sana. Almeno un po'.
In fondo aveva ancora grandi progetti.
Tir fuori un nuovo pacchetto e lo agit per sfilarne una sigaretta. Nel fine settimana avrebbe inforcato la sua nuova bici Peugeot per sfrecciare lungo il Reno - se avesse fatto sport, automaticamente avrebbe fumato di meno. E poi, di tanto in tanto, forse solo una sigaretta voluttuaria dopo i pasti.
Questo era il suo piano.
Henry si accese la sigaretta e inspir profondamente. Soffi fuori il fumo e rovist in tasca per prendere il foglietto che gli aveva dato Burger. Digit il numero, deciso.
Il segnale indicava che la linea era libera, ma non sembrava esserci nessuno.
Henry stava per rimettere via il cellulare quando all'altro capo della linea si ud una voce.
Qui Frulein Paula.
La voce suonava giovane, inglese e... maschile. Che storia era quella?
A Henry Brenner quasi and di traverso il fumo che aveva appena inalato. Quello sembrava essere davvero un caff insolito.
Nella sua mente comparve all'istante una sorta di Conchita Wurst, sulla cui spalla era appollaiato un gatto. Come la Gattara dei Simpson, che risolve i suoi problemi scagliando felini a destra e a manca. Ora... be', s, caff dei gatti, trans... Colonia era una citt liberale. L ognuno poteva essere felice nel modo che preferiva. Grazie a Dio.
Chi parla? Signorina Paula? Henry sollev le sopracciglia e sorrise sardonico. Non era pi tanto sicuro che quella storia sarebbe ancora piaciuta al suo capo.
No. Sta parlando con Anthony. La mia capa al momento non  qui, ma il caff si chiama Frulein Paula.
A-ha, disse il giornalista alzando gli occhi al cielo. La vecchia con i gatti si chiamava signorina Paula. Quindi sar stata sull'ottantina e gi con un piede nella fossa, e probabilmente mezza sorda. Sar uno spasso, pens Brenner.
Non  il caff dei gatti? domand.
S, s, di gatti qui ce n' in abbondanza... Ed  vero che la gente lo chiama caff dei gatti, tuttavia in realt il locale si chiama Frulein Paula. Per la zia Paula.
Okaaay... fece Henry strascicando la parola. Capisco.
Cosa posso fare per lei? chiese Anthony. Vuole prenotare un tavolo?
Ah... no, rispose Brenner, niente tavolo. Vorrei fissare un appuntamento con... la capa.
Per quale motivo? ribatt Anthony, e la sua voce di colpo assunse un tono di diffidenza. A proposito, chi parla?
Henry Brenner, del Klner Stadt-Anzeiger. Vorremmo scrivere una storia sul caff dei gatti.
...
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Capitolo 15.
...
.
...
La mattina alle sette, nel mondo era ancora tutto a posto.
Maxie amava quelle prime ore della giornata, che appartenevano solo a lei. Correndo, costeggi gli orti urbani che iniziavano poco dietro la Lenauplatz. Si sentiva il profumo dell'erba appena tagliata, l'aria era ancora limpida, un gatto nero come la pece vagava lungo una recinzione. Alla fine del sentiero asfaltato, che si snodava sotto alberi alti per poi costeggiare un ampio prato, e che sembrava terminare davanti a una fila di case, svolt a destra, pass davanti a siepi di ligustro e cespugli di viburno che emanavano un leggero profumo dolciastro e sembravano volersi arrampicare verso il cielo, dopodich pieg verso sinistra. Attravers una stradina per poi ritrovarsi di nuovo su una stretta pista pedonale, finch davanti ai suoi occhi non si apr l'enorme parco. Stava l come ogni mattina, pacifico, intatto, indifferente a tutto.
Gocce di rugiada luccicavano sui fili d'erba. Maxie l'aveva battezzato Little Central Park. A dire il vero non era mai stata a New York, ma quel vasto prato che si apriva al centro, con gli alberi secolari e le case che svettavano in lontananza oltre il verde, le ricordava il parco della megalopoli americana, cos come l'aveva visto in molti film e fotografie. A essere pi precisi, si trattava di tre parchi posti in sequenza e separati da strade. L'ultimo, con la sua porta di pietra, dietro la quale si estendeva un'area separata che Maxie immaginava come il giardino abbandonato di un antico castello, aveva un che di incantato.
Maxie inspir profondamente mentre continuava a trotterellare rilassata. L'aria fresca le riemp i polmoni. Arrivata alla piccola area giochi - in realt c'erano solo un'altalena e
uno scivolo -, prese una delle stradine che da l si ramificavano attraversando tutto il parco. La corsa quotidiana era un residuo dei suoi passati, e brevi, studi sportivi. Per fortuna da un paio d'anni il suo ginocchio aveva ripreso a collaborare.
Maxie fece scorrere lo sguardo sul prato lucente. Al mattino cos presto il parco era ancora vuoto: alcuni cani si scatenavano sull'erba a una certa distanza seguiti dai loro padroni, un uomo anziano con una T-shirt nera faceva tai-chi sotto una gigantesca quercia. Per un po' Maxie osserv affascinata i suoi movimenti fluidi, poi svolt in uno dei sentieri laterali che serpeggiavano nella boscaglia. Poco dopo non percepiva pi il movimento delle proprie gambe; continu a trottare con andatura sciolta sul sentiero terroso mentre si immergeva nei suoi pensieri.
Il giorno prima, dopo la pausa pranzo, di cui aveva approfittato per la pulizia dei denti semestrale dal gentile dottor Lilienberg, era tornata al caff - con denti bianchi splendenti che sentiva lisci e perfetti - e Anthony le aveva raccontato della telefonata di quel giornalista. Si chiamava Brenner e a quanto pareva voleva scrivere un articolo sul locale. Maxie era rimasta un po' sorpresa - il caff era piccolo e la stampa non si era ancora vista. Comunque quel Brenner aveva annunciato la sua visita per il marted seguente, alle nove, un'ora prima dell'apertura. Voleva fare qualche foto all'arrivo dei primi clienti.
Faccia pure, aveva detto Maxie non troppo entusiasta, quando Anthony le aveva comunicato la data stabilita. Perlomeno il luned avrebbe avuto tempo di dare una sistemata al locale. Era un po' agitata al pensiero che il
Klner Stadt-Anzeiger volesse parlare del suo caff. Ma come mai ha scelto proprio il Frulein Paula?
Perch no? E decisamente nice, aveva replicato il giovane inglese. S, il tuo locale  proprio cool. E aveva rivolto uno sguardo ammirato alla sua capa.
Be', non lo definirei esattamente cool, aveva commentato Maxie stringendosi nelle spalle e accennando con la mano all'arredamento un po' piccolo-borghese.
Believe me, it's extraordinary. Anthony, che quel giorno indossava una
maglietta con scritto i hate hate, le aveva porto un caff con molto zucchero.  per via dei gatti, aveva detto poi.  una cosa insolita.
Mmm, aveva fatto Maxie, prima di bere il suo espresso in un solo sorso. Mentre lo faceva le era venuta in mente per un istante Leonie, che una volta l'aveva rimproverata perch
buttava gi il petit noir come uno scaricatore di porto di Marsiglia.
Aveva posato la minuscola tazza, sorridendo a Anthony.
E io che pensavo che la fama dei miei dolci si fosse gi sparsa per tutta Colonia!
Maxie non era particolarmente vanitosa, ma aveva un'alta opinione dei dolci che preparava con le sue mani - handmade with love, come era scritto sulla vetrina.
I tuoi dolci sono divini, darling, aveva sottolineato Anthony.
A piece from heaven. I tuoi cinnamon rolls mi fanno morire.
E presto sar la stessa cosa per mezza Colonia.
Oh, speriamo di no! Altrimenti poi chi verr pi qui a prendere il caff? aveva scherzato Maxie.
I mean it. Se finiamo sul giornale sar un vero boom per il locale. Verr cos tanta gente che avrai tantissimissimo da fare, e giorno e notte avrai bisogno del tuo caro Anthony.
Si era posato la mano sul petto. That's me, you know.
Le aveva fatto l'occhiolino e Maxie era scoppiata a ridere.
Le piaceva quel giovane inglese dai capelli rossi, che le faceva la corte senza mai diventare invadente e che lasciava sempre intendere che trovava la sua capa estremamente attraente.
Maxie super correndo una panchina isolata e si chiese quali tre dolci avrebbe preparato per il marted seguente. Sicuramente le girelle alla cannella. Le aveva provate di recente per la prima volta ed erano state un successo. A dire il vero aveva sempre temuto i lievitati, con cui non aveva molta dimestichezza. E nel suo ricettario la zia Paula consigliava espressamente di utilizzare solo lievito fresco. Cos Maxie aveva osato provare, e si era stupita non poco quando, togliendo il telo che copriva la ciotola, aveva visto l'impasto raddoppiato come da manuale dopo il riposo di una mezz'ora nel tepore del forno. Con le mani infarinate l'aveva impastato ancora un po', sbattendolo pi volte sulla spianatoia,
per poi stenderlo con il matterello. Aveva cosparso la superficie, perfettamente quadrata, con il burro, lo zucchero e la cannella e vi aveva distribuito sopra un po' di uvetta. Aveva poi formato un rotolo e ne aveva tagliate singole fette, che aveva posato distese sulla leccarda. Le girelle, che profumavano di cannella e di lievito, le erano state - per cos dire -
strappate dalle mani ancora calde. Erano deliziose.
S, avrebbe fatto le girelle alla cannella, poi qualcosa con la frutta - magari una torta di susine mirabelle con crema alla vaniglia? - e naturalmente il dolce al limone con lo zafferano, che piaceva tanto a Flrian.
Flrian o Fl, come lo chiamava lei ultimamente...
Maxie continu il suo giro di corsa e pens all'intelligente studente di master dagli occhi di un verde intenso come quelli di Mimi, che la corteggiava tanto quanto Anthony. Sorridendo, si sistem una ciocca bionda che, nella corsa, era sfuggita alla fascia per i capelli. Non poteva certo lamentare una mancanza di attenzioni. Da quando aveva aperto il caff ne riceveva da ogni parte. Forse era normale, quando si avevano ventisette anni e si gestiva un locale. Si incontravano molte persone, e per Maxie era un divertimento stare in mezzo alla gente. Mentre serviva caff e torte ai suoi clienti, volavano qua e l parole gentili, si parlava del tempo, dei teneri gattini, degli ottimi dolci... piccole cose quotidiane.
C'era una bella atmosfera nel caff, i clienti si sentivano a proprio agio, amavano chiacchierare e scherzare con lei. E a volte ne veniva fuori anche qualche piccolo flirt che faceva sentire Maxie leggera per tutto il giorno. Anthony la adorava, e lei lo lasciava fare: era un gioco innocuo che divertiva entrambi. Maxie trovava Anthony molto dolce, ma naturalmente era troppo giovane perch lo prendesse seriamente in considerazione. E poi c'era Flrian, le cui avance erano meno innocue.
Flrian Gerber l'aveva avuta nel mirino dal primo istante in cui si era seduto in un angolo del caff con il suo MacBook.
Era disinvolto in un modo provocante e le lanciava continuamente quegli sguardi da George-Clooney-Nespresso-what-else, anche se coi suoi capelli biondi e gli occhi chiari ricordava pi
un surfista in attesa dell'onda perfetta sulla spiaggia di Santa Barbara. Sorridendo, osservava Maxie di nascosto dalla sua poltroncina, sollevava le sopracciglia in un gesto eloquente ogni volta che lei guardava verso di lui, e ogni frase che usciva dalla sua bocca assumeva un'ambiguit che confondeva Maxie. Le sussurrava complimenti, e quando lei lo rimetteva in riga lui faceva un sorrisetto indulgente e la guardava di traverso come per dirle: Avanti, anche tu lo vuoi.
All'inizio Maxie aveva riso e se n'era andata scuotendo la testa, quando Flrian, per esempio, aveva addentato il dolce al limone che lei gli aveva servito al tavolo e le aveva sussurrato che conosceva un paio di altre cosine eccitanti che si potevano fare con il limone. Ma lo studente non mollava: veniva al caff tutti i giorni e, sebbene fosse chiara la sua intenzione di scrivere interamente la tesi stando seduto a quel tavolino nell'angolo, non mostrava troppa fretta di continuarla.
Era vero quello che diceva Leonie: quell'uomo sapeva perfettamente che effetto faceva. D'altra parte era davvero attraente, col suo fare disinvolto e il suo fisico allenato, che amava mettere in mostra grazie a T-shirt attillate. Maxie non poteva nascondere che esercitava un certo fascino su di lei e, quando assumeva la sua posa da pensatore e la seguiva con lo sguardo sopra le mani giunte, lei aveva la sensazione che potesse vederle direttamente la biancheria intima.
La settimana precedente Flrian aveva evidentemente deciso che era arrivato il momento. Aveva colto l'attimo e l'aveva colta di sorpresa. Erano passate da poco le sei, il locale stava per chiudere. Anthony era appena andato via e Maxie stava pulendo i tavolini, mentre Flrian, ultimo cliente rimasto, raccoglieva le sue cose. Quando Maxie si era girata con in mano una pila di piatti, se l'era ritrovato davanti all'improvviso, e prima che lei potesse capire cosa stava accadendo, lui l'aveva baciata. Un istante dopo le aveva infilato la mano nei jeans.
Ehi, un momento! aveva esclamato Maxie. Si era divincolata, sgusciando via da lui con la pila di piatti. Sei proprio sfacciato, mio caro, lo sai?
Certo che lo so. Sono nato cos, aveva risposto lui, allargando
le braccia in un gesto disarmante. Ma il bacio non era male, questo devi ammetterlo. Sapevo che siamo fatti uno per l'altra. Aveva sorriso. E adesso cosa facciamo? La spogliava con gli occhi, e Maxie si era accorta, con suo grande disappunto, che stava arrossendo. Andiamo su da te o abbassiamo la saracinesca e ci diamo da fare qui sul grande divano di velluto?
Sei davvero impossibile, Flrian, aveva ribattuto lei, cercando di darsi un contegno, la pila di piatti ancora tra le mani.
Perch? Solo perch esprimo quello che penso? I suoi occhi lampeggiavano. Sei molto attraente, Maxie. E io ti voglio.
Ti voglio pi di qualsiasi altra cosa. Sei la donna dei miei sogni. Vorrei averti su tutti i tavoli del tuo locale.
Flrian! Insomma, veramente!
Chiamami solo Fl. Tutti i miei amici mi chiamano Fl, aveva detto lui ridendo e attirandola di nuovo a s. Quando l'aveva baciata un'altra volta, Maxie aveva lasciato andare i piatti, che erano caduti a terra con un gran fracasso; se n'erano anche rotti due con il decoro di rose.
Mio Dio, guarda cosa hai fatto, scemo! Il servizio della zia Paula! Maxie cominciava ad arrabbiarsi.
Fl non si era lasciato distrarre.  solo porcellana, aveva commentato mentre l'aiutava a raccogliere i piatti in frantumi.
E poi i cocci portano fortuna. Era accovacciato di fronte a lei, pericolosamente vicino, e le aveva passato l'ultimo piatto. Allora?
Allora... cosa? Sei pazzo? Nessuna delle due, ovviamente.
Adesso te ne vai a casa e io vado di sopra - da sola.
Non sai cosa ti perdi.
S, s, certo... aveva ribattuto lei, e l'aveva spinto fuori dalla porta.
Il giorno dopo Flrian era tornato al caff e aveva seguito Maxie con lo sguardo per tutto il tempo.
Ti ho sognato, le aveva sussurrato quando lei era passata vicino al suo tavolo. Non essere cos crudele.
Tre giorni pi tardi l'aveva invitata a cena. Si era presentato
con una rosa rossa dallo stelo lungo e un mucchio di complimenti.
Avevano bevuto del vino e lui le aveva detto che non sapeva pi quello che stava facendo, tanto lei gli aveva fatto perdere la testa. La resistenza di Maxie non faceva che attizzare sempre pi la fiamma della sua passione.
Dopo cena l'aveva accompagnata a casa. Davanti alla porta l'aveva baciata, era inevitabile. Le aveva fatto un succhiotto sul collo e lei, ridendo, aveva lanciato un gridolino eccitato, aveva sollevato le spalle e gli aveva chiesto se fosse un vampiro.
Naturalmente. Cosa pensavi? aveva mormorato lui prima di appiccicarsi di nuovo come una ventosa al collo di Maxie.
Poi erano andati di sopra. Per un ultimo caff, che ovviamente non avevano preso. Gi nel corridoio lui le aveva sbottonato il vestito blu.
Maxie sorrise, e sent un brivido di piacere lungo la schiena al pensiero di quella notte. Non sapeva ancora bene cosa pensare di Flrian. Era un amante esperto e sembrava instancabile.
Le era piaciuto, s. Al mattino presto, quando lei si era lasciata cadere sul cuscino esausta, Fl si era alzato ed era andato a casa, perch, come aveva detto, non dormiva bene con qualcuno di fianco. Non preoccuparti, ci vediamo!
aveva buttato l mentre Maxie lo seguiva con lo sguardo un po' delusa. Addormentarsi nelle braccia dell'altro e il primo caff alla mattina seguente, per lei, erano le cose pi belle dopo una notte d'amore. A pi tardi, donna dei miei sogni.
Quando aveva sentito chiudersi la porta si era girata dall'altra parte e si era raggomitolata nella coperta. Era stata con un uomo per la prima volta dopo molto tempo, ed era piombata subito in un sonno profondo e senza sogni.
Totalmente immersa nei suoi pensieri, Maxie continu a trotterellare lungo il sentierino e stava girando intorno a un folto cespuglio di lauroceraso quando un ciclista, che stava telefonando con gli auricolari, la incroci a velocit sostenuta e quasi la butt a gambe all'aria.
Maxie fece un balzo all'indietro, spaventata. Riusc a schivare
la bici argentata, ma in un impeto di rabbia cerc di dare un calcio alla ruota posteriore. La manc e ruzzol nell'erba umida, atterrando bruscamente sul terreno.
Ehi, razza di idiota! Non puoi fare attenzione? url dietro al ciclista.
Anche lui barcoll un po', poi si ferm, voltandosi verso di lei. Alloraaa! Ma cosa grida! url a sua volta. E saltata fuori all'improvviso dal cespuglio e si  piazzata sulla mia strada senza neanche guardare.
Ah, s? ribatt Maxie infuriata. I suoi occhi azzurri saettavano aggressivi. Sulla tua strada? Cos', tutto il parco  tuo? Odiava quel tipo di ciclisti prepotenti, coi loro caschetti aerodinamici da spacconi, che pensavano di poter trasformare ogni strada o superficie in una pista per il loro personale Tour de France.
Un attimo, carina. Il parco non  nemmeno suo. L'uomo con il caschetto nero, appoggiato sul manubrio, la guardava dall'alto in basso. E da quando ci diamo del tu? Ci conosciamo, o cosa?
Sorrise con aria di sufficienza e Maxie, che era ancora a terra e strizzava gli occhi per ripararli dal sole, sent che la rabbia le avvampava le guance. Ma chi si credeva di essere, quello?
Spero proprio di no, ribatt lei. Gli odiosi egocentrici che si prendono cos incredibilmente sul serio, tanto che credono di dover blaterare nelle cuffiette anche quando vanno in bici, mi fanno vomitare.
Be', allora meglio che me ne vada, prima che inizi, disse il ciclista impassibile. Non mi piacciono le donne isteriche che girano per il parco. Buona giornata -. Con queste parole si rimise in sella e in un attimo era sparito tra gli alberi.
Maxie rest per qualche secondo senza parole di fronte a una simile strafottenza. Si tir su a fatica e si batt i pantaloni per ripulirli dalla terra. Il cuore le batteva forte, il fondoschiena era dolorante. Di sicuro le sarebbe venuto fuori un bell'ematoma blu.
Non ci posso credere, borbott mentre guardava furibonda in direzione degli alberi oltre i quali il ciclista era
scomparso. Sta al telefono mentre va in bicicletta, quasi investe una persona e nemmeno si scusa!
Lanci ancora un paio di imprecazioni poi riprese a correre e piano piano si calm. Quando, mezz'ora pi tardi, lasci il parco e attravers la Lenauplatz, dove alcuni pensionati chiacchieravano seduti sulle panchine, aveva quasi dimenticato lo spiacevole incidente.
...
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...
Capitolo 16.
...
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...
Leonie aveva avuto mal di testa tutto il giorno. Quella settimana c'erano stati gli esami orali della maturit, che non erano faticosi ed emozionanti solo per gli studenti, come loro credevano, ma anche per gli insegnanti. Per fortuna era andato tutto bene. Solo due ragazzi avrebbero dovuto affrontare gli esami di riparazione dopo le vacanze estive. Ma c'erano buone probabilit che anche quei due candidati traballanti alla fine potessero farcela.
Era ormai la terza volta che Leonie seguiva una classe impegnata nella maturit, e piano piano aveva sviluppato una modalit di porre le domande che permetteva ai ragazzi di rispondere al meglio. Dopo l'esame sembr che un gigantesco sospiro di sollievo risuonasse per tutto l'edificio scolastico.
I maturandi stavano in gruppetti fuori al sole, ridevano e chiacchieravano rilassati, i maschi scherzavano tra loro fingendo di darsi dei pugni nei fianchi, le ragazze, urlando isteriche, si gettavano al collo delle compagne a mano a mano che queste uscivano dalla stanza dell'esame. Tutti erano contenti che fosse finita e ora parlavano solo del ballo della maturit nelle magnifiche sale del Wolkenburg e del viaggio di dieci giorni che avrebbero fatto tutti insieme a Lloret de Mar, dove avrebbero passato le notti a festeggiare: un must. Con sua grande sorpresa, Leonie aveva saputo che c'erano agenzie viaggi specializzate in viaggi della maturit, discoteca e vita notturna comprese.
Quando entr nella sala docenti per prendere le sue cose, Leonie butt gi due aspirine. Gi al mattino la giornata si era presentata insopportabilmente afosa, e mentre i maturandi felici bighellonavano rilassati nel Rheinpark e gli studenti
delle classi intermedie sedevano insofferenti nelle loro aule e non c'era verso di spingerli a fare degli interventi, i pi piccoli andavano letteralmente fuori di testa. Aeroplanini di carta e cancellini stavano volando nell'aria quando Leonie era entrata nell'aula di educazione artistica, dove tutti gli alunni della Sesta B erano ammucchiati al centro della stanza.
Qualcuno aveva una pistola ad acqua e spruzzava tutto intorno.
Signora Beaumarchais, signora Beaumarchais! Fa troppo caldo, bisogna chiudere la scuola! avevano gridato tutti, mettendosi a girarle intorno come in una danza selvaggia.
Leonie era rimasta l con lo sguardo fisso. Non capiva perch i bambini strillassero sempre in quel modo. Anche quando giocavano tra loro nell'intervallo, normalmente lo facevano urlando. A sentirli sembrava sempre che stessero litigando, ma non era cos.
Silenzio, adesso! aveva detto, con la mano tesa in avanti come un vigile urbano. Purtroppo dovrete andare avanti a disegnare ancora un po': la scuola chiude per il caldo solo sopra i trentacinque gradi. Una scolara aveva chiesto se potevano almeno andare a prendersi un gelato dal gelataio che con il suo carretto si era messo al solito posto davanti alla scuola. Oh... s! Un gelato... un gelato! Moriamo di sete, signora Beaumarchais! avevano gridato tutti, ma Leonie aveva scosso energicamente la testa e, impassibile, aveva distribuito gli album da disegno che riportavano i nomi dei bambini e restavano sempre nell'aula di arte.
In realt quel giorno Leonie avrebbe avuto solo due ore di lezione, ma aveva dovuto sostituire la collega Baumann, che insegnava arte e si era giustificata con un'influenza gastrointestinale.
La signora Baumann, che si riteneva una pedagoga all'avanguardia, metteva in atto con le classi dei pi piccoli quelle che chiamava lezioni liberatorie. Una volta aveva portato un aspirapolvere, con cui gli scolari potevano gonfiare dei manicotti di plastica dando vita a qualcosa di creativo.
La maggior parte dei bambini era corsa fuori con i tubi gonfiati e aveva cominciato a saltarci sopra finch questi non erano scoppiati. Gli involucri vuoti si erano sparpagliati per tutto il cortile e sembravano i preservativi di un gigante.
Un'altra volta i bambini avevano dovuto plasmare con la creta forme di uomini e donne, nude e con le caratteristiche sessuali ben riconoscibili, per smontare eventuali inibizioni.
Leonie si era chiesta di quali inibizioni si potesse trattare -
in realt trovava la gran parte degli scolari e delle scolare delle classi inferiori gi piuttosto disinibiti.
L'estate precedente Paloma Baumann (Leonie non era sicura che quello fosse veramente il suo nome di battesimo: la Baumann era una fervente ammiratrice di Picasso) aveva ottenuto dalla preside il permesso di decorare con vernice spray il cortile della scuola. La preside, dottoressa Helene Krause, non voleva passare per conservatrice e antiquata, cos ora, dopo un weekend appositamente dedicato che aveva avuto molto successo, sui muri e sui pilastri dello spazio riservato all'intervallo risplendevano graffiti dai colori psichedelici e abbaglianti, che a Leonie davano il mal di testa solo a guardarli.
Comunque all'epoca era persino venuto qualcuno dal giornale che aveva fatto delle foto e aveva lodato a gran voce il metodo progressista di Paloma Baumann.
Quando i piccoli meravigliosamente disinibiti e liberati si furono in qualche modo calmati e, seduti ai banchi con le teste chine sui fogli, erano impegnati a spruzzare gocce di acquerello qua e l - fortunatamente non c'era in programma alcuna lezione liberatoria, in quelle due ore dovevano solo dipingere fiori e cespi di cavolo -, Leonie si era accorta che Emma non c'era. Quel giorno a quanto pareva non era proprio andata a scuola, cos almeno le aveva detto Maja, che nel frattempo era diventata abbastanza amica della timida Emma.
Forse il virus gastrointestinale aveva colpito anche lei.
Leonie sentiva che il mal di testa pian piano si placava.
Prese la sua bicicletta dal parcheggio sulla strada. A dire il vero dopo la scuola avrebbe voluto stendersi un po', tuttavia decise di fare un salto dalla sua amica Maxie, che non vedeva da un paio di giorni. Perch Maxie, cos sembrava, in quel periodo era parecchio occupata.
Appena mise piede nel caff, Leonie percep che era successo qualcosa. Al Frulein Paula quel pomeriggio regnava
una grande agitazione. Lavanda era scomparso. Quando Maxie
aveva aperto il locale quella mattina, il gattino grigioazzurro non era l. Lei e Anthony avevano cercato dappertutto: ormai conoscevano tutti i nascondigli preferiti del piccolo micio, che per stavolta sembrava essere svanito nel nulla.
Pi tardi anche i clienti fissi del caff si erano guardati in giro sperando di individuare il gattino grigio. Il signor Franzen,
sebbene un po' dolorante, si era inginocchiato davanti al divano blu, e persino l'ineffabile Fl era parso unirsi alla ricerca, tanto che aveva abbandonato il suo punto d'osservazione nella poltrona all'angolo. Con fare poco entusiasta, aveva passato in rassegna i cespugli nel cortile interno, aveva sollevato un paio di rami e, con la fronte corrugata, aveva guardato in su verso la parte alta del muro coperto di rampicanti, prima di risistemarsi l'acconciatura con l'immancabile matita. Anche Mimi aveva lasciato il suo divano e si aggirava per il locale con la coda arruffata. Chiss se sentiva la mancanza di Lavanda? Ma i gatti possono essere tristi? si domand Leonie. O non era forse l'atmosfera tesa che si respirava nel Frulein Paula a renderla cos irrequieta?
Maxie era dietro il bancone con una faccia preoccupata.
Era nervosa. Leonie not subito il succhiotto sul collo, che l'amica aveva cercato di nascondere mettendosi un piccolo foulard a fiori. Sollev le sopracciglia ma poi, vedendo lo sguardo triste di Maxie, si trattenne dal fare un commento.
Davvero, non posso credere che Lavanda sia scappato. Ieri qui sotto ho chiuso tutto, come pu essere uscito? E il cortile interno  sicuro, i muri sono troppo alti per un gattino.
Forse  nascosto in uno degli scaffali, sugger Leonie.
Avete gi guardato dietro Proust? Sorrise con fare incoraggiante, ma Maxie scosse la testa.
No, l non c'. Abbiamo gi tirato fuori tutti i libri, ma di Lavanda nessuna traccia.
E in cucina?
Niente, ho cercato in ogni angolo. E la cucina non  poi cos grande. Disperata com'ero ho guardato persino nel forno...
Maxie corrug la fronte. Spero che non sia corso fuori quando  capitato che la porta restasse aperta per qualche
istante. Spero che non... Terrorizzata, si port la mano davanti alla bocca e Leonie cap che stava ripensando al tragico destino della piccola Lula.
Assolutamente no, cerc di tranquillizzarla l'amica.
Nessuno dei gattini ha mai lasciato il caff. E se anche fosse andata cos - cosa che non credo - questo comunque non significa... voglio dire... Quando hai visto Lavanda l'ultima volta?
Maxie alz le spalle. Non lo so esattamente. S... ieri nel tardo pomeriggio. Emma ha giocato con lui per un po' nel cortile. Maxie riflett qualche istante. Ma dov' Emma, oggi?
Non l'ho ancora vista. Lei magari ha un'idea su dove potrebbe essersi ficcato Lavanda.
Emma  malata, spieg Leonie. Oggi non  venuta a scuola. Da noi imperversa un brutto virus gastrointestinale.
Fece una smorfia, poi fiss lo sguardo sul suo caff. Gli altri gattini ci sono tutti? chiese, giusto per dire qualcosa.
Maxie annu. S, gli altri s. Ma proprio Lavanda... Il suo sguardo si fece triste. Emma impazzir quando sapr che il suo micio preferito  scomparso.
Ah, sicuramente... comment Leonie. Ma magari Lavanda salter fuori prima. Torner, non preoccuparti. Provo a dare ancora un'occhiata in giro, io sono esperta in caccia al gatto...
Un'ora pi tardi Leonie lasci il locale. Lavanda restava introvabile e Maxie aveva chiuso tutto con un'espressione afflitta stampata in faccia. Poi era sparita al piano di sopra con Flrian.
Con un miscuglio di sentimenti, Leonie.percorse in bicicletta la EichendorffstraBe. Non riusciva ad abituarsi all'idea che Maxie ora, evidentemente, stesse con Flrian. Altrimenti, in una giornata come quella, sarebbe stata lei ad andare di sopra con Maxie. Avrebbero bevuto insieme un altro bicchiere di vino e chiacchierato, oppure Maxie avrebbe cucinato qualcosa di buono. Adesso invece parlava dei fatti suoi con l'uomo della matita. Ma se anche l'avesse invitata a salire con loro in casa sua - cosa che non aveva fatto -, Leonie non ci sarebbe
andata. Come si poteva parlare di questioni personali con quel Flrian che gironzolava intorno? Leonie aveva sempre avuto una brutta sensazione riguardo allo studente di master, che, come aveva saputo, aveva la sua stessa et.
E poi Maxie restava piuttosto abbottonata riguardo a Flrian.
La sua amica impulsiva aveva ovviamente intuito che Leonie non era troppo entusiasta di quella nuova relazione.
Quindi  una cosa seria? aveva chiesto Leonie, e Maxie si era messa a giocherellare con il suo chignon, attorcigliando qualche ciocca, come faceva sempre quando aveva bisogno di prendere tempo per riflettere.
 solo che lui  uno che non molla... Il suo volto si era aperto in un sorriso. Fl sa essere molto insistente, sai? Dice che sono la donna dei suoi sogni. E finora c' stata un'ottima intesa. Vedremo cosa ne verr fuori.
E tu... sei innamorata di lui?
Pu darsi, aveva risposto Maxie ridacchiando, e subito era arrossita. Riesco a malapena a pensarci.
Fino ad allora Leonie, quando si trovava al caff, aveva pi o meno ignorato il giovane biondo. Lui la guardava sempre di sottecchi quando lei si intratteneva con Maxie o con Anthony, e non appena i loro sguardi si incrociavano lui sollevava le sopracciglia e sorrideva con aria complice.
Leonie parcheggi la bicicletta ed entr nel suo palazzo.
Mentre attraversava l'atrio buio pens che non era molto intelligente da parte sua opporsi a Flrian. Cos avrebbe solo messo in imbarazzo Maxie e l'amica alla fine non le avrebbe pi raccontato nulla. Forse sbagliava ad avere delle riserve, e magari Flrian, nonostante tutto, era una brava persona.
Leonie si ripromise di essere un po' pi carina con lui in futuro.
Ma, in tutta onest, continuava a sperare che quella storia si esaurisse presto da sola. La coppia del primo piano le venne incontro, e lei salut gentilmente.
Nella casella della posta trov un paio di volantini di una pizzeria da asporto e un'altra cartolina di quella fortunella della signora Siebenschn: casette variopinte appese come grappoli a un monte roccioso, e uno spettacolare tramonto che colorava il mare di rosa. Saluti da Positano.
Nelle zone in cui si muoveva la sua vicina, le casette variopinte evidentemente facevano parte del paesaggio. Diede una scorsa rapida al testo mentre saliva le scale. In anticamera si sfil i sandali, and a piedi nudi verso la cucina e fiss la cartolina sulla bacheca insieme alle altre.
Non aveva voglia di vino. Decise invece di farsi un t e di tostare qualche fetta di quel buon pane all'aglio orsino sul quale pos le ultime fette del suo rotolo di formaggio di capra.
Nella scodella di ceramica che stava sulla credenza c'era ancora un po' di uva nera. Mise anche quella sul piatto, si vers una tazza di t verde fumante e si trasfer sul divano.
Quella sera non avrebbe fatto pi niente per la scuola.
Avrebbe solo letto un po'. Si alz di nuovo per spalancare tutte le finestre e far entrare un po' d'aria nell'appartamento.
Si cre una leggera corrente, era piacevole. Leonie si mise alla finestra e sent la brezza tiepida sul viso. Fuori c'era ancora afa. Guard il cielo, che era diventato di un bianco lattiginoso; il sole aveva assunto il colore del burro pallido.
Di certo sarebbe scoppiato un temporale, o almeno lo sperava.
Quel clima opprimente era insopportabile.
Prese il cellulare e controll i messaggi. La palestra avvisava che la settimana seguente non ci sarebbe stata la lezione di pilates. Una collega della scuola la invitava a una festa d'estate in giardino. Una vecchia compagna di scuola di Parigi le proponeva di vedersi. Pap mandava foto di una grande casa dalle persiane turchesi che aveva affittato a Ramatuelle
e dove, come ogni anno, avrebbe passato l'intera estate con la sua nuova famiglia. La casa si trovava in una pineta affacciata sul mare e suo padre la invitava a raggiungerlo per le ferie, l'avrebbe chiesto anche alla mamma. Lucas e Clmence sarebbero stati contenti di rivedere la loro sorella maggiore, il posto era incantevole e la vecchia casa era grande abbastanza per tutti, scriveva entusiasta. Aveva proprio un bel coraggio!
Le venne da ridere. Suo padre adorava avere intorno tutte le sue pecorelle; soffriva di quello che sua madre chiamava
sindrome del buon pastore. Ma le persone non erano pecore. O no?
Leonie continu a leggere. Puoi portare anche un 'amica, scriveva lui. O un amico:) La casa  davvero enorme, c' posto per tutti, e sarebbe davvero divertente.
Evidentemente pap pensava che lei fosse tornata con Jean-
Philippe. Ma per quello poteva aspettare a lungo. Leonie sospir con indulgenza. Suo padre era generoso. Ma lei al momento non aveva alcun fidanzato, e le cose non sarebbero cambiate troppo in fretta. E per quanto riguardava la sua amica, quell'estate avrebbe avuto di meglio da fare che accompagnare Leonie nella casa di vacanza della famiglia Beaumarchais nella Francia del Sud. Per quanto, suo padre non avrebbe avuto niente da ridire se Maxie avesse portato anche Fl. Gli piaceva riunire tutti insieme intorno a un grande tavolo. La cucina e l'organizzazione le lasciava volentieri alle donne, lui al massimo andava al mercato e trascinava a casa borse con formaggi meravigliosi e fichi freschi, delle bottiglie di ros di Bandol o la migliore orata che abbiate mai mangiato. Inoltre si occupava di fare gli onori di casa e intratteneva l'intera banda con aneddoti dalla sua vita movimentata. Quando suo padre raccontava, tutti pendevano dalle sue labbra. Peccato che la sua figlia maggiore fosse cos rigida.
Mentre Leonie metteva in bocca l'ultima fetta di pane con il formaggio di capra, si ritrov a pensare alla faccia inorridita di suo padre quando gli aveva rivelato che voleva fare l'insegnante.
Sei sicura che sia la cosa giusta per te, ma petite?
le aveva detto. Sei cos carina e intelligente, potresti fare qualsiasi cosa. Un lavoro all'ambasciata non sarebbe pi interessante?
O qualcosa nella moda? Non fraintendermi, mi piacciono i bambini, ma immagino che avere a che fare tutti i giorni con discoli figli di estranei sia molto faticoso.
Pap aveva ragione. Era faticoso. Tuttavia Leonie non avrebbe scambiato il suo lavoro con nessun altro.
Digit ancora un po' sul suo smartphone poi pens di chiamare sua madre a Dsseldorf. Chiss cosa pensava dei progetti francesi del suo ex marito? Ma la mamma era una pecora bonacciona. Prov a darle un colpo di telefono, per dall'altra parte rispose la segreteria telefonica. Poi le venne
in mente che quel giorno sua madre era andata a teatro con un'amica.
Prima dello spettacolo le due signore avevano deciso di passeggiare un po' sulla Knigsallee, che nelle sere d'estate manteneva intatto lo charme di un tempo - con l'orologio vicino al vecchio chiosco con la graziosa copertura a padiglione verde, dove la mamma da giovane si dava appuntamento con i suoi ammiratori, e i ponti di pietra con i doccioni che attraversano la Dssel.
Leonie mise da parte il telefono e si sdrai sul divano esausta.
Erano le sette, la serata non prometteva nulla di particolarmente eccitante. Per lei andava bene, quella giornata era gi stata abbastanza pesante. Pens a Lavanda e sper che il gattino venisse ritrovato presto. Possibilmente non sotto le ruote di un furgoncino. Poi chiuse un attimo gli occhi.
Quando, mezz'ora pi tardi, suon il telefono, Leonie sobbalz un po' confusa. In realt si era addormentata e il suo primo pensiero fu che Maxie la stava chiamando per dirle che Lavanda era finalmente saltato fuori. Ma quello comparso sul display era un numero sconosciuto. E quando rispose, dall'altra parte della linea c'era la voce di un uomo agitato.
Si scusava per il disturbo, disse il proprio nome, e Leonie ci mise qualche istante a rendersi conto che si trattava di Paul Felmy, il padre di Emma. La sua voce era velata e una paura inespressa si diffondeva dal ricevitore.
 per Emma, disse.
Signor Felmy, cosa succede? D'un tratto Leonie ebbe un brutto presentimento. Emma non sta bene?
Non lo so, rispose lui. Mia figlia non  tornata a casa dopo la scuola. Quando sono rientrato dallo studio legale alle sei e mezzo, non era qui. E ancora non c'. Sono molto preoccupato. Lei  la sua insegnante. Avevo ancora il suo numero, e volevo sapere se Emma oggi  venuta a scuola.
Ma allora non  malata? chiese Leonie sconcertata. La sua amica Maja credeva che fosse malata.
No, ribatt Felmy. Mand un gemito. Oh, mio Dio!
Speriamo che non faccia sciocchezze.
Ma come? Che cosa  successo?
Il padre di Emma sembrava completamente fuori di s.
 per via di quel maledetto gatto. Abbiamo litigato.
Ora Leonie si era rizzata sul divano. Vuol dire Lavanda?
S, credo di s. Mi pare si chiamasse cos il gatto che ieri Emma si  portata via.
Felmy le raccont che Emma aveva nascosto un gattino nel suo armadio, e voleva assolutamente tenerlo con s. La sera prima si era ritirata nella sua stanza stranamente presto.
Nella notte lui aveva sentito un leggero miagolio e aveva chiesto spiegazioni alla figlia, che aveva trovato seduta sul letto a giocare col gatto. Dapprima Emma aveva detto che il micio l'aveva seguita sulla strada verso casa e che lei lo aveva salvato. Solo a poco a poco era emersa l'intera storia. A quanto pareva era stata Emma a portare via Lavanda dal caff dei gatti. Evidentemente, in un momento in cui nessuno la guardava, aveva nascosto nella sua sacca da ginnastica il gattino, con il quale aveva giocato un po' nel cortile interno durante il pomeriggio, e poi era uscita. Emma considerava Lavanda come il suo gatto e voleva tenerlo a tutti i costi.
Mi occuper di lui come si deve, promesso, aveva detto al padre attonito.
Paul Felmy aveva imprecato e rimproverato duramente sua figlia. Cos non va, Emma. Sei diventata matta? Non puoi rubare un gatto come niente fosse.  mostruoso, domani stesso riporti indietro quell'animale e ti scusi, mi hai capito bene?
Emma aveva pianto e pestato i piedi. Ma io sono sempre sola! Voglio tenere Lavanda! aveva ribattuto singhiozzando.
No, Emma, cos non funziona. E non pensare di potermi ricattare, aveva concluso Felmy chiudendosi dietro le spalle la porta della stanza di Emma. E con quello la discussione per lui era chiusa.
Ora era dispiaciuto e aveva grandi sensi di colpa. Non avrei dovuto essere cos duro, disse. Ma da quando Marie...
Voglio dire, da quando la madre di Emma ci ha lasciati, non  stato facile per noi due. Io cerco di essere il miglior padre possibile per Emma, ma non mi riesce sempre. D'altra
parte devo anche lavorare, e spesso non so come fare per riuscire a star dietro a tutto. Mia madre mi d una mano, per quanto le  possibile, ma adesso non c'. Emma  tutto quello che ho... Leonie sent che la sua voce si incrinava. E adesso  sparita, ed  colpa mia. Se le succede qualcosa, la mia vita  finita.
Leonie colse il panico nella voce dell'uomo e sent che anche a lei stava venendo un groppo in gola. Emma era davvero scappata?
Non sia cos angosciato, signor Felmy. Sono sicura che a sua figlia non succeder niente. Non  ancora molto tardi, di certo rientrer presto a casa. Forse ha solo avuto paura che lei l'avrebbe sgridata per non aver riportato il gatto al caff.
Perch comunque Emma non l'aveva ancora fatto. Leonie riflett per qualche istante. Ha provato a chiamarla al telefono?
chiese poi. Immagino che abbia un cellulare, no?
Quando si  fuori di s come era ora quel padre, a volte non vengono in mente nemmeno le cose pi semplici.
Naturalmente l'ho fatto, disse Felmy. Ma lei non ha risposto.
E proprio adesso mi sono accorto che non ha portato con s il telefono.
Quello non era un buon segno. Non c' qualche amica da cui potrebbe essere andata? O dei vicini?
Emma non ha molte amiche. E ho gi telefonato a casa di questa Maja, ma non  l. E Maja non sapeva niente nemmeno del gatto. Ho chiesto anche ai nostri vicini.
Entrambi tacquero perplessi.
Emma ha la chiave di casa?
S, certo. E non  mai capitato che la perdesse o la dimenticasse da qualche parte.  molto ordinata e attenta su queste cose. Devo dire che finora  sempre andato tutto molto bene. Da quando frequenta il ginnasio prende il tram da sola tutti i giorni per andare a scuola.
Leonie annu. Al contrario di parecchi suoi compagni di classe, nelle cui cartelle regnava un caos incredibile, Emma era molto ben organizzata. Forse in una certa misura aveva proprio bisogno di ordine perch la sua giovane vita era gi stata un po' scossa.
E sua madre? Non potrebbe essere andata da lei?
Non credo. Mia moglie - voglio dire... la mia ex moglie, si affrett a correggersi,  tornata solo due giorni fa dal Kenya.
Emma avrebbe dovuto farle visita il prossimo fine settimana.
E poi Marie abita a Bonn. Emma di sicuro non  andata fin l. Non sono nemmeno sicuro che sappia che sua madre  gi rientrata dall'Africa.
Non vuole provare a chiamarla comunque? sugger Leonie
per scrupolo.  comunque una possibilit.
Felmy esit. A essere onesto, per adesso preferirei ancora tenere fuori la mia ex moglie da questa storia. Marie mi rimprovera gi abbastanza. ... difficile. Se viene a sapere che Emma  andata via ricomincer a gettarmi addosso le colpe. Sollever un polverone. E la cosa di cui in questo momento ho meno bisogno. Sospir. Purtroppo non mi considera un granch come padre, spieg con aria infelice.
Il rapporto con la sua ex moglie era chiaramente un punto delicato per Felmy. Leonie decise di non assillarlo oltre.
Tuttavia si domand come si poteva ricoprire qualcuno di rimproveri dopo aver abbandonato la famiglia e aver passato la maggior parte degli ultimi dieci anni in Kenya ad aiutare altri bambini. I rapporti tra persone adulte potevano essere terribilmente complicati, e a soffrirne erano sempre i bambini.
Felmy interpret male il silenzio di Leonie. Mi scusi, signora Beaumarchais, disse. Non voglio opprimerla con i miei problemi familiari, ci conosciamo appena.  solo che...
Emma parla sempre cos bene di lei... Credo che lei sia una persona in cui mia figlia ha fiducia. Io... speravo solo che mi potesse aiutare in qualche modo. Mi perdoni... Ma non so proprio cosa fare...
L'uomo tacque, e per un istante Leonie temette che potesse scoppiare a piangere. Quando gli uomini piangono, pensava, le cose si mettono veramente male. Vedere uomini che si sentivano impotenti la sconcertava. Per qualche istante Leonie rest in ascolto del silenzio soffocato di Felmy dall'altra parte della linea, e sent il proprio cuore colmarsi di compassione.
Ma signor Felmy, cosa dice? Va benissimo che mi chiami e mi spieghi un po' la situazione. Sono pur sempre l'insegnante di Emma, e sua figlia mi sta molto a cuore. Naturalmente l'aiuter. Sa cosa le dico? Non per niente Leonie era una capace pedagoga. Venga qui da me, cos riflettiamo ancora un po' insieme e cerchiamo Emma. E la troveremo senz'altro.
Diede a Felmy il suo indirizzo e lui la ringrazi sollevato.
Sar l tra dieci minuti.
Dopo aver concluso la telefonata, Leonie chiam Maxie.
La sua amica non rispose. Leonie prov un'altra volta, lasci suonare a lungo e alla fine ud la voce di Maxie.
S... Leonie? Che succede? Sembrava senza fiato e sullo sfondo si sentiva Flrian borbottare qualcosa. Fl... no, adesso lasciami stare un momento!
Maxie ridacchi e Leonie sent un rumore come di mani che lottano. A quanto pareva aveva disturbato i due piccioncini.
So dove si nasconde Lavanda, disse. E con Emma. Ma il problema  che ora  scomparsa anche lei.
...
.
...
Capitolo 17.
...
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...
Fu una serata drammatica.
Quando Paul Felmy, sconvolto e madido di sudore, suon il campanello di Leonie - era venuto in auto dal quartiere belga e aveva girato per un'eternit prima di trovare finalmente parcheggio nei pressi della OttostraBe - , lei gli sugger di andare insieme al caff per consigliarsi anche con la sua amica Maxie. Inoltre poteva darsi che Emma, quando fosse diventato buio, si facesse viva per restituire il gattino rubato: Emma sapeva che Maxie abitava sopra il suo locale. Tutti insieme rifletterono quindi su dove potesse essere andata.
Dove andava una bambina di dieci anni che aveva con s un gatto?
Si sedettero e iniziarono a scambiarsi le idee. Paul Felmy aveva una brutta cera. Portava ancora l'abito e la camicia bianca che indossava quando era tornato dallo studio. La cravatta era storta e allentata, e a un certo punto lui se la tolse dal collo, sfilandosi anche la giacca blu. Faceva dondolare nervosamente un piede. Non possiamo cominciare a cercare, invece di stare qui seduti a parlare? Tra un'ora sar buio, fece presente.
Leonie annu. Andiamo subito, ma dovremmo dividerci, rispose, cercando di suonare rassicurante. Maxie aveva messo sul tavolino alcune fette di dolce marmorizzato, che nessuno tocc. Poi aveva chiamato Anthony, che stava bevendo una birra con un paio di amici al chiosco della Lenauplatz.
Gli aveva raccontato brevemente che Emma era scomparsa e lui era arrivato subito, per collaborare alle ricerche;
del resto il chiosco si trovava solo a pochi passi dalla ChamissostraBe.
L'uomo del chiosco ha detto di aver visto, nel tardo pomeriggio, una ragazzina bionda con un trasportino attraversare la Lenauplatz, disse Anthony appena entrato.
Allora deve essere stata qui intorno, dedusse Leonie.
Forse aveva intenzione di restituire Lavanda ma poi ha cambiato idea. Ma dove ha preso il trasportino? Be', non ha importanza...
ora dobbiamo muoverci.
Leonie si incaric di suddividere rapidamente la piccola squadra di ricerca. Non aveva senso che tutti si precipitassero fuori vagando senza meta.  proprio nei momenti di crisi che bisogna mantenere il sangue freddo. La strategia  tutto.
Assegn agli altri la perlustrazione di tutte le strade negli immediati dintorni della ChamissostraBe, con il compito di chiedere ai passanti se avessero visto Emma. Lei invece, per sicurezza, avrebbe ricontrollato nella cantina di casa Felmy e sarebbe passata dai vicini.
Ma entrambi i tentativi non furono coronati da successo.
Nessuno aveva visto una bambina bionda con un gatto.
Paul Felmy cominciava a essere preso dal panico. Ma dove pu essere? Dove pu essere? continuava a chiedere passandosi le mani tra i capelli scuri, ormai completamente arruffati.
Mio Dio, se le fosse capitato qualcosa...!
Leonie gli strinse delicatamente il braccio per calmarlo e lo fiss dritto negli occhi. Troveremo Emma, signor Felmy.
Glielo prometto. Sperava solo di poter mantenere quella promessa. Adesso passiamo ai parchi, disse poi. Noi due cerchiamo in quello che sta dietro la Lenauplatz. Maxie e Flrian, voi andate al Blucherpark. Magari Emma si  nascosta in uno degli orti urbani. Anthony, tu resti qui al caff e difendi il fortino. Alla fine ci ritroviamo tutti qua.
E subito uscirono, dirigendosi verso le loro destinazioni.
Mentre Leonie e Paul Felmy percorrevano il parco con passo rapido per raggiungere l'area giochi, guardavano in tutti gli orti e chiamavano ripetutamente il nome di Emma, il sole impallid in un cielo brumoso.
Arrivati alla meta, videro l'altalena che dondolava lentamente avanti e indietro, ma lo spiazzo era vuoto. Qui comunque
non c', comment Leonie, sebbene fosse superfluo.
Aveva la sensazione di dover parlare, in modo che Felmy
non perdesse la testa. Nonostante l'ora, il clima era ancora incredibilmente afoso. Leonie vide che l'uomo si asciugava le gocce di sudore dalla fronte, e anche lei sentiva il leggero vestito estivo appiccicarsi al corpo. Procedettero nel cammino e svoltarono imboccando uno stretto sentiero in terra battuta che si inoltrava nel folto del bosco.
Emma?! grid forte Leonie. Imitata da Felmy, che chiam pi volte la figlia, con una voce sempre pi disperata.
Ogni tanto si fermavano perch gli sembrava di aver sentito un rumore. Ma poi scoprivano che era un uccello che sbatteva le ali alzandosi in volo o uno scoiattolo che si arrampicava lesto sul tronco di un albero. Continuarono a camminare di buon passo. A poco a poco le ombre del crepuscolo calarono sul parco. Piante e cespugli persero i colori e, nella luce che via via si spegneva, si trasformarono in sagome sinistre.
Una volta raggiunta la terza parte del parco, il telefono di Leonie squill. Lei lo afferr con il cuore in gola.
Era Maxie.
L'avete trovata? chiese, e vide gli occhi di Paul Felmy spalancarsi.
No, rispose Maxie delusa. Speravo che l'aveste trovata voi. A quanto pare qui non c', ora torniamo indietro.
Era gi buio quando rientrarono al caff. Anthony li aspettava con una faccia preoccupata. Restarono tutti in silenzio, tanto erano scoraggiati.
Leonie deglut. Credo che ora dovremmo far intervenire la polizia, signor Felmy, disse a bassa voce. Ha una foto di Emma sul suo cellulare?
Felmy annu e si copr il viso con le mani.
Chiamarono la polizia e raccontarono cos'era successo.
Dall'altra parte della linea un agente prese i dati, mantenendo un atteggiamento estremamente tranquillo. Non era la prima volta che un bambino non tornava a casa all'ora prevista.
Nella maggior parte dei casi il motivo era banale.
Per ora va bene. La polizia ha raccolto i dati e diramer
subito un avviso di ricerca via radio. Leonie, un poco sollevata, fece un cenno con il capo a Maxie. Potresti magari chiamare i vari pronto soccorso?
Mentre Maxie iniziava a telefonare e Anthony preparava caff per tutti, Leonie si avvicin a Paul Felmy, che era letteralmente accasciato su una sedia Thonet. Gli port un caff doppio e gli pos un braccio sulle spalle.
Ecco, lo beva, signor Felmy, le far bene. Nero, vero?
disse, lei stessa un po' stupita di esserselo ricordato. La polizia trover Emma rapidamente, non pu essere andata troppo lontano.
Lui annu un paio di volte e bevve meccanicamente il suo caff.
S, certo, ripet con voce spenta.
Leonie non lo fece volentieri, ma alla fine dovette dirlo: E
forse adesso sarebbe una buona cosa se lei informasse la madre di Emma.
Felmy serr le labbra e fece di nuovo segno di s con il capo.
Poi si alz e usc dal locale con il cellulare in mano.
Leonie lo vide attraverso la vetrina camminare nervoso avanti e indietro sul marciapiede e gesticolare con le mani come per cercare di essere rassicurante. No, non  andata cos, gli sent dire un paio di volte con tono agitato. Adesso ascoltami, Marie!
Flrian era in piedi al bancone, il volto impassibile. Quel piccolo dramma evidentemente non si conciliava con la sua concezione edonista della vita. Dopo aver bevuto il suo cappuccino lanci un'occhiata in direzione di Maxie, che stava ancora telefonando al pronto soccorso di tutti gli ospedali, e fece spallucce. Be', penso che lever le tende, disse. A
quanto pare, non c' pi nulla che io possa fare qui. Ma voi state facendo un ottimo lavoro. Salut Maxie con un cenno della mano e sorrise in maniera disarmante a Leonie, che si limit ad alzare gli occhi al cielo. Non si era aspettata niente di diverso.
Allora, nessuna bambina di nome Emma  stata portata stasera al pronto soccorso. Questo se non altro  gi qualcosa,
rifer Maxie. Significa che perlomeno non ha avuto un incidente.
Era una buona notizia, in effetti, ma nessuno sembr rallegrarsi pi di tanto.
Solo Mimi arriv di corsa e si mise a fare le fusa, strofinando la testa sulle gambe di Maxie. Era di sicuro stupita di vedere tante persone nel locale in un orario in cui di solito quel suo piccolo regno apparteneva solo a lei.
S, Mimi, va tutto bene. Maxi accarezz distrattamente il manto della gatta bianca. Quanta agitazione... per niente!
mormor turbata. Emma avrebbe potuto avere Lavanda per s. Volevo giusto regalare un paio di gattini...
Nessuno parl.
Questa attesa mi fa impazzire, url Felmy d'un tratto balzando in piedi. Quasi inciamp su Afrodite e Neruda, che si erano distesi davanti alla sua sedia. Bisogna fare qualcosa.
Scarabocchi il suo numero di telefono su un pezzo di carta e lo ficc in mano a Leonie. Ecco, mi chiami se ci sono novit.
Io vado a casa a vedere se nel frattempo Emma  tornata l.
Non vuole prima provare a chiamare? sugger Leonie, ma a quel punto Paul Felmy si era gi precipitato fuori della porta.
Dopo un po' fu di ritorno al caff. Quando entr, tutti alzarono lo sguardo, ma lui si limit a scuotere la testa e si lasci cadere sul divano blu. Mimi salt gi spaventata e rest a fissare il disturbatore coi suoi occhi verde chiaro da una distanza di sicurezza. Quello era il suo divano, ma come poteva saperlo Paul Felmy?
Qualcuno vuole un altro caff? chiese Anthony.
keep CALM AND drink A coffee, c'era scritto oggi sulla sua T-shirt verde mela. Un motto davvero perfetto per quella giornata.
Il giovane inglese trattenne uno sbadiglio.
Meglio un bicchiere di vino, rispose Leonie. Ho gi molto caldo. Prese il bloc-notes e lo us per farsi aria. Nonostante fossero gi le dieci e mezzo, l'aria non accennava a rinfrescare. Leonie apr la porta con una spinta e guard in direzione della Lenauplatz. Un lampo balen nel cielo in
lontananza, e si sent il brontolio sommesso di un tuono.
Emma, dove sei? domand in silenzio nell'oscurit, formando solo le parole con le labbra. Sperava che la bambina fosse al sicuro da qualche parte. Leonie lasci la porta aperta.
Poi torn verso il divano e si sedette accanto a Felmy, che guardava fisso nel vuoto davanti a s.
Quella attesa comune in effetti non aveva molto senso, dato che non potevano fare niente. Ma in qualche modo nessuno voleva lasciare solo quel padre che sembrava via via perdere ogni speranza.
La polizia la trover, disse di nuovo Leonie. Una bambina non svanisce nel nulla. Scommetto che Emma ha trovato un nascondiglio in uno degli orti urbani ed  l che dorme da un pezzo.
Non voleva neppure immaginare qualcosa di diverso.
Maxie and sulla porta e guard in cielo. L'aria si era d'un tratto rinfrescata. C' una tempesta in arrivo, disse.
E, neanche a farlo apposta, appena ebbe pronunciato quelle parole qualcuno si precipit nel Frulein Paula quasi travolgendo la proprietaria del locale.
Marie Felmy era una donna che non passava inosservata. I
riccioli rossi che le arrivavano alle spalle danzavano intorno a lei come fiamme ardenti quando si avvent su Paul Felmy come una furia.
Dov' Emma? Dov' mia figlia? url. L'hanno trovata?
Lui era trasalito appena aveva visto la sua ex moglie inferocita.
Scosse la testa e allarg le braccia in un gesto che sembrava chiedere scusa.
La polizia sta ancora cercando.
La polizia sta ancora cercando? La rossa fulmin Felmy con lo sguardo, gli occhi scuri erano due fessure. Tutto questo non pu essere vero. Non capisco! Ma come pu Emma essere semplicemente scomparsa? Sei un incapace, Paul. Non potevi fare pi attenzione alla bambina? Mi immagino che sar stata di nuovo da sola tutto il giorno. Se le succede qualcosa  colpa tua, solo tua. Che razza di padre sei?
Tutti tacquero, scossi da quella tirata.
Felmy stava seduto sul divano come un cane bastonato e non cerc nemmeno di difendersi.
Leonie, che aveva uno spiccato senso della giustizia, sent di dover intervenire.
Signora Felmy, si calmi, per favore! S, Emma  scomparsa.
Ma nessuno qui ne ha colpa. Suo marito stava lavorando, spieg. Quella donna si comportava come se Felmy non facesse che dondolarsi sull'amaca e bere birra. E quando  tornato a casa Emma non c'era. E a quel punto ha saputo che al mattino non era neppure andata a scuola. E preoccupato tanto quanto lei. Come minimo, aggiunse.
Marie Felmy si volt. Ah, s? E lei ...? Squadr Leonie da capo a piedi.
Sono Leonie Beaumarchais, l'insegnante di Emma, replic.
Le cose stanno cos: Emma ha sottratto di nascosto uno dei gattini del caff e, temendo di essere costretta a restituirlo,  scappata via con Lavanda. Ha capito? Suo marito non poteva farci niente.
Il mio ex marito, intende dire. Lavanda... che razza di stupido nome  per un gatto? Vabb, lasciamo perdere. Marie Felmy scosse la testa nervosa, e i riccioli svolazzarono intorno al suo viso fine dalle sopracciglia sottili. Paul, puoi dire a questa... questa insegnante che non si deve intromettere nelle nostre faccende private? Mi sta dando sui nervi.
Leonie fece un verso indignato. Era talmente allibita che non riusc a farsi venire in mente una risposta adeguata. Ma a quel punto si alz la sua amica che le si piazz accanto come fosse il leader di una gang di strada. Maxie incroci le braccia sul petto, e i suoi occhi lampeggiavano pericolosamente.
E lei potrebbe smetterla di sbraitare in quel modo? disse tagliente. Non le permetter di continuare a offendere la mia amica. Se non  in grado di comportarsi come si deve, devo pregarla di andarsene.
Devo sopportare tutto questo, Paul? Si tratta di mia figlia!
sibil Marie con voce stridula, quasi volesse dare ordini al suo ex marito.
Maxie non si lasci impressionare. S, questo l'abbiamo
capito, signora Felmy. Ha parlato abbastanza forte e noi non siamo sordi.
Chi  questa gente? Paul, non stare l seduto come un allocco.
Di' qualcosa!
Felmy cerc di gettare acqua sul fuoco. Per favore, non ti agitare in questo modo, cara. Sono tutti amici di Emma. La stiamo cercando da ore.
Ah, questo  troppo! E come mai io vengo a saperlo solo adesso? ribatt Marie furente, e Leonie a quel punto cap perch Felmy non aveva chiamato subito la sua ex moglie.
Quella donna esplodeva come una bomba a mano. Ed era anche ingiusta. Perch lui non la rimetteva al suo posto? Leonie
gli rivolse un sorriso incoraggiante. Non tolleri tutto questo, dicevano i suoi occhi.
Ma Felmy si limit ad abbassare lo sguardo. Mi dispiace, Marie, mormor.
Ti dispiace, ti dispiace... Risparmiatelo, razza di idiota.
Questo non far tornare Emma. Avresti dovuto occuparti meglio di lei, cos non sarebbe nemmeno scappata.
Signora Felmy, adesso basta. La smetta subito di insultare suo marito, protest Leonie.
Ex marito, gliel'ho gi detto, ribatt l'altra storcendo la bocca in una smorfia di scherno. Vedo che hai trovato un solerte difensore.
Un'insegnante... Che dolce! Poi torn a rivolgersi a Leonie. E lei si risparmi le perle di saggezza per la scuola. Che cosa crede di sapere? Lei non sa proprio niente.
So quanto basta, replic Leonie energicamente. Perlomeno suo marito - pardon, ex marito - per Emma c', mentre lei...
Felmy la ferm con la mano. Va tutto bene, signora Beaumarchais, disse stanco. Non si preoccupi. Sistemeremo la cosa tra noi. Vieni, Marie. Prese l'ex moglie per un braccio e la accompagn fuori.
Leonie li segu con lo sguardo mentre percorrevano la via.
Felmy cercava di convincere la sua ex moglie e Marie Felmy sembr calmarsi a poco a poco, il volume della sua voce si fece sempre pi basso finch Leonie non la sent pi. Che persona
strana. Tuttavia - ex moglie o no - sembrava avere ancora un grosso potere sul padre di Emma.
Good Lord, era una vera furia, esclam Anthony, che aveva assistito allo spettacolo dal bancone. But very sexy, indeed.
Fece una smorfia e tutti risero. Per un attimo la tensione si affievol.
Grazie per il tuo sostegno, Maxie, disse Leonie.
Non c' problema. Lo sai che non permetto che si parli male di te, rispose Maxie facendole l'occhiolino. In fondo siamo amiche.
D'un tratto avevano riconquistato l'antico affiatamento, e per un istante tutto sembr tornato come prima.
Quando ritorn al caff da solo, venti minuti pi tardi, Paul Felmy si scus per l'incidente. Marie non intendeva dire quelle cose, la giustific.  solo molto agitata a causa di Emma. E molto nervosa, anche perch  appena rientrata dal Kenya - il jetlag, probabilmente... Le ho detto che sarebbe stato meglio se avesse aspettato nel mio appartamento, prima che qui cominciassero a volare i coltelli, e che la avviser appena Emma salta fuori.
Leonie annu, un po' piccata. Aveva l'impressione che Marie intendesse dire proprio quelle cose.
Be', io trovo che la sua ex abbia passato il segno, ribatt con tono un po' pedante. Lei non dovrebbe tollerare il suo comportamento.
Lo so, replic lui con un sorriso sghembo. Ma al momento non ho buone carte da giocare.
Poco prima di mezzanotte arriv la chiamata della polizia.
Una ragazzina bionda era stata trovata davanti al chiosco di wrstel della stazione centrale. Non aveva un gatto con s ma si chiamava Emma. La piccola era chiaramente molto confusa, singhiozzava cose incomprensibili e non aveva rivelato granch, a parte il suo nome di battesimo. Ora la portiamo al posto di polizia, aveva detto il funzionario al telefono.
Potete venire a prenderla l.
Arrivo subito! url Felmy nel cellulare. Salt su, afferr le chiavi dell'auto e si precipit fuori dal locale.
Thank God, it's over! sospir Anthony, dicendo ad alta voce quello che tutti pensavano.
Aspetti, vengo con lei, grid Leonie. Corse dietro al padre di Emma, mentre gli altri, sollevati, radunavano le loro cose.
Mio Dio, proprio la stazione...  terribile... gemette Felmy quando, poco dopo, erano entrambi seduti nella sua Saab blu scuro. L di notte gira sempre gente spaventosa. Il solo pensiero che sua figlia si aggirasse tra senzatetto e spacciatori lo faceva stare male. Era completamente pallido.
Leonie annu. Per fortuna non le  successo niente. Ha avuto un bravo angelo custode. Ma che ne era stato del gatto?
Leonie abbass il finestrino e una folata d'aria calda le scompigli i capelli.
Felmy percorse il Ring a velocit sostenuta, lo sguardo fisso di fronte a s. La citt notturna scorreva di lato.
Attento, qui c' il limite di trenta all'ora, gli ricord Leonie
quando Felmy super a rotta di collo un ciclista che pedalava senza luci lungo il Kaiser-Wilhelm-Ring in direzione del Reno.
Non mi importa, brontol lui.
Leonie si appoggi allo schienale e gett un'occhiata furtiva alla sua sinistra.
Il cavaliere dalla triste figura, che davanti alla sua ex moglie si era piegato, ora pareva d'un tratto determinato pi che mai. Le sue mani delicate stringevano saldamente il volante.
Sedeva al posto di guida con un'espressione molto concentrata, teso al massimo. Come un puma che si prepara al balzo, pens Leonie. Felmy doveva essere apparso cos, quando aveva fatto le sue dichiarazioni davanti al giudice.
Il cellulare squill alcune volte, ma lui sembr non accorgersene.
E anche Leonie non disse una parola. A quell'ora poteva essere solo quella schizzata della sua ex moglie.
Pochi minuti pi tardi si fermarono davanti alla stazione.
Entrarono di corsa nell'atrio, ma quando irruppero come due furie nell'ufficio della polizia trovarono ad attenderli una brutta sorpresa.
Su una sedia di plastica era seduta una ragazzina, con i capelli biondi che le cadevano come una tenda davanti al viso sporco. Aveva un'aria titubante: faceva dondolare le gambe e teneva in mano un bicchiere di carta con del succo d'arancia.
Ma la bambina che era l in attesa dei genitori non era Emma.
Il poliziotto and loro incontro e si scus per l'equivoco.
Il nome della ragazzina era Emily Becker, non Emma Felmy.
L'abbiamo appena scoperto anche noi, scusate, disse.
Ho provato a telefonarvi, ma probabilmente eravate gi per strada.
No, non ci credo! grid Felmy completamente fuori di s. Stavano per saltargli del tutto i nervi e Leonie, d'istinto, gli prese la mano.
Mi dispiace moltissimo, ripet il poliziotto. Quando la bambina ha detto di chiamarsi Emma - o almeno cos avevamo capito - abbiamo pensato che fosse vostra figlia, ovviamente.
Ma siete venuti fin qui per niente.  davvero spiacevole.
Guard Leonie con compassione. Evidentemente pensava che entrambi fossero i genitori di Emma.
La mascella di Felmy si muoveva nervosamente, mentre lui cercava di costringersi alla calma.
Appena sappiamo qualcosa ci facciamo sentire, concluse il poliziotto.  meglio se andate a casa. Non ha senso che restiate alzati tutta la notte. Cercate di stare calmi, dormite un po', anche se  difficile. Troveremo vostra figlia. Il novanta per cento delle persone che scappano di casa alla fine tornano sane e salve.
Quando furono di nuovo in auto, Felmy si accasci sul volante.
Le sue spalle erano scosse da tremiti.
A Leonie si strinse il cuore.
Con cautela pos la mano sulla spalla dell'uomo. Per favore, signor Felmy, disse scuotendolo dolcemente. Signor Felmy? Paul? E poi ancora: Ehi, Paul! Andr tutto bene.
Emma non  scomparsa da troppo tempo. La troveremo.
Felmy chin il capo, senza guardarla. Un singhiozzo scosse il suo petto.
Oh Dio, che cosa ho fatto?! Se le avessi permesso di tenere quel maledetto gatto! esclam. Allora non sarebbe mai scappata.
Oh, Paul... Paul... Leonie, sconvolta, cinse con il braccio le spalle dell'uomo in lacrime e lo strinse forte. Stavano seduti nella macchina come fossero in un bozzolo che non aveva pi niente a che fare con il mondo. Avr ancora modo di farlo.
Il rimbombo di un tuono squarci l'aria.
Leonie guard oltre la spalla di Felmy, fuori, dove si ergeva altissimo il duomo illuminato.
Un abbagliante cartello pubblicitario luminoso appeso all'edificio della stazione si mise a tremolare, accendendosi e spegnendosi a intermittenza. Poi le prime gocce cominciarono a colpire con forza il tetto dell'auto.
Alla fine la pioggia era arrivata.
Forse sarebbe davvero bello per Emma avere un animaletto che  l quando lei torna a casa, e di cui si pu prendere cura, disse Leonie dolcemente. Cos non sarebbe sola, mentre lei  al lavoro. Ne parli con sua figlia, subito, quando ritorna.
Paul Felmy annu con il capo e la guard con aria triste.
S. Leonie vide il suo viso trasformarsi in una smorfia di dolore.
Se ritorna. Si pass una mano tra i capelli e cerc di ridarsi un contegno. Mi scusi. Mio Dio, sono cos disperato...
Marie ha ragione, sono un pessimo padre.
Sciocchezze, obiett Leonie. Non si lasci convincere, Paul. Lei  un buon padre. E non  colpa sua se Emma non ha ancora superato completamente il vostro divorzio. Ma anche questo si sistemer con il tempo, mi creda. I bambini si adattano alle nuove situazioni, spesso anche meglio di noi adulti. Emma  un po' chiusa in s stessa, ma  sulla buona strada.  una bambina molto gentile e simpatica, e ce la far, ne sono certa. Bisogna pensare positivo.
Paul Felmy annu. S, bisogna farlo. Fece un grande sospiro e fiss la pioggia che batteva contro il parabrezza. Speriamo che tutto vada bene...
Avvi il motore e i tergicristalli iniziarono a muoversi freneticamente avanti e indietro.
Grazie per avermi accompagnato, Leonie. Felmy la guard e sollev le sopracciglia scure. Va bene se la chiamo Leonie?
Ma naturalmente... Leonie sorrise. E io sono venuta volentieri,  ovvio.
No, no, il padre di Emma scosse la testa e mise in moto l'auto. Non c' niente di ovvio. Posso almeno accompagnarla a casa?
Restarono in silenzio mentre viaggiavano sotto la pioggia, che ora scrosciava dal cielo senza sosta, nascondendo la strada.
Procedevano lentamente, non si vedeva quasi nulla.
Leonie si sent invadere da un profondo senso di stanchezza.
Chiuse gli occhi per un istante. Subito davanti agli occhi le comparve il viso a forma di cuore di Emma. Vide davanti a s la bambina che giocava con Lavanda nel caff e ud la sua risata argentina. La compagnia del gattino le faceva bene.
E poi le cose erano andate meglio da quando Emma aveva fatto amicizia con Maja, che era molto popolare tra i compagni della sesta B. Da quella volta del disegno di Pippi Calzelunghe Emma viveva felice sotto l'ala di Maja, e a volte capitava che uscisse di l e facesse qualcosa di suo. Leonie ripens sorridendo a quel giorno quando, dopo la litigata nel cortile della scuola, aveva ritrovato Emma nella vecchia casetta sull'albero, dove la bambina si era nascosta a disegnare, come se non le importasse nulla del mondo di fuori.
Leonie spalanc gli occhi. D'un tratto era completamente sveglia.
Paul! grid, e tutta eccitata guard verso l'uomo pallido che, immerso nei suoi pensieri, guidava sotto la pioggia cercando di mantenere il controllo dell'auto. Penso di sapere dov' Emma.
La scuola, che si trovava ai margini del quartiere di Ehrenfeld,
non era lontana. Leonie guid Felmy attraverso le strade strette. L'auto spruzzava grandi quantit d'acqua ogni volta che attraversava una pozzanghera.
 qui.
Si fermarono davanti all'edificio scolastico, di fronte al quale era acceso un lampione solitario. Pochi secondi dopo stavano gi correndo, sotto una pioggia violenta, verso l'ingresso principale.
Leonie era talmente agitata che la chiave le cadde di mano.
Si chinarono entrambi contemporaneamente, e per poco le loro teste non si urtarono. Per un breve istante il viso di Felmy le fu vicinissimo. Si guardarono, e Leonie sent il cuore fermarsi per un attimo, quando vide gli occhi scuri di Paul Felmy fissi nei suoi. Afferr il mazzo di chiavi e si rialz svelta per aprire la porta.
Poco dopo attraversarono il cortile. Leonie, che stava davanti e non vedeva quasi nulla, mise un piede in una pozzanghera profonda e imprec a bassa voce. Continu comunque a correre, seguita da Felmy, e gli indic il grande albero che si innalzava in fondo al cortile. Quando raggiunsero il muro di cinta erano senza fiato. Leonie si port il dito alle labbra e invit Felmy ad aspettare. Rimasero l, uno accanto all'altra, con l'orecchio teso, sotto l'intreccio dei rami del vecchio castagno, dalle cui foglie gocciolava la pioggia.
A un certo punto udirono un flebile miagolio provenire dall'alto, e una voce infantile che borbottava alcune parole.
Emma! chiam Paul Felmy.
Nella casetta di legno si mosse qualcosa. Un ramo venne scostato e tra il fogliame comparve il viso pallido di Emma.
Teneva Lavanda stretto al petto e spiava verso il basso.
Pap?! Sorrise sollevata, poi scoppi a piangere. Pap...
singhiozz.
Paul Felmy sal rapido i gradini della scala di'legno a pioli che era fissata al tronco del castagno. Leonie lo vide arrampicarsi fino alla casetta e prendere la figlia nelle sue braccia.
Oh, Emma... E in quelle due parole c'era tutto il suo amore.
Oh, pap... fece Emma.
E poi nessuno dei due disse altro per lunghi minuti, mentre la pioggia cadeva incessante sulla chioma dell'albero. Persino Lavanda aveva smesso di gnaulare. Per un po' ci fu solo silenzio.
Tutto bene, lass? grid Leonie dopo qualche minuto. I
vestiti bagnati le aderivano al corpo e i suoi sandali con il cinturino erano completamente fradici. Ma che importava, faceva caldo!
Signora Bo-mar-sc! url Emma guardando gi sorpresa.
C' anche lei!
Un tuono possente rimbomb nell'aria. Leonie trasal.
Venga su, signora Bo-mar-sc, veloce! Altrimenti si bagna tutta!
Sono gi tutta bagnata, disse Leonie. Si sfil i sandali e a piedi nudi sal la scaletta verso la casa sull'albero.
L sopra era buio come in una caverna e sorprendentemente asciutto. Leonie si sedette sul pavimento messo insieme con assi di legno grezze e rannicchi le gambe. Per un po' restarono l seduti uno accanto all'altro - lei, Paul ed Emma, con Lavanda in grembo -, mentre intorno a loro imperversava il temporale, semplicemente felici e grati perch quell'incubo era finito.
A poco a poco il maltempo si attenu e una grande pace scese sul nascondiglio nel vecchio castagno. I tre rimasero in ascolto del rumore della pioggia, che via via diminuiva: sedevano uno accanto all'altro in una situazione cos intima, come se si conoscessero da molti anni.
Una casa sull'albero come questa pu essere molto accogliente, riflett Leonie un po' sorpresa. Non stupiva che Emma l'avesse eletta suo posto preferito. Guard la ragazzina, che continuava imperterrita ad accarezzare Lavanda.
Santo cielo, Emma. Ci hai fatto prendere un bello spavento, lo sai? disse. Scappare via cos...
Emma chin la testa. Non sapevo cosa fare, spieg mogia mogia. Io volevo riportare Lavanda, ma non ho potuto.
Gli occhi le si riempirono di nuovo di lacrime. Cos, con i miei soldi, ho comprato un po' di cibo per Lavanda e il trasportino al Fressnapf sulla Subbelrather StraBe, poi sono tornata qui perch volevo pensare. Ma poi  arrivato il temporale, e avevo paura.
Va tutto bene, Emma, disse Paul Felmy. Con la mano attir la testa della bambina contro il proprio petto e le accarezz delicatamente i capelli. Ma io sono quasi morto per la preoccupazione. Devi promettermi che non scapperai pi, d'accordo? Nella vita ci sono molti problemi.  normale. E
per ogni problema si pu trovare una soluzione. Ma scappare non  mai una soluzione, lo capisci?
Emma annu e si accucci contro suo padre.
Non sei arrabbiato con me? chiese sottovoce.
Ah, Emma, certo che no. Ti voglio un bene infinito. E anche se a volte litighiamo, ti voglio bene. Ti vorr bene sempre, hai capito? Sempre. Sempre. Sempre.
Leonie sent che le si inumidivano gli occhi.
Anch'io ti vorr sempre, sempre, sempre bene, pap, disse Emma.
Lavanda miagol ed Emma strinse il gattino a s.
E voglio bene anche a Lavanda. Non posso tenerlo?
Paul Felmy guard Leonie con un sospiro rassegnato. Sorrisero entrambi, come due complici.
Per quanto mi riguarda, piccolo tormento... rispose lui
...se la signora Sommer non ha niente in contrario, va bene anche per me. Ma adesso dobbiamo dire alla mamma che ti abbiamo trovata.  a casa e ci aspetta.
Dopo che Felmy ebbe telefonato alla sua ex moglie, si misero in marcia. Emma, con il trasportino, era seduta sul sedile posteriore della Saab. La piccola fuggitiva avrebbe dovuto essere stanca morta, invece continuava a chiacchierare imperterrita, felicissima per il fatto di poter tenere Lavanda con s e perch la madre era tornata dall'Africa e l'aspettava a casa.
Anche Leonie era felice, naturalmente. Tuttavia, dopo che Paul Felmy l'ebbe lasciata davanti a casa ringraziandola per l'ennesima volta, si ritrov l sul marciapiede un po' persa e rest a fissare l'auto blu scuro che scompariva in direzione Ehrenfeldgrtel.
La grande avventura aveva avuto un lieto fine, ma lei si sentiva un po' strana al pensiero che l'avvocato dai dolci occhi scuri ora stesse tornando con la figlia dalla donna dai capelli rossi, che lo aspettava nel suo appartamento. D'un tratto si sent emarginata, sebbene, a ben vedere, non ce ne fosse motivo.
Felmy era il padre di una sua alunna. Niente di pi. Conosceva appena quell'uomo. E il fatto che stesse andando con sua figlia dalla madre di lei era normale e giusto.
Tuttavia a Leonie sembrava sbagliato.
Tutte quelle ore emozionanti passate insieme - dalla prima chiamata preoccupata di Felmy fino alle operazioni di ricerca al parco, l'attesa piena di paura al caff, il viaggio a rotta di collo sul Ring, la disperazione nell'apprendere che non era Emma quella che li aspettava al posto di polizia, lo sguardo intenso di Felmy quando le era caduta la chiave, la pioggia scrosciante sotto la quale avevano attraversato di corsa il cortile della scuola con il cuore che batteva all'impazzata, il momento in cui avevano trovato Emma nella casetta sull'albero e il tempo passato l, esausti e felici, seduti nell'intimit della notte, mentre la pioggia tamburellava sulle foglie -
tutto ci le dava la sensazione di essersi avvicinata molto a Paul Felmy.
Normalmente ci vuole un po', prima di poter dire di conoscere davvero una persona. In qualche caso possono essere necessari anni. Solo col tempo si mostrano a poco a poco i tratti caratteristici, le predilezioni, le paure e i desideri. Tuttavia, in particolari condizioni, in quei momenti esistenziali della nostra vita in cui le difese, di cui ognuno si circonda scrupolosamente, vengono scosse, si aprono delle crepe attraverso le quali all'improvviso si intrawede l'anima nel profondo e si giunge a conoscere l'essenza di una persona in tutta la sua vulnerabilit e genuinit: allora le leggi che regolano l'avvicinamento umano si possono annullare. E a quel punto si vola direttamente, alla velocit della luce, fin dentro a un cuore.
Ci vediamo, mi far sentire, aveva detto Paul Felmy a bassa voce, rivolgendosi a lei dall'abitacolo semibuio dell'auto.
Non so davvero cosa avrei fatto senza di lei, Leonie. Lei  il mio angelo buono. L'aveva guardata e le aveva preso la
mano, ed entrambi i gesti erano durati un po' troppo a lungo per essere privi di significato.
Persa nei suoi pensieri, Leonie rimase ancora un po' nella strada deserta, come se cos potesse restare in qualche modo connessa a tutto ci che era accaduto quella sera. Le luci di Pane e Cioccolata erano spente da un pezzo.
Dopo il temporale, l'aria era gradevolmente limpida. L'afa era del tutto svanita. Leonie fece un respiro profondo e fiss il cielo notturno.
Non aveva importanza cosa sarebbe successo in seguito;
sapeva di aver condiviso con il padre di Emma dei momenti
esistenziali. E che non avrebbe mai dimenticato quella notte.
Forse Paul Felmy era un uomo che lei avrebbe fatto entrare in casa sua, come aveva giustamente profetizzato la signora Siebenschn quando avevano cenato per la prima volta al ristorante italiano. Ma a Leonie non era chiaro quale ruolo giocasse ancora la rossa Marie nella vita del padre di Emma.
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Capitolo 18.
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Susann Siebenschn non immaginava neanche lontanamente cosa stesse accadendo. Non sapeva dei problemi di cuore della sua incantevole cat sitter - che da un pezzo non era pi la sua cat sitter - n che Mimi nel frattempo era diventata mamma di cinque gattini, uno dei quali si chiamava Lavanda, n che l'intera banda dei gatti era diventata l'attrazione di un caff nei pressi della Lenauplatz. Sapeva solo che i giorni trascorsi con Giorgio Pasini erano splendidi e che loro due condividevano molte ore emozionanti.
Avevano fatto una gita sulla costiera amalfitana con un vecchio battello a vapore. Una volta gettata l'ancora a Positano, si erano meravigliosamente persi nel dedalo degli stretti vicoli che portavano ripidi verso l'alto. Susann si era comprata uno di quegli abiti bianchi di cotone ricamati a giorno, cos caratteristici di Positano, e quando era uscita esitante dal camerino - separato dal resto della boutique strapiena solo da un telo di stoffa chiara - Giorgio le aveva rivolto uno sguardo talmente ammirato che i suoi dubbi sul fatto che un simile vestito fosse adatto per una signora della sua et svanirono all'istante. In quella vacanza tutto sembrava possibile.
Nel tardo pomeriggio avevano preso posto sulla terrazza di Le Sirenuse, un hotel antico ed elegante, che esisteva gi negli anni Cinquanta quando Positano era ancora un borgo di pescatori, lontano dal mondo e senza strade d'accesso degne di nota, un eldorado per artisti e bohmien, con baie solitarie e posticini tranquilli. L avevano bevuto uno spritz ghiacciato e si erano goduti la vista mozzafiato sul mare. Avevano completamente perso la cognizione del tempo. A un certo punto Giorgio si era alzato e si era avvicinato alla balaustra
della terrazza. Aveva guardato gi verso il porto, dove un battello bianco stava salpando, e aveva detto: Mamma mia! Temo che quella sia la nostra nave....
Oh santo cielo! aveva esclamato Susann. Era balzata in piedi e aveva raggiunto Giorgio, tenendo stretto con entrambe le mani il suo cappello di paglia perch non volasse via.
E adesso cosa facciamo?
Restiamo qui.
Giorgio era riuscito in qualche modo a trovare una stanza al Sirenuse. Era una minuscola camera doppia con vista mare: il letto occupava quasi tutto lo spazio e il prezzo, che Giorgio aveva cercato di tenere nascosto e che per lei in seguito era venuta a sapere, aveva tolto il fiato a Susann. Ma la sistemazione valeva ogni centesimo. Pi tardi, di notte, quando si era avvicinata alla finestra in silenzio, per non svegliare Giorgio, e aveva fatto vagare lo sguardo sul golfo e sotto di lei, sulla costa rocciosa, dove centinaia di luci illuminavano le casette abbarbicate al pendio ammantando tutto di una luce dorata, aveva pensato che nella sua vita non aveva mai visto niente di cos bello.
Non aveva dovuto avvisare l'hotel Paradiso. Perch, anche se non aveva detto niente a Leonie, di fatto non stava pi l.
Quando aveva chiesto per la terza volta di prolungare la sua permanenza, Massimo aveva scosso la testa dispiaciuto mentre fissava lo schermo del computer con le sopracciglia aggrottate.
Ah, signora Siebenschn, temo... temo di non poter fare nulla. A Ischia era ormai alta stagione e, anche con tutta la buona volont, nella parte del resort vicina alle terme non si trovava una camera libera. Ce n'erano solo pi gi, nella zona garden, dove per soggiornavano famiglie con bambini rumorosi. Perdipi ogni sera Susann avrebbe dovuto arrampicarsi per le ripide stradine per andare a cena nell'edificio principale. Non aveva nessuna intenzione di trasferirsi l.
Triste per la situazione, si era chiesta cosa potesse fare. E a quel punto Giorgio le aveva proposto di passare il resto della vacanza a casa sua, che era immersa nei boschi sopra Ischia Porto. Dapprima Susann aveva esitato, ma poi si era sentita
un po' sciocca. In fondo Giorgio Pasini era il motivo per cui lei continuava a rimandare il ritorno a casa.
 solo per alcuni giorni, Susanna, amore mio. Vieni a stare da me, ne sarei davvero felice. La mia casa non  una reggia, ma c' una stanza per gli ospiti con il bagno privato. Potrai stare tranquilla e fare quello che vuoi. Al mattino io vado al negozio di antiquariato, possiamo vederci dopo pranzo, nell'ora della siesta, poi alla sera vieni a Ischia Ponte e andiamo insieme al castello ad ammirare il panorama fino a Napoli.
Ti prego, di' di s!
Lei era scoppiata a ridere e poi aveva detto di s. E non se ne era pentita.
Naturalmente c'erano stati piccoli fraintendimenti e diverbi, come accade sempre tra innamorati, ma tutto sommato, e considerato il fatto che entrambi avevano vissuto una loro vita in precedenza, avevano trovato un'intesa sorprendentemente buona. Forse ci era dipeso dal fatto che con l'et erano diventati tolleranti e non avevano la pretesa di cambiare l'altro. Quando si diventa vecchi, prima o poi si comprende che non si pu veramente cambiare una persona. E, se si  intelligenti, si fa tesoro di questo e ci si concentra sulle qualit dell'uno che piacciono all'altra e viceversa, passando sopra al resto con una certa generosit.
Il giorno del suo compleanno Giorgio era salito con Susann sull'Epomeo e lass, nello stesso ristorante dove lei un tempo andava con il marito, aveva preso la sua mano e le aveva detto: Susanna, io non sono Bertold, sono solo Giorgio, ma ti amo con tutto il cuore. Insieme possiamo essere felici.
Resta qui con me a Ischia. Non te ne pentirai.
Per la prima volta Susann aveva desiderato di non essere cos profondamente tedesca. Giorgio, anch'io vorrei stare con te, ma prima o poi dovr tornare a casa, aveva risposto.
Ma cosa vai a fare in Germania? Fa freddo,  un posto poco accogliente, la gente lavora fino allo sfinimento e piove sempre. La dolce vita in Italia  molto pi bella!
Susann aveva dovuto sorridere. S, in effetti piove spesso, soprattutto a Colonia. Ma sai cosa si dice l? Colonia  la citt pi bella del mondo! Aveva sospirato pensando al Reno,
sulle cui rive passeggiava gi da bambina, e al duomo, che voleva assolutamente mostrare a Giorgio. E poi aveva pensato alla sua gatta bianca, che da troppo tempo non si aggirava sulla terrazza della EichendorffstraBe.
E poi naturalmente c' Mimi, aveva detto.
Mimi? Chi  questa Mimi? Giorgio l'aveva guardata senza capire. Evidentemente aveva del tutto dimenticato quella parte della loro prima conversazione al negozio, a suo tempo.
Ma s, la mia gatta, che star sentendo terribilmente la mia mancanza. Non posso lasciarla ancora dalla mia vicina, che si sta occupando di lei. Al pi tardi a met luglio devo essere di ritorno. Perch non vieni anche tu, Giorgio? Puoi stare da me. Non ho una villa, ma il mio appartamento  grande abbastanza per noi due. Per noi tre, aveva aggiunto sorridendo, perch era sicura che Mimi avrebbe preso a cuore quell'uomo cos gentile.
Il volto di Giorgio si era adombrato e lui aveva scosso il capo con aria dispiaciuta. Questo purtroppo  impossibile, carissima, aveva detto imbarazzato.
Susann l'aveva fissato sorpresa. C'era qualcosa che lei non sapeva? Magari un'altra donna, che finora Giorgio aveva tenuto nascosta? O forse non era per niente vedovo? E suo figlio, che lavorava in un albergo di Napoli, non viveva l con la sua fidanzata - come Giorgio aveva sempre detto - ma con la madre, che aspettava a casa il marito al termine della stagione turistica a Ischia? All'improvviso nella mente di Susann erano comparsi tutti i luoghi comuni sugli uomini italiani.
Ma perch, Giorgio? Perch  impossibile? Il negozio lo gestisci pi che altro per divertimento, se ho capito bene.
Non hai pi bisogno di lavorare tutto il tempo.
Giorgio Pasini si agitava sulla sedia, a disagio.
No, no, non si tratta del negozio, quello in ogni caso  chiuso per met anno.
Di cosa si tratta, allora?
Susann, con sua grande sorpresa, vedeva il suo amico italiano arrossire sempre di pi.
Non posso venire a stare da te, Susanna- non finch l c'
Mimi. Era rimasto un istante in silenzio, titubante.  cos imbarazzante per me, ma, vedi... ho un'allergia ai gatti.
Susann aveva guardato Giorgio dritto in faccia e non sapeva se ridere o piangere. Una cosa simile poteva essere definita solo ironia del destino.
Poi il suo cuore si era fatto un po' pi pesante.
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Capitolo 19.
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Nel frattempo la causa delle preoccupazioni di Susann Siebenschn
stava beatamente distesa sul divano di velluto al Frulein Paula e si limitava ad aprire gli occhi per un attimo ogni volta che un nuovo cliente entrava nel caff.
Henry Brenner, che quel giorno aveva in programma l'intervista con la proprietaria del locale, si present puntualissimo
- come sempre, quando aveva un appuntamento. La puntualit  la cortesia dei re, diceva sempre sua nonna, cosa peraltro un po' bizzarra, visto che la nonna era una semplice donna di campagna che aveva passato tutta la vita nell'Eifel cucinando per tutti, e per la quale una gita nella citt del duomo era la pi grande avventura possibile.
Alle nove meno un quarto, nella Lenauplatz, Henry aveva spento la sigaretta, la prima della giornata - stava facendo progressi per quanto riguardava la sua piccola dipendenza: recentemente aveva iniziato a rinunciare anche alla
bionda dopo il primo caff del mattino, cosa che lo rendeva piuttosto nervoso. La disintossicazione dalla nicotina pretendeva il suo tributo. Forse, riflett Brenner, avrebbe semplicemente dovuto mettere fine a quell'incubo, continuare a fumare, godersela e magari finire sottoterra un
po' in anticipo. Oppure no. C'erano anche esempi contrari che davano qualche speranza, come Winston Churchill o Helmut Schmidt, che avevano fumato tranquillamente fino all'et avanzata. Tuttavia, lo metteva in guardia una vocina nella sua testa, che suonava un po' come quella della sua ex ragazza Tabea, la fine spiacevole di tuo padre dovrebbe esserti di ammonimento, Henry. Tabea, che si era votata corpo e anima agli allenamenti di un certo signor Pilates,
come diceva sempre lei, non approvava il fumo. Nel frattempo aveva aperto il suo studio a Rodenkirchen e, con i suoi nuovi amici, frequentava quei bistr un po' chic che nascevano come funghi, dove gustava sani burger veggie o tofu al curry con molto zenzero e coriandolo, Brenner odiava lo zenzero, e odiava anche il coriandolo. Trovava che quella fosse una tipica cosa da donne. Dicevano zenzero e gli occhi gli brillavano di gioia. Be', che lo facessero senza di lui.
E riguardo al coriandolo - sarebbe stato uguale mettersi in bocca un pezzo di sapone. Voglio dire, Henry formulava l'arringa nella sua mente, si pu anche solo lontanamente pensare che persone importanti come per esempio Sartre o Camus avrebbero rinunciato alle loro sigarette per lo zenzero e il coriandolo? Appunto. E cosa dire di Hemingway, il pi grande aficionado di tutti? Il vecchio papa si sarebbe fatto una risata a sentir parlare di queste cose e poi sarebbe andato fuori a pescare oppure nella torre della sua tenuta a San Francisco de Paula per scrivere un nuovo romanzo in odore di premio Nobel.
Una sigaretta era una sigaretta, come una rosa era una rosa.
A-ha! aveva detto Brenner fra s e s. Sei proprio spiritoso stamattina, Henry. Ma non era servito a niente - doveva comunque andare da quella gattara, cosa di cui non aveva per niente voglia. Avrebbe preferito tenere una rubrica settimanale sul tema La mia ultima sigaretta: la storia di un uomo che cerca di smettere di fumare. Quello s che sarebbe stato interessante. E se avesse messo insieme abbastanza articoli avrebbe potuto trarne un libro, come facevano tutti i giornalisti. Ma quello stupido di Burger si era fissato con il caff dei gatti. Brenner aveva sospirato profondamente e si era avviato attraverso la Lenauplatz, sotto un cielo di un azzurro tenue. Aveva sollevato la mano quando l'uomo del chiosco, che stava mettendo in ordine i giornali sugli espositori, l'aveva salutato. Poi aveva guardato l'orologio. Le nove meno cinque.
Showtime, aveva pensato Brenner mentre si avvicinava a passi rapidi al piccolo caff, che lo attendeva all'inizio della ChamissostraBe. Okay, togliamocelo in fretta dai piedi.
Aveva lanciato un'occhiata attraverso la vetrina, dietro la quale un gatto tigrato era disteso cos immobile che per un attimo Henry si era chiesto se non fosse di peluche. Dopodich aveva spinto la porta.
Per prima cosa not un grosso gatto bianco che dormiva su un divano fuori moda e che socchiuse pigramente gli occhi per poi richiuderli subito. Sebbene il Frulein Paula aprisse in realt solo alle dieci, due tavoli erano gi occupati.
Un signore anziano era immerso nella lettura del suo giornale e sulla sua pancia riposava un micino bianco. Un tipo con un ridicolo chignon stava seduto a un tavolino rotondo nell'angolo con le cuffiette senza filo alle orecchie, e digitava sul suo MacBook. Davanti a lui un chai latte. Un giovane dai capelli rosso fuoco era in piedi dietro il bancone, spalle alla porta, e puliva la macchina del caff. Un altro gattino dormiva su una delle librerie. La sua zampa penzolava rilassata sopra un'edizione tascabile un po' vecchiotta in carta bibbia e con la copertina verde chiaro dell'opera completa di Goethe. 1 euro, diceva un'etichetta, fissata un po' storta allo scaffale. L accanto c'erano anche etichette con scritto 2
EURO e 3 EURO.
Brenner sollev le sopracciglia. Quello era l'angolo dell'antiquariato pi strano che avesse mai visto. Curioso, si avvicin agli scaffali, sui quali i volumi parevano ordinati secondo criteri stravaganti. C'erano Libri per innamorati disperati, Libri a lieto fine, Libri per le giornate di pioggia - e qui, non si sa perch, aveva trovato la sua ultima destinazione anche Johann Wolfgang von Goethe, accanto a romanzi come La grande pioggia e La pioggia prima che cada. Nello scaffale dedicato ai Libri per appassionati di giardinaggio, c'erano, accanto ai manuali sulla coltivazione delle solanacee e dei fiori selvatici nei giardini privati, anche Il giardino dei Finzi-Contini di Bassani e una vecchissima edizione del romanzo di Merc Rodoreda Giardino sul mare. E c'era anche il reparto Libri per studiosi di pipistrelli.
Libri per studiosi di pipistrelli? Gli angoli della bocca di Brenner si contrassero divertiti. Fece un passo indietro e il
gattino amante dei libri socchiuse gli occhi, guardandolo assonnato.
Ma in che razza di zoo sono finito? si chiese il reporter.
Sogghign e, con una certa diffidenza, si mise ad annusare qua e l nell'aria. Ma invece dell'odore di ammoniaca che si sarebbe aspettato, all'improvviso fu avvolto da un profumo di cannella e di dolcetti lievitati appena sfornati.
La porta della cucina si apr con una spinta e una creatura bionda con una massa di capelli raccolti in uno chignon sul punto di disfarsi usc con un vassoio pieno di fragranti girelle alla cannella. Henry sent che gli veniva l'acquolina in bocca. Girelle alla cannella! Era il suo dolce preferito da bambino, e quel profumo familiare lo trasport all'improvviso, per un momento insolitamente felice, nella cucina di sua nonna. Ben disposto da quella scena, squadr la graziosa pasticcera che posava il vassoio sul bancone. Forse la storia di quel locale si sarebbe dimostrata pi piacevole di quanto aveva immaginato. In ogni caso lui avrebbe mangiato una di quelle girelle dal profumo seducente che l'aiuto cuoco stava disponendo nella vetrinetta. Poi la giovane donna alz lo sguardo e a Henry Brenner quasi prese un colpo.
Quegli occhi azzurri, che ora lo fissavano irritati, li ricordava molto bene.
La giovane donna corrug la fronte e strizz gli occhi per un istante. Poi si piazz davanti alla vetrinetta dei dolci e incroci le braccia.
Non ci posso credere... l'odioso egocentrico! esclam.
Pu anche andarsene - per gente come lei qui non c' posto.
Brenner deglut, afferr la cinghia della sua borsa a tracolla, poi riprese il controllo. Be', per fortuna non spetta a lei deciderlo.
Ah, no? Maxie sorrise maliziosa. Eccome se spetta a me.
Il locale  mio.
Ma come... Lei ... la signorina Paula? balbett Brenner confuso, mentre impallidiva visibilmente. Dunque era lei la Gattara?
Io sono Maxie Sommer, e lei chi ?
Henry Brenner del Klner Stadt-Anzeiger. Sto solo facendo il mio lavoro.
Anche il viso della proprietaria del caff cambi colore. Le sue guance si fecero di un rosa delicato.  uno scherzo?
Con le braccia conserte e lo sguardo ostile, Maxie si par davanti a Brenner, probabilmente ripensando allo spiacevole incidente al parco, cos come stava facendo lui. Certo, l'aveva derisa apertamente nel peggiore dei modi, e poi l'aveva mollata l a terra. Aveva avuto una risposta pronta a tutto e, nell'eccitazione del momento, forse aveva un po' passato il segno. Brenner sentiva ancora nelle orecchie le proprie parole. Ma in fondo quella tizia era uscita sparata da dietro il cespuglio e si era semplicemente imbattuta nella sua nuova bicicletta Peugeot. E per questo si sentiva autorizzata a insultarlo ferocemente.
Non fa niente, si disse Brenner. Scosse la testa e decise di affrontare la cosa in modo professionale.
Nessuno scherzo, signora Sommer - a proposito, bel nome
-, abbiamo appuntamento questa mattina per un'intervista.
Lei ignor le sue lusinghe e aggrott le sopracciglia.
Bel tentativo. Ma prima che io rilasci a lei un'intervista dovranno volare gli asini, spieg con tono impertinente. Gli uomini arroganti non li sopporto.
Okay, la piccola aveva parlato fuori dai denti. Ma lui era abituato ai dialoghi difficili. Non si sarebbe lasciato provocare.
Avanti, signora Sommer. Lei fa dei buoni dolci, io scrivo buoni articoli. Ed entrambi possiamo separare il lavoro dalla vita privata, no?
Maxie continuava a fissarlo.
Bene, disse fredda. Ma prima mi aspetto'delle scuse. Mi sembra il minimo. I suoi occhi azzurri luccicavano come due blocchi di ghiaccio al Polo Nord.
Quella donna era proprio fuori di testa.
Io la vedo in un altro modo, replic Brenner con calma.
 stata chiaramente colpa sua. Se lei non guarda dove corre, non  un mio problema.
A poco a poco il giornalista si stava riprendendo dalla sorpresa.
Be' poteva anche darsi che i suoi pregiudizi nei confronti di quel caff dei gatti fossero stati un po' frettolosi.
Il locale sembrava molto accogliente, e non c'era nemmeno la vecchietta che leggeva i fondi di caff circondata dai felini, questo glielo concedeva volentieri. Ma se quella donna era cos testarda... per favore! Non era obbligato a scrivere sul Frulein Paula. La ragazza se l'era voluta. Brenner, con decisione, sistem la borsa della macchina fotografica. Tuttavia quelle girelle alla cannella avevano un profumo troppo buono.
E la persona che le aveva cucinate era maledettamente carina, anche nella sua rabbia. Se solo non fosse stata cos piena di s...
 davvero in-cre-di-bi-le, ribatt lei arrabbiata, tanto che i due clienti alzarono la testa interessati. Ma chi si crede di essere, signor Brenner?
Anche il rosso che armeggiava ancora con la macchina del caff dietro il bancone sembr percepire la tensione nell'aria.
Non aveva la pi pallida idea del perch la sua capa fosse cos acida, ma al contrario di lei aveva capito che un articolo sul giornale sarebbe stata una fantastica pubblicit per il locale.
Hello, signor Brenner! grid allegro. Henry riconobbe subito l'accento inglese. Abbiamo parlato al telefono di recente e fissato l'appuntamento, si ricorda? Sono io... Anthony.
Era Anthony, e sulla sua T-shirt rossa c'era l'antico motto di saggezza shakespeariana: all's well that ends well.
Brenner annu un po' indeciso.
Non vuole sedersi, signor Brenner? chiese Anthony solerte.
Un caff, magari? Stava gi mettendo in funzione la macchina. E un cinnamon rolli Fresco fresco dal forno? Mise una profumata girella alla cannella su un piatto e si affrett verso il giornalista. Finalmente uno che sapeva come ci si comporta con chi si occupa di cultura.
Con fare indulgente, Henry allung la mano per prendere il piatto.
No, il signor Brenner non vuole sedersi. Maxie redargu il giovane inglese e strapp dalle mani di Brenner il piatto con la girella. I suoi occhi lanciavano saette. Non penser
sul serio di poter ricevere dei dolci in cambio della sua sfacciataggine.
Ora Brenner ne aveva abbastanza. Una girella alla cannella l'avrebbe presa volentieri.
Sa una cosa? Vada affanculo! url furente. E con la coda dell'occhio vide che l'uomo con il MacBook, turbato, si levava le cuffiette dalle orecchie, mentre l'anziano vicino alla vetrina abbassava il giornale stupito. Io non devo scrivere proprio sul suo caff, lo sa? Ci sono abbastanza caff in questa citt su cui posso scrivere e che non vedono l'ora di leggere un articolo che li riguarda sul nostro giornale.
Allora lo faccia, per l'amor del cielo! Non le ho chiesto io di venire qui, grid lei. Possiamo benissimo rinunciare ai suoi scarabocchi.
Stava l in mezzo al locale, a testa alta, e scagliava fulmini.
I miei scarabocchi? Ma chi si crede di essere? La regina di Saba, o cosa? Sono tutte stronzate: lei, le sue girelle alla cannella e questo stupido caff dei gatti. E poi cos' un cat caf? Non ho mai sentito niente di pi stupido. E gi che ci siamo - queste librerie... sono ridicole. Chi  quell'asino che le ha messe insieme? O dovrei dire asina?
Raggiunse la porta e si gir un'ultima volta, come il tenente Colombo dei tempi migliori. Ah, avrei ancora una domanda...
Pensa davvero che Il giardino dei Finzi-Contini sia un manuale di giardinaggio? O le  chiaro che il romanzo di Bassani  una delle opere pi importanti della letteratura italiana?
Con una certa soddisfazione Brenner not che il volto della giovane proprietaria del caff si colorava di un rosso pi acceso. Lo stava fissando senza parole. Fantastico!
Ma cosa sto dicendo? Ai gatti sicuramente non importa.
Henry Brenner fece spallucce e decise di buttare l un'ultima cosa. E... a proposito... Me lo sono chiesto per tutto il tempo: ma dove fanno pip le bestioline? Sorrise a Maxie Sommer con aria innocente.
Fuori! grid lei.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Susann Siebenschn avrebbe sicuramente detto che quella era stata una brutta giornata.
Ma Maxie non conosceva la signora Siebenschn, perci riassunse gli avvenimenti di quel marted, che era iniziato gi di buon mattino in modo cos nefasto, con parole sue:
Che giornata di merda!.
Era seduta al vecchio tavolo della cucina nel suo appartamento sopra il caff. Era tardi, Leonie era andata a casa. Sul tavolo c'erano due bicchieri vuoti e una bottiglia di vino.
Non prendertela. Credimi, ti sei risparmiata un'arrabbiatura.
Almeno ci metti una croce sopra... aveva detto la sua amica prima di lasciarla.
Maxie si vers quel che restava del Reserva portoghese che le aveva portato Leonie. Il vino rosso le rote morbido sulla lingua.
Esausta, Maxie si appoggi allo schienale della sua poltrona di vimini. La vita non portava con s sempre qualcosa di piacevole. Appena accadevano un paio di belle cose e cominciava una serie positiva, subito tutto si ribaltava, e all'improvviso ci si ritrovava in tutt'altra situazione. Peggiore. Come se lass ci fossero degli esseri invidiosi impegnati a negarti la felicit.
Le venne da pensare agli di dell'antichit, sui quali aveva seguito un seminario ai tempi dei suoi studi di storia. Maxie aveva trovato decisamente degna di nota l'idea che sull'Olimpo abitasse una grande famiglia un po' fuori di testa, per non dire disfunzionale, che era s immortale ma niente affatto benevola nei confronti dell'umanit e non era interessata al suo bene come invece era il buon Dio al quale anche lei da piccola aveva volentieri innalzato preghiere. Gli di greci erano come gli uomini, solo il loro agire aveva una maggiore forza d'urto, e potevano anche prevedere il futuro. Molti di loro, perlomeno. Un dono che potevano anche trasferire agli esseri umani, come era accaduto a Cassandra, che vedeva sempre il male arrivare, ma nessuno le credeva. Gli di dell'Olimpo spesso litigavano, erano piuttosto invidiosi, guardavano al proprio vantaggio, erano estremamente manipolatori quando si trattava di far valere i propri interessi - in questo caso spesso amavano utilizzare alcuni esseri umani come loro briga manus, anche scatenando guerre -, si innamoravano, si tradivano e alla fine ecco vendette, cadute e occhi cavati. I portatori di una brutta notizia ne venivano giudicati responsabili seduta stante, e veniva loro tagliata la testa.
Anche Maxie non era stata molto contenta quando Leonie alla fine se n'era uscita con la sua notizia, che metteva la ciliegina sulla torta a quell'infelice marted. Aveva perso le staffe e urlato contro la sua amica, che peraltro non poteva far niente per quel pasticcio. Dopodich, per, si era scusata.
Maxie bevve ancora un sorso di vino. Dopo tutta l'agitazione che la giornata aveva portato con s, si sentiva d'un tratto completamente svuotata.
Prima quel giornalista sfacciato, che fin dall'inizio aveva cercato di provocarla. Purtroppo si era lasciata coinvolgere e avevano urlato cos tanto che persino il signor Franzen, sebbene fosse quasi sordo, aveva capito ogni parola. Dopo che lei aveva cacciato Henry Brenner dal locale, l'anziano signore le si era avvicinato, aveva detto: Bambina, non deve agitarsi cos, fa molto, molto male alla pressione, e poi aveva pagato il suo caff un po' turbato. Anche Fl si era detto convinto che lei avesse reagito in modo esagerato e che quel tizio dello Stadt-Anzeiger non fosse poi cos male.
Ma allora non capisci, eh? aveva ribattuto lei. Quel tipo che non  poi cos male, come dici tu, mi ha quasi travolto al parco con la sua bici da corsa e poi se n' andato via come nulla fosse.
A quanto pare lui la vede diversamente, angelo mio,
aveva detto Fl nel suo solito modo rilassato. Bisogna sempre sentire entrambe le campane.
Ma cosa sei? Un giudice arbitro o un mio amico? aveva protestato Maxie.
Flrian, imbarazzato, aveva mescolato distrattamente il suo chai latte. Sono tuo amico, naturalmente, aveva borbottato, ma era evidente che per lui trattare con la sua amica
arrabbiata era diventato un po' troppo faticoso. Mostrando scarso interesse, si era sciroppato la filippica di Maxie sulla marmaglia dei giornalisti che si credono sempre chiss chi, e poi se n'era andato con la scusa di dover continuare a lavorare. Non senza prima essersi fatto dare un'altra fetta di dolce al limone.
Ci vediamo dopo, angelo mio - cio, ci vediamo domani.
Stasera ho appuntamento con un compagno di studi, far tardi. Aveva stampato un rapido bacio sulla guancia di Maxie.
E non agitarti cos, lo scribacchino torner. A quanto pareva, pensava che l'esistenza di lei dipendesse da quel giornalista.
Quello  un professionista, non capisci? Una storia come questa non se la lascer sfuggire.
Non torner pi, aveva detto invece Anthony, scuotendo la testa con rincrescimento. Peccato, un articolo ci avrebbe fatto bene. Perch non gli hai semplicemente lasciato fare il suo lavoro, Maxie? A volte non hai il controllo di te stessa.
Pronto? Siete diventati tutti pazzi? Il locale va alla grande cos com', era sbottata, prima di scomparire in cucina.
Perch tutti sembravano avere la sensazione che lei avesse mandato qualcosa a rotoli? Perch nessuno vedeva come fosse impossibile quel giornalista? Al solo pensiero dell'osservazione sprezzante sul Giardino dei Finzi-Contini e sulla sua ignoranza, le andava il sangue alla testa. L'aveva fatta infuriare quasi pi di quella faccenda della pip dei gatti. Con quella domanda Brenner aveva voluto metterla in difficolt, era chiaro. Ma era chiaro anche che il caff, nonostante la piccola schiera di gatti, era mantenuto meticolosamente pulito.
Le lettiere erano in una nicchia nel corridoio, dietro una pianta da appartamento, le ciotole del cibo erano disposte
ordinatamente vicino a una struttura per arrampicarsi posta in un angolo del locale. Ogni mattina alle sei la signora Gonzales, la donna delle pulizie portoghese, veniva non solo per strofinare il vecchio pavimento di pietra ma anche per pulire e disinfettare tutte le altre superfici e passare l'aspirapolvere sui cuscini. In ogni caso i gatti non avevano il permesso di salire sui tavoli n di andare in cucina.
Maxie aveva deciso di preparare un dolce marmorizzato, per calmarsi un po'.
Mentre montava con le fruste burro e zucchero in una terrina fino a ottenere un composto spumoso per poi aggiungere le uova a una a una, aveva pensato che era davvero un gran peccato che il giornalista con cui aveva appuntamento fosse proprio quell'idiota del parco. Senza il caschetto, con quel ciuffo di capelli biondo scuro e la giacca scamosciata marrone, inizialmente non l'aveva assolutamente riconosciuto, mentre girava tra gli scaffali e passava in rassegna i libri.
In un primo momento, quell'uomo appoggiato alla libreria le era sembrato persino simpatico.
Solo quando lui l'aveva fissata quasi inorridito con quei suoi occhi chiari, lei aveva capito. E poi tutte le sue certezze erano svanite. Le risatine di sufficienza di Brenner l'avevano fatta infuriare. E cos adesso non ci sarebbe stata nessuna intervista.
Anthony aveva ragione, era un peccato. Un gran peccato, a dire il vero. Sapeva bene che un articolo sulla stampa era sempre utile per gli affari, non era stupida. E lo Stadt-Anzeiger non era certo un giornaletto qualunque, a Colonia lo leggevano tutti.
Sospirando, Maxie si era messa a setacciare la farina nella terrina.
I primi bilanci avevano mostrato che il suo caff era sulla buona strada, tuttavia non si poteva ancora parlare di un'impresa fiorente. Le spese per cibo e bevande si mantenevano nei limiti, ma aggiungendo l'affitto mensile, la paga di Anthony, la donna delle pulizie e i suoi contributi da versare e la fiscalista, le cose che si sommavano diventavano molte. Di norma serviva un anno buono perch si potesse capire se un locale piccolo come quello era in grado di fruttare e alla fine
ci restava attaccato qualcosa: l'aveva imparato a suo tempo nei due semestri di economia aziendale. E ora stavano per iniziare le vacanze estive, e molti clienti sarebbero andati in ferie. La stagione morta non esisteva solo per i giornali.
Maxie aveva cominciato a mescolare met dell'impasto con il cacao amaro, poi aveva messo tutto in uno stampo da Gugelhupf e vi aveva immerso con molta attenzione una forchetta rigirandola su s stessa e percorrendo tutto il diametro di quella dolce massa per creare l'effetto marmorizzato.
Vabb, cosa importa? aveva pensato. Ormai i buoi sono scappati dalla stalla, e Henry Brenner pu anche andare all'inferno.
Aveva sorriso con un certo compiacimento, ripensando a come gli aveva strappato di mano il piatto con la girella alla cannella. Brenner sembrava un bambino a cui avevano portato via il giocattolo preferito.
Maxie aveva lavato le fruste del mixer e si era ripromessa di non sprecare pi altri pensieri su quell'intermezzo mattutino.
Non aveva l'abitudine di recriminare troppo per le cose perdute: rendeva tutto pi difficile.
Quando poco dopo aveva infornato il suo dolce, aveva gi ritrovato il buonumore. Aveva il suo locale; aveva un bel ragazzo che le assicurava notti eccitanti e presto avrebbe preso il suo master in scienze ambientali; aveva una buona amica;
aveva Mimi che le aveva dato alcuni dolci gattini, e aveva molti clienti benevoli.
Si era scostata una ciocca di capelli biondi dal viso ed era tornata nella sala del caff.
Tutto a posto, capo? aveva chiesto Anthony.
Maxie aveva annuito e si era asciugata le mani nel grembiule.
Tutto a posto.
Aveva sorriso, senza sapere che quel giorno lo stupido detto sulle disgrazie che non vengono mai sole si sarebbe avverato.
Nel pomeriggio era venuta al caff una sua ex collega.
Ariane Lindner aveva lavorato con Maxie da Backfrisch nella Venloer Strabe. Era bassa e rotondetta, con i capelli neri tagliati corti e la frangetta
che le cadeva sulla fronte ed evidenziava gli occhioni tondi. Al contrario di Maxie era completamente dedita al suo impiego da Backfrisch. Lei era gi l, quando Maxie ci era arrivata, e adorava il suo lavoro e i clienti, che al mattino facevano la fila per prendersi i loro panini normali o all'uvetta. Pi ne andavano via, meglio era: Ariane riempiva di continuo le vetrinette dei panini e dei dolci, a mano a mano che si svuotavano. Amava persino il dolce ricoperto di streusel che alla fine - secondo Maxie -
aveva un che di stucchevole e risultava farinoso in bocca, e appena un paio d'ore dopo che era stato sfornato era gi secco.
Ma Ariane era anche sempre stata un po' gelosa di Maxie, che aveva due anni meno di lei. Il loro capo favoriva apertamente l'alta studentessa bionda; addirittura, quando Maxie era passata all'impiego a tempo pieno, le aveva prospettato l'eventualit di offrirle la gestione di uno dei negozi della catena.
A volte le due ragazze avevano fatto insieme la pausa pranzo con un caff e un panino imbottito, ma tra loro non c'era mai stata molta confidenza. Anche se la sua collega era sempre gentile e non c'erano mai stati problemi lavorando insieme dietro il bancone, Maxie vedeva il sospetto negli occhi scuri di Ariane ogni volta che il capo cominciava a scherzare con le sue collaboratrici. Maxie aveva sempre la risposta pronta, molto pi di Ariane, si faceva rispettare, non faceva straordinari, e anche per questo la collega pi anziana ce l'aveva un po' con lei.
Il vero motivo della sua gelosia, per, era privato. Ariane si era presa una cotta per Stefan Krten. Al mattino era la prima ad arrivare per mettere in forno i panini precotti ed era l'ultima a lasciare il negozio la sera. Appena lui compariva, lei cominciava a cinguettare fino a riempirgli la testa, ma Stefan Krten non la sentiva nemmeno - o non voleva sentirla - e si era invece fissato con l'impertinente Maxie, che peraltro non aveva nessuna intenzione di rimanere per sempre da Backfrisch.
Quando Maxie, dopo la morte della zia, si era licenziata per aprire il suo locale, Ariane si era chiesta se il suo progetto non fosse un po' troppo pretenzioso. Non hai poi tutta
questa esperienza, le aveva detto. Sei sicura che in questo quartiere ci sia posto per un altro caff? Maxie aveva colto una certa invidia nelle sue parole. E tuttavia Ariane Lindner era ovviamente felice che alla fine la sgradevole collega, che attirava tanta attenzione su di s, finalmente se ne andasse.
Il giorno del suo commiato, quando, dopo il lavoro, erano andati tutti insieme al Bieresel per bere un paio di Klsch, Maxie aveva visto il sollievo negli occhi di Ariane Lindner.
Soprattutto quando Krten, che era molto dispiaciuto per la perdita di Maxie, a tarda ora aveva messo affabilmente un braccio attorno alle spalle di Ariane e aveva detto di essere contento che almeno la signora Lindner gli fosse rimasta fedele.
A quelle parole, Ariane si era aggrappata a lui, ma di gestire gli altri negozi non si era mai pi parlato e Krten aveva continuato a essere poco interessato alla sua dipendente pi fedele e impegnata, preferendo svolazzare intorno alle nuove collaboratrici.
Maxie era quindi rimasta piuttosto sorpresa quando l'ex collega era comparsa al Frulein Paula e aveva cominciato a scrutare tutto con sguardo diffidente.
Allora, come vanno le cose? aveva chiesto a Maxie, dopo aver ordinato un cappuccino e un bicchiere d'acqua minerale.
Passavo da queste parti e ho pensato di dare un'occhiata al tuo locale.
Non posso lamentarmi, grazie, aveva risposto Maxie.
Quel pomeriggio non c'era molto movimento al caff. Il signor Franzen era tornato come sempre, tre amiche chiacchieravano al tavolo davanti al divano. In un angolo aveva preso posto un signore di mezza et vestito elegante e con una cravatta azzurro cielo, che Maxie non aveva mai visto prima.
Si era guardato intorno con aria interessata e lei aveva scambiato due parole cortesi con lui, quando gli aveva servito un caff filtrato e una grossa fetta di dolce marmorizzato.
Poi quell'uomo si era messo a chiacchierare con il signor Franzen, che sedeva al tavolo l accanto.
Il signore gentile in giacca e cravatta aveva notato che Maxie
lo guardava e le aveva fatto segno di voler pagare. Lei aveva
annuito. Quando si gestisce un caff,  importante tenere tutto sott'occhio, cos che i clienti si sentano trattati bene.
Quindi non ti sei pentita di aver lasciato Backfrisch? aveva chiesto Ariane incalzando l'ex collega.
No, per niente. Ogni giorno sono felice di avere il mio caff. Maxie l'aveva guardata con aria innocente. E tu? Lavori sempre nella Venloer Strabe?
Ariane aveva fatto un sorriso che sembrava pi una smorfia.
Per ora s. Ma spero di gestire presto un punto vendita della catena.
Lo spero per te, aveva detto Maxie, senza riuscire a nascondere una sfumatura di dubbio nella sua voce.
Ariane certamente l'aveva notata. Aveva corrugato la fronte, poi si era guardata di nuovo intorno.
E cos adesso hai un cat caf, aveva detto, con un tono che sembrava un po' sprezzante.
S, prima era un book caf. I gatti sono arrivati dopo. Ma questa  un'altra storia, aveva spiegato Maxie.
Ah... gi. Sono contenta per te che le cose vadano cos bene. Per quanto... ora come ora mi pare ci siano pi gatti che clienti. Non riusciva a trattenersi dal punzecchiarla.
Be', non  sempre cos, aveva replicato Maxie. Normalmente c' pi gente. Molti vengono proprio per i gatti.
Ah, s? Ariane aveva fatto tanto d'occhi. Be'... io non so... Con la scarpa, e facendo molta attenzione, aveva spostato di lato uno dei gattini, che si stava strofinando alla sua sedia. Penso che si dovrebbero tenere separati cibo e animali.
 assolutamente antigienico.
Non preoccuparti, le due cose non si mescolano per niente, aveva detto Maxie. Si era accorta di non aver pi voglia di continuare quello strano colloquio. Vuoi una fetta di dolce? Ho un'ottima torta all'uva spina meringata.
Ariane Lindner aveva annuito con fare benevolo. A un dolce non diceva mai di no.
Maxie aveva fatto lo scontrino al signore gentile, che aveva lodato le sue torte e le aveva lasciato una mancia consistente.
Lei aveva ringraziato, spiegando che tutti i dolci del
caff venivano dal quaderno di ricette della sua zia preferita, che si chiamava Paula.
Poco dopo l'uomo se n'era andato e Maxie aveva servito la torta all'ex collega.
Ariane aveva rigirato per qualche istante la forchetta nella torta all'uva spina, per poi posarla di lato.
Che schifo! C' dentro un pelo di gatto! aveva gridato disgustata, attirando l'attenzione di alcuni clienti. Maxie era subito accorsa al suo tavolo. Aveva quasi i sudori freddi. Ci mancava solo quella...
Aveva lanciato un'occhiata al piatto e scosso immediatamente la testa. Ma quello non  un pelo di gatto, aveva spiegato sorridendo. Aveva preso la forchetta e spostato sul bordo del piatto quello che era chiaramente riconoscibile come un pedicello dell'uva spina, che evidentemente non era stata mondata alla perfezione. Viene dall'uva spina.
No, aveva ribattuto Ariane con una sfumatura di cattiveria nel suo sorriso. Questo  un pelo di gatto. Il volume della sua voce ora era altissimo.
Maxie avrebbe voluto torcerle il collo. Perch la Lindner faceva tutta quella scena? Evidentemente il fatto che il locale di Maxie andasse bene le dava grossi problemi.
Ariane, tu dai i numeri, le aveva detto ritirando il piatto.
Questo non  un pelo di gatto, e tu lo sai bene. Ora  meglio che tu vada. Il dolce lo offre la casa.
Ariane Lindner aveva afferrato la sua borsa e si era precipitata fuori con un paio di imprecazioni poco simpatiche e ribadendo che i gatti in un caff non dovevano proprio starci. Maxie
l'aveva guardata uscire scuotendo la testa. Simili accuse, seppure immotivate, potevano essere dannose per gli affari.
Preoccupata, lasci vagare lo sguardo fra i tavoli del locale. Gli altri clienti avevano ripreso le loro attivit, come niente fosse.
Dopo quella spiacevole scenata della sua ex collega, Maxie si era sentita sollevata quando quella sera aveva potuto chiudere il caff. Facendo le pulizie aveva trovato un pacchetto di Gauloises schiacciato che conteneva ancora due sigarette.
Erano sicuramente di quel Brenner, che sembrava incarnare tutti i clich del tipico reporter - giacca di pelle, sigarette,
i riccioli, che si ravviava di continuo con un gesto rapido.
Probabilmente, mentre digitava i suoi articoli sulla tastiera del computer, beveva un sacco di caff e si sentiva un fine intellettuale...
Maxie aveva raccolto il pacchetto blu e l'aveva gettato nella spazzatura.
Quando era rientrata nella sala del caff aveva visto Leonie fuori dalla vetrina. La sua amica aveva bussato sul vetro mostrandole una bottiglia di vino.
Possiamo parlare tranquille? le aveva chiesto, quando Maxie aveva aperto la porta ed era rimasta l a fissare l'amica, che aveva un'aria un po' imbarazzata.
Ma s, certo. Andiamo di sopra. Fl stasera non c', nessuno ci disturber.
Allora, aveva detto Maxie dopo che entrambe si erano sedute al tavolo della cucina. Qual  il problema?
Leonie aveva tenuto lo sguardo basso, fissando le proprie mani distese sul tavolo. Aveva esitato un po', poi aveva fatto un respiro profondo e Maxie aveva sperato che quello che aveva da raccontare non fosse nulla di grave. Per quel giorno di catastrofi ne aveva avute abbastanza.
Io... devo dirti una cosa, Maxie. Leonie sembrava a disagio mentre guardava negli occhi l'amica. Penso che tu debba saperlo.
Si era morsa il labbro inferiore. Solo non so come dirtelo.
E per... per... Si era interrotta, pallida come un cencio.
Santo cielo, Leonie, che cosa succede? Maxie aveva preso la mano dell'amica nella sua. All'improvviso le erano venute in mente le cose pi terribili. Sei stata dal medico? Hai avuto una brutta diagnosi? O cos'altro?
Leonie aveva scosso il capo e sorriso impacciata. No, no...
Nessuna malattia. Si tratta... di un uomo. Oh, Maxie... Ho pensato e ripensato tutto il giorno se fosse il caso di dirtelo.
Ma penso che tu debba saperlo.
Di cosa stava parlando? Che Leonie si fosse invaghita di quel Felmy, Maxie l'aveva capito gi da un pezzo. Da quella drammatica ricerca di Emma la sua amica parlava spesso -
non si poteva non notarlo - dell'uomo riservato che abitava nel quartiere belga. Peraltro Felmy era talmente riservato che, dalla sera in cui avevano ritrovato la bambina nella casetta sull'albero, non si era pi fatto sentire da Leonie. Forse l'ex moglie gli stava col fiato sul collo...
Maxie si era appoggiata allo schienale della sedia, sollevata.
Evidentemente Leonie voleva raccontare qualcosa a proposito di Felmy. Forse nella loro storia si era mosso qualcosa.
Si tratta di Paul? aveva chiesto.
Be'... no. Si tratta di Flrian.
Maxie corrug la fronte. Che problema c'era con Flrian?
Che problema c' con Flrian? aveva domandato.
Leonie si era agitata sulla sedia, un po' a disagio. E poi finalmente aveva sputato il rospo.
Il giorno prima Flrian l'aveva seguita - Maxie stava ancora lavorando nel suo locale - fino alla gelateria Liliana. Lei si era appena seduta a uno dei tavolini all'aperto per godersi una coppetta di gelato con fragole fresche quando lui era comparso all'improvviso, l'aveva guardata sogghignando sicuro di s e le aveva chiesto se poteva sedersi al suo tavolo.
Leonie era un po' sorpresa ma non aveva voluto essere scortese.
Prego, aveva detto.
Flrian si era accomodato accanto a lei e aveva piluccato una fragola dalla sua coppetta. Poi aveva inequivocabilmente cercato di rimorchiarla.
Maxie era scoppiata a ridere, osservando divertita la sua amica che fiutava inganni ovunque.
Ah, Leonie, lo sai com' Fl, gli piace fare complimenti.
Hai sicuramente equivocato. Era ovvio che la sua amica avesse male interpretato il comportamento di Flrian. Tuttavia Maxie aveva sentito per un attimo l'ombra del dubbio passarle per la mente. Leonie si era raddrizzata sulla sedia.
Maxie, non ho frainteso. So distinguere un complimento da una chiara offerta. Flrian stava l seduto a dirmi che mi sognava da quando mi aveva visto la prima volta al caff, che aspettava da settimane quella opportunit. E poi mi ha chiesto se non volevamo passare una bella serata insieme.
Non ci credo! aveva ribattuto Maxie. Era annichilita.
S, anch'io faticavo a crederci. Ho chiesto al tuo gentile amico se aveva tutte le rotelle a posto. Tu stai con Maxie, gli ho detto, e lui ha risposto semplicemente che tu sei una ragazza carina ma non... Leonie si era interrotta.
Ma non...? aveva ripetuto Maxie. Avanti, di' cosa ha detto esattamente!
...ma non paragonabile a una donna come me. Ha detto che io ho tutta un'altra classe. E che comunque una non escluderebbe necessariamente l'altra.
Maxie si sentiva mancare l'aria. Non poteva essere vero!
Ma  davvero ignobile! Disgustoso! Insomma, sono circondata da idioti? aveva gridato furiosa, sentendo l'adrenalina che per la terza volta quel giorno le sfrecciava nelle vene. Se le cose fossero continuate cos, non avrebbe retto il colpo.
Mi dispiace davvero, Maxie, aveva detto Leonie imbarazzata.
Ma io ti ho sempre messa in guardia. Non c' da fidarsi di quel tipo. Si sente il pi figo di tutti. Sii felice che ci abbia provato con me e non con un'altra. Almeno io ti dico la verit.
Maxie aveva fissato l'amica, che stava l seduta di fronte a lei, nel suo abito immacolato con la delicata decorazione di rose, a distruggere tutto in quel modo - a parte il fatto che rispetto a lei aveva tutta un'altra classe...
Il suo cuore ferito si era ribellato, e lei d'un tratto aveva rivolto tutta la sua rabbia contro una stupefatta Leonie.
Posso dirti una cosa, mia cara? Non credo a una parola di quello che dici! Flrian non ti  mai piaciuto. Hai preso posizione contro di lui fin dall'inizio. Il perch non lo so, forse sei cos acida perch gli uomini ti hanno sempre tradita. E
adesso ti inventi queste storie da rizzare i capelli per allontanarmi da Fl. Io sono la donna dei suoi sogni, me l'ha detto ancora ieri. Hai capito? Le tue sono solo bugie! Io... io ti odio! Aveva cominciato a singhiozzare e aveva affondato il viso nelle mani.
Maxie... Maxie! Leonie era saltata su e l'aveva abbracciata.
Per favore, non dire cos. Io sono tua amica. S,  vero, Flrian non mi  mai piaciuto molto, ma se tu fossi felice con lui non cercherei di allontanarvi l'uno dall'altra. Aveva porto a Maxie il proprio smartphone. Ecco. Non sto mentendo.
Flrian voleva invitarmi a cena stasera. A casa sua. E
tutto questo mi fa male da morire. Ma pensi che dovrei tacerti una cosa del genere?
Con gli occhi pieni di lacrime, Maxie aveva guardato il display.
Mia cara, ho tenuto libera per te la serata e, se vuoi, l'intera notte.
Ho preparato uno spuntino per noi due, lo champagne  in fresco.
Vieni da me, ti aspetto, e vedremo dove ci porter la passione...
E a me ha detto che doveva incontrarsi con un compagno di studi, aveva mormorato Maxie. Che stronzo! La sua rabbia contro Leonie si era dissolta tutto d'un colpo.
Leonie aveva annuito
Gliela faccio vedere io! Se si presenta ancora al caff lo butto fuori con le mie mani.
Giusto.
Scusa, se ti ho urlato contro in quel modo. Era con qualcun altro che dovevo prendermela. Maxie aveva guardato la sua amica con aria mortificata. E... Leonie? Hai fatto bene a raccontarmelo. Spero che quel pezzo di merda anneghi nel suo champagne.
Be', sar un po' difficile... Leonie aveva trattenuto una risata. Credimi, avrei preferito raccontarti qualcosa di pi bello. Non  per niente entusiasmante essere latori di brutte notizie.
Lo so, aveva commentato Maxie. In altri tempi per una notizia pessima come questa ti avrebbero anche tagliato la testa.
Leonie aveva riso. Allora oggi posso ritenermi fortunata di essere ancora viva.
S, puoi davvero ritenerti fortunata. Questa giornata  stata inenarrabile.
E alla fine, invece di una testa, avevano sciabolato il tappo della bottiglia di Portada Reserva.
Dopo che Leonie se ne fu andata, Maxie rest ancora un po' seduta da sola al tavolo della cucina con l'ultimo bicchiere
di vino offerto dalla bottiglia. Non aveva voglia di andare a letto, l dove c'era ancora la maglietta con cui aveva dormito Flrian. Non aveva voglia di restare di nuovo da sola. Alla fine scese nel caff dai suoi gatti e si sdrai sul divano blu della zia Paula. Era lungo abbastanza perch lei ci stesse distesa comodamente. Come dal nulla comparve un'ombra chiara.
Mimi le si avvicin con passo felpato. La guardava con i suoi occhi cangianti, come se sapesse tutto. Poi, con un balzo agile, salt sul divano vicino a Maxie. Si arrampic su di lei, si distese, la guard con aria devota e le diede dei leggeri colpetti sul mento con la zampa.
Ah, Mimi, fece Maxie commossa, accarezzandole il manto morbido. Perch  sempre tutto cos complicato? Non si pu semplicemente essere felici?
Mimi fece le fusa soddisfatta. Per simili domande non aveva una risposta, perch la felicit dei gatti  molto pi semplice di quella degli esseri umani.
Maxie rest l a fissare il soffitto. Dopo aver chiuso la faccenda con Fl e dopo che le due donne avevano amichevolmente concordato, sotto l'influsso del vino rosso, che un tipo cos miserabile era meglio dimenticarlo il pi presto possibile, Leonie aveva spalancato il cuore a Maxie, raccontandole di quel momento esistenziale che aveva condiviso con Paul Felmy e ammettendo che da quella sera non riusciva a togliersi dalla mente il padre di Emma. Ma Leonie non avrebbe mai telefonato a Felmy. Prendeva atto del fatto che anche lui aveva molti problemi. Forse troppi per una mezza francese che aveva gi avuto delle brutte esperienze con uomini che tenevano il piede in troppe staffe.
Maxie incroci le braccia dietro la testa, pensierosa. Non poteva proprio dire di aver condiviso con Flrian un momento esistenziale. Anzi, dubitava che nella vita di quel parassita ipocrita, che sapeva sfruttare abilmente il suo bell'aspetto e per settimane se l'era spassata al caff a spese di Maxie, ci fossero mai stati momenti di una certa importanza.
Per lui tutto era sostituibile, Persino la sua ragazza. Per un istante Maxie si immagin la strigliata che avrebbe dato all'ignaro Flrian, quando fosse arrivato al caff. Poi pens di
chiamarlo subito e costringerlo a darle spiegazioni al telefono.
Alla fine decise di non farlo. Quell'uomo non meritava che lei si occupasse di lui neanche un secondo pi del necessario.
Le avrebbe solo scodellato qualche bugia e un paio di scuse, avrebbe cercato di addolcirla con delle lusinghe, e magari alla fine, assolutamente sorpreso, avrebbe affermato di non aver mai pensato che lei potesse essere una simile borghesuccia.
Maxie afferr il suo smartphone. L'avrebbe scacciato dalla sua vita su due piedi con un SMS. Non si era meritato nessuna attenzione ulteriore. Che i suoi futuri cappuccini e chai latte li bevesse all'inferno! Da quel momento in poi, in ogni caso, lei non era pi disponibile.
Flrian Gerber, sei davvero ignobile. La mia amica Leonie  appena stata da me e mi ha raccontato tutto. Con questo dovrai fare i conti. Non aspettarti pi niente da lei, n stasera n mai. E neppure da me. E che non ti salti in mente di piombare qui al caff anche solo una volta ancora: per te, da questo momento, c' assoluto divieto di accesso. Ti sbatterei fuori in malo modo, tu e il tuo stupido MacBook. Ah, e ancora una cosa. Mi dispiace davvero di non essere all'altezza della tua classe, ma sai che ti dico? Anche tu non hai la mia classe. Sei solo un piccolo, misero parassita che vive sulle spalle degli altri.
Maxie.
Sped il messaggio, senza neppure rileggerlo. Poi blocc il suo numero sul cellulare ed elimin il contatto di Flrian. Si ricomincia da capo, pens, tirandosi su fino alle spalle la coperta di lana leggera che stava a un'estremit del divano. Poco dopo scivol nel sonno. La gatta continuava a fare le fusa accanto a lei. Perlomeno, aveva ancora Mimi. La dolce, fedele Mimi.
Ma per quanto tempo ancora?
...
.
...
Capitolo 21.
...
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...
Anche per Henry Brenner la giornata non era continuata in modo particolarmente piacevole.
Dopo che l'isterica proprietaria del Frulein Paula gli aveva negato non solo l'intervista ma anche la girella alla cannella, aveva vagato un po' per la strada. Quella stupida oca non gli aveva offerto nemmeno un caff. Nonostante la giovane brutta copia del principe Harry stesse gi per prepararglielo.
Quel giorno decisamente non era cominciato bene. Lo stomaco di Brenner brontolava, e in una panetteria l vicino si era preso un panino gommoso al prosciutto con un caff.
L'aveva aperto e aveva tolto le foglie di insalata avvizzite. Non aveva mai capito cosa c'entrasse l'insalata in un panino imbottito.
Probabilmente voleva dare l'idea che fosse sano. Al giorno d'oggi tutto doveva essere sano, l'avevano capito persino in quel negozio di Backfrisch.
Una commessa grassottella dal sorriso gentile gli aveva allungato il caff sopra il bancone. Brenner aveva dato un morso al panino e aveva bevuto il caff, che almeno era passabile.
Poi si era diretto verso la fermata del tram e aveva tastato la giacca in cerca delle sigarette. Dove era finito quel maledetto pacchetto? Forse l'aveva lasciato in quel caff dei gatti?
A mezzogiorno aveva avuto uno scontro con il capo della cronaca locale. Robert Burger, che Brenner aveva quasi travolto mentre entrava di corsa in redazione, si era arrabbiato perch lui era tornato senza l'intervista promessa.
Brenner aveva alzato gli occhi al cielo e portato avanti le mani cercando di calmare il suo capo.
Mamma mia, signor Burger... Con tutto il rispetto, ma questa storia dobbiamo tenercela per un'altra volta.
Ah, s? E perch? aveva ribattuto il responsabile della cronaca locale, aggiustandosi la cravatta azzurro cielo.
Perch, mi creda, non  cosa... Io stamattina ci sono andato, ma la proprietaria del caff  una paranoica che odia gli uomini. Non ha voluto
fare l'intervista, quella  completamente fuori di testa!
Aveva fatto spallucce. Mi ha insultato, e ha detto che prima che possa rilasciarmi un'intervista dovranno volare gli asini. A quel punto me ne sono andato.
Henry Brenner aveva l'aria di un agnellino.
Robert Burger aveva inarcato un sopracciglio e lanciato al suo reporter uno sguardo tagliente da sopra il profilo dorato dei suoi occhiali.
Ma come, se n' andato?! Che discorsi sono questi, Brenner, lei non aveva un appuntamento con quella signora? Il suo comportamento mi sembra un po' poco professionale.
Brenner aveva fatto fatica a trattenersi per non rispondere a tono. Ma doveva essere prudente. Il suo capo non doveva assolutamente venire a sapere perch la donna del caff dei gatti che odiava gli uomini non voleva rilasciargli un'intervista.
Mi dispiace, aveva detto moderando il tono. Ma temo che non ci sia niente da fare. Forse mandando una donna...
Chieda a Katja Sieger, magari avr pi fortuna!
Per sua sfortuna, e perch la vita spesso crea i casi pi assurdi, quello stesso giorno il suo capo aveva un appuntamento per una visita medica nei pressi della Lenauplatz. E quando era uscito dall'ambulatorio dell'internista - che gli aveva assicurato che i suoi disturbi dipendevano da un'alimentazione troppo abbondante e non avevano assolutamente niente a che fare con il suo pancreas, che si presentava tenero e bello come quello di un neonato -, camminando per raggiungere l'auto parcheggiata, aveva percorso la ChamissostraBe, ed era passato davanti al Frulein Paula. Proprio il caff nel quale, come aveva affermato il suo redattore, il
bastone del comando era nelle mani di una suffragetta militante che non aveva intenzione di rilasciare interviste a uomini.
Curioso, Burger era entrato nel locale - non sarebbe diventato giornalista, se non avesse avuto una sana dose di curiosit.
Si era aggiustato la cravatta e aveva scelto un tavolo accanto a un signore anziano che era seduto con un gatto in grembo e leggeva beatamente il giornale.
Di cosa diavolo parlava Brenner? Quello non era per niente un tipico caff per donne.
Burger aveva preso posto ed era stato salutato e accolto con grande gentilezza. Il dolce marmorizzato aveva la giusta quantit di cioccolato - Burger non sopportava che un dolce marmorizzato avesse troppo poco cioccolato - e la giovane donna che glielo aveva servito al tavolo aveva la stessa risata cordiale della sua figlia prediletta, Friederike. I gatti erano deliziosi, e lui si era messo a chiacchierare con il signore anziano, che gli aveva raccontato dei terribili lavori di ristrutturazione nella sua casa che si stavano protraendo da settimane. E della sua solitudine. Quel locale, gli aveva assicurato l'uomo, che pareva un po' duro d'orecchi, gli aveva in un certo senso salvato la vita, e lui stava pensando di adottare uno dei gattini, magari Afrodite, che, per cos dire, l'aveva scelto. Aveva indicato la micina bianca. Una creatura cos piccola pu davvero cambiare tutto, aveva concluso con grande buonsenso.
Che bella storia! Burger era profondamente commosso. In quel grazioso caff venivano fuori le debolezze umane, aveva detto a s stesso, mentre faceva un cenno all'incantevole proprietaria, che evidentemente si occupava di tutto nella gestione del locale, anche dei dolci - davvero una giovane donna degna di nota. Lei gli aveva portato il conto e lui aveva pagato. Avrebbe dovuto dire due paroline a Brenner.
Quella era riottosit.
Quando pi tardi era tornato in redazione, Robert Burger aveva dato una strigliata al suo reporter della cronaca locale.
Non so cosa le sia preso, Brenner. Quel caff offre una bella storia, e la sua proprietaria  davvero incantevole.
Ma...
Burger aveva sollevato una mano. No. Si risparmi le sue scuse. Non ho tempo per cose del genere. Mi aspetto che mi consegni una storia. Con qualche foto espressiva. E in fretta, se non chiedo troppo. Altrimenti pu tornare a scrivere su quella rivista gratuita distribuita dalle panetterie,
la Bckerblume.
La Bckerblume ovviamente non era un'opzione per un futuro Egon Erwin Kisch.
Henry Brenner aveva annuito in silenzio, mentre Burger lo piantava l sul pianerottolo e si dirigeva a grandi passi verso il suo ufficio. Non aveva l'aria di scherzare. A volte il suo capo si incaponiva su delle sciocchezze. Quando fiutava un po' di resistenza, dava il meglio di s, era una questione di potere. In realt quell'articolo era del tutto inutile.
Di malumore, Brenner si era avvicinato alla finestra e si era chiesto se non ci fosse un modo per uscire da quella situazione.
Burger sembrava proprio fissato con quello stupido caff.
Probabilmente perch si lasciava sempre rimbambire dalle donne bionde e carine, come dimostrava anche la Sieger.
Katja Sieger era passata sul pianerottolo mentre Burger gli stava dando la lavata di capo, e naturalmente aveva subito rallentato il passo, per cogliere il pi possibile del loro battibecco.
Si era diretta verso la macchinetta delle bevande muovendosi al rallentatore sui suoi tacchi a spillo.
Ora era tornata indietro.
Ehi, qualche grana? aveva chiesto facendo la finta tonta.
No, perch? aveva ribattuto Brenner con tono altrettanto falsamente ingenuo.
Mah, pensavo solo... Stava davanti a lui in un tubino corto senza maniche a quadretti verdi da cui spuntavano le sue lunghe gambe e braccia magre. In mano teneva la sua pretenziosa cartelletta in pelle color arancione e i capelli biondi le cadevano sulle spalle in onde perfette.
Non stia l ad arrovellarsi la sua bella testolina, aveva detto lui con aria di superiorit. Lei qui viene pagata per scrivere.
Le ci era voluto qualche istante per capire l'antifona,
poi, indignata, aveva preso un bel respiro e se n'era andata tacchettando.
Brenner aveva sogghignato. Gli sembrava di essere in una di quelle belle commedie di una volta con Doris Day. Tuttavia non aveva risolto il suo problema. Maxie Sommer aveva sempre la risposta pronta. Era un osso duro, anche se il capo la trovava davvero incantevole.
Non si poteva affrontare quella Catwoman con i motti di un vecchio uomo bianco, avrebbe subito tirato fuori gli artigli.
Se si fosse accorta che lui voleva qualcosa da lei, lei avrebbe vinto.
Sospirando, Brenner si era diretto verso l'ascensore ed era sceso. Sarebbe andato a Canossa. Davanti al palazzo del giornale si era acceso una sigaretta. Mentre soffiava il fumo nell'aria cominciando a rilassarsi, si era convinto che in fondo tutto era molto semplice. Doveva solo cambiare strategia. Sii gentile e simpatico, fai le tue domande e non lasciarti provocare da quella piccola scontrosa, si era detto. Avanti, Henry,  una sciocchezza per un giornalista esperto come te. Tu sei bravo. Tu sei molto bravo.
Aveva spento la sigaretta e quando verso sera aveva incrociato di nuovo il suo capo, che scherzosamente gli aveva agitato contro il dito dicendo Brenner, conto su di lei!, lui aveva risposto ridendo: Non si preoccupi, consideri l'articolo gi scritto.
La mattina seguente, poco prima delle nove, Henry Brenner si trovava ancora davanti al piccolo caff nella ChamissostraBe. Gli venne in mente il giorno
della marmotta di Ricomincio da capo. Spi dalla vetrina. Questa voltanon c'erano clienti mattinieri. Il rosso alla macchina del caff prese qualcosa dal bancone e scomparve in cucina. Nessuna traccia di Catwoman.
Brenner abbass la maniglia ed entr cauto nel locale. Fu subito avvolto dal profumo di vaniglia, cannella e lievito. Si sedette a un tavolo nell'angolo pi lontano e si nascose dietro il giornale. Scorse un articolo sulla storia del centro termale Neptunbad, che lui stesso aveva scritto.
Non era per niente male, pens. Poi sent qualcosa grattare sulla sua scarpa.
Un gattino tigrato aveva scoperto il suo laccio da scarpe e ci stava giocando. Era tutto tranquillo. Per il momento.
Qualche minuto dopo la porta della cucina si spalanc e Maxie Sommer ne usc con un vassoio pieno di girelle alla cannella. Con slancio lo pos sul bancone e alz lo sguardo.
Solo allora not il primo cliente. Gli occhi azzurri di Maxie si fecero chiarissimi.
Henry ebbe un dj-vu. La donna al bancone, pure.
Abbass le braccia e la guard con aria contrita da sopra il giornale.
Lei incroci le braccia e si appoggi al bancone.
Ma no, chi abbiamo qua?
Sono venuto solo per le girelle alla cannella. Brenner abbozz un sorriso.
Questo  terribilmente interessante. Altro?
Quella cosa sulla pip di gatto... non era mia intenzione.
Si diede una scossa. Vorrei scusarmi.
A-ha. Maxie rest impassibile.
Be', allora... Cos ci siamo chiariti. Magari adesso avrebbe tempo per un'intervista?
Ho paura di no.
Brenner strabuzz gli occhi. Dentro di s, ovviamente.
L'incantevole giovane donna la metteva gi dura, non si era aspettato nulla di diverso. Autocontrollo, Henry, ordin a s stesso. Autocontrollo!
Fece un sorriso accattivante. Ma perch? Il locale  vuoto, non ha niente da fare.
Qui c' un sacco da fare, ribatt lei imbronciata, e non si mosse dal bancone.
Solo ora Brenner not le ombre sotto gli occhi di lei. Evidentemente la proprietaria del caff aveva dormito male.
Maxie Sommer sembrava un po' a pezzi.
Qualche problema? chiese Brenner. Quello non faceva parte della sua strategia, gli era solo venuto fuori cos.
Perch? Vuole aiutarmi? Proprio lei? O  solo curiosit professionale?
Forse entrambe le cose... Ascolti, non sono cos tremendo come sembro.
Lei lo squadr come fosse il lupo cattivo vestito da agnellino.
Lei non sembra tremendo, signor Brenner. Lei lo , spieg Maxie con un sorrisino impertinente.
Lo so. Le rispose con lo stesso sorriso. Significa che avr la mia intervista?
La vide esitare.
In quel momento dietro di lei comparve l'inglese. Che in un attimo comprese la situazione.
Oh, mister Brenner! E tornato... That's wonderful! grid allegro. Allora ci sar un articolo sul nostro bel cat caf? I
capelli rossi di Anthony avevano il colore acceso di una carota, e sulla sua maglietta rosa era scritto i'm a sex-bomb.
Gli angoli della bocca di Brenner si contrassero. Il ragazzo aveva senso dell'umorismo.
Pare di s, rispose. A meno che la capa non mi butti ancora fuori.
Oh, no, no! Anthony si volt rapidamente verso Max:e.
Spinse la giovane recalcitrante verso il tavolo di Brenner e la costrinse a sedersi su una sedia libera. La mia capa le concede molto volentieri un'intervista. Desidera un caff? Una girella alla cannella?
Va bene, concesse Maxie. Era seduta su una sedia Thonet e dondolava il piede nervosamente. Un quarto d'ora, non di pi. Ho parecchio da fare, come vede.
Brenner annu e tir fuori il suo taccuino. In realt non vedeva proprio niente, ma pazienza. Avrebbe fatto le sue domande a quella tipa scostante, e poi... buonanotte ai suonatori.
Ma quando Anthony dopo qualche istante gli mise sotto il naso una girella alla cannella appena sfornata, non seppe resistere. Afferr avidamente il dolce e gli diede un morso.
Ah,  divina! esclam masticando e dimenticando per un attimo tutte le sue riserve. Ha lo stesso sapore delle girelle che mi faceva la mia nonna dell'Eifel da bambino.
Quindi... Maxie sorrise. Sua nonna. Evidentemente
era stupita di sapere che un simile mostro aveva una nonna o di vedere che mostrava segni di umanit.
S, mia nonna, ribad, e sguain la matita.
Dunque lei si chiama Maxie Sommer, cominci.
Maximiliane, immagino. Sogghign, e lei arross.
Be', lei di sicuro non si chiama Henry, ribatt lei.
Scommetto che sul suo passaporto c' scritto Heinrich.
Henry, che in effetti si chiamava Heinrich, come il marito della sua nonna dell'Eifel, serr le labbra e annu.
Esattamente. Come in Heinrich-mir graut-vor-dir (Heinrich, tu mi fai orrore! E un verso dal Faust di Johann Wolfgang von Goethe.) disse cantilenando. E la mia passione segreta  aspettare al varco le giovani donne nel parco e stenderle con la mia bici.
Vide che Maxie reprimeva una risata. Davvero, avrebbe dovuto fare pi attenzione, signor Brenner, disse poi seria.
Ho ancora un enorme livido blu sul... sul...
Sul fondoschiena, complet lui. Non si preoccupi, questo non ci sar nell'articolo. I suoi occhi brillarono divertiti.
Per un breve istante si concesse la visione di un delizioso fondoschiena, blu e verde come il mare della Costa Azzurra.
Lei lo guard con attenzione.
Ehi, non sia impertinente, okay? Quella donna riusciva a leggergli nel pensiero? Avrei potuto chiederle un risarcimento per danni morali.  stata colpa sua.
Continuando cos non avrebbe mai scritto l'articolo. Brenner decise di non continuare la discussione su chi avesse la colpa. Tacque. Il pi saggio cede. Almeno nelle piccole cose.
S, si limit a dire. Le circostanze del nostro primo incontro non sono state particolarmente felici, su questo le do ragione.
Maxie parve calmarsi.
Ma ora mi racconti come mai il suo caff si chiama Frulein
Paula.  un nome davvero bizzarro per una caffetteria.
Gli occhi di Maxie brillarono leggermente.
Paula era la mia zia preferita, disse. Non si  mai sposata e ci teneva molto a essere chiamata Frulein, signorina.
Maxie sorrise. Naturalmente  stato molto tempo fa. Tuttavia mia zia era a suo modo molto emancipata, era semplicemente una persona incredibile. Senza di lei, il mio caff non esisterebbe. Lanci uno sguardo alle librerie. Vengono da lei anche tutti i libri che vede qui.
A-ha. Brenner ascoltava con attenzione e di tanto in tanto prendeva appunti. E anche i gatti sono di sua zia? O si tratta del suo concept per il locale?
N l'una n l'altra cosa, i gatti sono venuti dopo. Sono della mia amica Leonie, o meglio, della vicina della mia amica che  andata in vacanza e non  tornata. Be', all'inizio c'era solo Mimi... ma poi ha avuto dei gattini...
Brenner cercava di seguire il suo racconto.
Voglio dire... continu Maxie. Tutto questo non era programmato, capisce? Ma s, in questo modo il mio caff  diventato un cat caf, concluse. Subito dopo si mise una mano davanti alla bocca. Oh, Ges mio... in realt non so se posso raccontarle tutte queste cose...
Lo guardava con aria spaventata e lui si raddrizz sulla sedia, ora ancor pi interessato.
C'era forse qualche segreto?
Signora Sommer, lei pu raccontarmi tutto. E alla fine nell'articolo metteremo solo ci che lei concorda di divulgare, okay?
Okay. Sembrava sollevata. La storia della vicina sar meglio cancellarla. Non  ancora stata del tutto chiarita. Fece un profondo sospiro, e tutto d'un tratto apparve molto preoccupata.
Henry annu con partecipazione, sebbene non capisse esattamente di cosa si trattasse.
Da quel momento l'intervista procedette in maniera del tutto cordiale. Maxie gli raccont come avesse sempre sognato di aprire un proprio caff. E che sua zia, la signorina Paula Witzel, le aveva lasciato in eredit il capitale necessario per far partire l'attivit. Raccont delle difficolt iniziali e delle ricette dei dolci, che venivano tutte dalla zia. Del giorno in cui era arrivata una gatta bianca di nome Mimi e del giorno in cui aveva scoperto la cucciolata nell'armadio. Delle
persone che frequentavano il caff e delle vicende che l erano accadute. Della ricerca di una ragazzina infelice, che alla fine aveva potuto tenere con s un gatto chiamato Lavanda.
E di un anziano solitario, che ogni giorno nel caff leggeva il suo giornale e presto si sarebbe a sua volta portato a casa uno dei gattini. Di Anthony, lo studente di Manchester, che la aiutava per qualche ora e indossava sempre quelle magliette con motti divertenti. Delle giornate che iniziavano al mattino presto, in modo che tutto il lavoro potesse essere svolto. E di come per lei fosse una grande fortuna poter gestire un caff come quello.
E questo lo fa pi o meno tutto da sola? Cos non le resta molto tempo per la vita privata... osserv Henry, il cui taccuino nel frattempo si era via via riempito.
Maxie all'improvviso sembr un po' strana, o forse era stata solo un'impressione di Brenner?
La vita privata per il momento  esclusa, spieg con tono cos deciso che lui rinunci a fare altre domande sull'argomento.
Gli sarebbe interessato sapere se Maxie Sommer aveva un fidanzato o un marito. Per pura curiosit professionale, naturalmente.
 un peccato, si limit a dire.
Ho il mio caff, ribatt lei. E Mimi, naturalmente.
Quasi avesse compreso che si stava parlando di lei, la micia bianca si avvicin al tavolo e cominci a fare le fusa strofinandosi alle gambe del reporter. Lui si chin ad accarezzarla e Mimi lo fiss con i suoi occhi verdi in modo cos penetrante che Henry si sent un po' a disagio.
Le piacciono i gatti? Maxie, sorpresa, fece tanto d'occhi.
Brenner annu. Poi, all'improvviso, dovette starnutire.
Non se compaiono a centinaia e in compagnia di vecchie con la gobba che leggono i fondi del caff, rispose facendo una smorfia. Negli altri casi... s.
Quali vecchie con la gobba? chiese Maxie, mentre Brenner starnutiva di nuovo. Ehi, che le succede? E allergico ai gatti?
Brenner scosse la testa. No, in realt no, gracchi.
Ogni giorno passiamo l'aspirapolvere e puliamo tutto,
gli assicur la proprietaria del caff, che d'un tratto si era messa sulla difensiva.
I gatti restano giorno e notte nel locale? domand Brenner.
Certo, perch no? Qui hanno tutto quello di cui hanno bisogno. Persino un cortile interno privato.
E le toilette personali.
S, esatto.
Quando Brenner fece per accomiatarsi, un'ora e mezzo pi tardi, nel caff erano gi seduti i primi clienti. Il giornalista si aggir un'ultima volta tra gli scaffali. A quel punto sapeva non solo come erano arrivati i gatti nel caff ma anche cosa c'entravano quei libri messi insieme in modo un po'
raffazzonato.
Posso sceglierne uno? chiese. Lo pago, ovviamente.
Con un gesto deciso prese un volumetto sottile dallo scaffale dei Libri a lieto fine e lo porse a Maxie.
Lei lesse il titolo sorpresa. Poi spost lo sguardo meravigliato su Brenner.
Come mai proprio questo libro? domand.
Non saprei. L'uomo fissava la copertina dalla grafica fuori moda, che mostrava una giovane donna con un vestito da ballo. La particolare storia d'amore di Tipsy. E in qualche modo...
originale. Sorrise. Non trova? Allora, cosa le devo?
Assolutamente nulla, signor Brenner. Il libro glielo regalo.
Sorrise con fare misterioso. Ma solo se all'occasione mi dir se le  piaciuto.
Lo far, promesso, rispose lui. Adesso so dove trovarla.
Maxie non era tipo da credere ai segni. Quando quel giornalista aveva dovuto scegliersi un libro, era certa che ne avrebbe preso uno dalla categoria Per menti intelligenti. Invece Brenner aveva afferrato un romanzo dallo scaffale dei Libri a lieto fine. E anche se non era una con l'abitudine di attribuire un particolare significato a ci che accadeva, Maxie aveva trovato degno di nota che la scelta del reporter fosse
caduta proprio su uno dei libri preferiti di sua zia. Paula Witzel
a un certo punto si era arresa al fatto che sua nipote non fosse un'accanita lettrice. Ci nonostante ogni tanto, quando Maxie trascorreva un pomeriggio da lei, le aveva indicato quel libro e le aveva detto che un giorno o l'altro avrebbe dovuto leggerlo. Questo libretto mi ha accompagnato per tutta la vita, aveva spiegato. L'ho letto da ragazzina e lo rileggo ancora volentieri. E cos magnificamente antiquato e assolutamente amabile, e so che l'eroina ti piacerebbe. Promettimi che lo leggerai, prima o poi. In fondo  il libro preferito della tua vecchia madrina, dovrebbe interessarti anche solo per questo.
Maxie glielo aveva promesso ridendo. E non aveva ancora mantenuto la sua promessa. Era sempre cos impegnata con la vita, che non aveva tempo per leggere.
Maximiliane Sommer segu con uno sguardo pensoso Henry Brenner - che in realt si chiamava Heinrich - mentre se ne andava. Sorrise. Non era poi cos male. Forse un pochino vanitoso e pieno di s. Ma quello che aveva detto su sua nonna e sulle girelle alla cannella era stato carino. Per un istante qualcosa di molto toccante era comparso dietro i suoi modi da sfacciato.
Maxie torn nel caff e sparecchi il tavolo del giornalista.
Perlomeno Brenner alla fine aveva ammesso che lo scontro al parco era stato colpa sua. E poi, con gli occhi che gli brillavano, le aveva raccontato della nuova bicicletta Peugeot che quella mattina stava provando per la prima volta. E una fortuna che non si sia sfasciata quando lei  venuta fuori sparata da dietro il cespuglio, aveva scherzato. Io? aveva replicato Maxie con finta indignazione. E lei ad avere sfasciato me. Lui l'aveva guardata e aveva riso.
Se mai ci mettessimo insieme, cosa che immagino non accadr, questa faccenda del parco sarebbe un vero spasso, no?
Come in quei film in cui una coppia  seduta sul divano ed entrambi devono raccontare come si sono conosciuti. E
ognuno ha la propria versione della storia.
Vuol dire come in Mr. & Mrs. Smith?
S, ma spero che noi non vorremo ammazzarci a vicenda.
Brenner ammicc. Facciamo pace, almeno per il momento.
A lei serve un bell'articolo sul suo caff, e io... io ho assolutamente bisogno di un'altra di queste girelle alla cannella.
L'intervista era andata bene. Era stata piacevole da subito.
Quel Brenner sapeva essere spiritoso e lei aveva sempre la risposta pronta. Il battibecco l'aveva divertita. Alla fine lui aveva girato un po' nel caff e aveva scattato qualche fotografia.
Lei e Anthony al bancone. Il quaderno blu con le ricette della zia Paula. Mimi e la sua cucciolata sul divano di velluto.
Konrad Franzen che mangiava una grossa fetta di torta di mele con la panna montata.
Maxie aspettava con ansia di vedere cosa avrebbe scritto Brenner sul suo caff. Quando uscir l'articolo, quindi?
aveva chiesto. E Brenner aveva risposto: Lo pubblichiamo gi domani, o al pi tardi dopodomani. Aveva detto di avere gi tutta la storia in testa, doveva solo scriverla al computer.
E che in ogni caso avrebbe fatto una sviolinata alle girelle alla cannella della zia Paula. Anche a quelle aveva fatto una foto. E infine, ancora una di Maxie davanti alla lavagnetta vicino alla vetrina, sulla quale, nella sua bella calligrafia corsiva, erano scritti i dolci del giorno.
Alla fine, l'uomo dello Stadt-Anzeiger se n'era andato di buonumore. Eppure Maxie era ancora diffidente. L'osservazione sulle toilette dei gatti l'aveva irritata. Pensava che Brenner fosse capace di tutto - anche di scrivere una stroncatura del suo caff dei gatti.
...
.
...
Capitolo 22.
...
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...
Nelle settimane seguenti, ogni mattina, come prima cosa, Maxie andava all'edicola per comprare il Klner Stadt-Anzeiger. Senza nemmeno allontanarsi dalla Lenauplatz sfogliava le pagine della cronaca locale in cerca dell'articolo di Henry Brenner. Dopodich tornava al caff con un'espressione delusa in volto.
Ancora niente? chiese Anthony.
No. Maxie scosse la testa e pos il giornale sul bancone.
Proprio non capisco. Prima sembrava ossessionato dall'intervista, e adesso non succede niente.
Anthony prese il giornale e diede una scorsa alle pagine.
How strange! comment. Era cos entusiasta del nostro locale...
Evidentemente quell'uomo non solo mangia volentieri le girelle alla cannella, ma apprezza anche la loro forma a chiocciola, essendo lui stesso una lumaca, sbott Maxie seccata.
Poi and in cucina per preparare la torta di mele affondate con le noci della zia Paula. Mentre mescolava l'impasto, tagliava le mele in quarti e ne incideva la superficie pi volte con un coltello, si disse che l'atteggiamento di Brenner in fondo era un classico: prima si d delle grandi arie e si riempie la pancia spazzolando i suoi dolci e poi... calma piatta.
Probabilmente nel frattempo aveva scovato storie pi emozionanti.
D'altra parte, per, le aveva detto che l'articolo era praticamente gi scritto. Certo che in quel momento un po'
di pubblicit le avrebbe proprio fatto comodo... Era ormai tempo di vacanze, e nei fine settimana il Frulein Paula cominciava a essere sensibilmente pi vuoto. Maxie trovava anche un pochino offensivo che il giornalista non si fosse nemmeno
pi fatto sentire. In qualche modo aveva un brutto presentimento.
Dai, non essere cos impaziente, le disse Leonie quando pass dal caff quella mattina. Si stava godendo il primo giorno libero dalla scuola e, contrariamente al solito, era abbastanza rilassata. Scusami se te lo dico cos, ma la storia del tuo locale non  esattamente la top-news del giorno...
Questo lo so anch'io, ribatt Maxie leggermente contrariata.
Ma non stiamo mica parlando dell'articolo di apertura in prima pagina. E le altre storie che si leggono nelle pagine della cronaca locale non le trovo poi cos avvincenti.
E se provassi semplicemente a chiamare la redazione per sentire cosa dicono?
Maxie pass un caffellatte alla sua amica sopra il bancone.
Sei pazza? Non ci penso neanche. Io non corro certo dietro a quel tipo.
D'accordo, non corrergli dietro, ma potresti almeno girargli intorno. Leonie ridacchi. Domani vai al parco e guardati in giro, magari il tuo reporter sfreccer da quelle parti e vi incontrerete di nuovo, cos potrai chiedergli dell'articolo.
Il fatto che il giornalista e il ciclista del parco fossero la stessa persona aveva molto divertito la sua amica. Se questo non  un segno... aveva detto, ammiccando in modo eloquente.
Ma io non credo nei segni, aveva replicato Maxie.
Santo cielo, Leonie, una volta eri pi divertente, lo sai?
disse ora Maxie. Meglio che mi dimentichi l'articolo. Ormai credo che non se ne faccia pi niente.
Dai tempo al tempo, wait and see, si intromise Anthony.
Giusto, aspettiamo ancora un po', concord Leonie.
Maxie guard la sua amica. E tu? Anche tu aspetti ancora?
O il signor Felmy nel frattempo si  degnato di chiamarti?
Leonie si mise a mescolare il suo caffellatte con insistenza.
Purtroppo no.
E... tu non lo chiami?
No.
No? Maxie fece un sorrisino ironico e diede un colpetto col gomito a Leonie. Pensavo che aveste condiviso un momento esistenziale...
Fece il segno delle virgolette nell'aria con le dita.
Be', non so... Forse me lo sono solo immaginato. Leonie
sembrava imbarazzata. Probabilmente  troppo impegnato.
Troppo impegnato per ringraziarti? Maxie inarc le sopracciglia.
Tu ti sei fatta in quattro quella sera.
S, ma l'ho fatto perch volevo farlo. E naturalmente per Emma. Non per essere ringraziata. E poi...
E poi?
E poi non so se un uomo divorziato che si fa ancora tenere in pugno dall'ex moglie in quel modo possa essere quello giusto. Ci ho pensato ancora. Mi sembra troppo complicato.
E Paul Felmy sicuramente la vede allo stesso modo.
Leonie sorrise, ma Maxie colse la delusione negli occhi dell'amica.
Tu getti la spugna troppo presto. Che ti succede, mia cara?
La vita  tutta complicata. Solo la morte non lo . Non conosci le parole del celebre Alexis Zorba? Life is trouble. Only death is not. Balliamo? Maxie allarg le braccia e inizi a schioccare le dita, canticchiando a bocca chiusa le prime note del sirtaki.
Leonie non pot trattenersi dal ridere. No, no. Adesso smettila, i clienti ti stanno guardando.
E allora? Loro si unirebbero volentieri alla danza, replic Maxie. Questo  un caff allegro. Abbass le braccia.
Vedi, io penso sempre che quando le cose sono complicate la storia si fa interessante. Tutto il resto  noioso. Fece un cenno col capo a una donna seduta a un tavolo con la sua bambina piccola che voleva pagare. Vengo subito, grid, e le si avvicin saltellando per il locale, imitando dei passi di danza. Le fece il conto, poi prese un'ordinazione da un altro tavolo.
E come sta Emma? chiese quando torn.
Oh,  molto felice con il suo nuovo gatto. Negli ultimi giorni a scuola non ha parlato d'altro. Leonie sorrise. A
quanto pare, almeno per Emma e Lavanda c' stato un lieto fine.
E per il signor Franzen e Afrodite.
E per Flrian e la sua matita. Gli occhi di Leonie brillarono.
Maxie si stupiva ogni volta nel notare che dietro quei grandi, dolci occhi da cerbiatta dell'amica era in agguato una burlona. Fece un sorriso amaro. Stranamente pensare a Flrian non la metteva quasi pi a disagio. Si arrabbiava solo per essersi fatta fregare da un simile imbroglione.
Non parlarmi di lui, disse.
Non l'hai pi sentito?
Maxie scosse la testa. Il mio SMS di addio evidentemente non gli  piaciuto.
Leonie inclin il capo pensierosa. Quel piccolo, misero parassita in effetti era abbastanza duro. Fin il suo caffellatte e pos la tazza. Avrei potuto scriverlo io, aggiunse.
Poco dopo Leonie si accomiat dicendo che sarebbe andata al quartiere belga per fare un po' di shopping. L c'era un negozietto fantastico che teneva anche marche francesi.
Adesso anche durante la settimana ho tempo per queste cose, sospir felice. Ho urgentemente bisogno di un nuovo paio di scarpe.
Non  vero, ribatt Maxie strizzandole l'occhio.
Invece s, davvero: non ti ricordi che Mimi ha completamente
rovinato le mie belle scarpe rosse? Devo sostituirle con qualcos'altro.
Be', allora buona fortuna, disse Maxie, che come sempre portava ai piedi i suoi sandali Birkenstock marroni.
Leonie li indic con lo sguardo. Attenta che in quelle scarpe tutte sformate non ti vengano i piedi piatti, comment trasecolando. Be', perlomeno  il modello orne buckle con la fibbia d'oro. Dove l'hai pescato? L'anno scorso erano esauriti ovunque.
Gi... perlomeno... ripet Maxie, che non si era resa conto di quali scarpe preziose si stesse impossessando quando passando aveva visto i sandali sullo scaffale e li aveva comprati.
Si abbracciarono prima di salutarsi e Leonie propose di incontrarsi quella sera al Wackes per brindare all'inizio delle
vacanze estive con un Flammkuchen (una sorta di focaccia senza lievito, generalmente ricoperta di cipolle e pancetta) innaffiato da un buon Edelzwicker. Sei settimane di libert, disse Leonie. Quasi non ci credo!
Dopodich era sparita definitivamente, e mentre si allontanava la sua gonna estiva azzurro cielo si gonfiava dietro di lei come una piccola nuvola.
Maxie la segu con lo sguardo sorridendo. Non vedeva l'ora di quella serata tra amiche al Wackes.
Ma quando chiuse il locale, controll la posta e distrattamente apr in fretta una busta grigio chiaro che aveva trovato nella cassetta delle lettere, quasi le manc il fiato.
...
.
...
Capitolo 23.
...
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...
Leonie aveva avuto un pomeriggio molto allegro. Aveva bighellonato per il quartiere belga, da Simon und Rinoldi si era comprata un meraviglioso abito estivo di batista di cotone, azzurro con dei fiorellini color papavero, oltre a un golf coordinato e a una candela profumata per Maxie. Si era seduta ai tavolini esterni del Cafedel, al sole, sotto alberi radi attraverso il cui fogliame alcuni raggi cadevano tremolando sul marciapiede, e aveva bevuto un caffellatte perfetto, forte ma non amaro. Il cameriere le aveva sorriso e lei aveva sorriso di rimando. Era estate, e la vita all'improvviso diventava pi leggera. Tutti i negozietti del quartiere la mettevano di buonumore. C'era cos tanto da vedere e da scoprire... Dopo aver pagato aveva continuato a girovagare. In Brusseler Platz alcuni giovani di colore con grosse catene dorate al collo chiacchieravano tra loro e ascoltavano musica rap dai loro boombox, alcuni tassisti erano pigramente appoggiati alle loro auto e aspettavano i clienti, due ragazzine in shorts erano sedute sui gradini di Sankt Michael e leccavano un gelato.
Leonie aveva osservato la propria graziosa figura riflessa in una vetrina e ammirato i fiori sistemati con amore negli scaffali di metallo davanti a un incantevole negozietto di fiori. Era passata davanti a un negozio di calzature nella cui vetrina aveva scoperto, con sua somma gioia, un paio di scarpe col cinturino color rosso pomodoro che solo a guardarle le mettevano allegria. Poco dopo quelle scarpe erano sue.
Il sole splendeva ancora caldo quando Leonie si mise in cammino per raggiungere il Wackes. Il ristorante si trovava dalla parte opposta del Ring, che segnava il confine del quartiere.
Mentre percorreva la Brabanter StraBe con le sue belle borse di carta, d'un tratto si accorse che un paio di metri davanti a lei camminava un uomo alto dai capelli scuri che indossava un elegante completo. Era Paul Felmy, appena uscito dallo studio. Il cuore di Leonie sembr balzarle in petto per la gioia. D'istinto acceler il passo, e stava per chiamarlo quando lui si ferm sull'angolo e gli si avvicin una donna dai capelli rossi; dietro di lei, sul marciapiede, saltellava una bambina.
Leonie ud la voce squillante di Emma e vide che gli ex coniugi Felmy discutevano di qualcosa, ma, di qualsiasi cosa si trattasse, lei purtroppo non capiva cosa fosse.
Forse era meglio cos. Leonie si mise gli occhiali da sole e si spost sul marciapiede dall'altro lato della strada. Non voleva disturbare in alcun modo. Evidentemente il signore e la signora Felmy avevano ancora molto da dirsi.
Mentre, attraversato il Ring, risaliva l'animata EhrenstraBe, dove negozi e caff si susseguivano senza interruzione, Leonie
dovette dare ragione alla sua amica. Paul Felmy avrebbe dovuto farsi sentire, come aveva promesso. Quando si erano salutati dopo quella ricerca emozionante, e lui l'aveva fissata a lungo tenendole stretta la mano prima che lei scendesse dalla sua auto, Leonie aveva avuto l'impressione che ci fosse stato qualcosa. Ma a quanto pareva si era sbagliata.
La vita non  un romanzo, si disse, un po' arrabbiata con s stessa. Forse tendeva a dare alle varie situazioni pi significato di quanto avessero in realt. Almeno aveva resistito alla tentazione di chiedere a Emma notizie di suo padre, a scuola. La ragazzina, d'altra parte, parlava solo del suo gatto.
L'unica informazione che aveva fornito spontaneamente era che lei e suo padre non sarebbero andati in vacanza perch la mamma sarebbe rimasta nel paese.
Leonie svolt nella BenesisstraBe e poco dopo era gi davanti al ristorante alsaziano che prendeva il nome dal suo proprietario, Romain Wack. Secondo Leonie faceva i migliori Flammkuchen della citt, e la vinaigrette alle patate da accompagnare alla valerianella, che veniva servita in rustiche scodelle di ceramica, era semplicemente poesia.
Attraverso la vetrina diede uno sguardo nel piccolo locale
dai tavoli ricoperti con tovaglie a quadretti bianchi e rossi, che era gi pieno, e sent di avere un certo appetito.
Maxie era gi seduta a uno dei tavoli accanto alla parete, in attesa. Leonie fece un gesto con la mano all'amica, si fece strada nella sala del ristorante e la raggiunse agitando le borse.
Un ricco bottino! annunci lasciandosi cadere sulla sedia.
Ho trovato persino un paio di scarpe rosse!
Grandioso, disse Maxie senza ombra di entusiasmo. Solo in quel momento Leonie si accorse dello sguardo cupo dell'amica.
Maxie?! E successo qualcosa?
Potremmo dire cos. Maxie tir fuori una lettera scritta su carta riciclata e la sbatt sul tavolo.
Leonie corrug la fronte. La carta riciclata non prometteva nulla di buono. O erano multe o erano cartelle esattoriali, in ogni caso si trattava di spiacevoli lettere ufficiali. Su quella di Maxie c'era il timbro della citt di Colonia.
Che cos'? Una cartella esattoriale? Hai degli arretrati da pagare?
Maxie sbuff. Peggio! Qualche stronzo mi ha denunciato all'ufficio d'igiene. Per la presenza dei gatti nel caff e per mancanza di igiene. E adesso quelli vogliono venire a controllare.
E cos mi toccher chiudere bottega. Questa proprio mi mancava!
O mio Dio, Maxie! Leonie prese in mano la lettera dell'ente pubblico e diede una scorsa al testo. Scosse la testa sbalordita.  spaventoso! Ma chi fa una cosa del genere?
Qualcuno che vuole danneggiarmi, immagino. E ingiusto.
Il mio caff  davvero pulito, si potrebbe mangiare sul pavimento. Maxie arross per la rabbia.
Il patron si avvicin al loro tavolo con un'espressione amichevole.
Aveva riconosciuto subito Leonie, che era gi stata l spesso con amici o colleghi. Una volta aveva festeggiato il suo compleanno a uno dei piani superiori, una serata indimenticabile, durante la quale tutti avevano gustato il menu surprise.
Le signore desiderano del vino? domand cortese.
Loro ordinarono e poco dopo avevano davanti a s un piccolo boccale con un Edelzwicker leggero e due bicchieri.
Sono rovinata, gemette Maxie, dopo che lo chef della casa fu rientrato in cucina. Se vengono a saperlo i clienti, potrebbe essere un danno irreparabile per il locale.
Ma non troveranno niente durante il controllo.
Questo lo dici tu, quelli trovano sempre qualcosa, brontol Maxie.  come per gli ispettori delle imposte: non vogliono lavorare invano, alla fine deve sempre saltare fuori una magagna.
Sciocchezze, il tuo caff  gestito benissimo, non devi assolutamente preoccuparti. Ovviamente questa accusa  molto spiacevole, ma totalmente campata per aria. E comunque io da te non ho ancora visto scarafaggi...
Voleva far ridere Maxie, ma l'amica si limitava a stare l con uno sguardo cupo.
S, molto divertente...
Leonie rest qualche istante in silenzio. Poi scosse la testa un po' perplessa.
Allora, io questa cosa proprio non la capisco. Voglio dire -
tutti i clienti si trovano a loro agio al Frulein Paula e lodano i tuoi dolci. Anche se a me personalmente, come sai, sembrano un po' troppo sostanziosi. E le fette sono troppo grosse. Potresti guadagnare il doppio.
Ma  per i gatti, precis Maxie.
Ma anche quelli, tutti li trovano graziosi. O qualcuno si  mai lamentato?
Maxie riflett, mentre il patron posava sul tavolo il primo Flammkuchen con formaggio di pecora e una grande insalatiera con la valerianella.
Bon appetit! disse.
Merci. Leonie rivolse un sorriso incantevole a monsieur Wack. Una volta aveva preso in seria considerazione l'idea di frequentare uno dei corsi di cucina che lui proponeva. Ma poi aveva deciso che era molto pi carino andare l a mangiare che mettersi dietro i fornelli.
Quando Leonie era arrivata a Colonia, un suo corteggiatore l'aveva invitata al Wackes. Cos aveva conosciuto quel ristorantino
nella angusta casa colorata della BenesisstraBe. E
alla fine la cucina alsaziana si era rivelata pi interessante dello psicologo che si autocommiserava e che per ore, piagnucolando, le aveva parlato della sua ex fidanzata.
Leonie prese un pezzo di Flammkuchen, ci soffi su e se lo mise in bocca con un movimento aggraziato. Delizioso come sempre, comment, e bevve un sorso di vino fresco.
Maxie restava l seduta e non aveva ancora nemmeno toccato il cibo sul tagliere.
Avanti, mangia, la esort Leonie. Non c' niente di meglio.
Oggi offro io, la mia carta di credito  gi calda...
Le mise un po' di insalata in una scodellina. Forse avrebbe dovuto regalare alla sua amica uno di quei corsi di cucina, cos poi avrebbe potuto prepararle dei piatti alsaziani.
Un po' titubante, Maxie tagliuzz qua e l qualche pezzo di Flammkuchen, poi mise da parte le posate.
Forse  stata la mia ex collega, disse pensierosa.
Quale ex collega?
Quella di Backfrisch. Ariane Lindner. Maxie fece una smorfia. Mi sono chiesta perch fosse venuta nel mio caff.
Lei non poteva sopportarmi, perch il capo di Backfrisch mi considerava pi brava di lei. Maxie picchiett con la forchetta sul suo piatto. A ogni modo, quella stupida oca di recente  venuta al Frulein Paula e mi ha chiesto come andavano le cose nel mio caff dei gatti. E poi ha urlato, strombazzando ai quattro venti che nella sua fetta di torta aveva trovato un pelo di gatto.  stato davvero spiacevole.
Maxie raccont a Leonie di quell'incidente, che ricordava ancora molto bene. Alla fine quello era stato il suo giorno sfortunato - sotto ogni aspetto. Ma con la Lindner ora non ho pi niente a che fare. Voglio dire, il capo adesso ce l'ha tutto per lei. Maxie fece una smorfia e mangi un po' di Flammkuchen.
Forse invidia il tuo successo, riflett Leonie. L'invidia sarebbe un serio movente.
Quale successo? Le cose non sono poi cos fantastiche, tanto da poter dire che il locale  una miniera d'oro.
Io la vedo in un altro modo. Considerato che ce l'hai solo
da poco tempo, il tuo caff va alla grande. Prima di tutto  affascinante.
E se solo uscisse l'articolo sullo Stadt-Anzeiger...
Ah no, smettila! Parli come Anthony. Maxie infilz bruscamente un pezzo di Flammkuchen con la forchetta. Del resto quell'ignorante di un giornalista non  nemmeno riuscito a scrivere qualcosa sul Frulein Paula. Non avrei dovuto sbattermi cos tanto.
Be', non ti sei sbattuta poi molto, a sentire quello che dice Anthony...
Ah, s? Perch, cosa dice Anthony? Lui avrebbe baciato i piedi a quel tizio pieno di s. Un caff, signor Brenner, o una girella alla cannella, magari? La prego, si sieda. S, le prendo volentieri il quaderno delle ricette dallo scaffale. Ma prego, prego... E poi che cosa otteniamo? Un bel niente. Comunque non sono sicura che il suo articolo mi sarebbe piaciuto.
Furente, Maxie spilucc nella valerianella e Leonie aggrott le sopracciglia. Presuntuoso com', nella migliore delle ipotesi trova il mio locale strambo. Maxie continuava a rigirare l'insalata. Lui va al Le Moissonnier, capisci?
Maxie, ti prego! Il signor Wack penser che non ti piaccia.
Ah, signor Wack, signor Wack, borbott Maxie irritata.
Cara amica mia, dovresti prendere l'abitudine di avere un po' pi di tatto con le persone. Leonie guard Maxie con aria di rimprovero. Sei sicura di non aver rinfacciato a quel giornalista qualcosa che non l'ha troppo divertito?
Al contrario, ribatt Maxie indignata. Ha pure scroccato un libro e se n' andato tutto contento. E privo di tatto  stato lui, non io - dopotutto  lui che mi ha chiesto dove pisciano i miei gatti e mi ha preso in giro per la loro toilette.
Continu a masticare corrucciata, infine allontan da s il piatto.
Poi si appoggi allo schienale e all'improvviso sbatt la mano aperta sul tavolo.
Lo sapevo che qualcosa non quadrava! grid.
Leonie alz lo sguardo sorpresa. Cosa vuoi dire?
Non capisci? E stato quel Brenner. Non  un caso che il suo articolo non sia stato pubblicato. Non era mai stata sua intenzione. Voleva solo curiosare in giro nel locale e poi mi
ha denunciato all'ufficio d'igiene. Maxie annu. Era sul punto di esplodere. Bene, gliene dir quattro, concluse con lo sguardo pieno di rabbia.
Maxie, tu dai i numeri. Non pu essere stato Brenner. Voglio dire,  un giornalista dello Stadt-Anzeiger: perch dovrebbe fare una cosa del genere? Leonie considerava abbastanza folle la nuova teoria della sua amica. Lei scommetteva piuttosto sull'ex collega invidiosa. Oppure era qualcuno di completamente diverso.
Non saprei. Probabilmente per giocarmi un brutto scherzo, sbuff Maxie. Quel tipo non sopporta le critiche. L'ho capito subito. Io l'ho insultato piuttosto aspramente per quella storia del parco, ricordi? Forse voleva vendicarsi. A lui importava solo che non fosse successo niente alla sua sacra bicicletta da corsa. Avresti dovuto sentirlo.
Mon Dieu, Maxie! Non puoi cambiare solfa, una buona volta? La vicenda del parco era ormai gi storia vecchia quando quel Brenner  venuto da te. Smettila di metterti in testa queste fantasie! Sembri davvero paranoica riguardo a quell'uomo.
Credimi, non  stato lui. Ti sbagli di grosso.
E invece penso di essere totalmente nel giusto. Altrimenti avrei avuto sue notizie gi da tempo. Oppure sarebbe uscito il suo articolo. Perch l'articolo non  uscito, me lo sai spiegare?
Maxie la fiss trionfante, mentre lo chef posava sul tavolo un altro tagliere con un Flammkuchen. Voil, disse, e si sfreg le mani soddisfatto. Stavolta con speck e panna. Buon appetito!
Leonie fece un cenno riconoscente. Sembra fantastico!
Il patron si allontan con passo agile.
Allora... perch? ripet Maxie ostinata.
Leonie tacque. Poi fece spallucce. Be'... non ne ho idea.
Potrebbero esserci mille motivi. Brenner ha perso i suoi appunti o la storia  stata rimandata, oppure  caduto dalla bicicletta e si  rotto la mano.
Maxie annu con aria truce. S, certo. O forse l'hanno rapito gli alieni.
...
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...
Capitolo 24.
...
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...
Henry Brenner tenne sospeso l'indice per un istante sopra la tastiera, poi, soddisfatto, mise un punto in fondo all'ultima frase. Era seduto in redazione. Naturalmente gli alieni non l'avevano rapito. Non era nemmeno caduto dalla bicicletta, n era scemato il suo interesse per la storia sul caff dei gatti e la sua proprietaria. Assolutamente no. Tuttavia c'era un motivo per cui l'articolo sul piccolo locale nei pressi della Lenauplatz non era ancora stato pubblicato.
Un'influenza estiva aveva steso Brenner subito dopo il suo incontro con la proprietaria del Frulein Paula. Gi quando era al caff gli era venuto continuamente da starnutire. Questo avrebbe dovuto metterlo in allarme, perch non aveva mai avuto allergie. Poi era comparso il raschio in gola. E non trovava pi gusto nelle sigarette: un brutto segno.
Il giorno seguente si era svegliato con un mal di testa martellante, e sentiva tutti i muscoli come se qualcuno glieli avesse tirati con un gancio da macellaio. La testa era bollente, il termometro segnava la temperatura di 39,2 gradi. Henry non si ricordava quando aveva avuto la febbre l'ultima volta.
Aveva chiamato in redazione e si era scusato, giustificando la sua assenza. Poi era tornato a letto barcollando. Era sprofondato in una nebbia che si era diradata solo durante occasionali passeggiate fino alla cucina, dove, reggendosi in piedi sulle gambe malferme, si era preparato un t o aveva preso delle fette biscottate o delle banane. Aveva trovato anche alcuni vasetti di brodo di pollo. Il brodo di pollo faceva bene, la sua nonna dell'Eifel lo preparava sempre quando qualcuno in famiglia era malato. In bagno aveva scovato una scatola di pastiglie per il mal di gola e aveva ingoiato due compresse di ibuprofene. Alla fine era di nuovo sprofondato a letto e si era abbandonato a sogni febbricitanti, nei quali comparivano una gatta bianca e una giovane donna bionda. La donna aveva un profumo di cannella e aveva delle belle mani.
Con un unico movimento scioglieva i lunghi capelli e gli sorrideva innamorata. A quel punto aveva capito di essere nel delirio causato dalla febbre. Sul suo comodino c'era La particolare storia d'amore di Tipsy, di Else Hueck-Dehio, tre euro.
Perch gli fosse piaciuto proprio quel sottile volumetto nella categoria di prezzo pi alta di quella strana raccolta di antiquariato, non lo sapeva. Aveva tastato il libro e ne aveva lette alcune righe. Commovente, aveva pensato. Poi si era riaddormentato.
Cos era pi o meno trascorsa l'intera settimana: giorni e notti scivolavano gli uni nelle altre, ma almeno il mal di testa a poco a poco migliorava.
A un certo punto era arrivata la donna delle pulizie, che aveva le chiavi del suo appartamento. Era rimasta molto sorpresa di trovare Brenner a letto, circondato da tazze di t, fette biscottate e scodelle con resti di minestra ormai secchi.
Oh, santo cielo, signor Brenner! aveva esclamato Elena.
Se l' proprio presa in pieno, eh?
Henry aveva annuito esausto e si era tirato su bene le coperte, perch sentiva ancora freddo. Era continuato cos per tutto il tempo - caldo-freddo-caldo-freddo - come se il suo corpo non sapesse decidersi.
Elena aveva arieggiato, sprimacciato i cuscini e spazzato con attenzione tutto intorno al suo letto. Per fortuna non era una di quei casinisti rumorosi che eseguivano ogni movimento con veemenza - che fosse perch non potevano fare diversamente oppure perch volevano dimostrare che lavoravano come pazzi. Poich Henry Brenner perlopi non era a casa quando veniva la sua donna delle pulizie, non si era mai preoccupato del modo in cui lei puliva il suo appartamento. Ora aveva aperto gli occhi assonnato e aveva visto Elena svolazzare per la stanza come una ballerina con lo straccio per la polvere.
Con fare aggraziato la donna aveva raccolto piatti e bicchieri e gli aveva messo sul comodino una bottiglia di acqua
minerale gassata e un bicchiere. Poi aveva chiuso piano la porta e aveva pulito il resto dell'appartamento. Henry aveva sentito l'acciottolare rassicurante dalla cucina, mentre lui tornava avvolto dalla nebbia. Poco prima di andarsene, Elena si era avvicinata al suo letto con un piatto di pur di patate e mousse di mele. Lui aveva preso qualche cucchiaiata di pur e la mousse di mele gli era scivolata piacevolmente fresca lungo la gola. Grato, si era riappoggiato all'indietro sui cuscini e dopo un paio di minuti si era gi riaddormentato.
Quando, pi tardi, era andato in cucina, sulla credenza c'erano due confezioni di pur di patate e diversi vasetti di mousse di mele. Con quelli si era nutrito per il resto della settimana.
La vita poteva essere semplice.
Nel weekend Henry stava gi meglio. Si sentiva ancora un po' debole sulle gambe, ma allo stesso tempo era sereno e riposato.
Malattia sconfitta, aveva pensato. Ogni tanto era bello anche avere un po' di tranquillit. Aveva letto il romanzo di Else Hueck-Dehio, pensato a Maximiliane Sommer e sognato girelle alla cannella appena sfornate. O viceversa.
Dal giorno precedente era tornato in redazione. E dopo essersi districato in una marea di e-mail, aveva scritto l'articolo sul Frulein Paula. Era diventata una buona storia, secondo Henry. E anche secondo il suo capo, che aveva incontrato in corridoio dopo la pausa pranzo.
Bella storia, Brenner, aveva esclamato Burger facendogli un cenno di approvazione. A quanto pare con la paranoica che odia gli uomini non  andata poi cos male... E
aveva ammiccato dietro gli occhiali dalla montatura dorata.
Henry aveva alzato le spalle. Be',  stato sopportabile, aveva risposto simulando imperturbabilit.
Ma guarda un po'! si era limitato a dire Burger.
Quando Henry fu di nuovo seduto alla scrivania, il suo telefono squill.
Una certa signora Sommer, disse la receptionist dal centralino.
Gliela passo.
Quella era telepatia... Henry, piacevolmente sorpreso, si appoggi allo schienale della sua poltrona.
Henry Brenner, rispose, e si mise a disegnare un triangolo su un bloc-notes.
Qui  Maxie Sommer. La signora del caff dei gatti. Si ricorda vagamente di me? La sua voce aveva un tono in qualche modo... ostile. Strano. Ma forse era solo un'impressione di Brenner.
Ma certo che mi ricordo di lei, rispose Henry, ben disposto.
Ho proprio appena...
Non riusc a continuare.
Sa una cosa, signor Brenner? Lei  proprio ignobile!
sent sbuffare dal ricevitore.
Ah... come? Henry si raddrizz sulla poltroncina, stupefatto.
La Sommer aveva la luna storta? Parlava proprio di lui?
Cosa succede? Ha dormito male, o cosa?
In effetti  cos. Sembrava che lui ne fosse responsabile.
Ed  colpa mia? Fece tanto d'occhi. La pasticcera era carina, ma totalmente schizzata. Una pazza. Peccato. L'ultima volta l'aveva trovata davvero dolce. Molto dolce, persino. Per non dire irresistibile. Ma ora non c'era tempo per sognare.
S,  colpa sua, Henry Brenner, adesso non faccia lo gnorri: peggiora soltanto le cose.
Fece una pausa teatrale e lui vide di nuovo davanti a s la regina di Saba - a testa alta e con le braccia conserte.
A-ha, fece Henry. Non aveva la minima idea di cosa stesse parlando. Posso cortesemente sapere di cosa mi si rimprovera?
Un pensiero gli balen nella mente, al tempo stesso assurdo e intrigante. Troppo intrigante per non esprimerlo.
Ora non mi dica che non  riuscita a dormire perch pensava continuamente a me, disse spavaldo.
Sent che lei emetteva un suono rabbioso.
Troppo onore, signor Brenner, troppo onore, ribatt lei.
Dopodich sul reporter si rivers un'ondata di rabbia che gli fece istintivamente abbassare la testa. Che lei si prenda gioco del mio piccolo caff - passi. Che il suo stupido articolo non sia ancora uscito e forse non uscir mai - passi. Del resto, cos'altro ci si potrebbe aspettare da un giornalista untuoso come lei, che si preoccupa solo di s stesso? Ma avermi
messo alle costole l'ufficio d'igiene... questa non gliela perdoner mai!
Henry rest per qualche istante senza parole. Cosa che gli accadeva di rado. Quella donna era matta da legare.
L'ufficio d'igiene? balbett lui. Non ho la pi pallida idea di cosa stia parlando.
Oh, avanti, signor Brenner! Chi si  preso gioco per tutto il tempo della toilette dei gatti? E soprattutto del mio caff?
Io non capisco come si possa essere cos meschini, ma probabilmente voleva rendermi pan per focaccia per la strigliata che le avevo dato e che il suo ego da macho non poteva sopportare. E dire che avevo pensato... avevo pensato...
Stop! url Henry, lasciandosi cos sfuggire quello che Maxie Sommer aveva pensato. Chiuso, basta, fine! Adesso parlo io, e lei chiude il becco, esimia signora! Non so chi ha voluto darle delle grane, ma in ogni caso non sono io. Glielo giuro. Sulla vita della mia nonna dell'Eifel, aggiunse con enfasi.
La sent inspirare profondamente.
S, ma... Maxie ammutol confusa. Quello della nonna era un argomento convincente. Brenner si accorse che lei vacill per un attimo.
E perch non ha scritto l'articolo? domand Maxie cocciuta.
Henry alz gli occhi al cielo. Quella donna lo faceva uscire dai gangheri.
Magari perch ero malato... Influenza estiva. Mai sentita?
Henry toss un paio di volte nel telefono per rafforzare l'effetto delle sue parole.
E dovrei crederci?
Santo cielo, la piccola era davvero testarda come un mulo.
Mia cara signora Sommer, pu crederci oppure no, creda quello che vuole. Io posso solo dirle che solo ieri sono tornato in redazione. E la prima cosa che ho fatto  stata scrivere la storia del suo stupido caff.
Del mio stupido caff?
Esatto, ribatt Henry. Si compri il giornale domani, se non mi crede. E adesso mi scusi, per favore. Non so cosa faccia lei tutto il giorno, ma io non ho tempo per simili assurde discussioni.
Vada affanculo, grid lei furiosa.
S, anche lei.
Brenner chiuse la comunicazione.
Un minuto pi tardi il giornalista si accese una sigaretta e si mise a fumare alla finestra del suo ufficio.
A dire il vero il fumo era vietato nelle stanze della redazione.
Pazienza. Henry Brenner era agitato come non era stato da tempo. Si era gi pentito di aver scritto l'articolo: era troppo gentile per quella persona cos sfacciata. I suoi occhi azzurri, la sua risata, le sue girelle alla cannella... tutte quelle cose gli avevano fatto girare la testa, ma la realt era ben altra. Quella
zia delle torte era una vera TM, una trouble-maker. Dove compariva, c'erano grane. Fin dall'inizio c'era stato qualcosa in lei che lo provocava. Con un fiuto infallibile, lei premeva il suo bottone rosso e lui partiva ogni volta come un razzo.
Henry fece un respiro profondo e soffi il fumo nell'aria.
A poco a poco si calm. Dal giorno dell'intervista aveva continuato a pensare alla bella proprietaria del caff, con la quale si poteva litigare cos magnificamente. Con una simile donna non ci si annoiava mai. Quando aveva scritto l'articolo quella mattina e aveva riguardato la foto aveva ritrovato il buonumore. In effetti si era ripromesso di tornare presto al Frulein Paula.
Maxie Sommer, pensava, sarebbe stata senza dubbio fuori di s dalla gioia leggendo quella sperticata lode del suo cat caf. L'avrebbe invitato nel suo locale per prendere un caff e un dolce e poi avrebbero parlato del romanzo che lei gli aveva regalato - accompagnato da un sorriso eloquente, o almeno cos gli era sembrato.
Henry Brenner sospir. Questo era ci che si era immaginato, ma ora era tutto svanito. Maxie Sommer era arrabbiata con lui. Ovviamente del tutto a torto. Come sempre.
Sent dei passi nel corridoio, spense la sigaretta all'esterno e chiuse rapidamente la finestra.
Il capo della cronaca locale entr. Si ferm davanti alla scrivania di Henry e strizz gli occhi.
Ha forse fumato qui dentro, Brenner?
Henry scosse la testa e assunse la sua migliore espressione innocente. No, naturalmente no.
Non mi prenda per il culo, Brenner.
No, davvero, credo che venga da fuori, si affrett ad assicurare Henry. Avevo la finestra aperta. Fuori c' odore come di bruciato, l'ho sentito anch'io. Guard dalla finestra con aria preoccupata, come se l fuori divampasse un incendio boschivo. Poi si volt di nuovo verso Burger. E poi sto cercando di smettere di fumare. Esib un sorriso accattivante.
Non mi ha ancora detto come trova la mia idea di tenere una rubrica su un novello non fumatore. La mia ultima sigaretta.
Cosa ne pensa?
Burger scosse la testa. Quante ultime sigarette vuole fumare, quindi? chiese.
Oh, molte, altrimenti non si raggiunger un numero di rubriche sufficiente a raccoglierle in un libro. Henry sogghign.
Vede? Sono pronto a dare tutto per questo giornale.
Persino la mia salute. Santo cielo, scherzava, ma non si sentiva molto allegro.
Burger non accondiscese. Evidentemente non trovava poi cos grandiosa l'idea della rubrica sul non fumatore.
Se vuole rovinarsi la salute sono fatti suoi, Brenner, ribatt.
Ma non negli spazi dell'ufficio, se non le dispiace. E ora passiamo alle cose serie. Il capo, con un movimento elegante, si sedette sul bordo della scrivania e sollev le gambe dei pantaloni del suo abito leggero fin sopra il ginocchio. Senta, Brenner, ho avuto una soffiata. Malasanit in una residenza per anziani a Marienburg. Dovrebbe occuparsene. Burger gli spieg brevemente di cosa si trattava. In un ospizio erano stati rilevati alcuni casi di salmonella. A quanto pareva il cibo era avariato. La direzione era intervenuta troppo tardi e aveva cercato di nascondere tutto sotto il tappeto. L'ufficio d'igiene se ne era accorto.
Mentre ascoltava il suo capo, a Henry Brenner venne improvvisamente un'idea.
Mi dica un po', signor Burger,  in buoni rapporti con l'ufficio d'igiene?
Burger annu. Naturalmente, ho dappertutto i miei agganci.
Nella mia posizione bisogna avere una buona rete di contatti. Perch me lo chiede?
Henry riflett.
Non  che il suo contatto potrebbe... ehm... scoprire qualcosa per me? Voglio dire... in segreto?
Parla come James Bond, Brenner. Di cosa si tratta? Il capo della cronaca locale lo guard con attenzione.
Henry si appoggi allo schienale della sua sedia, sorridendo.
Non sapeva chi avesse denunciato il caff dei gatti all'ufficio d'igiene. Ma una cosa la sapeva: se il suo capo avesse appreso che 1'incantevole giovane donna che faceva dolci cos grandiosi era nei guai, avrebbe fatto l'impossibile.
Un'ora pi tardi Henry Brenner aveva in mano un foglio su cui compariva il nome del delatore. Era un nome che non aveva mai sentito. Fece un gran respiro, poi prese il telefono e chiam il Frulein Paula.
Dopo il terzo squillo qualcuno rispose. Al telefono c'era l'inglese.
Quando sent il nome di Brenner, lo salut entusiasta.
Oh, hello, mister Brenner. E bello sentirla, disse. Come sta? Qui aspettiamo tutti con impazienza il suo articolo.
Lo so, replic Henry. Ero malato. Ma domani la storia sar sul giornale.
Oh, that's wonderful! url Anthony mentre armeggiava con la macchina del caff.
E mi dica, la sua capa  l? domand Henry. Devo parlare urgentemente con lei.
Ud un leggero bisbiglio, poi il telefono pass di mano e Maxie Sommer rispose. Il tono della sua voce era freddo.
Che cosa c'? Non pu lasciarmi in pace una buona volta, signor Brenner?
Respirare profondamente, respirare profondamente, impose lui a s stesso.
Niente mi farebbe pi felice. Ma non volevo lasciar correre
la sua accusa mostruosa. Il fatto che lei possa pensare di me una cosa simile mi lascia sgomento.
Mi viene da piangere, disse lei, e un soffio gelido sembr arrivare a Brenner dall'apparecchio.
Entrambi tacquero.
Be'... e quindi? La storia va avanti? chiese lei alla fine.
O  tutto qui? Non ho tempo fino al prossimo secolo, signor Brenner.
Henry non si lasci provocare.
No, naturalmente non  tutto qui, ribatt. Ci sono delle novit, per questo l'ho chiamata.
Ah, s? Quali novit?
L'aveva presa all'amo.
S, be'... cosa vuole che le dica? Ho messo in moto i miei eccellenti contatti all'ufficio d'igiene... spieg in tono gioviale.
A dirla tutta, erano gli eccellenti contatti di Burger, ma in fondo l'idea era stata sua. Adesso so chi si  lamentato di lei con le autorit sanitarie.
Cosa?! Maxie non riusc a nascondere la propria sorpresa.
Brenner fece una breve pausa a effetto.
Non mi tenga sulle spine in questo modo. Chi ? grid lei impaziente.
Le dice qualcosa il nome Flrian Gerber?
Maxie imprec. Eccome se mi dice qualcosa. Quel lurido topo di fogna! esclam indignata.
Esatto. Henry annu. Era bello che il malumore della Bella arrabbiata, per cambiare, fosse diretto verso un altro uomo.
E... ? fece lui.
 il mio ex fidanzato. Io lo ammazzo, sbott lei. Che pezzo di merda!
Gi... Occhi aperti quando scegli il partner, dico sempre, replic Henry. Ma quello che volevo dire in realt : se questa volta ho agito bene, Mylady, non merito il Vostro ringraziamento?
Non parli in modo cos ampolloso, signor Brenner. Questa non  farina del suo sacco, vero? Sembrava divertita.
Comunque s: grazie! grazie! A lettere maiuscole.
Schiller, Maria Stuarda, replic lui. E accetto umilmente il suo ringraziamento. Rise felice. Tra l'altro, per quello che riguarda l'ufficio d'igiene, non deve pi temere nulla.
Ho sistemato tutto,  finita. Mi dovevano un favore. Sa com'...
Henry canticchi le prime note della colonna sonora del Padrino.  sempre bene conoscere le persone giuste.
Robert Burger aveva chiesto conto al funzionario competente con grande determinazione e alla fine avevano deciso di comune accordo che non era il caso di dar seguito alla cosa.
Lei  un vecchio spaccone, disse Maxie Sommer, ma il suo tono era decisamente sollevato.
Vecchio non  proprio corretto, replic lui. Ma questa gliela perdono.
Per un attimo tra loro regn il silenzio.
Mi dispiace davvero di aver sospettato di lei, disse Maxie imbarazzata. Temo sia stata un'idea balorda.
Sono contento che lo riconosca. Henry decise di fare un tentativo. E... ha un'idea di come pu rimediare?
Lei riflett qualche istante.
Girelle alla cannella? domand poi.
Suona bene.
Sabato pomeriggio?
Perfetto.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
La storia di Henry Brenner usc come articolo di apertura nelle pagine della cronaca locale.
Caff con gatti affascina tutti i clienti - al Frulein Paula di Neuehrenfeld ci si sente come a casa, cit Anthony orgoglioso.
Non ce l'aveva fatta ad aspettare, ed era stato il primo a presentarsi all'edicola per comprare il giornale. Ed era venuto via con tre copie del Klner Stadt-Anzeiger. Yeah!
esclam ora entusiasta. Gi il titolo  awesome!
Anthony si appoggi al bancone e lesse l'articolo ad alta voce, mentre Maxie diventava tutta rossa per la gioia e Leonie,
seduta sul divano accanto a Mimi, ascoltava in raccoglimento le parole del giovane inglese.
Era ancora mattina presto, ma l'articolo sul cat caf era gi il fatto del giorno. Il reporter si era superato. Il suo pezzo era un vero inno al piccolo locale vicino alla Lenauplatz - ai favolosi dolci fatti in casa, ai graziosi gatti, al reparto di antiquariato di libri ordinato in modo estremamente originale
e nel quale lui stesso, Henry Brenner, aveva trovato un piccolo tesoro, al vecchio mobilio accogliente, alla zia Paula e al suo quaderno di ricette, ma soprattutto all'incantevole Maxie Sommer, che gestiva il suo affascinante caff senza sforzo, una sorta di eroina del lavoro, che, con sacrificio e impegno, aveva realizzato il suo sogno di essere indipendente e trovava una buona parola per ogni cliente.
Di seguito venivano tratteggiate un paio di vicende commoventi accadute al Frulein Paula. Si accennava anche al fatto che il signor Franzen aveva ritrovato la gioia di vivere grazie a una gattina di nome Afrodite, come pure alla ragazzina che aveva ricevuto in dono un micio chiamato Lavanda.
Anche per Mimi c'era una menzione speciale. Si raccontava che Maxie Sommer si era innamorata a prima vista della gatta bianca. L'incontro era stato cruciale e aveva portato fortuna al suo caff, e quando Mimi, a sorpresa, aveva avuto una cucciolata, il locale si era trasformato in un cat caf e per molti clienti aveva avuto anche un effetto quasi terapeutico, si diceva pi avanti.
Frugare negli scaffali dei libri, sedersi in una comoda poltrona, accarezzare un gatto, bere un caff eccellente e mangiarci insieme una girella alla cannella appena sfornata servita al tavolo dall'affascinante proprietaria del locale dal sorriso cordiale - tutto questo, anche nelle giornate in cui tutto sembra andare storto,  pura felicit.
Anthony pos il giornale e si rivolse a Maxie con sguardo pieno di ammirazione. Wow! esclam. L'affascinante proprietaria del locale dal sorriso cordiale - questa sei tu! Good Lord, quel giornalista si  proprio impegnato alla grande...
Questa  una super-recensione! Il tuo caff sar inondato di persone.
Quelle gioire enorme, comment Leonie, e ammicc a Maxie con un sorrisino a met fra il benevolo e il canzonatorio.
Hai messo una qualche sostanza stupefacente nel caff di Brenner? O esiste una ricetta di tua zia per un dolce afrodisiaco che noi non conosciamo ancora? Pensavo che quell'uomo fosse insopportabile... Ma questa  una chiarissima dichiarazione d'amore.
Maxie non disse nulla. Il suo cuore batteva a mille e la gioia la sommergeva come un'ondata gigantesca, facendo turbinare i suoi pensieri. In effetti si aspettava parecchio da quel Brenner, ma non un articolo del genere, nel quale i superlativi si accavallavano.
E anche le foto sono venute molto bene. Allora... questa penso sia la migliore. Anthony si chin di nuovo sul giornale aperto e indic la fotografia che mostrava Maxie accanto a lui davanti al bancone. In quello scatto Anthony indossava una T-shirt con la scritta i'm a sex-bomb, teneva un braccio sulle spalle di Maxie, che sovrastava di due teste, e guardava in camera con un sorriso accattivante. Osservava soddisfatto
il suo ritratto. Adesso tutti a Colonia sono a conoscenza del giovane inglese seducente che lavora qui. E un bene che quel giorno indossassi la maglietta giusta.
Fece un sorriso da un orecchio all'altro, e Leonie scoppi a ridere, per poi rivolgersi all'amica ammutolita.
Che ti prende, Maxie? Ti ha lasciato senza parole? Potresti incorniciare l'articolo e appenderlo a una parete del locale.
Maxie sorrise un po' frastornata e guard i suoi due amici.
Be', devo dire che sono completamente sopraffatta, ammise alla fine.
Gli ultimi giorni erano stati un'alternanza di sentimenti contrastanti, pens Maxie quel sabato, mentre si trovava in cucina e infornava una leccarda di girelle alla cannella. Il calore la avvolse, facendo sollevare, come in un vortice, alcune delle sue ciocche bionde. Maxie si ravvi i capelli in qualche modo. Il caff era pieno zeppo - come ogni giorno da quando era stato pubblicato l'articolo. Aveva dovuto ingaggiare anche un'altra aiutante, Lisa, una giovane appena diplomata che cercava un lavoretto estivo e aveva gi un po'
di esperienza nella ristorazione. L'entusiasmo che Anthony mostrava per la sua capa ormai celebre si era spostato sulla ragazza, una spilungona un po' goffa con i capelli raccolti in una treccia fuori moda, non appena questa si era presentata al locale. She is very British, aveva sussurrato all'orecchio di Maxie, strizzandole l'occhio in segno di approvazione.
Ora nella sala del caff regnava un'atmosfera allegra.
Parole e sguardi si intrecciavano qua e l, e Lisa faceva davvero bene il suo lavoro.
Maxie si rialz con un sorriso. Si mise le mani sulle reni e si stiracchi sospirando. Aveva sgobbato parecchio in quegli ultimi giorni. Ma adesso tutto sembrava volgere al meglio.
Prese una spugnetta umida e la pass distrattamente sui ripiani della cucina, sporchi di farina. Era davvero sorprendente quante cose erano successe in una settimana. Prima quell'imbroglione di Flrian - e lei ci era cascata -, poi lo spavento all'arrivo della lettera dell'ufficio d'igiene, la sfuriata telefonica con Brenner, per la quale ancora si vergognava, il sollievo al sentire che la questione con le autorit sanitarie era risolta. La sua rabbia per il fatto che Flrian avesse cercato di vendicarsi in un modo cos ignobile. La sua telefonata concitata a Leonie per raccontarle l'ultima infamia dell'uomo della matita. E infine quella sensazione di gioia, quando Anthony aveva letto l'articolo.
Quello stesso giorno Anthony aveva incorniciato il ritaglio di giornale e l'aveva appeso sopra il divano blu. E invece s:  tutta pubblicit, aveva sottolineato, di fronte alle proteste della sua capa. E quando tutti erano andati via, lei si era trattenuta l ancora per un po' e si era sentita molto, molto orgogliosa.
Il primo articolo sul suo caff, una pietra miliare. Be', d'accordo, il Klner Stadt-Anzeiger non era la guida Michelin, ma andava bene lo stesso. E Henry Brenner non solo si era dimostrato di aiuto in un momento di difficolt, ma con quell'elogio l'aveva veramente sorpresa. Quello che aveva scritto su di lei e sul suo locale aveva fatto piacere a Maxie, e al tempo stesso l'aveva profondamente confusa. La vedeva davvero in modo cos positivo? O erano solo le tipiche ciance da giornalista? Ripens con un po' di vergogna alle proprie insinuazioni precipitose, che alla fine si erano rivelate errate. D'altra parte quell'uomo l'aveva provocata per tutto il tempo e non si era fatto sfuggire nessuna occasione per prendersi gioco di lei. Quello, almeno, Maxie non se l'era solo immaginato.
Non sapeva come comportarsi di fronte a quel nuovo Brenner, buono e umano. In un certo senso non le andava di sentirsi in debito con lui. Nemmeno di una stupida girella alla cannella, pens caparbia. Dopodich dovette ridere di s stessa.
Quell'atteggiamento era infantile. Tuttavia guardava all'imminente incontro con un misto di emozioni. Verosimilmente Brenner si aspettava da lei grandi attestazioni di riconoscenza e avrebbe tirato fuori il macho che era in lui. O forse no. Con sua grande sorpresa, not che la prospettiva di rivedere presto lo scaltro giornalista che poteva mandarla su tutte le furie come nessun altro eppure aveva scritto cose cos carine su di lei, le procurava un brivido molto piacevole.
La cosa si fa emozionante, aveva mormorato quando aveva chiuso la porta del caff quella sera.
In quel giorno cos particolare aveva istintivamente proposto all'amica Leonie di andare dopo il lavoro al Bagatelle, dove si poteva prendere posto ai tavoli all'aperto e godersi l'estate fra tapas francesi e buon vino.
Ma la serata aveva in serbo per loro un'ulteriore sorpresa.
Quando le due amiche, passeggiando lungo la strada, erano passate davanti al Caf Soleil, Leonie tutto d'un tratto si era fermata e aveva fatto alcuni passi indietro.
Ma guarda un po' chi abbiamo qui, aveva detto indicando l'ampia vetrina del locale, dove a quell'ora sedeva un unico cliente solitario.
Maxie, dopo aver dato un'occhiata all'interno del caff, aveva corrugato la fronte.
Un uomo biondo con uno chignon fissato da una matita era stravaccato a un tavolino vicino alla vetrina. Il suo Mac-
Book argentato era aperto e lui stava punzecchiando una cameriera dai capelli neri alla quale indirizzava sguardi penetranti.
La giovane si era tirata indietro i capelli ricci e aveva riso lusingata.
Maxie aveva fatto un respiro profondo. A dire il vero Leonie
le aveva detto che la cosa migliore per lei sarebbe stata lasciar perdere la faccenda dell'ufficio d'igiene e non sprecare altre energie per quell'ineffabile tipo, e Maxie aveva deciso di seguire il consiglio dell'amica. Ma ora stava sporgendo in avanti la testa con fare aggressivo, e i suoi occhi sembravano lanciare stilettate destinate a perforare l'uomo dietro il vetro, che, ignaro di tutto, continuava a adulare la cameriera.
Ora la vedremo, Flrian Gerber! aveva borbottato Maxie, ma Leonie l'aveva trattenuta.
No, lascia fare a me, per favore! aveva detto l'amica esibendo un sorriso complice.
Erano entrate insieme nel caff, dirigendosi con passo deciso verso il tavolo accanto alla vetrina.
Flrian aveva alzato la testa e i suoi occhi si erano spalancati per lo spavento.
Be', questa s che  una sorpresa! aveva esclamato Leonie.
La sua voce suonava minacciosa. Aveva inarcato le sopracciglia fissando Flrian dall'alto in basso. Qui seduto c' nientepopodimeno che il nostro vecchio amico Flrian Gerber.
O forse sarebbe pi corretto dire: qui seduto c' quel lurido topo di fogna che, a causa della sua vanit ferita, ha denunciato all'ufficio d'igiene il favoloso caff della mia amica.
Che in effetti molto pulito non doveva essere, visto che il lurido topo di fogna ci ha mangiato e bevuto a scrocco per settimane.
Aveva squadrato Flrian con aria preoccupata. Eh, gi... penso che si metta molto, molto male per te. I delatori non piacciono a nessuno.
Maxie si era stupita non poco. La performance della sua amica era degna di Ghette Colombo di A qualcuno piace caldo.
Lo sguardo sorpreso della cameriera con i capelli neri era passato dalle due donne dagli occhi ostili al giovane improvvisamente impallidito.
Ma sarai felice di sapere che il colpo  andato a vuoto -
cosa che succede sempre agli uomini che sparano con cartucce a salve. L'ufficio d'igiene ha ritenuto che un'ispezione non fosse necessaria. In compenso  comparso un articolo formidabile sul Frulein Paula. Leonie aveva tirato fuori dalla borsa la sua copia dello Stadt-Anzeiger, l'aveva sfogliata fino a trovare la pagina giusta e l'aveva posata aperta sul tavolo davanti a Flrian, il cui viso adesso era diventato di un rosso intenso. Leggi pure, e buon divertimento! E... be',  un vero peccato che tu non possa pi goderti tutti quei meravigliosi dolci.
A quel punto Leonie si era rivolta alla cameriera.
Ah, a proposito... quest'uomo cerca di rimorchiare tutte le donne - ma questo l'avr sicuramente gi notato. Si ritiene irresistibile. Aveva sospirato con fare dispiaciuto, scuotendo la testa. Nel nostro caff ora ha divieto di accesso.
Purtroppo non si poteva fare diversamente, le clienti si sentivano importunate. Leonie aveva fatto spallucce.
Ma veramente... aveva protestato Flrian. Questo ...
questo ...
Questa  la verit, era intervenuta Maxie, fissandolo con sguardo battagliero.
Vieni, Maxie, andiamo, aveva detto Leonie. Non c' altro da dire. Aveva lanciato un'ultima occhiata allo studente, che stava l seduto come un cane bastonato. Sai cosa mi ha sempre dato fastidio di te, Flri? Quella assurda acconciatura da scemo. Permetti?
Con un movimento aggraziato Leonie sfil la matita dai capelli di Flrian e la spezz in due.
Forse dovresti pensare a una nuova pettinatura.
Flrian era troppo sorpreso per reagire. Aveva guardato Leonie attonito, passandosi una mano sulla lunga chioma, piuttosto confuso.
Leonie aveva preso a braccetto Maxie e le due amiche erano uscite dal caff come regine.
Una volta in strada, si erano sganasciate dalle risate.
Hai visto quella sua faccia stupida? aveva detto Leonie.
Se ne stava l impalato e non capiva di essere stato di nuovo smascherato.
Potere alle donne! aveva esclamato Maxie alzando il pugno nell'aria.
Ora, mentre si trovava nella cucina del suo locale e toglieva dal forno la leccarda con i dolci fragranti, Maxie sorrise istintivamente, pensando a quello che di sicuro era stato il suo ultimo incontro con l'uomo della matita. Ormai Flrian Gerber era definitivamente storia passata.
Gett un'occhiata indagatrice nello specchio senza cornice appeso accanto alla porta della cucina e si fiss una ciocca ribelle. Oggi Henry Brenner sarebbe venuto a reclamare le sue girelle di riparazione.
Maxie, eccitata, sorrise a s stessa nello specchio, riannod il grembiule e si sistem l'abito a pois stretto in vita che indossava quel giorno. E d'improvviso si sent affascinante, proprio come l'aveva descritta il giornalista nel suo articolo.
Henry Brenner era arrivato. E, dopo aver avuto il suo dolce preferito e il suo caff, non se n'era pi andato. Era rimasto l seduto nel cortile interno, fumando e passando il tempo a guardare Maxie, che era molto
indaffarata. Ancora verso sera c'erano cos tanti clienti, che loro due erano riusciti a scambiarsi appena qualche frase di circostanza.
Quando il reporter era comparso nel caff verso le quattro e mezzo, Maxie, che era dietro il bancone e stava tagliando la torta di mele con le noci, l'aveva notato subito. La cosa non sorprendeva, visto che per tutto il pomeriggio aveva spiato impaziente attraverso la vetrina, sul cui davanzale interno Tiramis si stiracchiava al sole e si leccava le zampe bianche e nere.
Henry Brenner era entrato e si era guardato intorno con l'aria di chi cerca qualcuno, poi aveva visto Maxie e si era fatto strada nel locale strapieno. Lei gli aveva rivolto un allegro cenno con la mano. Ma quando lui era arrivato al bancone si erano trovati improvvisamente impacciati l'uno di fronte all'altra. Dopo aver imbastito tanti violenti duelli a parole, questo incontro consensuale era quasi come la scoperta di un nuovo pianeta, da esplorare con le dovute cautele.
Brenner aveva infilato le mani nelle tasche dei pantaloni, sorridendo a Maxie imbarazzato.
Allora, eccomi qua, aveva detto.
Allora, eccola qua, aveva ripetuto Maxie, chiedendosi perch mai non le venisse in mente nulla di pi intelligente. Lo sguardo che proveniva dagli occhi di Brenner la irritava: inarcando le sopracciglia, il giornalista fissava divertito il grosso coltello da dolci che lei teneva ancora in mano. Ehi, non vorr mica uccidermi? Quello pu metterlo via: vengo in pace.
Quello... cosa? Ah! Maxie aveva sorriso e messo da parte il coltello, strofinandosi poi le mani sul grembiule. Accanto a lei, in mezzo al frastuono, Anthony preparava due caffellatte, mentre Lisa stava davanti al bancone e, il mento sorretto da una mano, seguiva con sguardo trasognato ogni gesto dell'inglese.
No, no, non si preoccupi, l'aveva rassicurato Maxie,
uscir vivo di qui, promesso.
Bene, ora sono decisamente sollevato, aveva replicato Brenner. Con lei non si sa mai...
Ma non prima di aver ottenuto la sua girella alla cannella.
Questi erano i patti.
Giusto, lei  ancora in debito con me. Le aveva strizzato l'occhio. Allora non dico di no. Non lo ammetto volentieri, ma ho sviluppato una dipendenza dalle sue girelle.
Maxie aveva notato che lo sguardo dell'uomo era scivolato verso il suo vestito a pois che spuntava da sotto il grembiule.
Oh, dei pois! aveva esclamato. Oggi si  messa un abitino?
Aveva sogghignato riconoscente. Si  fatta particolarmente bella. Forse per me?
Le piacerebbe... aveva ribattuto Maxie, sentendo bruciare le guance. Era contenta che Brenner avesse notato il suo vestito, ma al tempo stesso la cosa la irritava. Non si faccia strane idee.
Lui si era scostato dalla fronte l'immancabile ricciolo ribelle e aveva esibito il suo sguardo innocente da ragazzino.
Non lo farei mai. Lei mi conosce.
Appunto, la conosco, aveva sospirato Maxie sarcastica.
Vuole sedersi fuori in cortile? Si  appena liberato un tavolo.
Poco dopo gli aveva portato un caff e la girella alla cannella.
Henry Brenner sedeva a un tavolino rotondo da bistr accanto al cespuglio di ortensie e stava giocando con un gattino tigrato che sembrava volergli stare sempre appiccicato.
Come si chiama questa piccolina? aveva chiesto, quando Maxie gli aveva messo davanti tazza e piatto.
 un maschio, gli aveva risposto. E il suo nome  Neruda.
Neruda?Come Pablo Neruda? aveva esclamato Brenner, mentre gli angoli della sua bocca si contraevano. Un nome piuttosto ambizioso per un micio cos piccolo. Compone gi versi?
Maxie aveva fatto finta di rifletterci su. Se lo fa, lo fa di nascosto.
Ma per quanto riguarda il nome deve prendersela con la mia amica Leonie, che l'ha scelto. Io qui non sono la letterata, come lei ha giustamente gi notato. Faccio solo i dolci.
Ancora arrabbiata? aveva domandato lui.
Maxie si era messa le mani sui fianchi. Certo. Cosa pensava?
aveva ribattuto. Mi ha dato dell'ignorante! Ma visto che ha scritto un articolo cos bello sul mio caff, la perdono.
Per tutto il tempo aveva pensato a come accennare all'articolo senza doversi genuflettere per riconoscenza davanti al giornalista. Ora anche questa era fatta.
Henry Brenner aveva accarezzato il pelo lucente di Neruda e guardato Maxie da sotto il suo tirabaci.
Sono felice che la mia storia le sia piaciuta, aveva detto.
S, mi  piaciuta, si era affrettata a confermare Maxie, e si era accorta che stava di nuovo arrossendo. Anthony ha ritagliato l'articolo e l'ha appeso alla parete.
L'ho visto. Brenner aveva annuito. Sopra il divano.
Non gli sfuggiva niente.
Gi, a quanto pare la cronaca locale la legge pi gente di quanto si creda, aveva buttato l Maxie. Lo vede anche lei cosa succede. Be', io devo riprendere a lavorare. Se desidera ancora qualcosa, mi faccia un segno. Non so perch, ma oggi sono particolarmente generosa.
Brenner aveva annuito allegro, prendendo la girella dal piatto.
Sfrutter brutalmente la situazione, aveva detto, quando Maxie si era voltata per allontanarsi. E dell'altra faccenda ne parliamo pi tardi.
Quale altra faccenda?
Il libro che mi ha regalato. Aveva tamburellato sulla borsa di cuoio marrone posata sulla sedia libera accanto a lui.
La particolare storia d'amore di Tipsy. L'ho letto, come promesso.
Lei voleva sapere se mi  piaciuto. Non se lo ricorda?
Maxie l'aveva guardato sorpresa. Naturalmente si ricordava il libro preferito di sua zia che Henry Brenner aveva preso dallo scaffale Libri a lieto fine. Non riusciva a credere che lui non l'avesse dimenticato. Gli aveva rivolto un sorriso mentre si allontanava sull'acciottolato del cortile e si fermava a pulire alcuni tavoli.
Pi tardi, gli aveva gridato, subito prima di scomparire all'interno del caff.
Pi tardi sedevano entrambi davanti a un bicchiere di vino al tavolino rotondo di metallo verde in un angolo del cortile.
Quando, poco dopo le sei, anche l'ultimo cliente se
n'era andato, Maxie aveva tolto il grembiule e aperto una bottiglia di Chardonnay. Poi, nel suo abitino estivo e con due bicchieri in mano, quasi camminando a una spanna da terra, aveva raggiunto Henry Brenner, che la fissava con sguardo ammirato.
Che cosa c'? fece Maxie imbarazzata. Adesso la smetta di guardarmi come se fossi l'ottava meraviglia del mondo.
Chiedo scusa, ma lei stasera  davvero incantevole. Dovrebbe indossare pi spesso abiti come questo. Ha il fisico adatto, se posso permettermi.
Va bene. Maxie distrattamente stir l'orlo del vestito a pois e poi accavall le gambe abbronzate. Il suo piede, nella ballerina blu, dondolava su e gi. Il fatto che Brenner tutto d'un tratto fosse diventato cos gentile la rendeva nervosa.
Non ama i complimenti? La guard sorridendo.
Dipende. Come faceva sempre quando era in imbarazzo, Maxie si pos la mano sulla nuca e, tastando con le dita, verific se il nastro per capelli che fissava la sua acconciatura fosse bene a posto. I complimenti, cos pensava lei, erano un'arma a doppio taglio. Erano belli, ma allo stesso tempo rendevano indifesi.
Ancora una volta fece caso allo sguardo di lui, e not il leggero sorriso che gli sfiorava le labbra. Si mise ben dritta sulla sedia.
Che cosa le succede oggi, signor Brenner?
Niente, la rassicur lui.
Niente?
Lui annu, con la sua espressione da agnellino.
E cosa sta pensando?
Niente.
Non credo a una parola di quello che dice. Non si pensa mai niente. Cosa sta pensando?
Va bene... Mi stavo solo chiedendo...
S?
...come starebbe se si sciogliesse i capelli.
Gli angoli della sua bocca si contrassero di nuovo, e lei non avrebbe saputo dire se il giornalista stesse parlando sul serio o se la stesse solo prendendo in giro.
Veramente, signor Brenner, sembra che lei abbia ancora la febbre alta. Sciogliere i capelli?  uno scherzo? In quale film sta vivendo?
Non scioglierebbe i capelli per me? domand, con gli occhi che brillavano intenzionalmente.
Naturalmente no, seduttore che non  altro! Maxie non riusc a trattenersi dal ridere.
Peccato. Con un sospiro, Brenner si lasci ricadere all'indietro contro lo schienale della sedia. Vabb, valeva la pena di provare. Prese il suo bicchiere di vino e lo lev verso di lei.
Brindiamo al caff dei gatti, disse, e al fatto che ho avuto la possibilit di conoscerne la proprietaria, una donna estremamente charmante, aggiunse galante.
Be'... per questo non era necessario il mio locale, obiett Maxie. Avevamo gi avuto il piacere al parco...
Oh, andiamo! Non vorr davvero ricominciare con quella storia? Henry alz gli occhi al cielo e sollev le mani giunte come in preghiera.
Maxie sogghign. No, non seriamente, disse poi. Bevvero il vino e rimasero a osservare Mimi che saltava e si arrampicava con movimenti aggraziati, per poi andare a sdraiarsi sotto la vecchia panca di legno accanto al muro ricoperto di edera. L'aria era mite e il profumo di eliotropio si diffondeva per il cortile.
In ogni caso sono contento che il mio articolo abbia contribuito a far conoscere un po' di pi il suo locale, riprese Brenner. A me personalmente piace molto.
Intende per i dolci?
Non solo. Sorrise.
Maxie si strinse le mani, intrecciando le dita.
Mi dica,  vero tutto quello che ha scritto?
Ogni singola parola. Ma a cosa si riferisce esattamente?
Intendo quello che ha scritto su di me. Quelle cose su...
sull'affascinante proprietaria e la pura felicit. Lo pensa davvero?
Lui abbozz una risata. Pensavo che le potesse fare piacere.
Quindi l'ha scritto solo per questo? Maxie sent una leggera punta di delusione.
Ritiene importante quello che penso di lei? Si appoggi allo schienale e guard in cielo, verso alcune nuvole color pesca. Nel cortile il silenzio era totale. Un uccello cinguettava sulla betulla, e Mimi alz lo sguardo interessata.
Ha davvero un posto tranquillo, qui. Lo scenario perfetto per una storia romantica. Henry incresp le labbra.
Deve sempre prendere in giro, Brenner?
Io non prendo in giro. O almeno non sempre. Bevve un sorso e la guard per un istante di troppo attraverso il vetro del bicchiere, e lei sent il suo cuore accelerare.
Vuole forse dire che nelle pi profonde profondit del suo animo da giornalista senza scrupoli lei  un romantico?
Brenner sorrise pensieroso. Pu darsi. Dipende. Si chin verso la sua borsa e tir fuori il libro che veniva dalle librerie del caff di Maxie. In ogni caso questo romanzo qui  molto romantico e scalda il cuore - lo dico senza nessuna ironia -, e oltre tutto sta bene con il suo abito a pois.
In che senso?
Perch l'eroina si chiama Tipsy, e questa parola in Estonia, dove la storia  ambientata, significa puntino.
E cosa succede a questa Tipsy? Maxie si era incuriosita.
Brenner sorrise. Tipsy  una ragazza giovane, la sorella minore di molti fratelli maschi, sa cavalcare,  molto insofferente, una vera peste, come si sarebbe detto allora. Inclin il capo e guard Maxie. In qualche modo questa Tipsy mi ha ricordato lei. Anche se la vicenda si svolge in una fattoria dell'Estonia a cavallo tra Ottocento e Novecento.
E poi cosa succede?
Henry la fiss sorpreso. Come mai le interessa quello che c' nel libro?
Perch era il libro preferito di mia zia. Ecco, l'aveva detto.
Brenner fece tanto d'occhi. E ci nonostante lei non l'ha letto? Nemmeno qualche pagina? Voglio dire - lei sa leggere, vero?
Ovvio che so leggere, ribatt lei piccata. Quell'uomo riusciva sempre a farle ribollire il sangue. Ma per un motivo o per l'altro non ci sono mai riuscita.
Ma come? Io nel delirio della febbre l'ho letto in un'ora.
Chiaro, lei  un supereroe.
 una storia affascinante. Non sa cosa si  persa.
S, lo so, me l'ha sempre detto anche la zia Paula.
Sua zia aveva ragione. Dovrebbe leggerlo. Non mollava.
Maxie si accorse che cominciava a sentire caldo.
Santo cielo, pu smetterla di farmi la lezioncina? Piuttosto, mi racconti una volta per tutte cosa c' nel libro. Cos' dunque la particolare storia d'amore di questa Tipsy?
Henry Brenner scosse la testa.
No.
Cosa, no?
Non glielo racconter, ma... Sollev la mano. No, no, aspetti! Ho un'idea migliore. Brenner prese il volumetto e lo apr. Le legger io stesso la storia. Questa  la serata perfetta, e sarebbe un peccato se lei perdesse anche solo una parola.
La fiss con uno sguardo eloquente.  quello che vorrebbe anche la sua vecchia zia.
Lasci fuori mia zia.
Brenner annu. Poi cominci a leggere.
Tipsy non era un canarino. E neppure un giovane Spaniel dalle orecchie lunghe, che sarebbe potuto sembrare di seta al tatto quando lo si spazzolava. Non era un puledro n un gattino...
Ha! Tipsy, in realt, sarebbe un nome perfetto per un gatto, lo interruppe Maxie, poi si appoggi all'indietro allo schienale della sedia. Brenner non si fece distrarre. Continu a leggere, e la sua gradevole voce port Maxie lontano, molto lontano, in un'epoca antica e magica, che le parve come una favola.
Era una ragazzina, che ancor prima del volgere del secolo cresceva in una fattoria dell'Estonia...
E cos Maxie Sommer alla fine venne a sapere l'intera storia di Tipsy, l'eroina preferita della signorina Paula Witzel, una giovane donna alla quale, al matrimonio di una sua amica, accade una spiacevole disavventura. Perch, dopo lo splendido ballo - al quale, con suo rincrescimento, ha partecipato anche Bodo lo schifoso, un arrogante conte della zona -, Tipsy si accorge di aver dimenticato il suo diario in un remoto angolo del castello, pertanto si alza nel mezzo della notte per andare a prenderlo. Sguscia fuori dal letto, che condivide con la zia, lascia la stanza degli ospiti, finalmente trova il diario e nel tornare sbaglia porta. Cos si ritrova all'improvviso distesa accanto al conte, che si sveglia e rimane incantato da quella visita notturna. E naturalmente alla fine salta fuori che Bodo lo schifoso non  per niente schifoso, bens un uomo che doner il suo cuore a Tipsy...
La voce di Brenner si era fatta roca. Quando giunse il crepuscolo Maxie accese una lanterna a vento, alla cui luce lui pot continuare a leggere. Maxie osserv il suo profilo regolare, i cui tratti via via si sfumavano, e sogn di essere dentro la storia che lui stava raccontando. Anche il pensiero di sua zia le ritornava di continuo in mente, come lampi che si accendevano all'improvviso. Forse anche lei aveva vissuto una particolare storia d'amore con lo studioso di pipistrelli? Sorridendo, Maxie si immagin un congresso sui pipistrelli dove le porte erano state scambiate e i cuori si erano trovati.
Dopo aver letto l'ultima frase, Henry Brenner chiuse il libretto e guard Maxie. Era ormai buio, la fiamma della lanterna sul tavolo tremolava e una luna pallida avvolgeva il cortile in una luce irreale.
Che meraviglioso libricino! esclam Maxie assorta nei suoi pensieri. Adesso sono molto contenta di conoscerlo per intero. Grazie per avermelo letto.
Restarono l seduti per un po' in silenzio. N l'uno n l'altra voleva interrompere la magia che si era posata su ogni cosa: sul piccolo cortile, sulla betulla slanciata, sui cespugli di ortensie che frusciavano leggermente, sui gatti, i cui occhi brillavano nel buio, e anche su loro due.
Non  strano che io abbia preso dallo scaffale proprio il libro preferito di sua zia? domand Henry dopo qualche istante.
Maxie annu. Quella mattina aveva pensato la stessa cosa.
S, molto strano, rispose, e per un attimo assurdo si chiese se esistessero i segni.
 la nostra storia come continua, Maxie? sussurr Henry, mentre con la mano cercava la mano di lei.
Vuoi dire, se alla fine l'incantevole Maxie e l'arrogante giornalista si metteranno insieme - come Tipsy e il suo conte?
replic lei scherzando, ma il suo cuore batteva cos forte che era certa che Henry potesse sentirlo.
S, esattamente. Lui si chin verso di lei e le port con delicatezza una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Aspetta! In seguito Maxie non avrebbe saputo spiegare perch l'aveva fatto. Sollev la mano, con un unico movimento sciolse i capelli e sorrise a Henry guardandolo dritto negli occhi, mentre una marea di onde dorate si riversava sulle sue spalle. Vide che gli occhi di lui si spalancavano. Occhi di un azzurro profondo, nei quali Maxie avrebbe potuto tuffarsi a testa in gi, come in un mare.
Wow! fece lui.
E poi per un bel po' di tempo non disse pi niente.
Maxie non sapeva che Henry Brenner, nei sogni febbricitanti della sua influenza estiva, l'aveva vista proprio cos davanti a s. Sapeva solo che voleva baciarlo, in un modo cos impulsivo, selvaggio e sincero, proprio come era lei.
E mentre si baciavano e Henry la prendeva tra le braccia con tale veemenza che il tavolino di metallo traball e il piccolo libro dello scaffale del Lieto fine cadde a terra inosservato, a Maxie pass per la mente il pensiero sorprendente che la vita e la lettura talvolta non sono poi cos distanti tra loro.
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Capitolo 26.
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Con una certa malinconia, Susann Siebenschn aveva fatto i suoi ultimi acquisti. Al mattino era andata di nuovo con l'autobus da Ischia Porto a Forio, il suo luogo preferito di un tempo, mentre Giorgio si recava in direzione opposta, a Ischia Ponte, per aprire il suo negozio di antiquariato. Nella meravigliosa bottega di ceramiche ai margini del centro abitato di Forio aveva ammirato piastrelle, scodelle e vasi dipinti a mano, intrattenendosi un po' con il titolare. Aveva girato trasognata per il negozio, aveva preso in mano questo o quel manufatto, tornando poi a posarlo con grande rincrescimento.
Molti oggetti l'avevano incantata, ma la sua valigia era gi fin troppo pesante, e del resto quello non sarebbe stato il suo ultimo viaggio a Ischia. Alla fine aveva scelto una ciotola con degli uccelli blu per la sua cucina e una piastrella con dipinto un gatto bianco che voleva regalare a Leonie, insieme al braccialetto con charms che aveva preso tempo prima nel negozio di Giorgio e che da diverse settimane si trovava in una scatolina nella sua valigia.
Era tornata indietro lungo la strada principale prendendosela comoda. In un negozio di souvenir aveva comprato due bottiglie del tipico limoncello decorate in modo grazioso, quattro grosse saponette al limone e tre scatoline di quelle caramelle tonde al limone ripiene di polverina effervescente che, succhiandole, a un certo punto sembravano esplodere piacevolmente in bocca. Nella Pasticceria Calise, un piccolo bar che era al tempo stesso la migliore pasticceria dell'isola, aveva bevuto un caff e gustato un fantastico gelato alla nocciola, e si era fatta incartare una torta al limone che voleva condividere con le amiche, una volta tornata a Colonia.
Susann sospir, mentre si dirigeva verso il porto, dove Giorgio sarebbe passato a prenderla alle due. Si sedette sulla terrazza di un piccolo bar, ordin un Aperol sour e, pensierosa, si mise a osservare le barche che beccheggiavano sull'acqua.
Ricordava bene di essersi seduta nello stesso posto appena arrivata a Ischia, la prima volta dopo tanti anni - da sola, senza Bertold, con tutti i ricordi, che l'avevano resa un po' malinconica, ma anche felice di essere di nuovo l.
C'erano luoghi che avevano una loro magia e un'intimit, che permanevano anche quando le persone erano andate perdute lungo la strada della vita.
Il mare, le palme, i profumi e i colori, le casette acquattate sulle dolci alture dell'Epomeo, la gentilezza che sembrava aleggiare costantemente nell'aria, la bellezza pittoresca di quell'isola - tutto ci aveva risvegliato gli spiriti vitali di Susann.
Bevve un sorso dell'aperitivo fresco, che sapeva di estate e di arance, e ancora non riusciva a capire cosa fosse successo da quel giorno di inizio maggio.
Il vero motivo del suo viaggio, che allora pensava sarebbe stato l'ultimo, si era misteriosamente dissolto nell'aria. Susann si era immaginata spesso la faccia allibita del dottor Kugelmann quando gli avrebbe raccontato di non sentire pi i dolori all'anca, e persino di essere salita in cima all'Epomeo.
Quest'ultima esperienza, in ogni caso, non l'avrebbe ripetuta, perch negli ultimi metri, che dai viaggi precedenti non ricordava cos ripidi, le era mancato il fiato, e a settantatr anni non bisognava esagerare. L'Epomeo era bellissimo anche se osservato dal basso, pensava Susann. Si poteva far volare i propri pensieri fino alla vetta. Per era contenta di essere stata lass un'ultima volta: si era accomiatata da Bertold con un tenero pensiero e poi Giorgio le aveva dichiarato il suo amore.
L'incontro con Giorgio Pasini aveva cambiato tutto per Susann.
All'inizio forse era stato solo un flirt, bello ed eccitante, giornate spensierate al fianco di un italiano galante che la corteggiava e la faceva ridere, e le dava la sensazione di essere unica. Ma ben presto il suo vecchio cuore aveva cominciato ad accelerare i battiti, a fare le capriole per la felicit, a volare su fino al cielo. La leggerezza era tornata nella sua vita e, in punta di piedi, era tornato anche l'amore. Susann aveva preso la mano di Giorgio e aveva saputo che non avrebbe pi voluto lasciarla andare. Tuttavia fra Ischia e Colonia c'erano migliaia di chilometri, ognuno di loro due aveva un posto che chiamava casa e che non voleva abbandonare, Susann aveva una gatta e Giorgio aveva un'allergia ai gatti.
Quella era proprio una sfortuna, e complicava tutto ulteriormente.
Nei suoi sogni, dove tutto era possibile, Susann si era immaginata che avrebbero potuto suddividere i mesi tra Ischia e Colonia - una volta terminata la stagione turistica a Ischia avrebbero abitato a Colonia, per poi tornare sull'isola a primavera. Oppure viceversa, se un giorno Giorgio avesse voluto smettere di occuparsi del negozio.
Susann prese il bicchiere, nel quale si rifletteva il sole. Cosa le avrebbe consigliato la sua migliore amica? Di sicuro Lo avrebbe detto: Seriamente, Susann: se dovessi scegliere tra un uomo e una gatta, non avrei dubbi.
Ma Mimi non era una gatta qualsiasi. Mimi era stata al fianco di Susann nelle ore pi buie. Lei non poteva dar via quel caro esserino affettuoso come niente fosse. D'altra parte anche Giorgio non era un uomo qualsiasi. Era l'uomo che amava e con il quale voleva condividere il suo futuro. E quella era una grande fortuna, che non si aspettava pi nella sua et avanzata.
Susann fin il suo Aperol. Non aveva senso nascondere la testa sotto la sabbia. Doveva escogitare qualcosa. Tutte le sue speranze erano riposte in una persona dai capelli scuri che portava un basco e che, a quanto pareva, era innamorata pazza di Mimi. Leonie era l'unica, secondo Susann Siebenschn, che potesse offrire alla sua amata gatta una vera, nuova casa. Tuttavia si trattava di una faccenda delicata che richiedeva un confronto a quattr'occhi, e lei non voleva dare false speranze a Giorgio prima che tutto fosse chiarito. Doveva tornare a Colonia, non si poteva fare altrimenti, ma l'imminente commiato le pesava ogni secondo di pi.
Il giorno seguente avrebbe preso il traghetto da Ischia Porto per Napoli, poi sarebbe salita sull'aereo che l'avrebbe riportata in Germania, nel suo appartamento di Colonia e da Mimi.
I biglietti erano posati sulla valigia che ormai era quasi completamente fatta, e che Giorgio osserv con sguardo preoccupato quando entr in camera da letto.
Fino all'ultimo aveva cercato di convincerla a rimanere a Ischia, per sempre o almeno ancora per un po', ma Susann aveva sempre scosso tristemente la testa.
No, Giorgio. Ora devo tornare a casa, sono via da troppo tempo - e poi non posso davvero delegare pi a lungo la cura di Mimi a Leonie. Lei adesso ha le ferie. E, comunque, se anche fosse possibile, sarebbe solo un continuo rimandare.
Devo riflettere su come poter andare avanti - con Mimi, con la mia casa, con tutto. Dobbiamo trovare una soluzione a lungo termine, capisci?
Ma cosa vuol dire - una soluzione a lungo termine? aveva chiesto lui disperato. Suona come se tu non dovessi tornare per molto tempo. Non lo sopporterei.
Fidati di me. Bisogna sistemare le cose. Trover un modo.
Susann si era dimostrata molto ottimista, ma ora, vedendo la piccola auto rossa di Giorgio sfrecciare sulla strada costiera e fermarsi davanti a Villa Carolina, dove si erano dati appuntamento, sent un'angosciante stretta al cuore.
Quella sera, per desiderio di Susann, erano andati ancora una volta al Castello Aragonese. Avevano salito gli stretti gradini di pietra color ocra che dal caff, raggiungibile con l'ascensore, portavano pi in alto, attraverso aranceti e oliveti, e si erano seduti in cima, sulla terrazza, da dove si poteva guardare lontano, fino al Vesuvio, che si ergeva azzurrato in lontananza. Avevano ordinato vino rosso ischitano e qualcosa da mangiare, ma ancora non avevano quasi toccato i loro piatti.
Non posso proprio credere che domani sarai andata via, Susann, disse Giorgio. Fissava il mare luccicante verso Napoli e si asciug di nascosto una lacrima all'angolo dell'occhio.
Anche a Susann veniva da piangere, ma cercava di infondere fiducia. Ci rivedremo ancora, Giorgio.
S, ma quando sar?
Presto. Devo solo chiarire un paio di cose, cerca di capire, ti prego.
Giorgio scosse la testa e i suoi occhi si incupirono per il dispiacere.
Non so, Susanna. Una volta che sarai a casa, ti dimenticherai di me.
Ma Giorgio, come potrei dimenticarti? Io ti amo.
Prese la mano di lui e la strinse delicatamente.
Ma l'amore  fragile, insistette Giorgio. Soprattutto a una certa et, quando tutto diventa pi faticoso. Adesso, qui a Ischia, mi ami. Ma quando sarai a Colonia, con i tuoi amici e la tua Mimi e il tuo Reno e il tuo duomo, allora il tuo Giorgio sar lontano, e sempre pi lontano, finch alla fine lui sar solo un puntino laggi e il nostro amore solo un bel ricordo.
Questo non succeder mai, Giorgio. Tu sei il mio ultimo grande amore, e io non ti voglio solo come bel ricordo. Di ricordi ne ho avuti abbastanza in questi ultimi anni. Susann guard Giorgio dritto negli occhi. Forse  vero che nella vecchiaia tutto diventa pi gravoso, ma quando si ha ancora una fortuna come quella che abbiamo noi, rinunciarvi sarebbe un'enorme sciocchezza.  un arrivederci, Giorgio, te lo prometto.
Come ricordo, Giorgio le aveva regalato un foulard di Dolce
& Gabbana. Cos non prenderai freddo... nella gelida Germania.
Susann l'aveva ringraziato commossa, e aveva indossato subito, mentre ancora erano sulla terrazza del castello, quel drappo pregiato che riproduceva gli incantevoli motivi delle maioliche in giallo e nero.
E quando, la mattina seguente, l'aveva accompagnata al traghetto, all'ultimo secondo, dopo l'ultimissimo abbraccio, Giorgio le aveva messo nella mano un piccolo cofanetto.
Non dimenticarmi, Susanna! aveva detto con voce velata.
Chiamami, quando sei a Colonia.
Ci vediamo presto! aveva risposto lei. Poi, con le lacrime
agli occhi, si era voltata ed era salita sul traghetto. Si erano salutati con la mano, finch Giorgio non era diventato sempre pi piccolo, fino a sembrare solo un punto minuscolo, perso tra le casette variopinte di Ischia Porto.
Quando si sedette all'interno, al suo posto vicino al finestrino, Susann apr la scatoletta. Su un cuscino di velluto blu scuro era posato un anello d'oro con un antico rubino. Susann si infil l'anello al dito. Le stava a pennello.
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Capitolo 27.
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Quella sera i nodi sarebbero venuti al pettine. Da Pane e Cioccolata, l dove tutto era cominciato.
Leonie fissava la propria immagine nello specchio veneziano incorniciato da fiori e foglie turchesi appeso nella sua anticamera
- un regalo di pap, che l'aveva portato da Venezia alla figlia quattordicenne, quando ancora vivevano tutti a Parigi.
Ormai sei una giovane donna, aveva spiegato strizzandole l'occhio, e la mamma aveva sorriso con indulgenza. Leonie era stata profondamente colpita da quel raffinato oggetto prezioso. Tanto che lo specchio l'aveva seguita nel corso della sua vita in tutti gli appartamenti nei quali aveva abitato.
Si ritocc le labbra e si guard negli occhi. Pens al detto:
Gli occhi scuri sono fatali, ma in amore leali. E poi si chiese come mai le fosse venuta in mente una sciocchezza simile.
Pu darsi che in amore tu sia stata sempre leale, ma come la mettiamo con la signora Siebenschn? Leonie cerc di scacciare la vocina insistente nella sua testa. Prese la spazzola e se la pass tra i capelli con colpi energici. A quanto pareva, l'ora della verit era arrivata. Finalmente. Presto avrebbe dovuto spiegare alla sua vicina che la sua amata Mimi primo non abitava pi con lei da parecchio tempo ma secondo viveva in un caff - peraltro insieme alla sua cucciolata -, e che la sua amica terzo le ululava nelle orecchie perch non voleva restituire la gatta.
Ti prego, Leonie, devi solo convincere la signora Sieben-
schn a permettere che Mimi rimanga con me. Lei potr sempre venire a trovare Mimi al Frulein Paula, e per quanto mi riguarda potr bere il suo caff gratis vita natural durante.
Sarebbe un accordo equo...
Non lo so, Maxie, aveva replicato Leonie titubante. Hai gi gli altri gatti, non ti bastano?
No, i gattini all'occorrenza potrei anche regalarli - tranne forse Tiramis. Ma non Mimi! Mimi deve rimanere. Le sono troppo affezionata.
Leonie aveva alzato gli occhi al cielo sospirando, quando aveva visto quelli di Maxie luccicare all'improvviso in modo eloquente. Si sarebbe messa a piangere?
Santo cielo, Maxie! Adesso non farne un dramma.  una gatta! Stava per dire solo una gatta. Di sicuro Mimi era deliziosa, almeno quando non tirava gi tende, non rovesciava bottiglie di vino rosso e non rovinava mobili e scarpe, ma questi misfatti a quanto pareva li aveva perpetrati solo nell'appartamento di Leonie. Dalla sua amica Mimi aveva avuto un atteggiamento pacifico fin da subito.
Maxie aveva fissato Leonie con aria di rimprovero. Ma cosa ne sai? Tu non ami i gatti. Sei completamente insensibile a questo argomento.
Non  proprio cos. I gatti mi piacciono, e mi piace anche Mimi - ma non in un bilocale senza balcone. Aveva visto l'espressione di Maxie farsi sempre pi cupa. D'accordo, ci prover. Intanto devo confessare tutto alla signora Siebenschn. Ma ti prego di prendere in considerazione il fatto che di certo l'anziana signora tiene alla sua gatta almeno tanto quanto ci tieni tu.
Leonie ripose la spazzola, e mentre si osservava nello specchio, che restituiva un viso rosato dagli occhi lucenti, si ritrov a pensare a quel giorno di una settimana prima, quando Susann Siebenschn si era rifatta viva all'improvviso. Nelle ultime settimane, infatti, l'anziana signora le aveva mandato solo dei messaggi molto sporadici. Quel sabato sera Leonie si accingeva ad apparecchiare la tavola. Aveva preparato il coq au vin, secondo la ricetta della mamma: una grande impresa in cui si lanciava non pi di una volta all'anno. Il Crmant de Limoux era in fresco, la baguette affettata, e mentre stava portando in soggiorno il cestino con le fette di pane croccante e il piatto con il burro salato, il cellulare si era messo a suonare all'improvviso.
Quando aveva visto il nome di Susann Siebenschn sul display, le era quasi caduto lo smartphone dalle mani per lo spavento. Il fatto che la vicina chiamasse - la signora Siebenschn apparteneva a quella generazione che evitava il pi possibile le telefonate da posti lontani perch negli anni della sua giovent costavano uno sproposito - non era un buon segno. Poteva significare solo che la sua vicina stava per tornare.
E infatti era stato proprio cos.
Susann Siebenschn aveva annunciato il suo arrivo a Colonia per il sabato seguente. Stavolta era definitivo. Sembrava molto eccitata.
Potremmo incontrarci la stessa sera alle sette e mezzo al ristorante italiano, aveva gridato nell'apparecchio, per festeggiare il ritorno e il fatto di poterci vedere di nuovo. Dopo tutte queste settimane. Come sta Mimi? Ah, cara Leonie, se sapesse quante cose sono successe... Ne sono successe talmente tante, mia cara, che ho l'impressione che in questo momento tutta la mia vita sia sottosopra. A quel punto l'anziana signora si era interrotta per un istante, ma Maxie, che sentiva il cuore in gola, non se n'era quasi accorta. In qualche modo, nelle ultime settimane era riuscita a rimuovere il pensiero che la sua intraprendente vicina non avrebbe prolungato all'infinito la sua vacanza.
Avremo un sacco di cose da raccontarci, aveva concluso la signora Siebenschn senza fiato.
Su questo aveva assolutamente ragione. Leonie gi si sentiva male al pensiero delle molteplici rivelazioni che avrebbe dovuto fare.
Mimi sta benissimo, aveva detto. Faccia attenzione durante il volo, signora Siebenschn. Ci vediamo sabato prossimo.
Non vedo l'ora.
Dopo quella telefonata, Leonie si era lasciata cadere sul divano inorridita. Doveva calmarsi prima che arrivasse Paul Felmy. Adesso non voleva pensare all'ora della verit n all'eventuale reazione indignata della signora Siebenschn, n a Mimi, che era da Maxie. Non in quella serata preziosa che doveva appartenere solo a Paul e a lei. Si era avvicinata al tavolo e, dopo essersi seduta, si era versata un bicchiere di vino rosso.
Sono successe talmente tante cose, aveva detto Susann Siebenschn, che nel suo ultimo viaggio si era innamorata perdutamente ancora una volta. Leonie bevve un sorso di vino e si appoggi allo schienale della sedia. E perch no?
pens, da donna di larghe vedute qual era. Forse l'euforia dell'anziana donna avrebbe concesso condizioni pi miti per quanto riguardava la truffa dei gatti. In fin dei conti Mimi era ancora viva, non era scappata, stava bene, presto sarebbe potuta tornare a passeggiare sulla sua terrazza e Maxie si sarebbe dovuta accontentare degli altri gatti.
Pensierosa, Leonie aveva fatto roteare il vino nel bicchiere.
Non solo nella lontana Ischia, ma pure nell'estate di Colonia erano successe molte cose. Anche la sua vita era cambiata radicalmente. Da poco tempo stava insieme a un uomo gentile. Un avvocato con seri occhi scuri, per il quale niente era pi lontano dell'idea di ingannarla. Questo almeno avrebbe fatto piacere alla signora Siebenschn.
Il cuore di Leonie aveva ricominciato a battere forte, questa volta pieno di gioia. Aveva dato un'occhiata al suo orologio da polso, dove la lancetta dei minuti era scattata in avanti esattamente in quell'istante. E quando la lancetta dei minuti scatta in avanti proprio mentre la si guarda per caso, allora si incontra la persona che si ama. Questo almeno era quello che diceva sempre la mamma, alla quale il futuro marito aveva rivolto la parola sotto l'antico orologio alla fine della Knigsallee, mentre lei era l ad aspettare un altro corteggiatore, che quel giorno era in ritardo.
Spero di non essere in ritardo, aveva detto anche Paul Felmy quando, due settimane prima, un giorno all'ora di pranzo, si era presentato alla porta all'improvviso con Emma
- con un mazzo di fiori cos enorme che le guance di Leonie si erano colorate di un rosa intenso per la gioia.
Oh, che sorpresa! aveva esclamato lei. Ma... in ritardo per cosa?
S... be'... Paul Felmy l'aveva guardata piuttosto imbarazzato.
 passato vergognosamente troppo tempo, ma volevo
finalmente ringraziarla... per tutto, aveva detto, ed era anche diventato tutto rosso. Se non va bene me lo dica semplicemente, ma avrebbe piacere di venire con me ed Emma...
E prima che Paul Felmy potesse terminare la frase, Leonie aveva gi detto di s.
Erano andati insieme in un bistr della Laridmannstrabe, dove ci si poteva sedere all'esterno. Emma non aveva smesso un attimo di raccontare di Lavanda e di sua madre, che nel frattempo era ripartita. A quel punto Felmy aveva rivolto uno sguardo eloquente a Leonie, come se volesse riparlare con lei di quell'argomento pi tardi con calma.
Emma si era goduta apertamente il fatto di stare al ristorante con il padre e l'amata signora Bo-mar-sc. Non la smetteva un attimo di chiacchierare e, con le guance rosse, aveva raccontato dell'imminente settimana di equitazione che avrebbe trascorso nell'Eifel, in una fattoria dove allevavano pony.
Ci vado con Maja, aveva spiegato felice, continuando ad agitarsi sulla sedia.
Ehi,  grandioso! aveva detto Leonie.
E lei...? Va anche lei in vacanza? aveva chiesto Paul Felmy, quando Emma era scomparsa dietro la porta della toilette.
Non lo so ancora, aveva risposto Leonie. La mia migliore amica si  appena innamorata. Aveva alzato gli occhi al cielo. E ora ha poco tempo per me. Si era pulita delicatamente la bocca con il tovagliolo. Potrei andare nella Francia del Sud, da mio padre. Ogni anno lui prende in affitto una grande casa a Ramatuelle e dice sempre che dovremmo andarci anche io e mia madre.
Ramatuelle... la conosco, aveva detto Felmy. Ci sono anche stato... quella  una splendida regione.
S,  vero. Ma mio padre qualche anno fa si  risposato, e con la seconda moglie ha avuto altri due figli e... ah, non so... Si era interrotta. Mi scusi, non volevo opprimerla con le questioni della mia caotica famiglia allargata...
Ma non mi sta opprimendo, l'aveva rassicurata Paul Felmy. I miei rapporti familiari non sono certo... meno caotici.
Si era schiarito la gola. Come lei ha ben capito.
Oh, s. Leonie aveva contratto gli angoli delle labbra e
aveva sorriso. Si erano guardati per qualche istante ed entrambi avevano ripensato alla scenata furiosa della signora dai capelli rossi nel caff di Maxie.
Sa, sarei passato molto prima da lei, ma dovevo... Paul Felmy si era soffermato a pensare come formulare il suo pensiero.
...dovevo prima chiarire alcune cose. Con la mia ex moglie non  sempre semplice.
S, questo posso ben immaginarlo, aveva detto Leonie.
E...? Dunque ha potuto chiarire tutto, Paul?
Lui aveva annuito. S, penso di s. Era sembrato esitare.
Leonie, il fatto che lei mi sia stata accanto tutto il tempo, in quella serata terribile, mentre cercavamo Emma... questo...
questo ha significato molto per me. Volevo dirglielo da molto tempo, ma non volevo venire da lei prima di... prima di avere...
...chiuso con il passato? Leonie complet la frase con un sussurro.
Lui annu, sollevato. Lo so, ora suona un po' ridicolo...
Ma mentre sedevamo l sotto la pioggia, in quella casetta sull'albero, con Emma in mezzo a noi, ho avuto improvvisamente la sensazione... Non riusc a continuare perch in quel momento Emma era ritornata al tavolo saltellando.
Tuttavia Leonie credeva di sapere cosa aveva voluto dire Paul Felmy.
Non suona per niente ridicolo, aveva risposto rapida.
Io ho avuto la stessa sensazione.
Lui l'aveva guardata, e nei suoi occhi si era accesa una luce.
Quale sensazione? aveva chiesto Emma, che aveva colto al volo l'ultima parte della frase.
Non essere cos curiosa, Emma, l'aveva rimproverata il padre ridendo.
Tuo padre e io abbiamo la sensazione che ormai sia ora di darci del tu, aveva detto Leonie con un sorriso.
S,  decisamente ora! aveva esclamato Paul, sorridendo a sua volta.
Dopo quel pranzo avevano continuato a vedersi. Anche senza Emma, che nel frattempo era partita per la sua vacanza alla fattoria dei pony nell'Eifel. Avevano passeggiato nello stesso parco dove tempo prima avevano cercato la bambina disperati, e quando erano passati davanti all'altalena, Paul aveva fatto un cenno con la testa a Leonie e le aveva chiesto:
Sai ancora andarci?.
Naturalmente, aveva risposto lei, e si era seduta sull'altalena.
Per gioco aveva cominciato a spingersi con i piedi e a dondolare leggermente: non l'aveva pi fatto da quando era bambina. Aveva preso sempre pi slancio e, come un tempo, aveva gridato: Attenzione, ora salto gi!.
Era atterrata sul morbido mucchio di sabbia ed era ruzzolata all'indietro. E Paul, nel tentativo di tirarla su, aveva perso l'equilibrio ed era caduto a sua volta accanto a lei. Erano rimasti l sdraiati sulla sabbia, ridendo a crepapelle come due ragazzini, sotto un cielo azzurro e lontano. E poi Paul si era voltato verso di lei, si era appoggiato al gomito e l'aveva guardata con aria interrogativa. Lei aveva alzato lo sguardo verso di lui e gli aveva sorriso. Un secondo dopo lui l'aveva baciata.
Erano stati alla gelateria Liliana e avevano scoperto di prediligere gli stessi gusti. Una sera Paul l'aveva portata al Wolkenburg e le aveva raccontato delle sue vacanze di un tempo in Francia - Leonie pensava che il suo francese fosse pi che accettabile per un tedesco. Un altro giorno lei era andata in bicicletta al quartiere belga, era passata a prenderlo in ufficio ed erano andati insieme in una birreria al parco cittadino, dove si poteva stare seduti sotto antichi castagni ai quali erano appese lampade dalla forma tonda come piccole lune. Leonie non gli aveva rivelato di averlo visto nella Brabanter StraBe con la sua ex moglie. Ma gli aveva raccontato come le era stata affidata Mimi e come mai la gatta era finita nel locale di Maxie. E come il caff si era trasformato in un cat caf.
Paul aveva pianto dal ridere sentendo di tutte le birbonate della gatta, che avevano portato Leonie alla disperazione.
Oh, mio Dio,  cos comico! aveva esclamato. Comunque anch'io non l'avrei sopportato.
Non c'era voluto molto tempo perch Leonie scoprisse
che il silenzioso Paul era dotato di senso dell'umorismo.
Un abitante di Colonia taciturno - esiste davvero? aveva commentato scherzando. Ma le piacevano i suoi modi pacati, perch quando lui diceva qualcosa era sempre ben ponderato.
Paul era dell'opinione che la pi grande sventura per le persone consiste nel sentirsi troppo importanti. E lui, in quanto avvocato, lo sapeva bene.
Si parla troppo, le aveva detto quando l'aveva riaccompagnata a casa a tarda sera. Era sceso dall'auto e le aveva aperto la portiera. E quando si erano trovati l in strada, sotto gli alberi, Leonie aveva ripensato a quella serata in cui infuriava la tempesta, quando aveva guardato con struggimento la Saab blu scuro di Felmy che si allontanava.
Cosa stai pensando? le aveva chiesto lui abbracciandola.
Niente, aveva risposto lei.
Non credo a una parola di quello che dici. Le labbra di Paul le avevano sfiorato fugacemente l'orecchio e Leonie aveva sentito un brivido lungo la schiena.
Vuoi sapere cosa penso? le aveva chiesto lui, e l'aveva fissata a lungo. Si erano esplorati l'un l'altra con lo sguardo, con pupille grandi come ruote di bicicletta.
S, aveva sussurrato lei. Il suo cuore sembrava come impazzito, perch sapeva di trovarsi nel bel mezzo di un momento esistenziale.
Ti amo.
Senza dire una parola lei l'aveva preso per mano e lui l'aveva seguita con estrema naturalezza - su per le scale buie, nel piccolo appartamento lindo, nel suo letto francese.
La sera seguente, dopo il lavoro, Leonie era andata a casa di lui, che era grande il doppio della sua e aveva un balcone che dava su un cortile interno ampio e tortuoso, chiuso dai muri di cinta degli edifici attigui. Si erano seduti su una larga panchina con dei cuscini morbidi, avevano bevuto vino e guardato le luci delle case di fronte accendersi via via, finch il mondo non si era trasformato in una sorta di gigantesco acquario illuminato, sospeso nella notte.
Quando mezzanotte era gi passata da un bel pezzo, si accorsero all'improvviso di avere una gran fame e Paul aveva cucinato per lei spaghetti al pesto rosso, che avevano mangiato a letto.
E la mattina seguente Leonie aveva detto: Stasera cucino io per tutti e due.
E quella, anche se Paul Felmy naturalmente non poteva saperlo
- a causa dei suoi geni francesi, riteneva Leonie verosimilmente la migliore cuoca di tutti i tempi -, era una grande prova d'amore.
Era un sabato sera, avevano davanti un meraviglioso fine settimana prima che Emma, il luned, tornasse dalla sua vacanza.
Leonie si era avvicinata al tavolo e aveva acceso una candela. Stava cercando di scacciare dalla mente il pensiero del minaccioso ritorno della signora Siebenschn.
Poco dopo Paul aveva suonato il campanello, con un mazzo di rose tra le mani. Aveva ammirato la tavola perfettamente apparecchiata, con il servizio provenzale e i bicchieri colorati, aggiungendo di aver sentito un delizioso profumino gi dalle scale. Leonie aveva accettato le rose ringraziando e sorridendo un po' distratta, cosa che a Paul non era passata inosservata.
Ehi, qualcosa non va? C' qualche problema? aveva chiesto.
Adesso no. Ma ci sar presto, temo.
Riguardo a noi? Leonie gli era sembrata in ansia.  perch dopodomani torna Emma?
No, no... Leonie si era affrettata a rassicurarlo. Non  per Emma.  solo che ha appena chiamato la mia vicina. Torna fra una settimana e vuole indietro Mimi. Ora questa cosa esploder e la colpa sar mia.
In dubio pr reo, aveva detto Paul con aria divertita. Potrei propormi come avvocato della difesa.
Grazie, ma credo di dover affrontare questa cosa da sola.
E adesso l'ora della verit era arrivata. Leonie lanci un'ultima occhiata nello specchio. Erano quasi le sette e mezzo.
Nel giro di pochi minuti si sarebbe trovata seduta di fronte a
Susann Siebenschn. Forse avrebbe dovuto accettare l'offerta di Paul. Okay, facciamo anche questa! disse alla sua immagine nello specchio. Poi prese la borsa e chiuse la porta di casa dietro di s per percorrere i pochi passi che la separavano da Pane e Cioccolata.
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Capitolo 28.
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Susann Siebenschn sembrava in gran forma. Mentre attraversava la strada, Leonie l'aveva gi notata, mentre, seduta sotto la tenda rossa che riparava il dehors e sfumava le luci colorate, chiacchierava con un cameriere.
Si ferm qualche istante all'ingresso e osserv la donna dai capelli scuri che pareva un'artista, con le labbra truccate di rosso e lo splendido foulard coi motivi gialli e blu delle maioliche drappeggiato sulle spalle.
I colori vivaci si intonavano perfettamente alla sua pelle abbronzata. Gli occhi di Susann Siebenschn erano raggianti, e la lucentezza stanca delle piovose giornate d'aprile era del tutto scomparsa. E quando si alz salutando Leonie con un cenno della mano, mise in mostra una silhouette decisamente pi snella di quella di allora.
Leonie era talmente sorpresa che per un attimo dimentic la scomoda verit che stava per annunciare.
Salve signora Siebenschn! Ha un aspetto fantastico! Quasi non l'avevo riconosciuta.
Le due donne si salutarono con un bacio sulla guancia.
Buonasera, mia cara Leonie! Susann Siebenschn sorrise, e il suo sguardo di approvazione scivol dall'abito rosso con le spalline sottili agli orecchini di perla dondolanti che Leonie indossava quella sera.
Potrei farle lo stesso complimento. Lei  davvero di una bellezza radiosa. Cos' successo?
Leonie si sedette. Oh, un sacco di cose, rispose restando sul vago, mentre posava la borsa sulla sedia vuota accanto a s. Ma lei come sta? Ha fatto buon viaggio?  bello che sia tornata.
Susann Siebenschn non si lasci distrarre. Si chin verso Leonie e la squadr con sguardo indagatore. Poi si appoggi allo schienale della sedia e sorrise dall'alto dell'esperienza dei suoi settantatr anni.
Lei  innamorata,  evidente!
Leonie rise imbarazzata. Allora... be'... Si mise a giocherellare con il tovagliolo. S, ha ragione, ammise infine con sincerit. Pensi, in effetti ho conosciuto un uomo gentile.
Proprio come lei aveva predetto. Un avvocato divorziato con una bambina, che casualmente  anche una mia alunna.
Ma  meraviglioso, mia cara! Sembra una cosa seria. Un avvocato... Leonie annu felice. E a quanto vedo, sembra farle davvero bene!
Il cameriere venne al tavolo e port il menu. Entrambe scelsero uno tra i diversi tipi di pasta e la signora Siebenschn ordin una bottiglia di Prosecco.
All'amore! esclam quando entrambi i bicchieri furono pieni, sollevando il suo. E a noi, naturalmente.
All'amore! ripet Leonie, mentre i bicchieri si toccavano tintinnando. Bevve un lungo sorso. E poi un altro. Non poteva certo farle male, buttare gi un po' di coraggio.
Anche la signora Siebenschn ingoll lo spumante come fosse limonata.
Mmm... fa bene, disse. Bertold non ha mai avuto molta considerazione delle bollicine, come amava chiamarle, ma un buon bicchiere di spumante ha un che di ispiratore e porta allegria, non trova?
Leonie annu. Per un attimo pens a Mimi e si chiese quanto sarebbe durato il buonumore della sua vicina. Decise di attendere l'arrivo delle portate prima di fare la sua confessione.
Non voleva rovinare subito l'atmosfera.
Be', che dire... continu la signora Siebenschn abbassando leggermente il volume della voce. L'amore ha sorpreso anche me... Proprio a Ischia. Guard Leonie con un'espressione beata, ma nei suoi occhi c'era una traccia di esitazione.
S, lo so, disse Leonie. Il pescatore con la barca.
Quale pescatore? Susann Siebenschn la fiss stupita.
Oh, ma... Non aveva scritto di essersi innamorata di un pescatore?
No, no, lei deve aver equivocato qualcosa... Susann Siebenschn rise un po' seccata. Giorgio in effetti ha una barca,  vero, ma non  un pescatore. E il proprietario di un meraviglioso negozio di antiquariato a Ischia Ponte.
Quasi per fornire una prova mostr a Leonie la mano sulla quale risplendeva un prezioso anello con rubino.
Oh! esclam Leonie, sentendosi un po' stupida.  davvero bellissimo.
S. Un'ombra vel il volto della signora Siebenschn.
Me l'ha regalato Giorgio quando ci siamo salutati. Sospir, e d'un tratto apparve preoccupata.
Leonie rest discretamente in silenzio. Non voleva immischiarsi negli affari di cuore della sua vicina, poi per, dato che la signora Siebenschn non diceva pi niente, si decise a domandarle: Vuol dire... che non vi vedrete pi? Oppure Giorgio verr presto a farle visita?.
Ecco, s, questo dipende da... Susann Siebenschn bevve un altro sorso di Prosecco. Volevo proprio parlarne con lei.
Con me? Leonie era sorpresa. Cosa c'entrava lei con l'amante italiano della sua vicina? Forse la signora Siebenschn voleva un suo consiglio per quella faccenda? Ma lei non sapeva granch degli italiani...
S, s, mia cara, ma di questo parleremo dopo. Susann Siebenschn scacci il pensiero con la mano. Aveva ripreso il controllo e sfoder un sorriso radioso. Adesso per una volta accetti qualcosa da me. Un piccolo ringraziamento per essersi occupata in modo cos meraviglioso della mia Mimi.
Rovist con foga nella sua grande borsa di tela e tir fuori due pacchetti. Uno grande e uno piccolo. Ecco qua. Spero che le piacciano entrambi.
Leonie si agit sulla sedia, imbarazzata, e le usc solo la pi trita e ritrita delle frasi fatte: Oh, signora Siebenschn, non era davvero necessario.... Con una buona dose di sincerit, aggiunse: Io... io non ho fatto nulla.
Non lo dica nemmeno! Ha tenuto con s Mimi per cos
tante settimane, non lo dimenticher mai. E naturalmente le rifonder tutte le spese fatte.
Leonie, sempre pi imbarazzata, teneva lo sguardo basso, sulla tovaglia, cosa che Susann Siebenschn scambi evidentemente per falsa modestia. S... dunque... balbett Leonie. Io... Insomma, diglielo, codarda che non sei altro!
si disse.
Avanti, li apra! la esort la signora Siebenschn.
Con la coscienza sporca, Leonie apr il pi piccolo dei due pacchetti, su cui era stata applicata un'etichetta dorata con la scritta antichit Pasini. Da una scatoletta di velluto blu estrasse un antico bracciale d'oro da cui pendevano cuori decorati di diverse grandezze. Era senza parole.
Le piace? domand Susann Siebenschn.
 meraviglioso, disse Leonie. Ma non posso...
Sshhh, fece la signora Siebenschn. Certo che pu. Lo metta. Aspetti, l'aiuto.
Leonie stava l seduta, come intontita. Le cose stavano andando sempre peggio. La signora Siebenschn si sarebbe infuriata.
E a ragione. Adesso Leonie era pentita di non aver detto subito la verit.
E adesso l'altro, ordin Susann Siebenschn.
Esitando, Leonie prese il pacchetto pi grande, che sent pesare nelle sue mani. Tolse la graziosa carta da regalo e guard una piastrella azzurra dipinta a mano, con sopra un gatto bianco che si stiracchiava.
Oh, che bello! Grazie! sussurr.
Non sembra Mimi? sugger la signora Siebenschn. Di sicuro per lei non sar semplice privarsene, vero? Guard Leonie con aria un po' strana, quasi indagatrice, e la giovane insegnante ebbe l'impressione che l'anziana signora sapesse gi tutto da tempo.
S... be', s... balbett. Mimi  davvero una gatta molto particolare. Si domand quando la sua vicina avrebbe chiesto di riavere la bestiola. Stranamente non ne avevano ancora parlato.
Arriv la pasta, e con la pasta una piccola dilazione.
Susann Siebenschn arrotol gli spaghetti intorno alla forchetta e raccont entusiasta di Procida, di Positano - e naturalmente di Giorgio Pasini.
Non si tratta di un semplice flirt estivo, capisce? Credo di aver trovato qualcuno con cui vorrei invecchiare... invecchiare ancora di pi, intendo. Amo la mia Mimi, ma un uomo  qualcosa di ben diverso da un gatto, aggiunse.
Leonie annu. Questo lo capiva bene. Era contenta per la signora Siebenschn, ma ogni volta che sentiva nominare Mimi le si contorceva lo stomaco.
Sono davvero molto felice per lei, signora Siebenschn.
Si accorse di parlare con lo stesso tono di un distributore automatico.
La signora Siebenschn, per, sembrava non notare niente.
Ah, ma la sa una cosa, mia cara? Lasciamo perdere questo stupido lei - chiamami semplicemente Susann! In fondo siamo amiche. E poi senza il tuo aiuto non avrei potuto conoscere il mio Giorgio. E sarebbe stato un vero peccato.
Susann sollev di nuovo il suo bicchiere. Alla migliore cat sitter di Colonia! Scommetto che ormai Mimi  follemente innamorata di te. Sorrise. Era solo un'impressione di Leonie, o nello sguardo di Susann c'era qualcosa di insidioso?
Leonie sollev a sua volta il bicchiere e ricambi il sorriso.
La sua nuova amica sarebbe presto esplosa. Pos il bicchiere sul tavolo con decisione.
Dovremmo parlare di Mimi, disse a quel punto Susann.
Gi, dovremmo, replic Leonie, stringendo il bicchiere cos forte che quasi si infranse.
Ci fu una pausa in cui entrambe parvero a disagio.
Devo dirti una cosa, confess Leonie alla fine.
Susann la guard sorpresa. Anche io a te, Leonie... anche io a te.
Furono le ultime clienti a lasciare il Pane e Cioccolata. Il cameriere salut con la mano le due donne un po' brille, la signora e la signorina, che per tutta la sera avevano chiacchierato cos vivacemente e ora se ne andavano barcollando dal ristorante, una a braccetto dell'altra.
Come Leonie aveva temuto, Susann Siebenschn era rimasta attonita nell'apprendere che Mimi gi dopo pochi giorni aveva lasciato la sua casa nella OttostraBe.
Cosa? Non ci posso credere! Per tutte queste settimane Mimi non  stata da te? Ma tutte quelle notizie, e le foto...
Non capisco... aveva balbettato confusa.
Leonie le aveva spiegato com'era andata con le fotografie, e si era sentita piuttosto meschina. Prendere in giro cos un'anziana signora!
Quindi erano tutte bugie? Susann Siebenschn aveva corrugato la fronte adirata.
Be', non tutte, aveva replicato Leonie mogia mogia. Mimi  stata benissimo per tutto il tempo. E stata dalla mia amica, che  davvero innamorata pazza di lei. E quando Mimi ha avuto i piccoli...
Mimi ha... cosa? Susann Siebenschn era esterrefatta.
E poi Leonie le aveva raccontato tutta la storia - dei gattini nell'armadio, del cat caf, dell'articolo sul giornale e del fatto che la sua amica era terribilmente infelice all'idea di doversi privare di Mimi.
L'intera faccenda in qualche modo  sfuggita al mio controllo, aveva concluso Leonie. All'inizio mi sono accorta che le cose con Mimi non funzionavano. Non voleva restare chiusa nel mio piccolo appartamento e si comportava come una furia. E io non volevo rovinarti la vacanza. Perci non ti ho raccontato niente, ma ho cercato un'altra soluzione. Pi stavi via, per, pi diventava difficile dirti la verit. Volevo spiegarti tutto di persona, anche se farlo non migliorava la situazione.
Mi dispiace davvero, Susann.
Susann Siebenschn si era messa pi comoda sulla sua sedia.
Sembrava riflettere.
E la tua amica? Com'? aveva voluto sapere.
Maxie? E la migliore. Ha un cuore d'oro. Adora Mimi. E
anche Mimi adora lei, se posso dirlo senza ferirti. La tua gatta si trova molto bene al caff di Maxie. Ed  diventata una sorta di piccola celebrit.
La signora Siebenschn era rimasta in silenzio per qualche istante.
E dov' Mimi, adesso? aveva chiesto poi, senza cambiare espressione.
Leonie aveva sentito un tuffo al cuore. Ovviamente avrebbe dovuto immaginare che Susann non sarebbe stata disposta a rinunciare a Mimi.
Be', in questo momento  ancora da Maxie. Ma posso andare a prenderla domattina presto e portartela nella EichendorffstraBe.
Susann Siebenschn sorrise.
Penso di avere un'idea migliore, replic. Vedi, Leonie, anch'io ho qualcosa da dirti.
La mattina del giorno seguente, che era una domenica, Susann Siebenschn telefon a Giorgio Pasini per dirgli che aveva trovato una nuova casa per Mimi. E che il suo amato antiquario poteva saltare su un aereo il prima possibile e raggiungerla, perch lei sentiva gi terribilmente la sua mancanza.
Maxie ricevette una chiamata dalla sua amica che la rese estremamente felice.
Mimi resta qui! grid esultante mettendosi a ballare nella sua camera da letto, illuminata dai primi raggi di sole.
Non  meraviglioso? Prese in braccio la gatta bianca, che era appena entrata nella stanza, e la accarezz dolcemente.
S, davvero meraviglioso, borbott Henry Brenner ancora mezzo addormentato. Ho gi capito che avr una concorrenza spietata.
Leonie si svegli con i postumi di una bella sbornia, tuttavia era contenta e sollevata perch tutto si era risolto per il meglio. Dopo aver dato la buona notizia a Maxie, aveva passato una bella giornata di sole con Paul ed Emma, e quando la sera suo padre l'aveva chiamata, raccontandole entusiasta di quanto fosse bello a Ramatuelle e aggiungendo che perch lui fosse completamente felice mancava solo lei, gli rispose:
Sai una cosa, pap? Ci ho pensato. Vengo anch'io.
Posso portare qualcuno con me?.
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LIETO FINE AL CAFF DEI GATTI.
UN EPILOGO.
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Alla fine dell'estate al Frulein Paula si era radunata un'allegra compagnia. Era una giornata piena di sole e alla porta del locale era appeso un cartello con la scritta: oggi chiuso CAUSA EVENTO PRIVATO.
Mimi troneggiava come una regina sul divano di velluto blu e teneva d'occhio gli umani che facevano parte del suo piccolo regno.
A un tavolo sedeva Susann Siebenschn, la cui voce profonda Mimi ricordava ancora vagamente. Cos come la grande terrazza con l'ulivo e i cespugli di mimosa, sulla quale era atterrata una sera con un salto spericolato dal tetto della casa accanto.
L'anziana signora era venuta spesso al caff nelle ultime settimane. Si era sempre seduta vicino a Mimi, accarezzandola.
Sospirava un po' e raccontava qualcosa a proposito di un uomo e di un'allergia ai gatti. Ora stava ridendo, e teneva per mano un signore anziano vestito in modo elegante che stava dietro di lei e tutto d'un tratto cominci a starnutire.
Non riusciva pi a smettere e gli si erano arrossati gli occhi. Alla fine mormor Scusate, e scomparve nel cortile interno.
Giorgio... poverino, vengo subito! grid Susann Siebenschn.
Leonie, sul cui cuscino Mimi si era conquistata un posto per alcuni giorni e che aveva sempre un gradevole profumo di rosa iceberg, era seduta sulla panchina accanto alla vetrina, a braccetto con un uomo dai capelli scuri. Ai loro piedi, una ragazzina giocava con un gattino tigrato. Neruda si strusciava al bancone e Tiramis dormiva su uno scaffale.
La porta della cucina si spalanc e Maxie, il centro raggiante del caff e grande amore di Mimi, comparve con una torta al cioccolato tra le mani. Al suo dito risplendeva un anello di fidanzamento d'oro. Tra molti aaahh e ooohh
il dolce venne distribuito sui piatti, mentre Anthony stappava un'altra bottiglia di spumante e riempiva di nuovo i bicchieri.
Un uomo snello con un tirabaci biondo scuro abbracci Maxie da dietro e le stamp un bacio sul collo.
Se ti sposo,  solo per i tuoi gatti, disse spavaldo.
E io che pensavo fosse per le mie girelle alla cannella...
rispose lei sorridendo.
Tutto appariva bello e armonioso, cos come a Mimi piaceva che fosse il suo piccolo regno. La gatta strizz gli occhi e all'improvviso sent su di s lo sguardo di Leonie. La giovane donna dai grandi occhi marroni aveva la testa inclinata, e la fissava attentamente dall'altra parte della stanza.
E sebbene Leonie, di tutti i presenti, fosse quella che si intendeva meno di gatti, tutto d'un tratto ebbe un'intuizione.
Guardate Mimi, che aria regale! Si potrebbe pensare che tutto il locale appartenga a lei.
Tutti scoppiarono a ridere, e Mimi si raggomitol soddisfatta, posando la testa sulle zampe. Perch era proprio cos.
Quello era il suo caff.
Ma cosa potevano saperne gli umani?
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FINE.
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ALLE MIE LETTRICI E AI MIEI LETTORI.
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Anch'io possiedo una gatta, che mi d molta gioia, anche se riesce ad aprire tutte le porte. Quando ho iniziato a scrivere questo libro, l'idea era di mostrare come la vita di tre donne molto diverse venga rivoluzionata da una gatta. Sebbene in molte citt nel frattempo siano nati molti cat caf, la circostanza che dal hook caf della mia eroina Maxie sia nato un cat caf  dovuto semplicemente al caso - pi precisamente a un gatto sconosciuto con cui Mimi si  intrattenuta in una notte di luna piena - e non avevo in mente nessun caff particolare.
Naturalmente sarebbe bello se si potesse andare al Frulein Paula per bere un caff, accarezzare i gatti, leggere un vecchio libro o gustare uno dei dolci della zia Paula. Ma questo piccolo locale non lontano dalla Lenauplatz  frutto della mia fantasia - tanto quanto le eroine e gli eroi di questo romanzo.
Anche se naturalmente esiste il Klner Stadt-Anzeiger, che ogni giorno ritiro dalla cassetta delle lettere, e cos pure molti bar e ristoranti che vengono citati in questo libro. Spero ardentemente che in redazione non ci siano un signor Burger o Brenner - in caso contrario si tratterebbe di uno di quei casi incredibili che la vita ogni tanto ci concede: non si parla di voi!
Mentre scrivevo questo romanzo, mi sono accorta che a Colonia, e sicuramente anche altrove, ci sono molti caff che, come il Frulein Paula, hanno nel nome zie, nonne o anche signorine. Mi piace pensare che questi locali debbano il nome a zie preferite, nonne meravigliose o incantevoli signorine di una volta - per rendere loro onore e per ricordarle.
Perch il ricordo delle persone amate  qualcosa di molto prezioso, ed  particolarmente bello quando questi ricordi possono essere trasmessi ad altri.
 stata una grande gioia per me scrivere questo libro, anche se - o forse proprio per questo -  nato in tempi estremamente difficili per tutti noi. La storia di tre donne e una gatta bianca mi ha spesso fatto ridere, mi ha fatto sognare la terra dove fioriscono i limoni e mi ha restituito quella leggerezza di cui si ha bisogno per affrontare la quotidianit.
Diversamente da quanto accade nella vita reale, in quanto autrice tenevo tutti i fili nelle mie mani, perci ho riservato alle mie eroine ci che forse ciascuno di noi desidera segretamente, e quello che di cuore auguro anche a voi: un lieto fine.
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FINE.